il Coronavirus tra Harvard e Burgio: Lombardia e Veneto a confronto – 135

ci sono molti che usano la pandemia Co-Vid19 per ribadire ostinati le loro certezze; a me pare piuttosto che ne abbia distrutte parecchie: forse recupereremo qualche frammento di comprensione più avanti e indubbiamente ci sono punti fermi di conoscenza e interpretazione che reggono, ma per il momento rimane forte la sensazione della vittoria del caso e del caos.

comunque qui non si rinuncia a cercare di capire almeno qualcosa.

. . .

perché l’Italia è stato il primo paese occidentale colpito massicciamente dalla pandemia? o forse dovremmo dire non l’Italia, ma la Lombardia, considerando che il resto del paese se la sta cavando abbastanza bene, anche se un po’ peggio al nord?

se i morti ufficiali in Lombardia sono stati sino ad oggi 10mila circa – concentrati soprattutto nelle province di Bergamo e Brescia – e 1.500 circa in Emilia Romagna e circa 500 in Veneto, che motivo possiamo trovare? l’inquinamento dell’aria, tipico della Val Padana, spiega certamente la prevalenza dei casi al nord rispetto al resto d’Italia; la presenza già precedente di diffuse malattie polmonari spiega il ritardo col quale si è riconosciuta l’epidemia, in particolare nella provincia di Brescia, già colpita nel 2018 da una epidemia di polmonite batterica da salmonella, e conferma certamente il quadro di una popolazione compromessa nella sua salute respiratoria, con ovvie conseguenze al diffondersi di una epidemia di polmoniti virali. eppure sono evidenti anche differenze specifiche ed errori gestionali, se il Veneto con una popolazione che è circa la metà di quella lombarda, ha un numero di morti venti volte minore.

. . .

vale la pena di appuntarsi uno studio americano, pubblicato ad Harvard, che mette a fuoco alcuni aspetti, ma chiamiamoli meglio errori, il primo generale, gli altri rigorosamente lombardi:

1) la sottovalutazione del pericolo, del tutto evidente nel mese di febbraio, quando il mantra rigorosamente bipartisan era l’Italia (oppure: Milano) non si ferma

2) la concentrazione dei malati e degli infetti gravemente sintomatici nei normali ospedali, che ha prodotto il collasso delle strutture sanitarie; in Veneto si è privilegiata invece l’assistenza sanitaria a casa in tutti i casi nei quali era possibile

3) la mancata tutela dall’infezione degli operatori sanitari, rimasti privi di sussidi di protezione, cosa che ha trasformato rapidamente gli ospedali stessi nei peggiori centri di diffusione dell’epidemia; il che spiega la denuncia iniziale del capo del governo, Conte, contro l’ospedale di Codogno, ma la rende anche profondamente ingiusta, dato che l’ospedale divenne centro di infezione per gli errori gestionali locali e regionali e non per responsabilità diretta del personale

4) il mancato uso massiccio dei procedimenti per l’individuazione degli infetti, tamponi o altro, lasciandoli dunque liberi di circolare e diffondere l’epidemia, mentre nel Veneto si è operato in direzione dell’auto-isolamento dei sospetti infetti, con l’apporto attivo della popolazione

5) questo è un fattore che lo studio non considera: la concessione alle pressioni degli imprenditori locali, in particolare delle zone più colpite come Bergamo, che si sono opposti alla chiusura rapida delle zone più colpite, per salvare la continuità della produzione – e qui siamo di fronte a comportamenti che, se provati, giustificherebbero l’avvio di procedimenti giudiziari.

. . .

ma se vogliamo sintetizzare al massimo la differenza enorme tra l’approccio efficace del Veneto all’epidemia e quello catastrofico della Lombardia, possiamo usare uno slogan: il Veneto si è affidato, come esperto, al professor Crisanti, un vero esperto che, come Ernesto Burgio, non ha spazio sui nostri media (forse perché poco fotogenico?), che invece danno la parola a improvvisatori e piazzisti come Burioni, la Capua e via dicendo, che pure hanno dato ripetuta prova prova di una incompetenza perfino assurda, che non impedisce loro di continuare a pontificare e ai dirigenti RAI di continuare a dargli la parola.

è da Burgio che vengono le parole più chiare sull’epidemia: in un articolo su uno degli inserti di Repubblica scrive alcune delle cose più chiare che è capitato di poter sentire in queste settimane convulse; le trascrivo anche qui, chiedendo scusa a molti dei miei lettori che se le saranno certamente già lette.

Periodicamente nel mondo partono virus che fanno danni enormi, non essendo conosciuti al sistema immunocompetente umano. Lo sappiamo in maniera più definita da almeno 23 anni, cioè da quando nel 1997 un virus influenzale nuovo, che mai aveva colpito gli uomini, l’H5N1, ha prima ucciso un bambino a Hong Kong e poi causato l’insorgenza di una serie di outbreak epidemici in estremo oriente (Cina, Indonesia, Vietnam), rivelandosi come uno dei virus più letali della storia umana (tasso di letalità 58%) . A quel punto, è partita l’allerta per una possibile prima pandemia del ventunesimo secolo: chi si è occupato di questi virus sapeva che prima o poi sarebbe arrivata. Non solo quindi c’era l’allarme ribadito a più riprese per 20 anni da scienziati e ricercatori, ma c’erano lavori di ricerca importanti su questi virus. Infine, si era verificata una serie di eventi, a partire dal coronavirus della Sars nel 2002-2003, che aveva ulteriormente accentuato l’allerta.

l’estremo Oriente, già messo alla prova da alcune epidemie, è arrivato complessivamente preparato di fronte all’ultima; l’Occidente no, l’ultima sua grande epidemia è stata l’asiatica del 1957, e dunque all’inizio ha sottovalutata questa come problema esclusivamente cinese, senza informare correttamente i cittadini, formare correttamente gli operatori sanitari e soprattutto senza predisporre piani di protezione per ospedali e operatori sanitari; così ci si è trovati senza un numero adeguato di tamponi e senza la possibilità di proteggere gli operatori sanitari.

Il virus, da quello che possiamo capire oggi, ha alta contagiosità. Si parla in questi casi di R0, un indicatore di quante persone può contagiare chi è infetto. Quando R0 è superiore a uno  – e in questo caso probabilmente siamo tra il 3 e il 3,5 –  nel giro di un mese può succedere un disastro, perché la popolazione infetta cresce in modo esponenziale. Se ci fosse stato un piano, se a gennaio, quando il contagio già dilagava in Cina, avessimo cercato attivamente le polmoniti che alcuni già segnalavano, avremmo potuto evitare il lockdown perché avremmo avuto il tempo di fare quello che è stato fatto in Veneto. Non avendo invece fatto subito strategie di contenimento e di sorveglianza attiva, abbiamo perduto ancora quasi un mese rispetto al 31 gennaio – data di dichiarazione dell’emergenza – ed è stato necessario bloccare il Paese e ridurre drasticamente qualsiasi contatto fisico: credo che il governo, a quel punto, abbia fatto la scelta giusta.

ma occorre introdurre una precisazione molto importante, nel clima isterico che è stato creato in questi ultimi giorni: Essendo un virus respiratorio, il 90% dei contagi avvengono tra persone che hanno un rapporto diretto, che hanno un’esposizione ravvicinata, in ambienti chiusi. Cioè: famiglia, luoghi di lavoro e purtroppo ospedali. È molto difficile che ci si contagi per strada: questa idea venuta fuori negli ultimi giorni è una mezza fake news. Se fosse un virus che basta respirare per strada per ammalarsi, saremmo tutti morti. Tuttavia, ci sono giornali che titolano: “L’aria pullula di virus, mettete la mascherina”. Non solo è eccessivo, ma se anche il virus può essere nell’aria lo è in quantità minima, per cui è quasi meglio incontrarlo: non possiamo farne a meno, se vogliamo prima o poi immunizzarci. Importante è non incontrarlo in quantità pericolosa.

Da quello che noi stiamo vedendo, probabilmente il 50-60% di persone che incontrano questo virus hanno forme asintomatiche o paucisintomatiche. Se uno ha un po’ di mal di testa, un po’ di mal di gola o magari un po’ di congiuntivite per qualche giorno significa che probabilmente ha incontrato il virus, non ha sviluppato una forma di malattia significativa, ma il virus prolifera nella sua gola: questo significa essere portatore asintomatico. Chi lo è non ha minimamente idea di essere contagioso: ecco perché le mascherine sono importanti. Nessuno pensa che un banale mal di gola sia pericoloso, ma nel parlare con un altro, non solo per pochi secondi ma magari qualche minuto a distanza ravvicinata, a ogni respiro si emette una zaffata di virus. L’asintomatico non è responsabile perché è inconsapevole, ma se è vero che la metà degli infetti è asintomatica abbiamo un fattore di rischio maggiore: il virus contagia anche senza bisogno di tosse o altri sintomi. La contagiosità dura nell’asintomatico circa 10-15 giorni ed è più grave nei primi 3 o 4, ma il virus resiste comunque in gola circa una settimana. Nelle persone che si ammalano la contagiosità varia da 20 a 40 giorni, a seconda della gravità del quadro: in quelli gravi rimane significativa anche durante la convalescenza, ma è chiaro che la contagiosità massima è nel periodo iniziale.

Le mascherine vanno utilizzate in modo serio e continuo, e così non è stato, anche perché gli ospedali non le hanno avute in dotazione per tempo: ancora adesso molti operatori sanitari non ce l’hanno. Gli operatori sanitari andavano formati, sia quelli del territorio sia quelli dei reparti, e d’altronde non basta una mascherina chirurgica a proteggerli: ci voleva un equipaggiamento simile a quello visto in Cina e che oggi ha adottato molto bene soltanto l’ospedale Cotugno di Napoli. Per la gente comune, la mascherina prima di essere un obbligo avrebbe dovuto essere qualcosa da indossare spontaneamente per tutelare gli altri. Infatti, se siamo esposti a una persona che tossisce, la mascherina è insufficiente; ma se siamo esposti a un asintomatico che neanche sa di avere il virus, la mascherina blocca la gran parte delle goccioline, il veicolo principale di contagio. 

Per dare immunizzazione devono crearsi dei linfociti di memoria, quindi degli anticorpi, sia del singolo che a livello di popolazione. Ora, questo avviene quando un virus è relativamente stabile, ma noi ci troviamo di fronte a un virus che probabilmente – stando a quello che per ora sappiamo – viene da un pipistrello, ha fatto il salto di specie pochi mesi fa ed è molto instabile, quindi continua a mutare. Continuando a mutare sul piano genetico, continua a mutare anche sul piano antigenico: significa che le proteine di superficie sono sempre diverse. Le persone che incontrano il virus in questo periodo si fanno degli anticorpi, ma se il virus dovesse tornare fra quattro mesi con le proteine di superficie cambiate non siamo sicuri che l’immunizzazione sarebbe stabile. 

I tamponi ci avrebbero consentito di fare come hanno fatto i cinesi o la Corea, che fa in media 20/30 mila tamponi al giorno. Li fanno a chi ha sintomi e ai loro contatti, così quarantenano in maniera rigida e bloccano l’epidemia. Questa si chiama sorveglianza attiva. Il primo golden standard è che l’epidemia si ferma sul territorio, non negli ospedali. E noi questo non l’abbiamo fatto.

In Lombardia sono state fatte una serie di leggerezze, anche se il termine è troppo poco rispetto ai fatti: c’era l’allarme, ma sono state consentite le partite di calcio, i raduni di 20 mila tifosi per festeggiare, si sono fatte le fiere. È chiaro dunque che in queste zone il virus è dilagato. La Lombardia ha uno dei sistemi sanitari tra i migliori d’Italia ed è stata invece quella che ha avuto il tracollo peggiore, proprio perché c’è stato un ritardo gravissimo di 10-15 giorni. Le responsabilità per questo disastro insomma ci sono, ma non sono solo dell’ISS: sono un po’ di tutti.

La riflessione e gli investimenti dovranno essere indirizzati a ristrutturare quel sistema sanitario nazionale che è stato letteralmente devastato negli ultimi 15-20 anni di politiche liberiste e di privatizzazioni. Anni e scelte che hanno indebolito tutto, hanno ridotto il numero dei medici e dei letti. Dovremo inoltre avere in dotazione tutto quel materiale di protezione che oggi soltanto l’ospedale Cotugno ha dato al proprio personale. Se non riusciremo a farlo rapidamente è evidente che una possibile/probabile seconda fase sia peggio della prima. Quindi sì alla ripresa dell’economia, ma rafforzando il sistema sanitario, e aiutando i cittadini ad avere una diversa consapevolezza: a essere informati, formati e protetti.

21 commenti

  1. “invece danno la parola a improvvisatori e piazzisti come Burioni, la Capua”

    Per non parlare di Pierluigi Lopalco (responsabile del Coordinamento Regionale Emergenze Epidemiologiche in Puglia) e di Walter Ricciardi (rappresentante dell’italia all’OMS), che sui loro account social gufano contro gli altri Paesi europei che non hanno applicato un rigido lockdown, come la Svezia.
    Proprio ieri Ricciardi ha twittato con soddisfazione che in Svezia stanno aumentando i contagi, e Lopalco 2 o 3 giorni fa twittava indignato che sempre in Svezia, in caso di mancanza di posti in terapia intensiva, avrebbero dato precedenza a chi ha maggiore aspettativa di vita (cioè avrebbero escluso i piú anziani e malati). La stessa cosa che è avvenuta anche in alcuni ospedali in Lombardia, ma Lopalco l’ha spacciata come fosse eugenetica degna di quei “nazisti” del nord Europa… mentre noi italiani, con 20mila morti, siamo un sacco meglio!
    Lo stesso prof. Lopalco un po’ di giorni fa gongolava del fatto che in America hanno carenza di mascherine (come se in Italia ne avessimo a stufo), e faceva battute sulla positività di Boris Johnson.
    Se non ricoprissero un ruolo istituzionale, certe uscite infelici sarebbero anche perdonabili, ma per l’incarico che hanno è davvero penoso e imbarazzante vedere questi signori (Burioni compreso, ma almeno lui è solo un personaggio televisivo, al momento senza incarichi politici) puntare il ditino (con uno stile che si avvicina molto al gufare) contro altri Paesi stranieri, quando in Italia ci ritroviamo al momento con il peggior risultato al mondo (insieme alla Spagna).

    Sarà un caso che questi signori erano tutti renziani, protagonisti della campagna di super-vaccinazioni obbligatorie ai tempi del governo Gentiloni, e ora confluiti nel partito di Calenda?

    "Mi piace"

    • mi sembra che sia alcuni decenni almeno che nei media italiani essere beceri è un requisito fondamentale per essere mandati in onda; sarebbe strano che l’educazione e la capacità di fare ragionamenti minimamente sensati emergessero adesso.

      il vaccinismo isterico ed acritico dei tempi renziani entra perfettamente in questo quadro; nessuno spazio è stato dato ai dubbi sensati di chi, senza essere contrario ai vaccini per principio, aveva dei dubbi non irragionevoli sulla bontà della somministrazione di una decina di vaccini assieme a bambini piccoli; e tuttora circolano uomini mediocri che affrontano la questione cercando di aizzare qualche specie di tifoseria pro o contro; che fossero renziani e/o calendiani non stupisce, considerando che Renzi è una variante populista impazzita, e di Calenda forse non vale forse neppure la pena di parlare.

      l’appiattimento delle posizioni verso dibattiti possibilmente da osteria è una costante propagandistica che ha alimentato lo sfacelo culturale del paese, e continua anche ora.

      "Mi piace"

      • https://mobile.twitter.com/ProfLopalco/status/1249423244916031489

        Stasera, perfettamente in linea con la propaganda governativa dei “cattivi” che non ci vogliono regalare soldi a pioggia, Lopalco punta il dito contro la “pagliuzze”(presunte, il documento si riferisce a persone con febbre e altri sintomi lievi che non hanno fatto il test. avrebbe senso mettere tutti in quarantena dopo sintomi sovrapponibili a un raffreddore, che regrediscono spontaneamente in pochi giorni? una cosa del genere non si fa neanche in Italia) dei Paesi Bassi.

        Se fosse un opinionista qualunque passi pure, ma per il fatto che ha un incarico istituzionale, e dunque non rappresenta solo se stesso, è grave.

        Se moltiplichiamo la cosa per decine di politici e rappresentanti pubblici, che nel corso di una trattativa europea vengono lasciati liberi di berciare, non ci possiamo stupire che l’Italia non riesca ad ottenere quel che vuole.

        "Mi piace"

        • aldilà del berciamento insopportabile, è quello che vuole l’Italia tutta che è totalmente assurdo e non può essere ottenuto: l’idea che che l’Unione Europea ci debba finanziare senza esercitare dei controlli su come spendiamo i suoi soldi è totalmente infantile.

          l’ideale sarebbe un vero governo europeo che diriga in modo unitario politica economica e fiscale, ma questa sembra un’utopia; comunque, se chiediamo questo, ovviamente dobbiamo cedere il controllo della nostra politica economica fondamentale a un livello decisionale sovranazionale.

          l’unica altra vera alternativa che abbiamo è di produrre noi dei bond da buttare sul mercato e vedere chi se li compera; probabilmente la Cina; ma in questo caso il controllo reale del paese passerebbe a lei.

          è una alternativa alla quale pensare? alla Cina in fondo non interessa mai che cosa fa un paese nel concreto e sarebbe dispostissima ad allearsi con le nostre mafie pur di avere la giusta remunerazione dei suoi investimenti.

          io scommetto che qualcuno ci sta pensando davvero in quest’ottica.

          "Mi piace"

          • “io scommetto che qualcuno ci sta pensando davvero in quest’ottica”

            Pensi che Conte, quando ha detto che se non ci dovesse aiutare l’Europa faremo da soli, intendesse questo?

            Peró non si possono tenere in piedi in troppe scarpe diverse, se ci dovessimo “prostituire” ai cinesi e/o ai russi, poi ci toccherebbe come minimo un “divorzio” conflittuale(e costoso)dagli americani e dalla Nato. Non si puó essere alleati di tutti!

            "Mi piace"

            • credo che abbia agitato, tra le righe, la minaccia, facendola intendere, ma senza crederci davvero: lui del resto, personalmente, mi pare filo-americano, però è sostenuto da una forza politica relativamente filo-cinese, i 5Stelle, non solo da una relativamente filo-America, il PD.

              anche la destra italiana è divisa tra i filo-russi alla Salvini e i filo-americani alla Meloni, mentre Berlusconi, per quel che vale, è filo-Europa, ma a modo suo.

              d’altra parte il virus sta smobilitando gli equilibri di potere nati nel 1989 ad una velocità che non rende troppo facile fare delle previsioni.

              basta che l’epidemia si allarghi nelle portaerei americane e gli USA potrebbero trovarsi improvvisamente disarmati.

              "Mi piace"

  2. quindi basterebbe esporre tutta la popolazione ad una quantità minima di virus e tenerla poi in quarantena per 2 o 3 settimane? Una specie di vaccino?

    "Mi piace"

    • questo devi chiederlo a lui, ma probabilmente sarebbe una sperimentazione troppo azzardata…

      sarebbe il caso semmai di testare il metodo su qualche ristretto gruppo di giovani volontari… 🙂

      "Mi piace"

      • se lo fanno sui giovani c’è il rischio di valutare in modo sbagliato gli esiti. I giovani sono più resistenti e rischiano di falsare i risultati.

        È più giusto testare il metodo sui più anziani, giudicati in salute, magari partendo dal gruppo politico e imprenditoriale.

        "Mi piace"

            • ma io non sono in salute :-), questo dovrebbe tutelarmi da ogni velleità di trasformarmi in cavia per qualunque sperimentazione.

              … non che la prima linea mi faccia paura, me la sono scelta da solo per una vita; soltanto, ora che sono oggettivamente vecchio comincio ad avere meno voglia di starci, ma non perché mi faccia paura, ma perché mi pare un esibizionismo inutile.

              "Mi piace"

              • È un aspetto che si potrebbe facilmente testare su dei topi con dei virus simili o anche gatti che possono essere infettati dallo stesso coronavirus umano, tranne che sono più resistenti e si prendono solo un raffreddore.

                Iniziare a indicare una categoria di possibili volontari umani porta, in Italia, a renderli tali peggiorando la loro condizione socio-economica. I volontari disperati non sono dei veri volontari.

                "Mi piace"

                  • No. Penso che siano numerosi i volontari veri. Il problema penso sia da attribuire allo sbilanciamento sociale. E’ chiaro che avendo una maggioranza abbastanza benestante che può lavorare per esempio gratis o garantire per i figli per mesi togliendo dal circolo tutti quelli che non hanno le stesse premesse. Quelli che provengono da questa ultima fetta della società sono dei “volontari assunti” spesso retribuiti con poco e probabilmente in certi contesti in nero. Quindi se c’è una grossa fetta di volontari veri provenienti da ambienti benestanti, c’è anche una minoranza di volontari schiavizzata. Mi chiedo per esempio quanti siano volontari sulle ambulanze e quanti siano pagati in nero.
                    Quali sarebbero i primi volontari in un eventuale test come quello proposto poco sopra? Quelli veri o quelli forzati in quella condizione?

                    "Mi piace"

                    • non conosco bene queste realtà di volontariato, però mi pare molto strano che ci siano dei volontari pagati in nero, anche perché le associazioni per cui prestano la loro opera sono pubbliche, in genere, e non so bene da dove prenderebbero i soldi per pagarli in nero.

                      "Mi piace"

                    • Basta scrivere su google autisti ambulanza in nero. Quindi immagino che durante l’emergenza attuale la cosa non può che essere peggiorata. Al di là di questo non oso mettere in dubbio la struttura sociale italiana. Forse è anche l’ultima volta che lo faccio poi prometto che mi metto a guardare le stelle… 🙂

                      Ma detto questo il punto della discussione era chi sarebbero stati i volontari per l’esperimento medico, quello in cui si infettavano persone col virus. Immagino che siano gli stessi che finiscono a fare da cavie negli stati uniti. Persone senza in difficoltà economica, senza educazione e provenienti da famiglie problematiche. Non saranno i figli di quelli ricchi.

                      "Mi piace"

                    • ti avevo detto che non ne sapevo molto, e mi hai aperto gli occhi; mi riferivo ai volontari che prestano direttamente servizio per le ASL, ma vedo che alcune regioni hanno stabilito convenzioni con cooperative per aggirare la legge.

                      qui da me, ad esempio, i volontari del Gruppo di Protezione Civile – quelli che distribuivano le mascherine della Regione Lombardia per conto del Comune l’altro giorno e che conosco anche personalmente – sono davvero tali e assolutamente non retribuiti: io mi riferivo a casi come il loro.

                      non intendevo certo difendere il lavoro nero come aspetto tipico di certa economia italiana, e dunque anche come componente della nostra vita sociale, e so bene che esiste e quanto è esteso; non sapevo, semplicemente, che avesse potuto svilupparsi – nelle forme che diverse denunce hanno fatto emergere – anche in questo campo del volontariato in campo sanitario, che ha una nobile tradizione, almeno sul piano locale, .

                      evidentemente il rischio che i volontari siano reclutati nella forma che dici tu esiste, se poi per la loro attività si prevede una qualche forma di compenso.

                      ricordo comunque che negli anni Cinquanta pensanti esperimenti di guerra batteriologica vennero compiuti negli USA, all’insaputa degli interessati, usando cavie individuate proprio negli ambienti sociali di cui parli tu, e ovviamente senza nessuna forma di compenso; cinicamente qualcuno potrebbe dire che almeno adesso li pagherebbero…

                      naturalmente, resto anche io dell’idea che un volontario debba essere un volontario vero e non un ricattato.

                      "Mi piace"

                    • La maggioranza dei volontari penso che siano persone per bene. L’Italia poi in questo ambito è molto attiva anche all’estero, quindi non volevo sottovalutare in alcun modo l’impegno di queste persone.

                      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...