diario occasionale di una giornata da pandemia – 142

mi sono svegliato alle quattro e mezza; risvegli precoci mi capitano sempre più spesso, dev’essere l’età: ci si dovrebbe abituare ad addormentarsi, invecchiando, invece ecco questi risvegli largamente inutili; mi lasciano un po’ stravolto, comunque: aggiungete che al risveglio sono accaldatissimo e ho anche un po’ di tosse, non mancano le immaginazioni ipocondriache: ma come potrei averlo preso? sono uscito di casa l’ultima volta otto giorni fa, per andare al super-mercato…

il risveglio precoce però non mi scombussola più di tanto: ho le mie cose da fare e le mie letture qua e là; e quando l’alba arriva, ecco la luce radente sui ciliegi; anzi, a ben guardare, sono in prevalenza alberi di amarene; negli anni Cinquanta la produzione di amarene per la Ferrero era un punto di forza nell’economia locale e nel paese si eleggeva persino miss Amarena.

volendo potrei ricordare il Giardino dei ciliegi di Cecov, il suo ultimo pezzo per il teatro, ma chissà se l’ho mai visto; tra parentesi, la traduzione è impropria, e anche il suo era un giardino di alberi di amarene, in realtà; si potrà dire amareni, almeno? e poi neppure giardino va bene, o almeno il mio è propriamente un campo, per non dire un pendio.

su questo pendio degli amareni spendo la mia prima foto della giornata e la posto sul mio Stato in whatsapp, e mi arriva anche qualche commento entusiasta; condivido l’ammirazione, ovviamente; qui è come il Giappone; comunque giudicate voi, questo è il retro di casa mia, il versante nord del mio podere alle otto di mattina.

e comunque, ecco che un risveglio così è già un’iniezione di felicità pura per la giornata.

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a proposito di whatsapp, ecco che arriva qualche richiamo: è Ibrahim, dallo Sri Lanka, il pescatore di Arugam Bay; gli ho spedito una piccola somma di sostegno con Western Union e non gli è ancora arrivata; mi devo dare un po’ da fare per capire perché, ma a fine mattina per lui, quindi prima delle nove per me, gli arriva almeno la conferma che i soldi ci sono; soltanto, per qualche motivo che mi sfugge, non potrà ritirarli prima di lunedì.

intanto sempre dallo Sri Lanka, mi arrivano le foto di una povera casa devastata da una tempesta; purtroppo non mi sono segnato nome e località di questo contatto, forse è un ragazzo conosciuto sul treno per Ella; non c’è spazio per un altro sostegno, e neppure mi viene chiesto.

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più tardi, eccomi fuori per qualche lavoretto nell’orto: ieri sera abbiamo mangiato un poco di insalata, sopravvissuta all’inverno, per farci capire qual è il sapore di una insalata vera…; dopo la buona fresatura di tre giorni fa, il terreno è sgranato e morbido, anche se pur sempre abbastanza argilloso; un buon orto matura attraverso anni di concimature ripetute che alla fine creano quell’humus denso e fine che è la premessa di nuove e buone verdure.

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per oggi mi limito a tracciare di nuovo i sentieri di separazione fra le aiuole; per un po’ ecco anche la Carmen, due anni, a trotterellarmi attorno, ed Ettore e Martin, più grandi; a loro è delegata la cura dei polli: gli si apre il recinto per le ore d’aria sui campi; l’anatra con i suoi residui otto anatroccoli ha deciso di riportarli a casa, dal pagliaio dove li tenevamo al riparo, in gabbia, di notte, per salvarli dai topi o dalla faina che ne avevano fatto sparire quattro una notte; decisa, ha attraversato il cortile ed il prato, e poi è tornata nella folla, un poco sovraccarica, del pollame; intanto Martin gliene ha rapito uno e se lo coccola, mentre Carmen strilla anch’io, anch’io.

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e me lo chiamano isolamento, questo: ammetto di essere un privilegiato, io quasi non so che cosa sia; mi chiama la mia ex-moglie per avere notizie dell’allergia di Ettore, che non riesce ad avere dal papà, e mi racconta della sua vita nell’appartamentino non troppo lontano dall’ospedale di Brescia, dove passa un’ambulanza a sirene spiegate ogni venti minuti, forse un po’ meno negli ultimi giorni.

qui siamo al quinto caso ufficiale su mille abitanti scarsi e tre sono guariti.

e me la chiamano epidemia; ma io sono un privilegiato.

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per un po’ ho gestito la bambina più piccola, mentre i due genitori erano impegnati col tele-lavoro; ma sinceramente non posso dire che questo mi abbia impegnato troppo.

ah, devo recuperare un poco del sonno mancato; un sonnellino a fine mattina ci sta, dopo la pillolina del diabete, e con la ex ho scherzato: dovessi morire di virus, direbbero tanto ci-aveva il diabete, gli stronzi!

poi abbiamo pranzato, noi famiglia allargata (ha preparato mio figlio, e io sono stato chiamato, porto solo qualche completamento minore); intanto mi sdebito almeno un poco caricando la lavapiatti; e dopo ho avuto il tempo, passando, di vedermi cinque minuti di scuola online di mio nipote Ettore, e mi è piaciuta molto.

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dev’essere l’abitudine, ma dopo mangiato ho pisolato una mezzoretta, anche se avevo già recuperato la mattina; intanto mio figlio è andato a fare la spesa agli alimentari di Provaglio di Sopra, e quando è tornato abbiamo ancora disputato un po’ sulla maledetta faraona superstite, di quattro: il maschio fuggito il primo giorno, un anno fa; le altre due morte, una annegata, forse suicida… o quasi.

la misera sopravvissuta non sopporta la solitudine; era in depressione e dunque mobbizzata dal resto del pollaio, si era rinchiusa in se stessa e non usciva più neppure dall’edificio; pertanto mio figlio l’aveva messa in un recinto a parte dove ha recuperato le forze, ma non la gioia di vivere: passa infatti il suo tempo con insistenti richiami al mondo circostante, peraltro del tutto indifferente; abbiamo deciso allora di riportarla nel gruppo, ed in effetti pigola di meno; ma quando galline e tacchini se ne vanno per i prati, lei è troppo stupida per individuare la porta aperta del pollaio e se ne rimane chiusa dentro a pigolare come un’ossessa che si sente sola: e inizia alle sei di mattina; fortuna che io nella mia parte di casa ho i doppi vetri, e sono anche sordastro.

mio figlio, che non lo è, quindi reclama la sua morte e l’altro giorno aveva anche fatto venire un killer scelto tra i vicini più esperti in tiramento del colle al pollame; lui, che è un animalista vegetariano, non ne può più, ma io sono più sordo che sensibile al diritto alla vita degli animali e ho comunque ottenuto il rinvio dell’esecuzione; ma oggi la sventurata ha ripreso a gridare la sua condanna a morte; quindi sono sceso a farla correre un po’ dallo spavento: inseguita da un pericolo più immediato, anche l’ottusa faraona dimentica le sue paturnie psicologiche e quindi le ho salvato la vita per la seconda volta.

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salito, eccomi a qualche chiacchiera virtuale, e poi al blog; ho qualche commento, qualche disputa; a volte sono scostante, a volte sono tollerante; i miei lettori stabili stanno nelle dita delle due mani, ma qualcuno si eclissa, per poi tornare; io capisco bene, questa epidemia ha degli effetti devastanti; potrebbe sembrare che leggere scrivere e commentare dovessero fiorire tra le gente rinchiusa che non ha niente da fare, e invece no: si scrive meglio se si è occupati, se si è pieni di altre cose da fare; datemi il vuoto e trascinerà con sé altro vuoto e verrà a tutti il crampo dello scrittore (o del lettore): non si scrive, non si legge, perché pare che le cose non abbiano più senso; si chiama depressione.

io però sono un privilegiato, lo ammetto; ora finisco il post e poi chiamerò mia figlia a Brescia, per sapere come vanno le cose dopo che il marito è uscito dalla malattia; poi mi chiamerà il figlio di mia sorella, che chiama tutti i giorni per la sua noia di recluso; al calar del sole vado ad innaffiare; prima forse salirò anche nel soppalco dove ho depositato la maggior parte dei miei libri, per terminare la prima distribuzione di massima, almeno negli scaffali; e se vi sembra un impegno da poco, sappiate che, fino a quando li ho contati, i volumi si avvicinavano al numero di 8mila: un monumento disperante alla vanità della ricerca del sapere, alle troppe chiacchiere che hanno riempito le nostre vite benestanti.

a proposito, sarebbe il caso di pensare al futuro come sarà: se davvero l’epidemia passerà e tutto ricomincerà come prima, date soltanto tempo al tempo e a luglio saremo tutti al mare dentro le nostre gabbie di plexigas; ma forse è meglio risparmiare le forze mentali, al momento.

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sono un privilegiato, sono anomalo, anomalo: ho passato il primo mese di allarme da coronavirus in Sri Lanka, sentendone l’eco soltanto da lontano; sono poi riuscito anche a tornare in tempo in Italia; ho finito la mia quarantena tra questi monti, ed ora trascorro l’epidemia con figlio e nipoti che altrimenti non avrei più visto per mesi.

scrivo per parlare della mia giornata e a chi mi leggerà sembrerà una provocazione; forse soltanto per dire che un’altra vita è possibile, ma poi penso che tutto è soltanto legato al fatto che sono un pensionato.

presto la Lombardia riaprirà, per non dire che ha già riaperto, visto che l’operaio che abita di fianco a me è tornato al lavoro da martedì; il figlio tornerà a casa, questo luogo sembrerà di nuovo un eremitaggio; però è in questo eremitaggio che si nasconde, forse, la speranza del futuro.

5 commenti

    • qui in Val Sabbia sta andando bene: 1 contagio solo (ufficiale), ieri, e 2 morti solo (ufficiali).

      se fosse vero il primo numero, siamo vicini allo zero; i tre operai che abitano nel mio paesino sono comunque tutti tornati al lavoro questa settimana, anche se con turni dilazionati e ben distanziati in fabbrica, mi dicono.

      ma nel resto della provincia di Brescia il disastro continua.

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  1. Ciao Mauro sei fortunato anche perché hai fatto buone scelte.
    La foruna più importante sta nella salute seppure ti prendi cura di te con intelligenza.
    Ho provato varie volte a scriverti ma il tablet è più tocco di me .
    Volta pagina ed il al terzo tentativo rinuncio.
    Tira un’aria strana cioè un’ariaccia in generale.
    Personalmente a forza di stare ferma sono a regredire alla grande.
    È vero che la situazione attuale è da paranoia mista a disperazione.
    Lombardia e Marche saranno le ultime ad azzerare i morti.
    La tua situazione personale e familiare mi rallegra.
    Resta pure li tra il verde e gli amareni in fiore.
    Tra i nipotini, la terra e il tuo record di libri.
    Sento discorsi da alcuni soggetti da paura.
    Sono sempre in casa con me stessa non mi manca la fantasia ma non mi basta.
    Ho finito il mio quadro .
    Buona vita sempre e comunque 🐞

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    • e meno male che ad andare in tilt è il tuo tablet, e non tu: stavo cominciando a preoccuparmi.

      sto pensando come potresti mandarci il tuo quadro: via mail?
      magari te lo pubblico qui, e vediamo i commenti.

      giusto per tenersi attivi, anche se a volte la voglia si spegne anche a me.

      buona giornata e arrivederci presto.

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