l’H-index dei virologi italiani – 159

è la stampa italiana di destra ad avere sollevato il problema, che tuttavia esiste: i virologi italiani che vanno per la maggiore, imperversano sui media e fanno i consulenti del governo, hanno un indice di validità scientifica bassissimo: si sta parlando dell’H-index.

sono andato a verificare, perché non lo conoscevo: l’ H-index è il rapporto tra il numero di articoli scritti da un autore (in campo scientifico) e il numero di citazioni che ne è stato fatto; cioè indica se N articoli hanno ricevuto un numero di citazioni uguale o superiore a N.

è un indicatore presentato nel 2005 da Jorge E. Hirsch della University of California di San Diego: in teoria più alto è l’H-Index più rilevante è l’impatto dell’autore in seno alla comunità scientifica di riferimento.

(per dare un esempio scherzoso, se si applicasse l’H-index a questo blog, uscirebbe probabilmente un valore pari a 0,000…)

dei tre siti che lo producono, con metodologie in parte diverse, due sono accessibili soltanto da computer della rete universitaria e solo il terzo può essere consultato liberamente: http://www.sba.unifi.it/CMpro-v-p-66.html#esterno

notizie ricavate da https://www.sba.unifi.it/upload/biomedica/recupero-h-index.pdf

. . .

naturalmente, questo indice ha un valore relativo e misura soltanto, indicativamente, la popolarità accademica di un autore: si può essere un ottimo professionista anche senza avere prodotto articoli importanti nell’ambito della ricerca universitaria; e tuttavia, prendendolo con tutte le prudenze del caso, è comunque un indicatore da considerare.

qualcuno lo ha applicato ai virologi italiani.

l’h-index dei più noti virologi italiani

partendo dal fondo, chi troviamo?

Giulio Tarro, con indice 10 – citato in questo blog qui, quello che va dicendo in giro di essere stato candidato al nobel: https://corpus2020.wordpress.com/2020/04/16/coronavirus-una-mia-brutta-figura-scampata-141/

Fabrizio Progliasco, con indice 14

Silvio Brusaferro, con indice 21

Maria Rita Gismondo, con indice 22

Roberto Burioni, con indice 26 – citato in questo blog qui: https://corpus2020.wordpress.com/?s=Burioni

Pietro Luigi Lopalco, con indice 34

Walter Ricciardi, con indice 39

Ilaria Capua, con indice 48 – citata in questo blog qui: https://corpus2020.wordpress.com/?s=Capua

ma Burgio non compare, eppure mi è sembrato una delle voci più chiare sul tema:

https://corpus2020.wordpress.com/2020/04/11/il-coronavirus-tra-harvard-e-burgio-lombardia-e-veneto-a-confronto-135/

. . .

ripeto, per evitare fraintendimenti che l’indice ha un valore relativo e non va preso come espressione di valori oggettivi assoluti; Andrea Crisanti, opportunamente preso come punto di riferimento per la gestione della pandemia dalla Regione Veneto, ha un H-index di 49, un solo punto al di sopra della Capua; altri 8 virologi sono in posizioni ben più alte, in particolare i tre considerati più autorevoli in campo universitario con valori di 158, 167 e 174, che sono praticamente degli sconosciuti da noi.

tuttavia dà parecchio da pensare che, se guardiamo ai virologi da piccolo schermo, la frequenza delle loro apparizioni su tv e altri media sia in genere inversamente proporzionale alla loro credibilità accademica, per come registrata qui.

come mai?

. . .

vi lascio scegliere fra due risposte possibili, che tuttavia non si escludono a vicenda:

.1. i giornalisti italiani sono altrettanto ignoranti quanto me e voi e ignorano il vero valore degli esperti a cui danno voce e scelgono, del resto, quelli che si agitano di più per finire sui media.

2. i media italiani perseguono lo scopo preciso di confondere la testa a chi li segue, cioè in fondo alla parte più attenta e sensibile della popolazione, per convincerli che non è possibile formarsi nessuna idea precisa sui problemi, e dunque lasciar decidere tutto ai potenti che li controllano.

ma naturalmente potete sempre pensare che queste sono tutte stupidaggini e che in realtà tutto funziona benissimo.

. . .

certo, qualche dubbio potrebbe venirvi lo stesso a sentire la virologa Capua, durante l’ultima puntata di Dimartedì:

“Stiamo inseguendo il virus, e secondo me non è la strada giusta da percorrere. Ce ne sono moltissimi da inseguire, ma veramente tanti […] Piuttosto dovremmo fotografarlo. Capire dove sono gli sciami virali e capire come siamo messi con l’immunità di gregge”.

questa, viene presentata come la sua visione sulle misure di contrasto al coronavirus; ma in realtà sta spendendo qualche confusa parola a favore di ben altro, costosissimo, progetto: Burioni, infatti, ha lanciato un grandissimo programma per la gestione della pandemia:

la creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile, MRF, dell’infezione da SARS-CoV-2 e della malattia che ne consegue (COVID-19) e, possibilmente, in futuro, di altre epidemie. Questa nuova struttura, con chiare articolazioni regionali, che prevediamo operare sotto il coordinamento di Protezione Civile (PC) e Ministero della Salute (MinSan) e il supporto tecnico dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)… e bla bla bla.

insomma, chiedono di impiantare un carrozzone mangiasoldi…, e lo dicono anche…:

Non sfugge, ovviamente, alla nostra attenzione che un simile ambizioso progetto di struttura di monitoraggio e risposta flessibile (MRF) al rischio di ritorno dell’infezione da SARS-CoV-2, che sia rigorosamente “data-driven”, rappresenti un investimento significativo di risorse, necessarie alla sua rapida implementazione nei prossimi quattro-sei mesi (personale, infrastruttura, test, analisi ecc…**). Allo stesso modo siamo consapevoli che la creazione di questa struttura “MRF” richiederà la definizione circostanziata di un perimetro normativo entro il quale operare quanto più possibile in armonia e sinergia con le rilevanti entità politiche, amministrative, sanitarie e tecnico-scientifiche, a livello sia nazionale che loco-regionale.

e se pensate che questo mio post sia populista, commentatemi pure, che tanto vi rispondo per le rime.

12 commenti

  1. A parte le grosse limitazioni insite nell’uso dell’H-index come metro di giudizio degli scienziati, la classifica della “stampa italiana di destra” pecca di principio di autorità, che in ambito scientifico vale zero. Come abbiamo visto con Luc Montagnier (nobel per la medicina per la scoperta dell’hiv), Linus Pauling (nobel per la chimica), o James Watson (nobel per la medicina, per la ricerca sulla struttura del DNA), anche ottimi ricercatori che in un certo ambito di studio hanno ottenuto risultati eccellenti, possono subire il fascino di teorie palesemente non scientifiche. Nel caso di Montagnier e Pauling, “medicina alternativa”, mentre Watson è ossessionato da teorie razziste sull’intelligenza umana (in particolare è convinto dell’inferiorità intellettiva su base genetica dei negri) mai dimostrate scientificamente.
    Insomma, nella scienza le affermazioni di un anziano (sull’H-index incide anche l’anzianità accademica, per ricercare e pubblicare serve tempo) dal curriculum pazzesco, valgono tanto quanto quelle di un giovane ricercatore che ha pubblicato pochissimo. Entrambi devono dimostrare le proprie affermazioni!

    Certo, uno come Burioni, che ha fatto del principio di autorità il proprio cavallo di battaglia, sbeffeggiando con l’appellativo di “virologi della domenica” chiunque (anche altri colleghi medici non specializzati in virologia) osasse criticare le proprie affermazioni, se lo merita. Chi di principio di autorita ferisce…

    Per il resto, il fatto che la cosiddetta “task force scientifica” non sia in grado di fare modelli di previsioni decentemente precisi, e di programmare una fase due relativamente sicura che non sia per prove ed errori (del tipo, togliamo le restrizioni un poco per volta e vediamo che succede), credo che sia dovuto ai limiti della scienza medica, piú che a incompetenze vere e proprie dei singoli esperti. L’errore di alcuni esperti (soprattutto televisivi) è quello di voler dispensare certezze laddove non ce ne sono. Finora l’unico che ha avuto l’onestà di ammettere anche in TV, che su questo virus abbiamo molti piú interrogativi che le risposte, è stato Alberto Mantovani.

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    • il tema principale del mio post (che usa l’H-idex come pretesto) è il nostro sistema dei media malato, che confonde le idee alla gente dando la parola a personaggi totalmente squalificati: come Burioni, e non è bastata a farlo sparire neppure l’enorme figura di palta fatta quando garantiva che in Italia non ci sarebbe stata nessuna pandemia, mentre il virus circolava già da un mese, indisturbato anche grazie alle dichiarazioni di auto-dichiarati esperti come lui.
      se nella scienza si deve procedere per prova ed errore, errori plateali come questi dovrebbero bastare a squalificare qualcuno e a togliercelo dai piedi.
      veramente trovo tutto questo francamente così assurdo, che mi chiedo quali interessi ci siano dietro, ma anche come è possibile che in Italia la gente abbia la memoria di un lombrico e non cambi semplicemente canale quando lo vede apparire.

      Mantovani, guarda caso, in quella classifica è al secondo posto con 167, mentre Burioni è al quintultimo con 26: ma quanto più spesso è citato Burioni di Mantovani sui media?

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  2. In attesa di risposta per le rime, audemus dicere:
    Dei virologi indicati ne conosco di persona due, per ragioni professionali.
    1) Walter Ricciardi, specialista e manager di alta qualità, già Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, poi a quanto ne so io fatto fuori per “incomprensioni” col governo Lega/5Stelle. Ora è il referente Italiano dell’OMS per questi temi.
    2) Silvio Brusaferro, attuale Presidente ISS. Persona sullo schivo, quasi timido, attentissimo ad evitare ogni possibile conflitto di interessi, balzato ora alla ribalta direi suo malgrado per la pandemia.
    Di entrambi ho avuto modo di apprezzare di persona serietà e rigore.
    Fanno poche pubblicazioni? Non è così strano, se hai importanti mansioni manageriali ovviamente hai meno tempo per scrivere. Se volete vi allego il CV di Ricciardi: è impressionante, anche se capisco che i Media vicini alla Lega lo attacchino.
    Perché le due ipotesi formulate in questo blog, non solo non sono mutuamente esclusive (come del resto dichiarato) ma non sono neanche le uniche. Io vedo almeno una precisazione della ipotesi 1, che mi sembra la più probabile: i Media prendono chi ci va, o per ottenere notorietà (di solito con dichiarazioni pseudoscientifiche “ad impatto”) o perché praticamente obbligato dal ruolo che ricopre (e spesso sembra vago ed inconcludente, perché questa è la realtà delle cose al momento). Chi svolge attivamente studi approfonditi, almeno in questa fase non passa ore in televisione.

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    • stranamente, caro Roberto, sono d’accordo con te completamente (avendo scritto: “si può essere un ottimo professionista anche senza avere prodotto articoli importanti nell’ambito della ricerca universitaria” e mi fa piacere che la tua conoscenza diretta lo confermi, almeno per due casi): questa tua terza ipotesi direi che potrebbe stare benissimo a monte delle due formulate esplicitamente, come una specie di massimo comune denominatore logico, per rispondere alla domanda: come mai sui media italiana non passano i migliori, che è poi quella che facevo qui.

      “i media prendono chi ci va” butta una luce funesta sulla qualità dell’informazione in Italia, non trovi?

      sembra un criterio usato anche in politica: basta a spiegare il basso livello nostrano dell’informazione e della politica?

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      • Io non ci capisco più niente, ripenso all’inizio quando tu dicevi che la mortalità era molto alta e secondo me sbagliavi i conti, poi ad un certo punto sono stato portato a darti ragione dato che quelli che guarivano erano tanti quanti morivano; poi non capivo più se i morti erano colpa nostra o sfortuna; poi perché in tanti paesi non è successo quasi niente anche se non hanno preso grandi precauzioni, bho…

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        • le tue percezioni sono le mie: di una crisi radicale della ragione di fronte a qualcosa che appare incomprensibile razionalmente; eppure sono sempre tentato di provare a fare il punto, di quello che sappiamo e quello che non sappiamo, per chiarirlo principalmente a me stesso, ma poi rinvio sempre, nel dubbio – ma dovrei dire: nella certezza – di non essere ancora pronto.

          su quella discussione che ricordo bene, credo di avere avuto torto nell’uso dei termini; non avrei dovuto parlare di mortalità, ma di letalità: in effetti quello era il concetto che stavo usando, ma il termine era sbagliato.

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          • Ci vorrà forse qualche anno per avere chiarezza, a breve immagino un gran polverone, caccia alle streghe… secondo me ad esempio c’è stato pochissimo dibattito se sia giusto restringere le libertà (di riunione, spostamento, culto, di impresa e chi più ne ha più ne metta) e dare alla polizia e all’esercito un potere straordinario che in qualche caso è sfociato nell’arbitrio e abuso; su quanto in effetti la cosa sia costituzionale (personalmente non credevo fosse possibile); se imporre il coprifuoco in tempo di pace non sia un precedente troppo pericoloso, anche se per salvare vite umane… inefficace tra l’altro dato che le misure sono state prese per proteggere la popolazione più esposta, e poi si è andati a portargli i virus dove erano ricoverati .. è vero non capisco più niente e mi faccio tante, troppe domande, che forse non servono a niente. Quello che conta è che per adesso ce la siamo sfangata…

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            • che il distanziamento sociale sia l’unico vero modo di far fronte ad una pandemia è altrettanto certo quanto l’aumento globale delle temperature prodotto dall’aumento della CO2 in atmosfera.
              la Cina lo ha dimostrato aldilà di ogni ragionevole dubbio, con misure molto dure, nettamente definite nel tempo, seguite con scrupolo o forse soltanto paura, dalla popolazione, ma estremamente efficaci.
              con questo, i negazionisti non mancano né nell’uno né nell’altro campo, e del resto esistono anche i terrapiattisti o quelli che… non siamo mai andati sulla Luna.
              in America i negazionisti fanno manifestazioni di protesta a cui vanno armati e lì stanno togliendo le restrizioni anche per paura che la situazione degeneri in vera e propria guerra civile.
              noi siamo più scafati, e ce la caviamo con le piccole trasgressioni di massa.
              l’obiettivo va raggiunto; sui metodi si può discutere; ma quelli che discutono i metodi in nome di questioni di principio sono anche quelli che meglio provano che quei metodi sono necessari.
              quelli che protestano mi irritano profondamente: sono gli indisciplinati sociali, gli individualisti a spese degli altri.
              io non avrei nulla in contrario a lasciargli fare quello che vogliono, se solo fosse possibile dividere la società nettamente in due e lasciare che gli anarcoidi si infettino tra loro: fra l’altro, sarebbe un bellissimo esperimento scientifico, e ci toglierebbe ogni dubbio.
              sto per pubblicare un post che dice chiaro come la penso sulle idiozie secondo cui difendersi dal virus sarebbe incostituzionale.

              è un po’ troppo presto per dire che ce la siamo sfangata; certo, per adesso, sì, ma incrociamo le dita.

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