la virologa Gismondo, il Coronavirus e la cura col plasma iperimmune

dal sito https://fondazionenenni.blog/ questa illuminante intervista alla virologa Gismondo (ho solo cancellato alla fine una frase dell’intervistatore su Tarro, che non condivido assolutamente):

Coronavirus: come sta andando la fase 2 appena iniziata? Le cure: meglio la sieroterapia o l’uso degli anticorpi monoclonali? È vero che il Sars CoV2 sta cambiando ed ora è meno aggressivo di prima? Di questo e molto altro abbiamo parlato con la Professoressa Maria Rita Gismondo.

Parliamo di questa fase 2, Professoressa. Le piace il modo con cui gli italiani la stanno affrontando?

È stato appena pubblicato un intervento del sindaco di Milano, che dice di essere molto irritato dal comportamento di tanti milanesi (non di tutti, per fortuna). Ci sono i Navigli pieni di giovani, persone che creano agglomerati e che circolano senza mascherina. Quello che succederà lo sapremo fra dieci o quindici giorni. Va detto che tutta l’Italia sta avendo un trend migliorativo. Mentre la Lombardia e Milano stanno andando, purtroppo, in senso contrario. E ciò mi fa molto preoccupare, perché le persone non hanno capito che fase 2 non vuol dire “liberi tutti”, ma adozione di comportamenti individuali di responsabilità e rispetto per gli altri, per evitare che vi sia di nuovo un incremento di diffusione del virus con tutto quel che ne consegue e che abbiamo visto accadere nei mesi precedenti.

Parte del mondo scientifico sostiene che si sta osservando un cambiamento da parte del Sars CoV2, nel senso che è meno violento di prima. Lei è d’accordo?

Sì, hanno anche detto che il virus è mutato. Prima di affermare questo, occorre verificare se vi siano o meno state delle mutazioni. Noi stiamo genotipizzando molti dei virus che abbiamo isolato. Fino ad ora, il Sars CoV2 si è mostrato molto costante. Da Wuhan ad oggi non si sono riscontrate mutazioni importanti. Probabilmente è cambiato lo scenario, perché adesso sappiamo come affrontarlo sul piano diagnostico in modo tempestivo e sull’uso di molecole che possono arrestare il decorso fino ad arrivare all’iper infiammazione a carico dei polmoni. A mio avviso il miglioramento dello scenario dipende soprattutto da questo. Ciò non toglie che mi auguro che dipenda anche dal cambiamento del Sars CoV2, nonostante ancora non vi siano certezze sotto il profilo scientifico.

Questo virus potrà spegnersi nel tempo?

Potrebbe essere. Non è da escludere. Ma ad oggi non abbiamo dati scientifici che ce lo confermano. Molto positivo è il fatto che noi siamo, allo stato attuale, maggiormente consapevoli di come questo virus si manifesta e di come è necessario intervenire in modo tempestivo.

Che opinione ha del protocollo di cura che prevede l’utilizzo della sieroterapia messo a punto dal Prof. De Donno a Mantova e anche in altre realtà ospedaliere nazionali e internazionali?

Intanto cerchiamo di fare chiarezza sui termini. Si chiama protocollo ciò che ancora non è stato approvato dall’AIFA. Dal punto di vista scientifico, la sieroterapia è l’applicazione di qualcosa che è stato fatto sia nel tempo che per il Sars Cov2. Già da Wuhan vi erano degli studi pubblicati nei quali si raccontava e dimostrava il fatto che dei pazienti erano stati guariti utilizzando il plasma iperimmune ricavato dai soggetti guariti. Si tratta di far diventare questo protocollo una proposta terapeutica a tutti gli effetti attraverso, come dicevo, l’approvazione dell’AIFA. Personalmente ritengo (ed è una mia opinione) che il plasma iperimmune non potrà sostituire la terapia, perché non vi sono ancora scorte sufficienti per curare tutti coloro che ne hanno bisogno. Però in questa fase può essere molto utile. Sull’esito positivo dell’impiego, anche relativamente al fatto che moltissimi pazienti sono guariti, io prevedo ampi margini di successo. Si tratta di una evidenza scientifica lapalissiana, indiscutibile e di successo.

Perché, allora, parte del mondo scientifico ha avuto opinione contrarie alla sieroterapia?

Sinceramente non me lo spiego. Dal punto di vista virologico questo protocollo non ha nulla da eccepire. Io non capisco come si possa, prima ancora del risultato complessivo del protocollo e alla luce dei risultati che nel tempo si sono avuti, escludere l’efficacia della sieroterapia. Non riesco ad individuare alcun motivo scientifico valido per queste opinioni sfavorevoli.

Alcuni scienziati sostengono che più efficace del plasma iperimmune è la cura che passa attraverso la creazione di anticorpi monoclonali.

Ma l’una cosa non esclude l’altra. In Olanda hanno già attivato le ricerche necessarie per la creazione degli anticorpi monoclonali per la cura del Sars CoV2. Dato che, al momento, gli anticorpi monoclonali specifici non ci sono, usiamo il plasma iperimmune. Non vedo perché non lo si dovrebbe fare. Che senso ha aspettare?

Forse perché gli anticorpi monoclonali hanno un costo maggiore rispetto al plasma iperimmune? Questa è una mia malignità da giornalista, naturalmente.

Non è un fatto che mi interessa. Voglio immaginare medici, clinici e scienziati che agiscono per il bene delle persone in armonia con i progressi che le scoperte fanno compiere al mondo scientifico. Escludo che uno scienziato possa definirsi tale se il lucro è il suo primo obiettivo.

A suo avviso la comunicazione del mondo scientifico sul Sars CoV2 è stata buona, insufficiente o in malafede?

Non si può generalizzare. Io condivido ciò che l’Oms ha detto: c’è stata una infodemia, cioè un eccesso di informazione al punto da ingenerare fra le persone un sentimento di confusione e di panico. Diciamo che fra il prezzo da pagare tra un eccesso di informazione e l’inquisizione che parte del mondo scientifico ha esercitato su coloro che hanno espresso punti di vista diversi in merito al Sars CoV2, io preferisco l’infodemia nonostante tutti i suoi difetti.

Come facciamo noi non addetti ai lavori a distinguere una comunicazione scientifica seria e attendibile da una che, invece, è in malafede e non competente?

Questo è un rischio che tutti corriamo quando leggiamo e ci informiamo su argomenti che non padroneggiamo. Le persone debbono imparare, nel tempo, a confrontarsi con ciò che le istituzioni pubblicano, che non è perfetto (tutto è soggetto a miglioramenti nel tempo) però ha criteri di affidabilità. Quindi consultare e mettere a confronto quello che veniamo a sapere con ciò che l’Oms e il Ministero della salute dicono nel merito del Sars CoV2. Evitare, perciò, quei siti e quei social dove il pericolo della strumentalizzazione è sempre latente.

Che pensa della diatriba che giorni addietro vi è stata fra Giulio Tarro e Roberto Burioni? […]

Quello che ho sempre detto, visto che anche io sono stata attaccata nel momento in cui andavo affermando le stesse cose delle persone che hanno puntato l’indice contro di me, è che se c’è buona fede e cultura ognuno può esprimere la propria opinione scientifica. Lo scienziato deve essere sempre aperto al confronto ed alla discussione, in modo onesto e trasparente. Non ci sono giudici ed accusati, ma scienziati con esperienza e cultura che analizzano il fenomeno dal loro punto di vista. Quando si parla di un virus nuovo, si fanno delle ipotesi in base ad esperienze, modelli matematici ed epidemiologici precedenti. Io più che perdere tempo in polemiche fra virologi, preferisco proseguire a studiare il virus per far progredire la scienza e migliorare lo stato di salute di chi ne ha

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