l’inno iniziale, le stratificazioni. – l’Annuncio del Nuovo Regno, dal Vangelo secondo Giovanni, 1 – 31 = 2 bis – 169

recentemente ho ricevuto una critica sintetica, ma dura, da persona che apprezzo molto dal punto di vista culturale, sulle mie considerazioni sull’inizio del cristianesimo: Un po’ meno mi hanno convinto i tuoi scritti cristologici, anche se ho cercato di leggerli da filologo e non da credente. – e mi ha colpito la critica, pur se rimasta non precisata, proprio perché ha colpito l’aspetto filologico, cioè lo studio dei testi in quanto tali, nel quale mi sono sempre ritenuto un poco più ferrato.

sono ben consapevole dei vistosi limiti che ha il mio lavoro (ad esempio non lavoro sui testi in lingua originale, pur se potrei farlo, ma su traduzioni, per poter restare minimamente accessibile su un blog), ma, stranamente, questa critica mi induce a riprendere un argomento che avevo pensato di lasciare un poco in disparte, proprio per la difficoltà di venirne a capo; e avevo in effetti formulato una promessa, o meglio assunto un impegno personale, a definire i temi centrali delle diverse manipolazioni a cui era stato sottoposto quel testo iniziale del Vangelo secondo Giovanni, che ho definito come Annuncio del Nuovo Regno, traducendo nel suo significato autentico la parola Evanghelion che penso fosse il suo titolo originario, come lo aveva tra primo e secondo secolo, nella convinzione che qui fosse stata usata per la prima volta.

nello studio volto a enucleare, tra diverse incertezze, questo testo originario nei primi 30 post dedicati all’argomento sul blog corpus15, ero peraltro arrivato a scoprire che, come altri vangeli, anche quello secondo Giovanni non era poi nato da un’unica revisione delle storie che circolavano attorno alla figura di Jeshuu, ma piuttosto da un processo complesso di revisioni multiple e successive, in relazione anche allo sviluppo del cristianesimo come movimento autonomo; e dunque era possibile riconoscervi almeno due strati di interventi successivi, senza escludere peraltro anche ulteriori manipolazioni su punti specifici del testo.

nei primi 30 post l’obiettivo specifico della mia ricerca è stato di identificare lo strato originario; ora sposto l’attenzione sulla identificazione delle manipolazioni, riprendendo in mano sia il testo che abbiamo, sia la ricostruzione del testo originario che ne ho fatto nel corso degli studi degli ultimi mesi e ora il testo residuo.

riprendo dunque dall’Inno che apre il testo attuale di quel Vangelo e dall’analisi che ne ho fatto qui: https://corpus15.wordpress.com/2019/08/01/ricostruire-lannuncio-del-nuovo-regno-secondo-i-seguaci-di-jeshu-dal-vangelo-secondo-giovanni-2-linno-iniziale-351/ e mi baserò più su un’analisi interna del testo che su strumenti prettamente filologici.

. . .

ecco il testo attuale dell’inno:

1 In principio c’era la parola di Dio,
e questa parola era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Essa era, in principio, presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lei
e senza di lei nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4 In lei era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
6 Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10 Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11 Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
12 A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la Sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
16 Dalla Sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Jeshuu il Messia.
18 Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che Lo ha rivelato. 

ed ecco la parte che ritengo fosse quella originaria, prima degli interventi di integrazione:

1 In principio c’era la parola di Dio,
e questa parola era presso Dio.
3 Tutto è stato fatto per mezzo di lei
e senza di lei nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4 In lei era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
6 Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Jehohanan.
7 Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce.
8 Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
15 Jehohanan gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me è avanti a me,

perché era prima di me»

. . .

ho spiegato nel post citato i motivi che mi inducono a questa valutazione; vediamo ora meglio quelle che ritengo integrazioni e il loro significato; sarà una specie di contro-verifica della mia ipotesi:

e il Verbo era Dio.
2 Essa era, in principio, presso Dio:

il versetto 2, come già visto, ripete semplicemente il concetto del versetto 1,2 (e questa parola era presso Dio), integrazione resa necessaria per ricollegare sintatticamente il versetto 1,2 col 3, dopo l’intrusione del concetto di Verbo, come viene reso in questa traduzione il Lògos greco.

evidentemente questa integrazione altera il significato originario ebraico, quando, col termine parola, ci si riferiva alla Torah, e la trasforma nel concetto cristiano di Lògos, divinizzato e poi visto come seconda persona della Trinità.

. . .

7, 3 perché tutti credessero per mezzo di lui.

questa integrazione attribuisce a Jehohanaan, il Giovanni Battista della successiva tradizione cristiana, il ruolo di preparatore della fede autentica attraverso la predicazione di Jeshuu.

questo versetto è certamente aggiunto, perché altera l’originario ritmo dei versi binari del testo, che è una caratteristica della poesia ebraica.

qui si intravvede una funzione parzialmente diverse della figura di Jeshuu, che non coincide col ruolo di divinità dell’integrazione precedente, ma piuttosto in un forte ruolo profetico.

ritengo quindi che questa integrazione appartenga ad una stratificazione meno recente.

. . .

10 Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui;

con questa integrazione di secondo livello si ritorna alla teoria trinitaria introdotta nei versetti 1,3-2.

. . .

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11 Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

i suoi, tra i quali Jeshuu venne, e che non lo hanno accolto, sono, chiaramente, gli ebrei.

il tema della mancata accoglienza del messaggio di Jeshuu nel mondo ebraico però non può essere originario, dato che contrasta con quanto affermato al versetto 5: 5 la luce splende nelle tenebre / e le tenebre non l’hanno vinta.

ma l’integrazione successiva introduce il concetto della paternità universale di Dio, senza distinzioni di origine etnica, introdotta da Jeshu:

12 A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

questo tema, del resto, è incompatibile con la teologia trinitaria della integrazione di secondo livello, dato che la qualità di Figlio di Dio può essere condivisa da tutti coloro che aderiscono al messaggio di Jeshuu, indipendentemente dalla stirpe alla quale appartengono (non da sangue / né da volere di carne / […] ma da Dio sono stati generati) e dunque questa non è una sua qualifica specifica e distintiva come seconda persona della Trinità.

. . .

la reinterpretazione di questa stessa integrazione alla luce di una visione prettamente teologica della figura di Jeshuu ritorna invece esplicita nel passo successivo:

14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la Sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

qui Jeshu viene definito Figlio unigenito di Dio, in contraddizione evidente col passo precedente in cui si diceva che Jeshuu ha dato potere di diventare figli di Dio a chi crede in lui .

a questa integrazione si collega direttamente la successiva, che esprime concetti simili:

16 Dalla Sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Jeshuu il Messia.

qui ritroviamo il tema, quasi paolino, del superamento della legge attraverso la grazia donata direttamente dal messia: tema che ha evidente risonanze zelotiche, dato che le pratiche politiche di questo movimento violavano palesemente la legge morale mosaica in nome di valori ancora più assoluti.

. . .

una ulteriore integrazione di secondo livello ci riporta all’idea di Jeshuu come seconda persona di una divinità trinitaria.

18 Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che Lo ha rivelato. 

. . .

abbiamo dunque, a parere mio, un primo strato originario del testo che semplicemente interpreta la figura di Jehohanaan come precursore di Jeshuu, che viene presentato come non sconfitto; e questo, secondo l’interpretazione proposta nei primi 30 post di questa ricerca, è il testo originario prodotto da Eleazar, in vista della rivolta contro i romani, come manifesto esplicito del suo movimento.

una seconda stratificazione, invece, pone il tema della sconfitta di Jeshuu e del rifiuto del suo messaggio da parte del mondo ebraico;

7, 3 perché tutti credessero per mezzo di lui.

10, 3 eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11 Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

12 A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

16 Dalla Sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Jeshuu il Messia.

queste integrazioni appartengono a mio parere al periodo successivo alla pesantissima sconfitta subita ad opera dei romani: i seguaci di Jeshuu si ritengono un gruppo ben separato e distinto dal resto del mondo ebraico, in grazia di una fede particolare portata da lui, che supera la legge mosaica.

siamo ancora in un contesto culturale ebraico, ma in una posizione oramai di rottura con la religione mosaica tradizionale nel nome di una fede specifica nel ruolo messianico di Jeshuu, che tuttavia non è ancora divinizzato.

propongo l’aspetto che doveva avere assunto il testo in questa fase:

1 In principio c’era la parola di Dio,
e questa parola era presso Dio
3 tutto è stato fatto per mezzo di lei
e senza di lei nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4 In lei era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
6 Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
11 Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
12 A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
16 Dalla Sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Jeshuu il Messia.

. . .

ad un momento successivo appartiene invece la divinizzazione della sua figura come parte della Trinità divina, e qui il contesto culturale è oramai ellenistico e non più ebraico:

1,3 e il Verbo era Dio.

10 Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la Sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

18 Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che Lo ha rivelato. 

. . .

posso immaginare alcune obiezioni a questa ricostruzione e provo a farmele io stesso:

la prima: come essere certi che questa stratificazione sia effettivamente avvenuta attraverso il passaggio di stesure successive e non fosse semplicemente nella mente di chi ha composto il testo, che si muoveva tra visioni culturali differenti senza esserne pienamente consapevole?

a mio parere alcune delle contraddizioni che ho evidenziato in alcuni passaggi troppo forti sono troppo forti per poter appartenere ad un’unica mente: come dire nello stesso tempo che le tenebre non hanno vinto la luce e poi anche che i suoi non hanno voluto accogliere il messaggio di Jeshuu? come dire che la parola era presso Dio e nello stesso tempo che era Dio?

nello stesso tempo sembra abbastanza evidente che alcuni passi successivi mirano a reinterpretare, per non dire correggere, quanto affermato in precedenza.

una seconda obiezione, che potrebbe convergere con quella appena vista, è che tutto questo ragionamento è fondato sul presupposto che abbiamo a che fare con una trasmissione esclusivamente scritta del testo; ma se il testo, invece, in una prima fase avesse avuto una trasmissione soltanto orale? se, ad esempio, l’inno originario fosse stato trasmesso a memoria, perché non pensare che il primo che lo trascrisse, avendolo imparato in questo modo non lo abbia anche completato, cioè reinterpretato, fin dalla prima stesura?

una risposta definitiva a questo dubbio non c’è, ma esso, a parere mio, potrebbe riguardare soltanto il passaggio tra la prima e la seconda stesura, che potrebbero non essere separate da una grande distanza temporale, ma non certamente la seconda reinterpretazione in una chiave cristologica trinitaria.

questa interpretazione del cristianesimo è assente dal vangelo canonico più antico, che è quello secondo Marco ed attestata soltanto in testi vari che non possono risalire più indietro del II secolo (anche per quanto riguarda riguarda le Lettere di Paolo, apocrifo del II secolo; la cosiddetta Lettera agli Ebrei, l’unica collocabile, almeno nella sua parte sicuramente originale, nel quadro della cultura ebraica del I secolo e che presenta qualche affinità tematica con le integrazioni che qui abbiamo definito di secondo livello, mentre afferma con chiarezza che Dio ha parlato agli uomini attraverso il Figlio, per opera del quale ha creato il mondo, non presenta affatto una precisa dottrina trinitaria).

ma anche ammettendo questa ipotesi e cioè supponendo che l’inno sia prima stato trasmesso oralmente in una versione più ristretta e solo successivamente trascritto, ma già in una fase di parziale rielaborazione teologica, questo cambierebbe soltanto l’immagine del modo in cui era stato trasmesso il testo nella sua prima versione, ma non la sostanza dell’individuazione del suo passaggio attraverso le tre fasi sopra delineate.

. . .

rimane tuttavia meritevole di un approfondimento il rapporto fra questo testo nella sua seconda e terza rielaborazione e la Lettera agli Ebrei, attribuita a Paulus, dato che alcuni temi presentano delle consonanze molto precise, fino al punto da indurre a pensare che la revisione del testo dell’Inno sia avvenuta per suggestione diretta di questo testo o piuttosto viceversa, dato che la Lettera agli Ebrei contiene spunti presi tanto dalla prima integrazione dell’Inno quanto dalla seconda:

1,1 Dio […] 2 in questi ultimi tempi ha parlato a noi per mezzo del figlio […] per opera del quale ha creato anche il mondo.

notevole è anche che il ruolo attribuito alla Torah nella cultura ebraica tradizionale sia qui passato alla parola di Jeshuu.

2, 9 […] Noi lo vediamo ora coronato di gloria […]

3,3 […] Egli è stato reputato degno di una gloria tanto superiore a quella di Mosé […]

7,14 […] Viene così abrogata la legge [mosaica] precedente […]

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