condannati a morte senza covid-19 – 184

qui dentro scrivo spesso le mie emozioni: quello che mi turba, che a volte mi fa sperare e mi entusiasma, che più spesso mi fa incazzare col mondo o semplicemente con qualcuno; le scrivo perché è terapeutico e mi fa bene, mi aiuta a gestirle meglio; a volte sono emozioni che nascono dalla mia esperienza diretta, a volte dal fatto di vivere nel villaggio globale chiamato pianeta e attraversato da un flusso di notizie: per la maggior parte futili, noiose, fonte di confusione e distrazione dai problemi veri, a volte rivelatrici improvvise della vera natura del mondo in cui siamo, e per questo nascoste dietro qualche piega di quella corrente in cui cerchiamo di restare a galla con la mente lucida.

. . .

questa, ad esempio: Walter Burton, 64 anni, la prima esecuzione di un condannato a morte USA, Missouri, dall’inizio della pandemia, Usa – e dopo quella del 5 marzo in Alabama: 94.702 morti più 1.

che differenza fa un morto in più fra quasi 100.000?

nessuna, se quel condannato a morte nel 2004 per un delitto del 1991 attribuito a lui, non avesse affrontato l’iniezione letale dicendo, nel tono più solenne possibile e per i posteri, probabilmente indifferenti: “Io, Walter ‘Arkie’ Barton, sono innocente e stanno giustiziando un uomo innocente”, e se la Corte Suprema non avesse rigettato il suo ultimo ricorso rifiutandosi di riesaminare i dati che lo scagionavano; dice Amnesty International: “nonostante ci fossero prove e pareri di esperti, mai ascoltati da una giuria, che neutralizzavano gli elementi chiave che hanno portato alla sua condanna“.

ma forse anche ciascuno di quei 94.701 morti americani da coronavirus avrebbe detto lo stesso, e alcuni – 26mila hanno calcolato – sono il frutto colpevole del ritardo di Trump nell’affrontare l’emergenza ed altri della fretta di togliersela dai piedi, in nome dei 39 milioni di disoccupati.

siccome peraltro queste esecuzioni sono normali in molti stati USA, l’unico motivo di curiosità sono il nuovo modo di compierle in tempi pandemia:

i testimoni, che devono assistere all’esecuzione per legge, e fra loro i parenti delle vittime, se vogliono, hanno dovuto indossare la mascherina e sottoporsi alla misurazione della temperatura e disinfettarsi le mani; il condannato no, non risulta, probabilmente è morto senza mascherina.

ma qui chissà se ce n’erano, di parenti, visto che la donna ammazzata, 39 anni fa, aveva 81 anni, quando fu trovata morta nella roulotte dove abitava.

e mi capita di pensare ad un uomo che viene giustiziato 29 anni dopo un delitto attribuito a lui e dopo 5 processi: ne aveva 35 quando questo avvenne, e quanti di questi tre decenni quasi ha trascorso nel braccio della morte, tra un ricorso e l’altro? 16 anni, non uno di meno.

per fortuna Ohio, Tennessee e Texas hanno sospeso le condanne a morte per l’epidemia per rinviarle a tempi migliori, quando tornerà la piena salute.

. . .

sto per pormi qualche domanda sulla civiltà giuridica americana, di un paese che si considera il faro della democrazia.

mi fermo appena in tempo: in Cina lo stato ammazza i colpevoli lo stesso e in numero ancora maggiore, non solo perché il paese è popolato quattro volte tanto.

solo che lì nessuno va a sbirciare su quel che succede, nessuno ne parla, Amnesty non arriva.

e allora, dico un paradosso, è quasi meglio.

perché se lo stato per sopravvivere ha bisogno di compiere dei delitti, meglio che questi siano del tutto nascosti e delle vittime non si senta neppure il respiro.

. . .

poi penso che da noi non occorre aspettare quarant’anni per morire forse innocenti, penso a Karim, il bambino italiano, ma di origine straniera, morto schiacciato in provincia di Bergamo, in un cassonetto per i vestiti usati, mentre cercava di recuperarne qualcuno.

penso ai nostri politici iena, che parlano di +Europa e nascondono da anni gli appelli dell’Europa all’Italia, prima perché introducesse e oggi perché rafforzi, forme di sostegno ai gruppi sociali marginali, il cosiddetto reddito di cittadinanza.

lo stato ha altri modi di uccidere, epidemia o no, anche quello di lasciar morire.

13 commenti

  1. Almeno non potevano aspettare la fine della pandemia? Come segnale di ritorno alla normalità è proprio americano. Il ragazzino mi fa una profonda pena, qui qualche anno fa morì un ragazzo in modo simile , atroce, in pratica soffocato dalla chiusura di quel cassonetto… da allora venne cambiato il sistema degli sportelli basculanti, speravo non succedesse più. È una morte assurda, in Italia e ovunque…

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    • sapere che la morte di questo ragazzino è stata preceduta da una morte analoga e neppure troppo lontano aggiunge una nota ulteriore di orrore: possibile che chi ha installato quei cassonetti li abbia modificati solo a Como? oppure la modifica era sbagliata?

      e ci sono delle responsabilità specifiche di chi ha installato questi cassonetti insicuri?

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      • Io credo di sì, che ci siano responsabilità. All’epoca quel sistema con lo sportello basculante che in pratica bloccava chi cercava di entrarci (una morte bruttissima, per soffocamento, lo ricordo bene perché allora, siccome il cassonetto era uno di quelli per la raccolta dei vestiti della Caritas ed era nel cortile della parrocchia fece molta impressione, fu paragonata alla morte di Gesù in croce perché vi vogliono ore per morire così… ricordo anche allora come forse oggi la beceritudine di chi fosse che se l’era cercata , il ragazzo era rom…) fu messo sotto accusa e io credo fosse stato vietato in tutta Italia. Dispiace ancora di più perché, nonostante tutto, se uno ha bisogno di vestiti non c’è bisogno che lì vada a prendere dai cassonetti, vengono raccolti proprio per distribuirli a chi ne ha bisogno, vuol dire che non sanno dove rivolgersi, dietro ci sono anche delle solitudini

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        • stai aggiungendo note di autentico orrore: non ho più parole.
          in pratica, per raccogliere vestiti usati con cui aiutare i poveracci, sistemiamo delle autentiche trappole per topi dove alcuni di loro muoiono strangolati nel tentativo di prenderne qualcuno. e poi questo succede nel cortile di una parrocchia! per giunta…
          e dopo il primo e forse anche dopo questo secondo morto, non sono ancora stati proibiti in tutta Italia?

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          • Eh, proprio così. Ma come dicevo, io pensavo fossero stati vietati, sicuramente qua li hanno cambiati tutti. Certo a raccontarlo così è atroce, ma nessuno aveva mai pensato ad una eventualità del genere; sicuramente la chiusura era stata fatta perché non si potessero tirar fuori i vestiti ma che poi funzionasse da tagliola no… certo se si pensa a tanti obblighi stupidi (io per dire quando ho rifatto il bagno l’ho dovuto fare che ci girasse dentro una carrozzina, anche se di carrozzine non ne ho), che nessuno abbia pensato a questo è assurdo.

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            • sì, posso capire anche io che la prima volta non ci si pensi; ma dopo che un primo morto ci è scappato, non è logico provvedere ovunque?
              mi torna nuova quella del bagno; anche io ne ho appena rifatti, ma nessuno me ne ha parlato; ricordo però che il geometra lo voleva grande e io preferivo avere più grande la camera; poi alla fine abbiamo mediato,ma forse il problema lui l’ha lasciato sottinteso perché almeno in un bagno la carrozzina ci può entrare (e faccio gli scongiuri di non averne mai bisogno…):

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  2. “se quel condannato a morte per un delitto del 1991 attribuito a lui”

    “mi capita di pensare ad un uomo che viene giustiziato 39 anni dopo un delitto attribuito a lui:”

    Se l’omicidio è avvenuto nel 1991 sono 29 anni fa, non 39. E dunque l’assassino ne aveva 35, non 25.
    Comunque, premesso che sono contrario alla pena di morte anche per i colpevoli, il mondo è pieno di assassini che si dichiarano innocenti, la dichiarazione d’innocenza non ha alcun valore. Anche perchè sentirsi innocenti è un qualcosa di molto generico e personale, uno puó sentirsi innocente anche dopo una carneficina. Anche tanti nazisti si sentivano innocenti!
    Avrebbe molto piú valore dire IO NON HO UCCISO TIZIO, cioè negare il fatto preciso per cui si è stati accusati e condannati, anzichè appellarsi a una generica innocenza.

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    • se non sbaglio, 1991 è un lapsus di battitura per 1981 e l’ho corretto; però ora non ritrovo più l’articolo originale e spero di non sbagliare di nuovo, però l’avevo memorizzato così. ma magari tu sei più bravo di me con google e mi correggi di nuovo. 🙂
      no, ho trovato un riferimento nella stampa USA, avevo memorizzato male: 1991, effettivamente; correzione in senso inverso.
      https://theintercept.com/2020/05/14/missouri-coronavirus-execution-walter-barton/

      quanto all’osservazione più sostanziale, ritengo che, quando uno ha provato a dire per qualche decennio quello che tu avresti preferito che dicesse in punto di morte, comunque, giunto al momento finale, abbia diritto anche ad un po’ di sintesi…

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      • “quanto all’osservazione più sostanziale, ritengo che quando uno ha provato a dire quello che tu avresti preferito che dicesse per qualche decennio, comunque, giunto al momento finale, abbia diritto anche ad un po’ di sintesi…”

        Provo a spiegarmi meglio, quello che volevo dire è che se un’associazione come Amnesty International vuole battersi contro la pena di morte, mi sembra insensato che basi le proprie campagne sull’innocenza(o sull’insufficienza di prove) dei condannati. Se nella vicenda in questione il problema è la condanna di un’innocente(o comunque la carenza di prove ed indizi sufficienti per stabilire la colpevolezza del condannato), non c’entra niente la pena di morte, in mancanza di prove sarebbe altrettanto aberrante e disumano anche togliere la libertà a una persona per anni(ma anche per mesi, settimane o giorni).
        Se invece la questione principale è l’opposizione per principio alla pena di morte, che c’entra l’innocenza?

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        • ma io non sono Amnesty International! sono andato a una loro riunione a Brescia, un paio d’anni fa, e sono rimasto molto deluso.
          non credo alle campagne contro la pena di morte basate su principi assoluti e neppure io sono contrario alla pena di morte in assoluto: sono contrario alla guerra, ma le guerre esistono; ma in uno stato di guerra, quando tutti i militari rischiano la vita, un rifiuto della pena di morte in nome della difesa della vita è assolutamente ridicolo e non può essere ammesso in un simile contesto, limitatamente ai reati militari capaci di provocare gravi perdite di vite umane nel proprio esercito; quindi, direi, prima aboliamo la guerra e poi la pena di morte anche in guerra.

          credo che un eventuale rifiuto della pena di morte come espressione del biblico occhio per occhio possa nascere dal rifiuto della pena di morte per un dato emotivo di insopportabilità: e dunque il giudizio globale è la somma di tanti giudizi su fatti singoli.
          siccome uno degli argomenti contro la pena di morte è il rischio di errore giudiziario, mostrarne alcuni conclusisi a quel modo, è invece, secondo me, proprio molto appropriato.

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