la cannabis, gli ebrei, le religioni, la storia – 196

Tel Arad è un sito archeologico in Israele scoperto nel 1962, e formato da due parti: una fortezza su un’altura, che risale al IX-VIII secolo a.C., e una città bassa.

la città fu abitata nella prima età del bronzo, fino al 2200 circa a.C. da popolazioni cananee, e poi abbandonata, anche se era una delle più grandi di quel periodo in Medio Oriente, con una superficie di circa 10 ettari, e circondata da un muro di protezione con torri; appartiene quindi al periodo precedente alla sedimentazione in quel territorio della cultura ebraica (l’origine dall’Egitto degli ebrei è una leggenda senza riscontri archeologici).

la fortezza, invece, fu costruita al tempo del regno di Giuda e conteneva al suo interno un piccolo tempio, costruito rigorosamente secondo un modello descritto nella bibbia: ebraico, dunque.

ed è in questo tempio che sono state ritrovate tracce di hashish esaminando dei residui trovati su due altari minori del santuario, come riferisce in questi giorni un articolo pubblicato su una rivista di archeologia israeliana; invece sull’altare maggiore si sono trovate tracce di un tipo pregiato di incenso.

Scoperta in Israele: gli ebrei facevano uso di cannabis già 2700 anni fa durante le cerimonie rituali
L’altare sul quale sono state trovate tracce di cannabis (afp)

quindi gli ebrei del tempo facevano uso di cannabis già 2.700 anni fa durante le cerimonie religiose; e siccome questo tempio è in pratica una riproduzione in piccolo del grande tempio di Gerusalemme, è quasi certo che anche lì si facesse uso di sostanze: se queste sostanze erano usate nei riti in una zona periferica del Regno di Giudea, probabilmente questa era una pratica di culto riconosciuta.

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l’analisi dei residui, resa possibile dalle raffinatissime tecniche moderne, dimostra una notevole competenza nel creare una temperatura molto alta senza bruciare la cannabis, quella necessaria per portare a uno stato di alterazione.

inoltre sia la cannabis sia l’incenso erano importati con costi molto elevati, e quindi non poteva certo trattarsi di una pratica clandestina.

chi dà la notizia la usa per una discussione sulla legalizzazione della cannabis, che trovo abbastanza insulsa se si riduce ad argomenti di questo tipo; lasciatemi ironizzare, invece, a questo punto, sulle radici giudaico cristiane della nostra cultura:

chi lo avrebbe mai detto che l’uso dell’incenso, che tuttora continua nelle nostre chiese, è soltanto un relitto di usi più antichi che coinvolgevano anche la cannabis per agevolare le esperienze mistiche dei fedeli?

mi viene troppo facile dire che a questo punto si spiegano molte cose di quella cultura e dei suoi miti – ed è certamente una caduta nel cattivo gusto; ma non è detto che non ci si azzecchi comunque qualcosa.

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ma il discorso si allarga ancora, perché non riguarda soltanto la cultura ebraica: “l’utilizzo di sostanze allucinogene per ragioni di culto è attestato nelle culture umane dal Neolitico, ma questa è al momento la più antica evidenza dell’uso di cannabis nel Medio Oriente antico” per scopi religiosi, dice uno degli archeologi.

quindi le religioni antiche usavano tranquillamente droghe come strumento di realizzazione di stati di coscienza alterata: e quanto dei miti, dei miracoli, dei prodigi, delle profezie che allora circolavano erano prodotti in questo modo?

le religioni antiche erano fondate su una transizione a stati alterati di coscienza, che non venivano affatto demonizzati, come nelle società ragionevoli del rigore scientifico moderno, ma ritualizzate e condotte a far parte delle comuni esperienze umane (qualcosa di simile ho vissuto in un santuario hindu nel mio recente viaggio in Sri Lanka: la possessione estatica ritualizzata e probabilmente raggiunta anche con simili sussidi esterni di tipo analogo).

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ma a questo punto mi piacerebbe porre un’altra domanda: quanta parte della storia umana è anche storia delle sostanze psicotrope usate nelle diverse epoche?

è una domanda completamente estranea alla visione hegeliana della razionalità del reale, travasata anche in Marx e nel marxismo-leninismo degenere, perché introduce il massimo elemento di irrazionalità possibile.

ad esempio, la storia del nazismo è anche storia delle droghe che usavano Hitler e gli altri gerarchi del fascismo?

la storia del Sessantotto e dei movimenti di protesta dei decenni successivi è stata indubbiamente anche una storia di droghe e di LSD, e infatti il movimento venne distrutto attraverso la diffusione massiccia dell’eroina.

ma la storia degli ultimi decenni è diventata, invece, una storia della cocaina?

e l’alcoolismo? gli antichi greci e i romani allungavano il vino con due parti di acqua e non conoscevano liquori più forti; che legame c’è tra il consumo di massa moderno di questa droga e la storia contemporanea, e in particolare con le rivoluzioni dell’Ottocento o la prima guerra mondiale? notoriamente, all’inizio del secolo scorso, i soldati venivano ubriacati nelle trincee prima di mandarli all’assalto con le baionette contro i reticolati.

la rivoluzione francese fu un prodotto di eccitanti come il tabacco (ovviamente sconosciuto prima della scoperta dell’America) e del caffè, diventati consumi di massa?

e che ruolo ebbe l’assenzio nella letteratura o nell’arte francese dell’Ottocento, oppure l’alcool in quella italiana dello stesso periodo? dopotutto Carducci era un noto bevitore e non ne tacque nei suoi versi: Cittadino Mastai, bevi un bicchiere!, scrisse nell’Inno a Satana, dedicandolo provocatoriamente al papa Pio IX, e Pascoli un alcoolizzato, come del resto Poe che ne fu ucciso precocemente; per non dire che la musica classica della modernità nasce dal grandioso alcolismo beethoveniano.

D’Annunzio, invece, precorse i tempi con la cocaina, che condivideva del resto con Freud, che ne consigliava l’uso terapeutico.

ma degli effetti dell’alcool anche sulle classi popolari a lasciato un ricordo durissimo Zola, nel suo più bel romanzo, L’assomoir, Lo scannatoio.

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insomma, qualcuno scriverà mai una storia delle droghe e delle società umane che le hanno preferite via via nei secoli, a cominciare dagli sciamani e a concludere con i cocainomani isterici dei giorni nostri?

intanto che aspettiamo che qualcuno risponda alla domanda (e sempre che qualche libro del genere non esista già, e io semplicemente non lo conosco), guardiamoci come esseri umani sociali anche da questo punto di vista.

vi garantisco che la diffusione massiccia della cocaina e di altri eccitanti potrebbe essere un’ottima chiave di lettura anche della società e della politica italiana degli ultimi anni, anche se in questo caso la religione non c’entra e l’uso è rigorosamente privato e non ritualizzato.

12 Comments

  1. Si ci sono tante tipi di droghe . Nel tempo sono aumentate. Nella società è stata utilzzata sin dai tempi antichi. In ogni forma di potere e fuori singolarmente..
    il tuo post e ricco in più un tuo lettore ha portato altro.
    Nell’epoca dello sballo o di volersi sentire sempre al massimo, va la cocaina.
    Per i poveri restano sempre i rifiuti.
    Poi ci sono le politiche messe in atto da tempo, che ci rendono lentamente ebeti, molti. Sono politiche mondiali, naturalmente ci riguardano. Il problema restano i bambini, i giovanissimi e il futuro. Un prospettiva non remota, molto dura e tutt’altro
    Uno dei più lucidi e profetici filosofi contemporanei è Günther Anders, compagno di A. Arendt. Il problema sta nel fatto che a leggerlo non sono le masse, in difesa delle quali lui (come tanti altri) ha scritto, ma coloro i quali hanno considerato quella possibilità come suggerimento e progetto di dominio.

    “Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti. I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini.
    L’ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.

    In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi.
    Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario. Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo.
    Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si diffonderanno massivamente, attraverso la televisione, divertimenti che lusinghino sempre l’emotività o l’istintivo. Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. È cosa buona, con chiacchiere e musica incessante, l’impedire lo spirito di pensare.
    Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio.
    In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana E il modello della libertà.
    Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, che l’unica paura – che dovrà essere mantenuta – sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità.
    L’ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello, e deve essere monitorato come deve esserlo un gregge.
    Tutto ciò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene sociale; tutto ciò rischia di causare il suo risveglio deve essere ridicolizzato, soffocato, combattuto.
    Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali.
    Da”L’uomo è antiquato”, 1956

    Ciao Mauro come va lassù ? Io me la cavo e se dura sono nata con la camicia.
    Buona vita sempre e comunque 🐞. O semplicemente indietro non si torna. Perciò andiamo avanti 🌐🙈🙉

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    1. nel mio comune sono 35 giorni che non si verifica nessun caso nuovo (in tutto sono stati 6, in loco) e tutti sono guariti; più o meno così sta andando in tutti i piccoli comuni di montagna della valle; nel fondovalle i casi sono ridotti a 1-3 al giorno, e non ci sono morti da circa una settimana, mi pare: isola lombarda fortunata, anche se il fondovalle ha pagato il suo tributo di 150 morti su 60mila abitanti, quindi 2,5 su 1.000.
      il clima oramai è rilassato, ci si preoccupa semmai dell’autunno; peraltro il clima è tale già adesso.

      sento te più preoccupata, ma spero che anche lì le cose stiano volgendo al meglio.

      la citazione di Anders (che non conoscevo) è bellissima, e terribilmente profetica; purtroppo diffondere l’ignoranza è il modo migliore per mantenere il potere, e restare ignoranti è molto facile, basta non fare fatica per imparare…- temo che la battaglia sia persa.

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  2. Incuriosito da questo post ho cercato in rete e ho trovato un’interessante articolo sulle droghe usate nella storia in ambito militare. Ricordavo appunto che l’Isis usava (o usa) una molecola sintetica, il Captagon, per le sue scelleratezze.
    Il modo di pensare dei militari mi ha sempre fatto paura.

    https://www.focus.it/cultura/storia/captagon-droghe-guerra-storia

    PS. Una volta che mi sentivo impreparato per un esame pensai di bermi una lattina di birra poco prima. Devo dire che ancora oggi lo ricordo come l’espediente piu inutile mai adottato. Ero imbambolato e volevo solo che finisse tutto subito indipendentemente dall’esito.

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    1. molto interessante l’articolo che mi hai linkato; dovrei quasi aggiungerlo al post come nota; è vero che si limita a considerare l’aspetto militare e non esamina le conseguenze dell’uso sociale delle stesse sostanze anche in tempo di pace, come io ho soltanto accennato; tuttavia documenta e approfondisce quello che io ho qui soltanto intuito.

      alcune di queste realtà le conoscevo, come l’uso dell’hashish nella setta degli assassini medio-orientale, ma mi sono dimenticato di citarle; altre sono state nuove anche per me, ma direi che concorrono tutte a creare un quadro abbastanza omogeneo dell’interazione storica tra civiltà umane e sostanze psicotrope.

      PS. forse abbiamo scoperto un nuovo parallelismo personale: io sono intollerante dell’alcool, che mi procura effetti spiacevoli anche a dosi abbastanza piccole, anche se da vecchio mi sono costretto ad assumere non più di mezzo bicchiere di birra a volta a pasto; e per superare l’esame della patente, dopo due bocciature (le uniche in vita mia) ricorsi non ad una lattina di birra che avrebbe potuto anche farmi svenire (come mi capitò una volta per un bitter alcoolico), ma ad un sedativo dell’ansia: con buon esito, peraltro.

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      1. Mi viene da sorridere perché quello che hai fatto tu siamo in molti a farlo.
        In famiglia va molto la camomilla, a me non va giù. Adoro a pasto un buon bicchiere di vino. Sono contraria all’uso delle droghe e dell’alcool in genere sopratutto per ottenere il massimo da chi deve sfruttare. O convertire.
        Oggi giorno va l’esaltazione e giù cocaina, bisogna vedere come è stata tagliata.
        Sono morte tante persone con l’eroina ed altri ritrovati chimici pericolosi.
        L’approfondimento su tradizioni e riti antichi religiose o pseudo religiosi interessante.. Mio padre nel lungo periodo passato nel MatoGrosso in Brasile diceva che erano sparse ovunque ceste colme di foglie di cocaina.
        Ma delle favelas faceva altri racconti. ..
        Ciao

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    1. be’, qui per religione intendo l’apparato dei riti e degli ambienti per svolgerli, non tanto le concezioni della vita che sono tutte, in qualche modo, delle religioni
      (nel post di oggi accenno alla “religione del lavoro” lombarda: questa certo potrebbe avere qualcosa a che fare con l’uso della cocaina per reggere ai ritmi frenetici della produzione e garantirsi il necessario grado di aggressività sociale).
      però non mi risulta che ci siano luoghi nei quali ci si raduna a drogarsi con un intento rituale, salvo forse che in qualche rave party, che effettivamente potrebbe richiamare le esperienze degli antichi ebrei.

      intendevi riferirti a questi?

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        1. certo, gli anni rendono la mente meno elastica e avrei dovuto capirlo; vorrei dirti che forse mancano però i riti pubblici che rendono questa religione riconoscibile.

          ma poi mi viene il dubbio di dire un’altra sciocchezza: le scene della movida che spezza l’incantesimo malvagio e diabolico dell’isolamento sanitario non sono forse anche i grandi riti di massa della religione della produttività, che diventa paradossalmente anche religione dello sballo? la potremmo facilmente chiamare la religione del dio Mercato, se non fosse politeista e non preferisse onorare i Mercati (non so se hai notato che si usa preferibilmente il plurale, come se un Mercato solo fosse troppo poco).

          ci si ammazza di produttività, per poi ammazzarsi o quasi di sballo: sì, forse questa è una vera e propria religione – che però ha una stranezza, in quanto esige manifestazioni di culto differenti fra loro, che si svolgono in luoghi differenti: c’è il momento compunto della concentrazione e quasi della preghiera, attorno ad operazioni di culto dagli aspetti anche pratici – come in un qualunque santuario hindu o cattolico -, e questi luoghi sono indiscutibilmente le banche, le vere cattedrali di questa autentica religione post-moderna.

          ma poi i momenti della trasgressione festaiola fondata sul trionfo dell’irrazionale, le moderne processioni estatiche dei posseduti dalla religione, non si svolgono a partire dai luoghi principali del culto o dentro di loro, ma fuori, in altrove che sono le piazze ben distinte dalle cattedrali e dalle chiese bancarie.

          – insomma, grazie ai due commenti ricevuti, questo post dovrebbe essere completamente riscritto; non lo faccio per il rischio che diventi un insopportabile trattatello.

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            1. sì, ma qui sono totalmente distinte e apparentemente dedicate a due divinità diverse: il denaro e la festa; è vero che questi sono poi i due lati della stessa medaglia, ma i partecipanti si meraviglierebbero molto se qualcuno cercasse di spiegarglielo…

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