omofobia vescovile – 203

la CEI, Conferenza Episcopale Italiana (e non Commissione per l’Epurazione degli Inadatti, come forse forse preferirebbero essere chiamati), ha emesso ieri un comunicato, che francamente trovo imbarazzante (e credo che lo sia anche dal punto di vista dell’attuale pontefice, velenosamente e impropriamente tirato in ballo nell’esordio del testo – forse), preceduto da questo sintetico comunicato sul loro sito twitter:

Preoccupazione per le proposte di legge in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: per questi ambiti non si riscontra alcun vuoto normativo e nemmeno lacune che giustifichino urgenza di nuove disposizioni #omofobia

pesante consueta intrusione politica diretta, da parte della Chiesa Cattolica, che – a norma del Concordato, dei cui benefici usufruisce – dovrebbe rispettare invece l’autonomia (presunta) della sede politica.

le accuse sono pesantissime: derive liberticide, che finirebbero col colpire l’espressione di una legittima opinione; segue un esempio sconcertante delle conseguenze a cui porterebbe questa legge, se approvata: sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura; insomma, nessun dubbio hanno i vescovi che si sta per introdurre un reato di opinione.

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abituato ad andare a verificare dalla filologia – che ingiustamente non è elencata tra le virtù cristiane né teologali né cardinali -, ho cercato il progetto di legge di cui si parla, e lo riporto in fondo a questo post, per i lettori più esigenti:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00716085.pdf.

è molto breve e può essere analizzato in fretta, ma per chi fosse ancora più frettoloso anticipo sin d’ora le mie conclusioni, che sono gravissime: perché o i vescovi che hanno sotto scritto questo comunicato non hanno affatto letto la proposta di legge e parlano soltanto per sentito dire (e per molti di loro è purtroppo probabile) oppure siamo di fronte ad un atto di malafede inqualificabile.

e questa sarebbe la loro disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto? poveri noi…

peggio, il loro intervento contro una legge che interviene a punire che compie o istiga a compiere atti di discriminazione contro omosessuali e trans sembra un pesante intervento a favore dell’omofobia, forse proprio perché essa trova ampio spazio proprio anche tra i vescovi, come conseguenza particolare della pesante sessuofobia cattolica, aggravata dal senso di colpa che diversi sacerdoti provano per le proprie preferenze omosessuali.

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vengo all’analisi, breve, ma dettagliata, della brevissima proposta di legge:

trascuriamo pure l’art. 2 , che stabilisce che l’ISTAT deve produrre una statistica almeno quadriennale delle violenze e discriminazioni omofobe; all’art. 1 questa proposta si limita a integrare due leggi già esistenti, che risalgono al 1975 e al 1993, ma vengono in pratica a costituire un unico atto legislativo, dato che il secondo è una modifica del primo: la Legge 13 ottobre 1975, n. 654, nota come Legge Mancino, che è la Ratifica della Convenzione Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, poi corretta appunto nel 1993.

in poche parole, la legge esiste già, punisce già chi fa propaganda razzista e commette o istiga a commettere atti di discriminazione non solo per motivi razziali, ma anche nazionali o religiosi; questa proposta si limita ad aggiungere ai casi previsti la tutela delle minoranze sessuali; e in tutta evidenza non può essere che la stessa legge diventi improvvisamente pericolosamente liberticida se, invece di tutelare una minoranza religiosa o etnica, tutela dalle discriminazioni una minoranza sessuale.

e se c’è una critica da farle è semmai che le discriminazioni per motivi sessuali non si limitano a omosessuali e transessuali, ma coinvolgono anche le donne: per cui meglio sarebbe sostituire nella legge l’espressione fondati sull’omofobia o sulla transfobia con la parola più semplice e comprensiva di sessuali.

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la legge Mancino all’art. 3 c.1 a) punisce con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; il progetto di legge in discussione aggiunge, alla fine: o fondati sull’omofobia o sulla transfobia.

all’art. 3 c. 1 b) punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; il progetto di legge in discussione aggiunge, anche qui, sempre alla fine: o fondati sull’omofobia o sulla transfobia.

allo stesso modo si interviene sull’art. 3 c. 3, che dice:

3. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni. il progetto di legge in discussione aggiunge, alla fine della prima frase, dopo religiosi: o fondati sull’omofobia o sulla transfobia.

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ma c’è di più, a evidenziare la malafede (o la disinformazione) dei vescovi italiani: proprio con questa proposta viene aggiunto alla Legge Mancino un nuovo articolo, proprio per evitare ogni abuso nell’uso di questa legge come possibile deriva verso forme di persecuzione del pensiero:

«3-bis. Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero anche se assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».

lascio perdere l’insensatezza sintattica (grave!) della seconda parte del periodo; ma insomma il disperato appello alla libertà di opinione lanciato dai vescovi italiani è ampiamente tutelato, almeno nelle intenzioni che precedono il corretto uso della sintassi, proprio dalla proposta di legge che loro contestano tanto pesantemente.

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quando si afferma che in Italia si confonde la libertà di pensiero quella di istigare all’odio e alla violenza, forse è proprio ai vescovi italiani che si deve guardare: a loro va bene che venga punito chi istiga all’odio contro i cattolici, ad esempio (visto che finora non risultano loro critiche alla legge Mancino, come è formulata oggi), ma non va più bene se questa tutela viene estesa anche ad omosessuali o trans: purtroppo, per i vescovi cattolica, istigare alla violenza contro costoro dovrebbe continuare a non essere previsto come reato.

come non accorgersi che già solo per questo hanno una visione discriminatoria del problema? hai voglia a dichiarare all’inizio che i vescovi sono contro ogni discriminazione, come si vorrebbe in effetti che fosse: contro le discriminazioni contro gli omosessuali non sono, altrimenti non troverebbero niente di male se vengono punite in quanto tali.

. . .

eppure quanti omosessuali non dichiarati e bisognosi di tutela dalle discriminazioni si nascondono anche nel mondo ecclesiastico, e quanti vescovi o perfino cardinali si sono macchiati di azioni pedofile o hanno fatto sesso con minori abusando della loro autorità?

si mettano in pace con se stessi e con la loro coscienza, anziché cercare di rifare una verginità apparente gridando forte contro la doverosa tutela degli omosessuali, compresi quelli cattolici.

e credo che parole come le mie non saranno messe sotto accusa dopo l’eventuale approvazione di questa legge, come libera espressione di una opinione (peraltro documentata), perché non intendo affatto istigare all’odio, alla discriminazione o, peggio, alla violenza contro di loro; però indubbiamente vorrei mettere in guardia da certi appelli vescovili ambigui e sostanzialmente indifferenti, almeno, alle discriminazioni contro gli omosessuali.

. . .

ed ecco il testo integrale della proposta di legge:

Art. 1. (Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122)

c. 1. All’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettere a) e b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o fondati sull’omofobia o sulla transfobia»;
b) al comma 3, primo periodo, dopo le parole: «o religiosi» sono aggiunte le seguenti: «o fondati sull’omofobia o sulla transfobia»;
c) dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:
«3-bis. Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero anche se assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».

c. 2. Al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al titolo, dopo le parole: «e religiosa» sono aggiunte le seguenti: «ovvero fondata sull’omofobia o sulla transfobia»;
b) alla rubrica dell’articolo 1, dopo le parole: «o religiosi» sono aggiunte le seguenti: «ovvero fondati sull’omofobia o sulla transfobia»;
c) all’articolo 3, comma 1, le parole: «o religioso» sono sostituite dalle seguenti: «, religioso o fondati sull’omofobia o transfobia»

Art. 2. (Statistiche sulle discriminazioni e sulla violenza)

Ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto della discriminazione e della violenza di matrice xenofoba, antisemita, omofobica e transfobica e del monitoraggio delle politiche di prevenzione, l’Istituto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più esposti al rischio con cadenza almeno quadriennale.

5 commenti

  1. Stella polare del legislatore dovrebbe essere la Costituzione; se si ritiene che le norme attuali non tutelino abbastanza bene fanno ad intervenire; anche sul femminicidio mi pare c’è stato un bel dibattito se introdurre un reato specifico, aggravante dell’omicidio “normale”, dunque anche in questo caso mi pare quasi scontato che si discuta. La Cei dice la sua, non so quanto d’accordo con papa Francesco, non credo molto; ha senz’altro il suo peso, ancora, ma mi sembra più un fuoco di sbarramento per altre questioni come equiparazione del matrimonio omosessuale, adozione… oppure avranno paura di non poter più tacciare un sodomita da peccatore. Dalla bozza alla legge comunque la strada è lunga, troppe ne sentiremo…

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    • che ciascuno dica la sua è più che ovvio, giusto; e le opinioni diverse dalle proprie vanno non solo rispettate, ma ascoltate con rispetto e disponibilità a sentire le ragioni dell’altro.

      ma che, nel dire la sua, qualcuno menta spudoratamente, peraltro, lo qualifica per quel che è: uno che discute barando; e qui il rispetto viene doverosamente.

      mi pareva che la menzogna, chiara, evidente, inconfutabile, fosse considerata un peccato nell’etica cristiana.

      ma, da ateo, mi chiedo se questa Chiesa episcopale italiana possa essere ancora considerata cristiana.

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