la sesta testimonianza, le stratificazioni, nell’Annuncio del Nuovo Regno, dal Vangelo secondo Giovanni – 37 = 11-15 bis – 225

la sesta testimonianza sulle azioni di Jeshuu, contenuta nel Vangelo secondo Giovanni come relitto delle sue due versioni più antiche, il cosiddetto Vangelo dei segni e quello che io ho chiamato l’Annuncio del Nuovo Regno, è stata già oggetto di una mia analisi molto articolata, volta a ricostruire il suo aspetto originario, prima delle rielaborazioni subite attraverso almeno due fasi successive:

https://corpus15.wordpress.com/2019/09/23/lannuncio-del-nuovo-regno-11-i-problemi-della-sesta-testimonianza-prima-parte-il-rabbi-nazareno-e-il-sukkot-425/

https://corpus15.wordpress.com/2019/10/02/lannuncio-del-nuovo-regno-12-ladultera-seconda-parte-della-sesta-testimonianza-439/

https://corpus15.wordpress.com/2019/10/12/lannuncio-del-nuovo-regno-13-i-figli-di-abramo-terza-parte-della-sesta-testimonianza-453/

https://corpus15.wordpress.com/2019/10/21/lannuncio-del-nuovo-regno-14-analisi-della-o-delle-ultime-testimonianze-viste-la-deportazione-di-ebrei-e-curdi-nel-primo-secolo-464/

https://corpus15.wordpress.com/2019/11/08/il-testimonium-slavianum-in-margine-alla-sesta-testimonianza-lannuncio-del-nuovo-regno-15-495/

ed è logico che il lavoro su questa testimonianza sia stato così complesso, dato che il testo stesso in questo punto lo è.

in questa specie di nota aggiuntiva alla trattazione già fatta cercherò allora di limitarmi al massimo ad alcuni punti.

. . .

una riflessione qualche mese dopo mi permette di cogliere una correlazione fondamentale che mi era sfuggita: nella versione originaria del testo che ho ricostruito si accenna al fatto (molto sorprendente per noi e per le tradizionali narrazioni evangeliche) che Jeshuu quando avviene l’episodio qui raccontato non ha ancora cinquant’anni.

accettando – come chiedo di fare, per il momento – che il 6 a.C. sia l’effettiva data di nascita dell’uomo Jeshuu su cui poi si ricostruirono tutte le fantasiose narrazioni successive relative al semi-mitico Gesù, questo ci porta vicino all’anno 46 d.C..

ma quest’anno è piuttosto significativo, perché è proprio quello nel quale vennero crocifissi Giacomo e Simone.

Oltre a ciò, Giacomo e Simone, figli di Giuda Galileo, furono posti sotto processo e per ordine di Alessandro, vennero crocefissi; questi era il Giuda che – come ho spiegato sopra – aveva aizzato il popolo alla rivolta contro i Romani, mentre Quirino faceva il censimento in Giudea. Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, 20:5.2

. . .

l’Alessandro del testo è Tiberio Alessandro, esponente di una delle più illustri famiglie giudaiche di Alessandria”, che «non rimase nei costumi dei suoi padri», a quanto dice Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 20.100; il famoso filosofo Filone di Alessandria, morto all’incirca in quei mesi, era suo zio e ne ha fatto un personaggio in due sue opere, in cui gli fa sostenere argomenti contro l’esistenza della provvidenza divina, che Filone cerca di confutare; fece una straordinaria carriera sotto l’impero con la dinastia Giulia, ed è probabile che parli di lui Giovenale nella sua prima satira, in un accenno, ferocemente anti-semita, quando racconta di passare davanti alle statue trionfali nel Foro romano, «fra i quali ha osato, non so a quale titolo, mettere anche il suo un doganiere egiziano (ma ai suoi piedi si può pisciare o far di peggio)».

come procuratore romano dal 46 al 48 d.C., successe a Fado, che aveva dovuto già affrontare alcune rivolte; quanto a Simone e Giacomo alcuni hanno sottolineato la coincidenza dei nomi dei due figli di Giuda il Galileo, da lui fatti crocifiggere, con i nomi di due dei fratelli di Jeshuu – che la tradizione cristiana successiva ha naturalmente fatto morire in tutt’altri modi.

. . .

ora, la polemica tra Jeshuu e i suoi fratelli che apre questa testimonianza, l’invito dei fratelli a rivelarsi, cioè a rivendicare apertamente la sua natura di messia, il rifiuto di Jeshuu, che rinfaccia ai fratelli che il loro tempo è sempre pronto, mentre lui invece deve aspettare il suo, e tutta la contrapposizione – che ho già sottolineato nei miei commenti citati sopra – tra la posizione militante dei fratelli di Jeshuu e la sua visione invece profetica di attesa del miracoloso intervento divino acquistano un significato davvero suggestivo se collocati in questo contesto e diventano improvvisamente molto chiari, anche se appena accennati nel testo.

del resto non è questo il solo indizio che ci porta ad affermare che Jeshu era appunto il figlio primogenito di Giuda il Galileo e che rivendicava il trono di Israele proprio per questo.

. . .

piuttosto, come si pone allora questa parte del testo nel quadro che si va delineando della formazione progressiva del testo attuale del Vangelo secondo Giovanni? in modo abbastanza coerente, direi.

anche la sesta testimonianza rientra, se non altro per un’esplicita citazione del termine segni, nel testo originario del Vangelo dei segni, cioè del manifesto politico-religioso con cui si preparò la raccolta dei seguaci di Jeshuu, il profeta egiziano, sul Monte degli Ulivi, in attesa del crollo miracoloso delle mura di Gerusalemme: in questo quadro era fondamentale affermare che Jeshuu aveva preso le distanza (vero o falso che questo fosse) dall’azione rivoluzionaria dei suoi fratelli, ma affermare nello stesso tempo la sua vicinanza a loro negli obiettivi, mostrando che nello stesso contesto lui aveva rischiato di essere ucciso dalla élite di Gerusalemme e consegnato già allora ai romani.

un difficile compromesso per l’obiettivo di Eleazar (Lazzaro) di riprendere appunto la strategia insurrezionale dei figli (gli altri figli?) di Giuda il Galileo.

. . .

quanto alla successiva integrazione di questo testo base – cioè del Vangelo dei Segni – nell’Annuncio del Nuovo Regno nella redazione predisposta da Eleazar, non è difficile neppure qui individuare nella seconda parte del testo l’aggiunta successiva, volta a preparare l’insurrezione contro i romani; la lunga polemica sulla interpretazione della figura di Abramo, ha del resto senso soltanto in un contesto rigorosamente ebraico.

ma ad essa appartiene anche l’integrazione indicata al punto 5 del primo post:

7, 37 Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Jeshuu, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38 chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». […]
40 All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!».
41 Altri dicevano: «Costui è il messia!».
Altri invece dicevano: «Il messia viene forse dalla Galilea? 42 Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il messia?».
43 E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

nel primo dei post citati sopra sta la spiegazione dell’inserimento di questo passo al tempo della stesura dell’Annuncio del Nuovo Regno.

tra queste due parti, in epoca non precisata vennero inseriti, per la comune ambientazione a Gerusalemme, sia un frammento ulteriore di discussione sul valore del rispetto del sabato, collegato originariamente al miracolo compiuto a Gerusalemme da Jeshuu appunto in tale giorno festivo, sia l’episodio del rifiuto della lapidazione del’adultera – ugualmente decisivo di distacco dal rispetto formale delle disposizioni mosaiche, ma che tuttavia non risultava interessante ai fini politici immediati, per cui nascevano sia il Vangelo dei Segni sia l’Annuncio del Nuovo Regno, ma che aveva una origine comune con le tradizioni orali da cui nascevano quei due testi.

. . .

quanto ai lunghi inserti delle manipolazioni successive nella prima parte della testimonianza, sono già stati analizzati abbastanza precisamente nei passi che ho citato sopra: le integrazioni indicate ai punti 1-4 del primo post appartengono alla prima fase di rielaborazione del testo successiva alla stesura dell’Annuncio del Nuovo Regno: qui infatti si parla di Jeshuu come di un inviato di Dio, che si prepara a ritornare da lui (e basta questo ad attribuire questi passaggi alla fase successiva alla sconfitta finale); anche le piccole integrazioni indicate nella parte finale del primo post appartengono tutte alla prima fase di rielaborazione verso il Vangelo secondo Giovanni, tranne la glossa a 7,39: Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

. . .

ed ecco le integrazioni successive nella seconda parte della testimonianza:

la prima 8, 12-19, indicata nel terzo post citato sopra, appartiene, presumibilmente alla prima fase delle integrazioni, in un contesto che già si estrania dal mondo ebraico, ma tenendolo ancora come interlocutore almeno polemico.

alla fase di rielaborazione finale appartiene invece questo passaggio, dove in bocca a Gesù viene messa una rivendicazione della propria natura divina:

23 E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24 Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».

nella parte successiva, ritroviamo una citazione da quella raccolta di detti di Jeshuu, che ho pensato di chiamare I Detti della verità, che vennero inseriti in parallelo alla prima rielaborazione:

34 Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36 Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

(sottolineo di nuovo la sorprendente vicinanza con i primi detti di Jeshuu raccolti nel Vangelo di Filippo).

il resto appartiene alla rielaborazione finale:

37 So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38 Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».

all’ultima fase della rielborazione invece appartengono queste ultime integrazioni:

8, 49: Io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me.

54 «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: «È nostro Dio!», 55 e non lo conoscete.

5 commenti

  1. […] quando mi sono occupato della struttura interna del Vangelo secondo Giovanni, c’è stato anche modo di esaminare l’episodio famoso della donna adultera che Jeshuu salva dalla lapidazione (Giov. 8, 3 – 11), nel quadro complessivo della sesta delle dodici testimonianze dei suoi seguaci che ne costituiscono la struttura (l’ho esaminata qui: la sesta testimonianza, le stratificazioni, nell’Annuncio del Nuovo Regno, dal Vangelo secondo Gio…). […]

    "Mi piace"

  2. Molto bello, molto interessante, in particolare il collegamento – conflitto coi fratelli Simone e Giacomo.
    Attendiamo con ansia il libro…

    "Mi piace"

    • lo sai che non mi sento pronto (il che, realisticamente, significa che non lo sarò mai): sto però preparando una raccolta sistematica e ragionata (con qualche attualizzazione) dei miei post sull’argomento, a partire dal 2005, quando cominciai questa ricerca; quindi una successione di volumetti che divulgherò in PDF; il primo è quasi finito.

      ho anche in corso, privatamente, un interessante dibattito con un docente dell’Università di Palermo, conosciuto anni fa, che mi sta facendo delle critiche serrate e molto utili.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...