la pretesa del silenzio di stato sul Covid-19 – 262

il governo rifiuta di rendere pubblici i verbali del  Comitato tecnico-scientifico per la gestione dell’epidemia Covid-19, istituito il 3 febbraio scorso.

non solo non ritiene suo dovere rendere pubbliche e consultabili dai cittadini le discussioni svolte in quella sede, non solo ha costretto a rivolgersi ai tribunali la Fondazione Einaudi, che voleva accedervi, ma di fronte ad una ordinanza del TAR che gli ha imposto di darglieli, ha promosso un ricorso al Consiglio di Stato, per bloccarne la pubblicazione, con argomenti di una pretestuosità sconcertante.

si tratta di un comportamento gravissimo e credo che non si debba esitare a dirlo.

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rifiutiamo la logica pseudo-machiavelliana, ma in realtà gesuitica, che sacrifica costantemente principi e coerenza alla presunta utilità del momento.

anche io sono convinto come è ovvio per tutti, salvo che per molti acuti politici della cosiddetta sinistra, che questo governo di destra moderata PD-CinqueStelle sia il male minore rispetto ad un governo isterico e beone Meloni – Salvini, anche se in un parlamento costituzionalmente discutibile.

ma proprio per questo non rinuncio a criticarlo, dato che ogni suo errore facilita il rischio di farci finire in mano ad una cricca di esaltati mitomani alle prossime elezioni; il che è quasi una certezza, se nel frattempo l’America non si libera di Trump.

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ma si può negare ai cittadini di essere informati su come si è arrivati alla peggiore catastrofe umanitaria, ma anche economica, dalla fine della seconda guerra mondiale?

e dove sono finiti, in Italia, gli intellettuali che avrebbero il dovere di essere la voce vera e critica dell’opinione pubblica, oggi lasciata in pasto alle libere manipolazioni mediatiche?

e con che faccia parliamo in Italia di democrazia?

non provate neppure a rispondere a questa domanda retorica: ve lo dico io; con la faccia ipocrita di chi sa già che è tutta soltanto manfrina e ammuìna e che in Italia di veramente democratico non c’è certo il Parlamento dei nominati, in barba alla Costituzione che vuole che i rappresentanti del popolo siano scelti personalmente dagli elettori.

e se gli elettori devono potere scegliere informati, allora questi verbali DEVONO essere resi pubblici.

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perché si vuole mantenerli segreti?

c’è qualcosa da nascondere, evidentemente; qualche errore di valutazione da occultare, qualche indicazione non seguita, per le pressioni politiche contrarie.

in sostanza, all’inizio dell’epidemia abbiamo avuto un governo che ha seguito le indicazioni della destra politica e sociale e, per non limitare subito e ragionevolmente l’economia di zone ristrette, ha creato un danno enorme all’epidemia nazionale nel suo complesso.

non deve esserne chiamato a rispondere davanti ai cittadini?

oltre che ai giudici, che comunque già stanno indagando…

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secondo uno studio dell’Università John Hopkin ogni 100mila abitanti in Belgio per il Covid 19 ne sono morti 86, in Spagna e Italia circa 60, in Svezia 56; negli USA finora circa 47; in Germania 11.

quindi l’Italia è uno dei paesi del mondo dove l’epidemia ha imperversato di più; ma la misura di una catastrofe senza confronti sull’intero pianeta si ha considerando la Lombardia (paragonabile per consistenza di popolazione al Belgio): 150 morti circa ogni 100mila abitanti, quasi il doppio del Belgio; non parliamo poi se restringiamo l’osservazione alla province di Bergamo e Brescia.

in un contesto simile è solo doveroso atto di rispetto per le vittime fornire ogni informazione utile per capire attraverso quali decisioni si è arrivati a questo risultato devastante, col blocco successivo dell’attività economica; ma è anche atto dovuto per evitare il ripetersi di errori simili.

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in questo momento la prevedibile ripresa di forza dell’epidemia per via dell’allentamento delle misure di contenimento in Italia avviene ad un ritmo leggermente più basso che in altri paesi europei, ma non sappiamo neppure bene perché.

(forse la maggioranza degli italiani è, alla prova dei fatti più disciplinata e prudente dei tedeschi?)

e soprattutto non sappiamo quanto possa durare, di fronte alla campagna della destra neo-malthusiana che ha sostituito il saluto fascista e il passo dell’oca col rifiuto pubblico della mascherina, in un rinnovato “Me ne frego!”, tanto a morire sono gli altri e soprattutto i più deboli, i vecchi e altri malati.

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la stampa segnala la situazione di crisi internazionale e lancia allarmi squillanti sulla ripresa dell’epidemia in Cina, per 70 nuovi casi di sieropositivi in un giorno (su un miliardo e 300 milioni di abitanti), quando noi oramai siamo tornati a quasi 400 su 60 milioni di abitanti.

parliamo di catastrofe Covid in California (che ha la popolazione della Spagna e 2.700 morti) o in Texas (che ha 30 milioni di abitanti, la metà dell’Italia, e 4.300 morti, non 35mila), ma in questi stati il numero dei decessi è ancora incomparabilmente minore del nostro; la vera catastrofe americana è stata nella città di New York, con 23mila morti, su 23 milioni di abitanti dell’area metropolitana (quindi 100 morti ogni 100mila abitanti), ma in queste ore non c’è nessun nuovo morto lì.

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insomma, se su questo problema siamo tornati al silenzio di stato, per la mia generazione c’è un precedente chiaro: il silenzio di stato sulla strage di Piazza Fontana.

volete forse farci credere che anche quella del Covid è stata una strage di stato?

11 commenti

    • nelle carte c’è sicuramente scritto che il Comitato Scientifico aveva chiesto al governo di isituire la zona rossa nei comuni bergamaschi e che il governo, già pronto e deciso a farlo (aveva mandato già i carabinieri a chiudere la zona rossa), ha ceduto alle pressioni della Confindustria, del sindaco di Bergamo, il PD Gori, di Fontana, che voleva qualche morto in più, prima. e intanto Sala e Zingaretti blateravano che Milano non si ferma.
      sto per scriverci un post, anzi credo di doverci solo cliccare su per pubblicarlo.

      e credo che questa sia la spiegazione principale della strage; poi mettici anche la fiera di San Faustino di Brescia il 15 febbraio, con 200mila persone accalcate nelle vie e piazze del centro storico; ma guai a dirlo: metti che butti una luce negativa sul cattolicesimo…

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        • forse, anzi di sicuro, aveva lasciato a casa Giovita: chi si ricorda il 15 febbraio che i santi sono due? solo i gay che li hanno scelti come patroni.

          e come spesso succede, il ruolo di chi fa da “spalla”, sottovalutato, è invece decisivo; per questo san Faustino alla sua fiera si è trovato disarmato… 🙂

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            • per la verità la loro è la festa dei single, più che dei gay, ma credo che questi si siano allargati un poco (dato che molti gay sono erano single, soprattutto in passato), mentre i due poveri nonché santi soldati romani erano per giunta soltanto fratelli (pare).

              però purtroppo Brescia divenne famosa all’inizio degli anni Sessanta come nuova Sodoma provinciale con lo scandalo dei suoi “balletti verdi”, una incredibile montatura che raggiunse rilievo nazionale, promossa dagli ambienti neofascisti, e funzionale a proposte di legge che volevano rendere un reato l’omosessualità anche in Italia.
              «Da parecchio tempo si parlava in città di una vasta operazione intrapresa dagli organi investigativi per bloccare un dilagante circuito del vizio, in cui si trovavano coinvolti uomini di giovane e meno giovane età. Le notizie relative a convegni immorali, a trattenimenti di genere irriferibile, ad adescamenti ed a corruzioni e ricatti sono ripetutamente giunte fino a noi» (Il Giornale di Brescia del 5 ottobre 1960)
              I cinquantaquattro inquisiti iniziali diventarono in pochi giorni circa duecento, e la varietà delle classi sociali colpite, i nomi noti e la curiosità morbosa fecero dello scandalo un evento nazionale, ampiamente dibattuto su quotidiani e settimanali.
              Nell’inchiesta vennero coinvolti da un testimone, un giovane che faceva il cameriere presso dei principi romani, personaggi celebri come Mike Bongiorno, Dario Fo, Franca Rame, Gino Bramieri.

              alla fine tutto si smontò da solo, dopo un ampio isterismo, e alla fine risultò condannato nel 1964 soltanto il proprietario della cascina dove si svolgevano gli incontri per favoreggiamento della prostituzione.
              avevo dai tredici ai sedici anni e qualche cosa giungeva anche a me, sia pure con tutte le reticenze dell’epoca.

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