i Segni del Messia, dal Vangelo secondo Giovanni – 281

lo studio che pubblico non ha nessuna pretesa di essere considerato scientifico (se si può parlare di scientifico nel campo della ricerca storica); in realtà sono arrivato alla conclusione che non vi è nessuna possibilità di arrivare a stabilire una verità storica documentabile ed attendibile sulla figura di Jeshuu, che venne in seguito considerato il fondatore del cristianesimo; lo impediscono il carattere molto incerto delle fonti propriamente storiche sulla sua figura, in un silenzio addirittura sospetto e quasi incomprensibile, nonché quasi totale, se non ci si stacca da certi consolidati pregiudizi creati dalle narrazioni successive, il carattere proliferante e mostruoso delle tradizioni formatesi in modo incontrollato sulla sua figura, l’enorme tempo passato e la difficoltà di ritrovare altre forme di documentazione attendibile, ad esempio archeologica, sulla sua vicenda.

siamo arrivati al punto che persino affermare che sia esistito oppure no è una scelta rischiosa, perché possiamo essere ragionevolmente certi che è esistito un uomo chiamato Jeshuu, ma non sappiamo bene né gli anni esatti nei quali è vissuto (l’idea che visse sotto Pilato si fonda sostanzialmente soltanto sulle affermazioni dei suoi seguaci, ma molti indizi la smentiscono) e neppure quali vicende reali ne caratterizzarono la vita, così che oggi sono possibili ricostruzioni anche molto diverse fra loro, delle quali la più consolidata, quella della tradizione religiosa, è certamente solo una delle tante, e certamente la meno attendibile in assoluto, pur se sostenuta dalla fede convinta, ma storicamente acritica, di centinaia di milioni di persone, e dalla adesione pigra e consuetudinaria di altri, compresa la maggior parte degli studiosi accademici.

pertanto la ricostruzione che propongo, troppo fragile dal punto di vista documentario, meramente induttiva e non priva di incertezze e contraddizioni, non va presa come studio storico, ma come libera espressione letteraria.

il principale studioso della figura di Jeshuu oggi mi appare il Bulgakov del Maestro e Margherita, nelle parti dedicate al rapporto tra Giuda, Pilato e Gesù; aveva già capito che l’unico modo possibile di parlarne era tentare di costruire un romanzo alternativo a quello voluto dal cristianesimo attraverso i secoli; oppure dovremmo usare, come altro punto di riferimento possibile, il Vangelo secondo Gesù di Saramago: anche lui contrappone narrazione a narrazione, e ciascuno scelga quella che preferisce e che sente più adatta alla sua sensibilità.

senza osare contrappormi a questi due giganti del pensiero, provo anche io a raccontare la mia Storia di Jeshuu, e lascio alla parola tutta la sua ineliminabile ambiguità; ma meglio la faccio raccontare ai suoi adepti di allora, cercando di stanarne le parole dalle tracce, a volte vaghe, a volte forse no, che ne restano nei testi successivi.

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sono dunque partito dalla convinzione che il Vangelo secondo Giovanni, quello dei vangeli canonici che subisce le manipolazioni più forti e tardive, sia così più manomesso degli altri proprio perché muove dal nucleo narrativo più antico e dunque anche dal meno compatibile con le versioni successive del cristianesimo e ho provato, con strumenti non del tutto improvvisati, ma largamente opinabili, a ricostruire l’aspetto che poteva avere all’inizio.

impossibile in questo arrivare a risultati assolutamente certi, si rimane nel campo di suggestioni a volte ragionevoli, a volte più azzardate.

tra queste ultime colloco l’ipotesi emersa per me da ultimo nella ricerca di uno strato antichissimo, quello che Bultmann chiamò il Vangelo dei Segni senza andare oltre, e che io ritengo che raccoglieva le prime tradizioni su Jeshuu, probabilmente orali, formatesi e trasmesse quando era ancora in vita e in preparazione alla sua spedizione finale verso Gerusalemme, nella quale non riuscì ad entrare, rimanendo in attesa del crollo impossibile delle sue mura e del tempio per intervento diretto divino.

in questo post presenterò una ricostruzione possibile di questa tradizione, con tutte le incertezze del caso; questa ipotesi peraltro di una duplice diversa redazione del testo base, che poi servì alla costruzione del Vangelo secondo Giovanni, è l’unica che riesce a dare in qualche modo ragione della duplice conclusione di questo vangelo, alla fine del cap. 20 (la prima redazione) e del cap. 21 (la seconda).

si noti che, dove la ricostruzione offerta qui si differenzia dalle ipotesi presentate durante la mia ricerca, in itinere, vale come correzione.

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primo segno: 2,1 […] Vi fu festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Jeshuu.
3 Venuto a mancare il vino, la madre di Jeshuu gli disse: «Non hanno vino».
4 E Jeshuu le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».
5 Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
6 Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale […], contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.
7 E Jeshuu disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo.
8 Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto».
Ed essi gliene portarono.
9 Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10 e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
11 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Jeshuu; egli manifestò la sua gloria e i suoi adepti credettero in lui.

secondo segno: 4, 46b Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
47 Costui, udito che Jeshuu era
 in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
48 Jeshuu gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
49 Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
50 Jeshuu gli rispose: «Va’, tuo figlio vive».
Quell’uomo credette alla parola che Jeshuu gli aveva detto e si mise in cammino.
51 Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».
52 Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.
Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato».
53 Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Jeshuu gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
54 Questo fu il secondo segno, che Jeshuu fece
[…].

terzo segno: Jeshu si manifestò di nuovo ai suoi seguaci sul mare di Tiberìade.
E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simone Macigno, il GemelloNatanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due seguaci.
3 Disse loro Simone Macigno: «Io vado a pescare».
Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».
Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4 Quando già era l’alba, Jeshuu stava sulla riva […].
5 Jeshuu disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».
Gli risposero: «No».
6 Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.
7
[…] Simone Macigno […] si gettò in mare.
8 Gli altri seguaci invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
10 Disse loro Jeshuu: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora».
11 Allora Simone Macigno salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci.
E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.
12 Jeshuu disse loro: «Venite a mangiare».
E nessuno dei seguaci osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore.
13 Jeshuu si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.
14 Era la terza volta che Jeshuu si manifestava ai suoi seguaci. – intende: come messia.

quarto segno: 6, 1 […] Jeshuu passò all’altra riva del mare di Galilea […], 3 […] salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi seguaci. […]
5 Jeshuu, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». […]
7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
8 Gli disse allora uno dei suoi seguaci, Andrea, fratello di Simone Macigno: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».
10 Rispose Jeshuu: «Fateli sedere».
C’era molta erba in quel luogo.
Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
11 Allora Jeshuu prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
12 E quando furono saziati, disse ai suoi seguaci: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». […]

quinto segno: 2 13 Si avvicinava […] la Pasqua […] e Jeshuu salì a Gerusalemme.
14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
15 Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
17 I suoi adepti si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà”.
18 Allora gli abitanti della Giudea presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».
19 Rispose loro Jeshuu: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
20 Gli dissero allora gli abitanti della Giudea: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». […]
23 Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. […] 9,1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi adepti lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
3 Rispose Jeshuu: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». […]
6 Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» […].
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».
9 Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia».
Ed egli diceva: «Sono io!».
10 Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?».
11 Egli rispose: «L’uomo che si chiama Jeshuu ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va’ a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».
12 Gli dissero: «Dov’è costui?».
Rispose: «Non lo so».
13 Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era un sabato, il giorno in cui Jeshuu aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista.
Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato».
Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?».
E c’era dissenso tra loro.
17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?».
Egli rispose: «È un profeta!». […]
24 Allora […] gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore».
25 Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
26 Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
27 Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi adepti?».

28 Lo insultarono e dissero: «Suo adepto sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
30 Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?».
E lo cacciarono fuori.
35 Jeshuu seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».
36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
37 Gli disse Jeshu: «Lo hai visto: è colui che parla con te».
38 Ed egli disse: «Credo, Signore!».
E si prostrò dinanzi a lui.

sesto segno: 5 A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
[…] Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.
6 Jeshuu, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?».
Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».
8 Jeshuu gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».
9 E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato.
10 Dissero dunque gli abitanti della Giudea all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella».
11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: «Prendi la tua barella e cammina»».
12 Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: «Prendi e cammina»?».
13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Jeshuu infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
14 Poco dopo Jeshuu lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».
15 Quell’uomo se ne andò e riferì agli abitanti della Giudea che era stato Jeshuu a guarirlo.
16 Per questo gli abitanti della Giudea perseguitavano Jeshuu, perché faceva tali cose di sabato. 17 Ma Jeshuu disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco.
[…] 19 Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! […] 21 Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. 22 Per mezzo di questa legge Mosè vi ha dato la circoncisione […] e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23 Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24 Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!». […]   
31 E molti della folla credettero in lui, e dicevano: «Il messia, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?». […] 

settimo segno: 11, 7 [Jeshuu] disse agli adepti:  […] 14 Eleazar è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!”.
16 Allora il Gemello disse agli altri seguaci: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.
17 Venne dunque Jeshuu e trovò Eleazar che era già da quattro giorni nel sepolcro.
[…]
20 Marta dunque, come seppe che veniva Jeshuu, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
21 Marta 
[…] 28 […] se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”.
29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
30 Jeshuu non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”.
32 Maria, dunque, quando giunse dov’era Jeshuu, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.
33 Jeshuu allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 “Dove l’avete posto?”.
Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.
[…]
37 Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”.
38 Intanto Jeshuu, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.
39 Disse Jeshuu: “Togliete la pietra!”. 
[…]
41 Tolsero dunque la pietra.
Jeshuu allora alzò gli occhi e 
[…] gridò a gran voce: “Eleazar, vieni fuori!”.
44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario.
Jeshuu disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

conclusione: 20, 30 Jeshuu, in presenza dei suoi adepti, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.
31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Jeshuu è il messia […] .

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il lettore può constatare da sé il carattere coerente e compatto di questa ricostruzione che identifica in sette il numero – dal forte significato simbolico – dei segni che Jeshuu ha dato di essere l’autentico messia di Israele, inviato da Dio: vi è persino una forte consequenzialità fra alcuni episodi che appaiono strettamente legati fra loro.

i primi quattro episodi si svolgono in Galilea e sono caratterizzati soprattutto dalla capacità miracolosa di Jeshuu di moltiplicare risorse alimentari: il vino di Canaa, la pesca miracolosa del lago di Gennesaret, la moltiplicazione dei pani e dei pesci; ma non manca la guarigione miracolosa del figlio del centurione di Cafarnao; gli ultimi tre, invece, a Gerusalemme o in Giudea, dove si sposta l’azione, e dove i miracoli consistono invece in guarigioni miracolose: del paralitico, del cieco e alla fine addirittura il riscatto dalla morte di Eleazar.

come è abbastanza evidente ad una lettura continuata la caratteristica centrale di questa prima tradizione su Jeshuu, formatasi probabilmente quando lui era ancora in vita, ha due soli motivi fondamentali: l’affermazione che lui è il messia, nel senso di rinnovatore del regno di Israele autentico e la conferma di questa sua natura attraverso i segni, cioè i miracoli, che compie: mancano, in modo perfino un poco spiazzanti, insegnamenti religiosi o morali più espliciti e complessi, tranne quelli legati alla discussione sul rispetto del sabato.

è interessante che questo coincida molto da vicino con l’immagine di Jeshuu che traccia Celso nel suo Discorso sulla verità, dove lo rappresenta come un capo di briganti (cioè di zeloti), venuto dall’Egitto, abile nella arti magiche e capace di illudere i suoi seguaci con i suoi miracoli, cioè con le magie che aveva imparato in Egitto.

al di fuori di questo sta la promessa di realizzazione del Regno di Dio attraverso il Suo intervento miracoloso e la promessa dell’immortalità a chi crede in lui: i miracoli di Jeshuu sono la garanzia di questo messaggio di liberazione dalla povertà e dalla fame, dall’oppressione politica e dalla morte.

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l’idea che il Vangelo secondo Giovanni sia stato preceduto da un testo più antico che venne riutilizzato per comporlo non è affatto nuova: fu Bultmann ad avanzarla per primo nel suo Das Evangelium des Johannes, Göttingen, 1941, ed è stata ripresa da vari autori in seguito; si è anche arrivati a qualche tentativo di ricostruzione: ad esempio, Andrew Bernhard ne ha proposta una, intitolandola Il vangelo dei segni, http://www.earlychristianwritings.com/signs.html;

vedi anche: http://www.earlychristianwritings.com/text/signs.html

sulla base dell’analisi di Robert Fortna, The Fourth Gospel and Its Predecessor, Bernhard ha scritto: “La seguente ricostruzione della fonte ipotetica impiegata dall’autore del quarto vangelo è derivata dal testo citato di Fortna. Il testo del Signs Gospel è stato ricostruito utilizzando la New Revised Standard Version (NRSV) del Vangelo di Giovanni; le differenze tra il testo del Vangelo dei segni e la NRSV sono stampate in corsivo”.

la mia ricostruzione si differenzia dalla sua e da altre, oltre che in diversi dettagli, su un punto fondamentale che è la distinzione tra DUE diversi testi base susseguitisi nel tempo: io riservo questo titolo di Vangelo dei segni solamente alla prima fase, che ritengo risalga al periodo stesso dell’attività messianica di Jeshuu, e ritengo che essa fu seguita da una seconda fase, ancora nettamente distinta dal Vangelo secondo Giovanni, che precede la rivolta giudaica, e dunque è pure abbastanza prossima ai fatti.

l’assenza di questa distinzione a mio parere impedisce di cogliere in maniera precisa una successione di posizioni che si evolvono via via ed il loro esatto significato.

rimane il fatto che anche la mia ipotesi e la mia ricostruzione, come quelle che mi hanno preceduto, sono largamente congetturali

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vengo ora alle principali differenze fra la mia ricostruzione e quella presentata da Bernhard ed accessibile (in inglese) nel sito del Jesus Seminar: http://www.earlychristianwritings.com/text/signs.html

qui si raccolgono gli studi americani che propongono una ricostruzione storica della figura di Jeshuu secondo linee non convenzionali ed alternative rispetto alla ricerca accademica ufficiale: si tratta pur sempre di studiosi con una professionalità sul tema di tipo universitario, per cui sono ben consapevole del carattere abbastanza dilettantesco dei miei tentativi in confronto a loro; questo non mi impedisce di ritenere di doverli correggere in alcuni punti.

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1. l’inno iniziale, nella sua versione più ridotta rispetto a quella che leggiamo oggi nel Vangelo secondo Giovanni, e l’inizio della prima testimonianza su Jeshuu nell’Annuncio del Nuovo Regno sono strettamente connessi fra loro, ma non possono fare parte della tradizione formatasi ancora in presenza sui segni dati da Jeshuu di essere il vero messia, sia per il modo di cui si parla di lui, decisamente al passato, sia perché questi “segni” della tradizione originaria sono dei miracoli da lui compiuti personalmente.

l’aperta designazione come figlio di Dio di questi passi da un lato non ha questa caratteristica di essere un miracolo di Jeshuu, dall’altro lato li rende palesemente superflui.

per questi motivi mi sembra pacifico che questa tradizione si è formata successivamente, quando parve che i miracoli stessi non fossero più sufficienti, dato che – come risulta anche da vari accenni successivi – essi venivano ricondotti alla capacità di operare magia che Jeshuu, in quanto egiziano, avrebbe acquisito in Egitto, e serviva una attestazione più forte; per questo non ritengo di poterli ascrivere al nucleo di tradizioni più antiche che questo Vangelo ha raccolto.

quindi il racconto della moltiplicazione del vino alle nozze di Cana va considerato come nucleo del racconto del primo segno miracoloso; a mio parere nella tradizione orale originaria era chiaro che queste erano le nozze stesse di Jeshuu, come ho ampiamente cercato di dimostrare a suo tempo; ma per qualche motivo, al momento della prima trascrizione in un testo questo fatto cominciò ad essere occultato – potrei darne una spiegazione molto romanzesca, forse: se questa stesura va fatta risalire ad Eleazar, come penso, cioè al seguace più amato, che si poneva come erede di Jeshuu, il problema di Eleazar era quello di occultare e sminuire il fatto che Jeshuu fosse stato sposato e avesse per ginta anche avuto un figlio: un possibile concorrente all’eredità di rappresentante del messia, in attesa del suo ritorno.

ma mi sono già dato del romanziere mancato da solo; e quindi lasciamo questa ipotesi nel vago dell’indimostrabile.

2. il secondo segno miracoloso ricollega da un lato Jeshuu alla tradizione degli zeloti attraverso il riferimento a lui della parola chiave zelo, dall’altro evidenzia bene che questo episodio non è collegato all’ingresso in Gerusalemme raccontato negli altri vangeli canonici (ma la parola giusta è piuttosto “inventato”). l’affermazione di Jeshuu che farà risorgere il tempio in tre giorni conferma, a mio parere, che la tradizione di questo racconto si è formata prima della conclusione del suo tentativo, quando essa risultava ancora quasi anticipatrice di qualcosa che si riteneva potesse succedere: la distruzione del tempio corrotto del giudaismo tradizionale e la ricostruzione miracolosa in tre giorni del nuovo tempio di un ebraismo purificato e ricostituito nei suoi valori.

2 bis. si potrebbe dubitare che, dopo la seconda testimonianza, a questa tradizione appartenga anche questo racconto, pur se in esso il riferimento ai segni rimane implicito; ma potrebbe essere appunto uno di quei segni ulteriori che non sono stati trascritti dalla tradizione orale strutturata, ma da altri racconti più irregolari:

5 [Jeshuu] giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe.
Jeshuu dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo.
Era circa mezzogiorno.
7 Giunge una donna samaritana ad attingere acqua.
Le dice Jeshuu: «Dammi da bere».
8 I suoi adepti erano andati in città a fare provvista di cibi.
9 Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
10 Jeshuu le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
11 Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
13 Jeshuu le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
15 «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
16  Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui».
17Gli risponde la donna: «Io non ho marito».
Le dice Jeshuu: «Hai detto bene: «Io non ho marito».18 Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
19 Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
21 Jeshuu le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia 
[…]: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
26 Le dice Jeshuu: «Sono io, che parlo con te».
27 In quel momento giunsero i suoi seguaci e si meravigliavano che parlasse con una donna; nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».
28 La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il messia?».
30 Uscirono dalla città e andavano da lui.
[…]
39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni.

3. devo integralmente a Bernhard e Fortna l’individuazione della terza testimonianza, spostata nel Vangelo secondo Giovanni tra i racconti delle apparizioni di Jeshuu dopo la resurrezione; ma questo ritrova il suo posto più logico nella successione dei miracoli compiuti in vita, anche perché anticipa strettamente il quarto segno, che è quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci; il numero di terza manifestazione di Jeshuu ai suoi adepti va dunque riferito ai miracoli che ne dimostrano l’autentica natura messianica e non alla terza apparizione post mortem, come risulta dalla sistemazione attuale dell’episodio.

questo in se stesso appare ben poco adatto, per il modesto rilievo del messaggio che contiene, a fungere da conclusione che dimostri l’enorme valore da attribuire alla figura di Jeshuu e apre la questione della strana dislocazione in Galilea di questa apparizione, dopo le altre a Gerusalemme; per questi motivi l’ipotesi dei due studiosi mi convince, anche se non sarei mai stato in grado di formularla da solo.

4. la quarta testimonianza conferma il carattere fortemente messianico e utopico, cioè in questo caso millenaristico, del messaggio di Jeshuu, come promessa di liberazione dalla fame, dalla povertà e dalla sofferenza, che caratterizza anche la presentazione della sua figura che ne fa all’inizio del II secolo Papia di Hierapolis.

5. il tratto caratteristico della quinta testimonianza che esplicitamente cita un nuovo segno della messianicità di Jeshuu non è tanto il suo carattere esplicitamente miracoloso, ma il rifiuto del rispetto pedissequo della legge mosaica del sabato, diventata un rigidissimo tabù rituale, in nome di un rispetto del sabato in realtà più profondo ed autentico perché ne rivendica il diretto collegamento con Dio, che opera anche di sabato.

6. il sesto segno riprende lo stesso motivo della violazione della legge del sabato attraverso l’azione miracolosa di Jeshuu, ma lo sviluppa ancora più ampiamente, quasi come aspetto centrale dell’azione riformatrice della religione ebraica condotta da Jeshuu.

7. l’ultimo segno, esplicitamente richiamato come tale è la liberazione di Eleazar dal sepolcro, che qui si collega alla garanzia dell’immortalità legata alla adesione al suo messaggio: questa promessa di liberazione dalla morte ritorna insistente e come elemento centrale anche in altre attendibili testimonianze antiche (I detti di Jeshuu il vivente messi per iscritto da suo fratello gemello Giuda il Gemello).

8. quanto alla conclusione, che parla di questa raccolta di testimonianze come di un libro, riprenderò il tema più sotto.

. . .

come è evidente, solo per le prime due testimonianze la collocazione nel Vangelo secondo Giovanni corrisponde alla posizione in una specie di implicita sequenza narrativa della tradizione originaria; in realtà già il primo revisore del testo, l’autore dell’operazione che portò all’Annuncio del Nuovo Regno, si prese parecchie libertà nella redistribuzione degli episodi.

l’ipotesi che questa fosse una esemplificazione, come un canovaccio, dei temi di propaganda religiosa e politica delle predicazione di Jeshuu mentre ancora avveniva, comporta che l’episodio di Eleazar non possa essere avvenuto soltanto una settimana prima della spedizione a Gerusalemme dei seguaci di Jeshuu e del loro accamparsi sul monte degli Ulivi davanti alle mura della città, in attesa del loro crollo; questo risulta dalla versione attuale, ma non dovrebbe essere considerato storicamente vero.

del resto una incongruenza cronologica simile si trova all’inizio quando si dice che Jeshuu e seguaci dalla sede del battesimo di Jeshuu sul Giordano si recarono in Galilea il giorno dopo: ma è impossibile compiere in una sola giornata qualche decina di km di cammino quanti quelli necessari per raggiungere la Galilea anche solo dal punto più vicino ad essa di quel fiume.

. . .

ci si potrebbe legittimamente chiedere come faccio a propendere per l’idea che questi racconti fossero sì abbastanza strutturati, ma affidati ad una trasmissione quasi esclusivamente orale tra gli adepti del movimento creato da Jeshuu, di fronte ad una conclusione del testo che parla effettivamente di segni che non sono stati scritti in questo libro e che in apparenza smentisce questa ipotesi

in realtà, a considerare questa frase più attentamente, questa suona piuttosto come conferma che smentita della ipotesi di una tradizione orale precedente: colui che ha raccontato in questo libro alcuni dei segni della capacità taumaturgica di Jeshuu afferma anzi di non averla raccolta tutta, ma di averne trascurati molti altri, peraltro compiuti da Jeshuu davanti ai suoi adepti, e con questa frase fa risalire ad una tradizione di testimoni oculari autorevoli anche quelli non messi per iscritto in questo testo.

l’esistenza di un vero e proprio testo scritto precedente avrebbe d’altra parte reso molto problematica quella libera alterazione della presumibile successione logica originaria di queste testimonianze che risulta evidente non solo dalla mia ricostruzione, ma anche da quella degli studiosi che ho citato.

. . .

eccoci dunque giunti, per una via in parte non documentabile rigorosamente, alla ricostruzione quasi incredibile del nucleo originario della predicazione di quello Jeshuu che era il profeta egiziano di cui parla Giuseppe Flavio, protagonista di una azione quasi incredibile e visionaria attorno all’anno 53 d.C., raccontata almeno come la vedevano i suoi adepti attorno a lui in quel momento e prima che il tempo e le delusioni cominciassero a far emergere altri aspetti della sua figura che in quel momento venivano sottovalutati, oppure che vennero inventati anni dopo, complici la labilità dei ricordi personali e collettivi e l’entusiasmo della fede: la figura che, per una parte almeno dei suoi seguaci, la più politica, divenne nei decenni successivi talmente imbarazzante, che si dovettero cercare le strade per spezzare la maligna identificazione con la realtà storica e cominciare a creare uno Jeshuu molto più immaginario, dislocato anche cronologicamente in una generazione precedente, l’antecedente diretto della ben diversa figura del Gesù che non fu più storico, ma via via sempre più mitico.

se l’ipotesi sembra in qualche modo plausibile o almeno verosimile siamo di fronte ad un risultato straordinario.

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