la prova finalmente trovata che lo Jeshuu storico è il profeta egiziano sparito nel 53 d.C. – 295

lo so che sostanzialmente nessuno o quasi legge i miei faticosi post sulle origini del cristianesimo e i miei tentativi di ricostruire quel tanto di storico a cui si può arrivare sulla figura di Jeshuu, il profeta palestinese che il tempo ha trasformato nel Gesù della religione cristiana.

come darvi torto…

eppure, se in qualcosa vorrò essere ricordato in futuro, è per come ho scoperto (impiegandoci 15 anni) quello che sta nel titolo: lo Jeshuu storico è il profeta egiziano sparito nel 53 d.C., di cui parla nelle sue due opere lo storico Giuseppe Flavio; e credo di averne trovato proprio in questi giorni un indizio così forte, da poter essere considerato quasi una prova definitiva, soprattutto se collegato ai mille altri indizi sparsi che col tempo ho pazientemente raccolto.

mi rendo conto che spostare di vent’anni o più in avanti la vicenda storica di Jeshuu non è cosa da poco e può sollevare mille obiezioni: bello sarebbe se venissero, e ci fosse una discussione a riguardo.

per fortuna non sono neppure il primo a farlo, così che si può dire che i miei argomenti vengono semplicemente a dare manforte ad una tesi già avanzata da Lena Einhorn, Jesus and the “Egyptian prophet”, su basi prevalentemente storiografiche, mentre io ci sono arrivato mediante una analisi interna dei testi.

se poi studi ulteriori dovessero smentire quella che considero praticamente una prova, quella riportata nel terzultimo paragrafo di questo post, be’, comunque spero che questo esercizio critico non si stato invano.

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avevo esaminato il problema di definire il periodo esatto in cui era vissuto Jeshuu qualche anno fa, in alcuni di quei miei post abbastanza avventurosi che ora sto risistemando in vista di una riedizione complessiva di questi miei studi sulle origini del cristianesimo.

https://corpus0blog.wordpress.com/2017/04/02/330-07-ma-gesu-di-nazaret-e-esistito-quasi-2-aprile-2007-cor-pus-122-err-121/

https://corpus0blog.wordpress.com/2017/04/04/335-07-gesu-fu-crocifisso-ma-Jeshuu-3-aprile-2007-cor-pus-124-err-123/

https://corpus0blog.wordpress.com/2017/04/04/340-07-4-aprile-1977-anni-dalla-scomparsa-di-Jeshuu-4-aprile-2007-cor-pus-127-err-126/

ed ecco che anticipo qui una NOTA fondamentale che aggiungerò alla nuova stesura della quarta parte della raccolta di questi miei studi, per integrare quelle affermazioni, ma molto di più correggerle.

chi vuole andare all’essenziale oppure ha già sentito altrove alcune argomentazioni dei prossimi paragrafi, vada direttamente in fondo, agli ultimi tre, a partire da quello che all’inizio ha i link di quel sito che permette di calcolare in che giorno cadeva la Pasqua ebraica in quegli anni del primo secolo in cui si colloca tradizionalmente la vicenda di Jeshuu.

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mi vedo costretto a riesaminare da capo l’intera questione esposta nei due post precedenti, alla luce delle nuove impostazioni a cui sono arrivato attraverso i miei studi successivi.

inizio dallo strato più antico del Vangelo secondo Giovanni, quell’Annuncio del Nuovo Regno, che ho cercato a grandi linee di ricostruire nei miei studi dell’ultimo anno, e che rappresenta la versione aggiornata del cosiddetto Vangelo dei Segni, una interpretazione della figura di Jeshuu composta quando era ancora in vita, che mirava a dimostrare che fosse l’autentico messia, cioè il re legittimo di Israele, mandato da Dio per ripristinare il regno.

dobbiamo riferirci, prima, alla nona testimonianza contenuta nell’Annuncio:

https://corpus15.wordpress.com/2019/12/08/nona-testimonianza-oppure-seconda-parte-dellottava-jeshu-non-entra-in-gerusalemme-lannuncio-del-nuovo-regno-20-547/

qui si racconta come Jeshuu si avvicina a Gerusalemme, SENZA entrarci (basta leggere senza i pregiudizi determinati dalle fantasiose e arbitrarie narrazioni successive!) – esattamente come nel 53 fece il cosiddetto profeta egiziano.

12 [1] Sei giorni prima della Pasqua, Jeshu andò a Betània, dove si trovava Eleazar

siccome la Pasqua ebraica iniziava la sera del 14 del mese di Nizan, con la cena svolta in ricordo di quella che aveva preceduto la liberazione dalla schiavitù in Egitto, allora l’8 del mese di Nizan – secondo questa narrazione – Jeshuu si ricongiunge con quello che qui appare il suo principale punto di riferimento militante nel suo movimento, Eleazar.

segue il racconto di come viene unto quella sera stessa con olio profumato, nei piedi, da Maria, che sappiamo essere la sorella di Eleazar, e questo episodio potrebbe essere interpretato come l’unzione di Jeshuu in quanto re: ad opera di Maria, una donna, anziché da un messia sacerdotale – sempre che il ruolo di messia sacerdotale nei primi seguaci di Jeshuu non fosse appunto affidato a Maria, una donna.

(non vorrei divagare, ma se questa Maria, sorella di Eleazar, è poi appunto la Maria Maddalena che era la compagna di Jeshuu secondo il Vangelo di Filippo, allora è impossibile che Maddalena significhi di Magdala, come si volle intendere dopo, e occorre invece rifarsi all’etimologia che ricollega il termine ebraico alla parola che significa torre, fortezza. ma lasciamo da parte questioni comunque problematiche e di complessa soluzione).

siamo dunque a sei giorni prima della Pasqua, quale sia il giorno della settimana dipenderà dal giorno in cui cade la Pasqua, e lo vedremo.

12 12 Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Jeshu veniva a Gerusalemme, 13 prese dei rami di palme e uscì incontro a lui – uscì ovviamente da Gerusalemme – esaltandolo come re di Israele; si tratta semplicemente della folla dei suoi seguaci, i 30mila di cui parla Giuseppe Flavio a proposito del profeta egiziano.

in altri passaggi di questo Vangelo la cronologia indicata con frasi come il giorno seguente è posticcia e costruita successivamente; qui pare però più difficile che sia così: quindi siamo al giorno successivo a quello della cena di Betania, cioè al 9 Nizan.

il tentativo di farsi riconoscere re però fallisce: il testo lo accenna implicitamente qui: 10 I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Eleazar. non solo Jeshuu, ma anche Eleazar risultano banditi e condannati a morte: la frase non può significare altro; la decisione di uccidere Jeshuu è stata presa prima della sua cattura e non in quella notte.

tuttavia, a parziale consolazione, il testo aggiunge: 42 Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano.

in poche parole Jeshuu ed Eleazar avevano qualche appoggio in una parte del Sinedrio, come del resto risulta anche da qualche altro passo di questa narrazione.

nella testimonianza successiva, la decima, si inizia dicendo 13, 1 Prima della festa di Pasqua Jeshuu […] 2 durante la cena; poi si prosegue narrando di Jeshuu che lava i piedi ai suoi seguaci: scena che sembra rispecchiare l’unzione dei piedi che aveva fatto a lui Maria la Maddalena; ma fino a qui questa cena non è collocata in un giorno preciso, anche se il contesto fa immaginare che si tratti della cena pasquale: a me non pare che il contesto testuale lasci la strada aperta ad altre interpretazioni: siccome siamo prima della Pasqua, LA cena, per definizione, non può essere che quella pasquale.

qualcuno lo nega, perché il pane non è azzimo e perché non si mangia l’agnello, che non viene sacrificato prima della cena; ma questi possono essere particolari giudicati inessenziali nella narrazione e tralasciati; e se la cena pasquale è questa, allora la morte di Jeshuu viene a coincidere col sacrificio dell’agnello pasquale, che precedeva la cena di Pasqua.

e ben si capisce perché c’è un grande disagio ad accettare che la cena che precede la cattura si Jeshuu sia quella detta appunto Pesach: se questa è la cena pasquale, allora tutto quello che avviene dopo, succede durante la Pasqua!

possibile una condanna a morte e una esecuzione nel giorno di Pasqua? si direbbe di no, a meno che i romani non volessero proprio violare uno dei fondamentali tabù ebraici; questo fa propendere con l’idea che si tratti di una invenzione.

in alternativa dovremmo ammettere che siamo invece alla cena che precede la cena pasquale, e dunque al 13 Nizan.

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ma qualcuno potrebbe obiettarmi che mi arrampico sui vetri, perché la questione se la cena si svolga la vigilia della Pasqua oppure il giorno successivo – visto che nel calendario ebraico il giorno inizia col tramonto -, sembra chiaramente risolta dal fatto che al cap. 18, 28 si dice Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua – evidentemente la sera di quel giorno stesso, e questo passo colloca sicuramente la cena di Jeshuu alla vigilia della Pasqua e non all’inizio della Pasqua.

tuttavia questa è una aggiunta successiva, secondo l’analisi che ho condotto qui:

https://corpus15.wordpress.com/2019/12/27/la-seconda-parte-della-decima-testimonianza-lannuncio-del-nuovo-regno-23-568/

il concetto è ribadito al v. 19, 14: Era la Parasceve della Pasqua; la parasceve indica la vigilia di una festa, sia questa la festa del sabato, oppure la festa di Pasqua; peccato che anche questo, secondo la mia analisi, è un brano aggiunto dopo.

ma al v. 19, 31 la situazione si complica ancora di più, perché si dice: Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via; qui, nel testo in questa versione, la Pasqua viene collocata esplicitamente di sabato e la morte narrata di Jeshuu avviene dunque alla vigilia di quel giorno, di venerdì, secondo la successione del resto canonizzata dalla liturgia e di fatto immodificabile anche da studi storici di ben altro spessore che il mio.

ma è ipotizzabile, come ho già fatto nel post indicato lì sopra, che anche questo passo sia frutto di una interpolazione successiva; del resto, omettendolo, la narrazione non subisce intoppi.

ma allora la frase del v. 19, 42?: Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Jeshuu. (strana espressione! posero Jeshuu, non il corpo di Jeshuu).

ma l’espressione poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei può essere originaria? anche in questo caso non appare essenziale allo sviluppo della narrazione: Là dunque, […] dato che il sepolcro era vicino, posero Jeshuu.

una possibile soluzione alternativa del problema, e cioè che Jeshuu e i suoi seguaci seguissero il calendario esseno e dunque collocassero la Pasqua di martedì, complica ulteriormente il problema, come scrivevo qui: https://corpus15.wordpress.com/2020/01/22/lundicesima-testimonianza-lannuncio-del-nuovo-regno-25-23/: anzi, l’impossibilità di adottare questa calendarizzazione dei fatti viene a costituire un indizio importante del fatto che Jeshuu e seguaci non potessero essere considerati dei veri e propri esseni, dato che non ne adottavano il calendario.

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in conclusione, troviamo nel testo stesso del Vangelo secondo Giovanni, secondo me, due versioni differenti: la prima, la più antica, identificava l’ultima cena di Jeshuu con i suoi seguaci come inizio della Pasqua ebraica, e faceva svolgere il racconto della sua crocifissione durante la Pasqua stessa, che si svolgeva di venerdì: il giorno non veniva mai esplicitamente indicato, tranne che per il generico accenno iniziale, ma questa cronologia era necessaria per l’adempimento della profezia che Jeshuu sarebbe rimasto nella tomba per tre giorni: dalla sera del giovedì, in cui iniziava il venerdì ebraico, per le altre due giornate di sabato e domenica, nel corso della quale, all’alba, avveniva la sua resurrezione, secondo il racconto.

ma il fatto che la Pasqua cadesse di venerdì creava una situazione paradossale, attraverso la successione non solo di due giorni festivi, cioè di due sabati ebraici, come venivano chiamati i giorni festivi, il venerdì della Pasqua e il successivo sabato vero e proprio, ma di conseguenza venivano a crearsi anche due parasceve successive, cioè due successive vigilie della festa, causa di infinite confusioni.

ma questa calendarizzazione successivamente venne cambiata, facendo diventare l’ultima cena di Jeshuu con i suoi seguaci quella della vigilia della cena pasquale detta Pesach, cioè la cena del giorno precedente l’inizio della Pasqua; questo fu fatto, non anticipando la cena di un giorno, ma spostando la Pasqua dal venerdì al sabato; col che le due festività ebraiche venivano invece a coincidere; ed è anche facile capire perché questo avvenne: secondo questo nuovo racconto, la morte in croce di Jeshuu e il sacrificio dell’agnello pasquale venivano suggestivamente a coincidere; naturalmente, spostando la Pasqua, si doveva spostare anche l’anno in cui si svolgevano i fatti, ma questo pareva inessenziale.

tuttavia la tracce della cronologia originaria sono rimaste e sono quelle descritte nei due post precedenti, non solo con riferimento al Vangelo secondo Johannes/Marcus: anche il Vangelo secondo Matteo al cap. 28, 1 scrive nel testo greco: “passati i sabbath”, facendo capire che erano stati due consecutivi.

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la conclusione è che, secondo l’Annuncio del Nuovo Regno, contenuto nel Vangelo secondo Giovanni, prima delle manipolazioni e delle rettifiche, Jeshuu partecipa con i suoi seguaci ad una cena che inaugura la Pasqua, il nostro giovedì sera, cioè all’inizio del venerdì ebraico; anche secondo il Vangelo secondo Johannes/Marcus, sulla base della cronologia interna che si può ricostruire, la Pasqua ebraica cadeva di venerdì e fu il giorno della crocifissione di Jeshuu; mentre anche Matteo conserva il ricordo di due giorni festivi o sabati consecutivi, il venerdì festivo della Pesach e il sabato settimanale vero e proprio.

in conclusione, prima che il Vangelo secondo Giovanni venisse corretto, spostando la Pasqua ebraica al sabato, tutte le narrazioni più antiche convergevano nel collocare la crocifissione di Jeshuu nella giornata di un venerdì giorno di Pasqua.

e questo è doppiamente importante: da un lato perché una crocifissione con relativo processo e perfino riunione del Sinedrio nella principale festa ebraica, cioè in un sabato o giorno sacro, è altamente improbabile e basta da solo a spingere tutta la narrazione nell’ambito del leggendario; e ben se ne resero conto i tardi redattori finali del Vangelo secondo Giovanni quando spostarono la data della Pasqua di un giorno per evitare l’assurdo.

ma in secondo luogo questo permette di fare qualche ulteriore ipotesi sull’anno nel quale possono essere collocati questi fatti, dato che non capita così di frequente che il 14 nissan, il giorno della Pasqua ebraica, cada di venerdì.

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qui c’è un sito che permette di calcolare anche retroattivamente la data della Pasqua ebraica nei secoli, anche se avverte che il calcolo potrebbe essere impreciso per gli anni precedenti al 1752; in mancanza di obiezioni più stringenti tengo questi calcoli per buoni, comunque.

contrariamente a quello che disse Tabor in un suo studio, la Pasqua ebraica dell’anno 30 non cadde di venerdì, ma di giovedì, almeno pare:

nell’anno 31 cadde di martedì.

e così anche nel 32:

e nell’anno 33 cadde di sabato:

in buona sostanza non è possibile collocare il racconto originario della passione di Jeshuu, con la Pasqua che cadeva di venerdì, in nessuno degli anni tra il 30 e il 33 in cui la tradizione successiva aveva voluto metterlo, a meno di non spostare l’anno della morte al 33 d.C., ma spostando contemporaneamente il giorno della Pasqua al sabato, come in effetti fanno le narrazioni più tarde.

ma lo stesso sito permette di individuare un anno nel quale la Pasqua cadde di venerdì: fu il 52-53 d.C., l’anno 3813 del calendario ebraico!

era l’anno nel quale il procuratore della Palestina Marco Antonio Felice, che governò la Palestina dal 52 al 60, riuscì a sgominare il falso profeta egiziano, come lo chiamò lo storico Giuseppe Flavio, dopo che catturò il capobrigante Eleazar, che da vent’anni taglieggiava il paese, insieme con molti della sua banda, e li mandò a Roma: e brigante, nel linguaggio di Giuseppe Flavio è sinonimo di zelota.

sommo sacerdote era allora, dal 46 al 52, Anania ben Nebedeo, cioè Anna, come veniva anche trascritto il suo cognome.

il cerchio si è chiuso; non ho più dubbi: Jeshuu è il profeta egiziano, come finora sospettavo soltanto.

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che lo fosse lo sapeva bene anche Celso, il primo laico che studiò le origini del cristianesimo probabilmente al tempo dell’imperatore Marco Aurelio (circa 180 d.C.) nel suo Discorso sulla verità.

qui descrive Jeshuu come un avventuriero venuto dall’Egitto, esperto di trucchi magici appresi in quel paese, che girava la Palestina a capo di un gruppo di mezzi briganti, esaltando la popolazione con presunti miracoli che erano soltanto il frutto della conoscenza della magia che aveva acquistato dai sacerdoti egizi.

non diversa sostanzialmente nel tono è la descrizione sarcastica dei cristiani che fa il contemporaneo Luciano di Samosata sia nell’opera dedicata a Peregrino Proteo, prima cristiano, poi filosofo cinico, che si bruciò vivo per protesta contro l’assolutismo imperiale ad Olimpia durante le olimpiadi del 165:

11 Allorché apprese anche la straordinaria sapienza dei cristiani, poiché incontrò in Palestina i loro sacerdoti e interpreti. E, difatti, che cosa successe? In breve li rese bambini mentre lui solo era profeta, capo di comunità, intermediario e tutto: interpretava e rendeva chiari alcuni libri e lui stesso ne compose anche parecchi. Quelli lo onoravano come dio, lo consideravano un legislatore e lo scelsero come guida, almeno dopo quello che ancora venerano, quell’uomo che fu crocifisso in Palestina perché introdusse questa nuova dottrina nel mondo. […]

14 Infatti, questi sventurati si sono convinti che saranno immortali e vivranno per l’eternità e in base a ciò disprezzano la morte e la maggior parte si consegnano consenzienti. Inoltre, il loro primo legislatore li ha convinti che sono tutti fratelli l’uno con l’altro, una volta che, dopo aver trasgredito, rifiuteranno gli dei greci, mentre invece si prostrano davanti a quello stesso sofista che fu crocifisso e vivono conformemente alle sue norme. Dunque, disprezzano ugualmente tutto e governano i beni in comune avendo accettato tali idee senza una certa fiducia scrupolosa, che un imbroglione, un truffatore capace di servirsi delle circostanze, presso di loro potrà ingannare, per diventare molto ricco in poco tempo, facendosi beffe di persone semplici.Luciano, La morte di Peregrino, 11 e 13

ma considerazioni simile, anche se meno esplicite, tornano anche altrove, in questo antico precursore di Voltaire:

Mi piacerebbe chiederti cosa ne pensi di chi guarisce gli indemoniati dai loro incubi e allontana le presenze misteriose, per opera di un incantesimo. A questo proposito – non c’è bisogno che ve li stia a ripetere – conoscete tutti i miracoli del Siro, il palestinese, un vero specialista in questo campo: riceve moltissimi, uomini e donne, che vengono presi da crisi epilettiche davanti alla luna, strabuzzano gli occhi e hanno la bava alla bocca e, nonostante tutto, li rimette in piedi e li manda via, completamente rinsaviti, liberandoli dalle loro ossessioni, dietro corresponsione di un buon compenso. Quando si mette accanto a un infermo e domanda da dove siano entrati nel corpo i demoni che lo posseggono, l’ammalato tace, ed è invece il demone che risponde – in greco, in lingua barbara, a seconda del luogo da cui proviene – come e quando è entrato nel corpo: il Siro, allora, scaccia il demone con invocazioni agli dei e, se non viene ubbidito, anche ricorrendo alle minacce. Io stesso ne ho visto uscire uno, tutto nero, e con la pelle affumicata.I patiti della menzogna ovvero lo scettico

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la raffigurazione negativa che la cultura pagana fece della figura di Jeshuu l’egiziano nel secondo secolo divenne in breve così potente, diffusa e conosciuta, che occorreva demolirne la basi alla radice; ed ecco che all’incirca dalla metà appunto del secondo secolo inizia l’operazione che trasforma il profeta egiziano Jeshuu in una figura completamente diversa, collocata storicamente un ventennio prima e abilmente dissimulata sotto un veste nuova; non che si potesse ignorare del tutto questa caratteristica sua origine, però ben si prestava a confondere le acque il nuovo mito della fuga in Egitto quando era bambino, per farlo sfuggire alle persecuzione di Erode (all’epoca già morto), nelle tarde rielaborazioni del Vangelo secondo Matteo della metà del secondo secolo .

si aggiungeva il beneficio ulteriore della coincidenza fra questa vita, anticipata e oramai largamente immaginaria, e i tempi calcolati delle profezie di Daniele per l’arrivo del messia di Israele: le famose settanta settimane di anni, interpretate letteralmente.

così nelle narrazioni il crudele e sanguinario Pilato, che non era mai stato procurator, ma praefectus, prendeva il posto del sottile, duttile ed astuto Felice, dandogli il suo nome, ma assumendone le caratteristiche psicologiche e perfino il titolo ufficiale della carica; e – fortuna delle fortune – perfino il nome del sommo sacerdote in carica un ventennio prima era lo stesso, anche se diversa era la persona: Anania, cioè Anna.

ben presto questa deformazione della storia e della verità divenne così importante e stringente da diventare un dogma: Patì sotto Ponzio Pilato, addirittura un articolo di fede: non potevi essere cristiano se non credevi che Jeshuu era quello fantastico inventato dai vangeli riscritti e non il personaggio vero che aveva portato i suoi 30mila seguaci ad essere attaccati e dispersi da Felice, mentre attendevano il crollo delle mura di Gerusalemme sul Monte degli Olivi ad opera dell’intervento miracoloso di Dio, ed era poi misteriosamente scomparso, non si sa bene neppure come.

20 commenti

    • ridi se ti dico che, quando scrivo i post direttamente su wordpress (praticamente sempre e proprio per quello che sto per dire) con le maiuscole non c’è problema, ma questo post l’ho scritto in word, come parte del quarto volumetto ideale della serie dei miei studi cristiani (ma diciamoli meglio, post) e qui devo pazientemente trasformare in minuscole tutte le lettere di inizio frase?

      ma tanto per una eventuale edizione cartacea (ma tendo ad escluderla) dovrò riscrivere tutto radicalmente; per ora i lettori, se ce ne sono di così interessati, possono scaricarsi i volumetti virtuali e stamparseli come sono (anche con qualche errore di battitura che a volte mi sfugge):
      https://corpus2020.wordpress.com/?s=cristianesimo+storico

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        • grazie mille! vedi la collaborazione online che miracoli fa…
          il problema è che io uso Open Office, ma questa funzione qui è accuratamente nascosta e faccio sempre molta fatica a trovarla, oppure non la trovo affatto, come mi succede adesso.
          (ma poi non posso applicarla meccanicamente a tutto il testo, perché quando cito altri, ovviamente, devo rispettare la grafia standard che usano loro).
          una parolina a giustificazione del mio tic? secondo me le grafie nella storia sono condizionate dal costo della carta: all’inizio le prime scritture risparmiavano perfino le vocali – erano quasi annotazioni stenografiche, e si scrivevano le parole tutte attaccate e senza segni di punteggiatura per risparmiare spazio; fu l’invenzione del codice, attorno al primo secolo, a dimezzare il costo della carta, visto che si cominciò a scrivere sui due lati del foglio; e questo permise di cominciare a separare le parole e a impiegare qualche spazio per i punti e le virgole, anche se rimase l’abitudine per molto tempo di abbreviare alcune parole; e tuttora si tende a risparmiare gli a capo; quindi servono le maiuscole, ma solo per separare le frasi.
          la scrittura online non ha questi problemi: lo spazio non costa; per questo io separo quasi sempre le frasi con un a capo dopo il punto, e dunque la maiuscola all’inizio della frase non serve più.
          inoltre evidenzio quelli che sarebbero i paragrafi della scrittura normale con una separazione più netta.

          tutto questo ha un vantaggio impagabile, per uno come me che scrive di getto, pubblica, poi rilegge (quando arrivano i commenti) e riscrive, magari sposta frasi e quant’altro: non ci sono maiuscole di mezzo e tutto questo può essere fatto molto rapidamente.
          se poi dovessi pubblicare ed adeguarmi ad una tradizione che oramai ha dalla sua solo la forza della convenzione, io dico che ci penserà l’editore, oppure – al limite – faccio un investimento e mi compero Office. 😉

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  1. Grazie tra suore e trans rido Dai non sono il mio genere nemmeno per me .Esistono ,ne prendo atto. Distanza ? Anche,dipende da che persone sono .L’abito e il sotto non è tutto.
    Sirmione ottima meta. Se tutto va tra settembre e ottobre prima dell’inverno.
    Io se vado ė vicino Genga – Grotte di Frasassi (An)
    E la meta che hai raggiunto con la tua ricerca? Eppoi chissà che altro cercherai e troverai …

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    • vedremo come butta, al momento non ardo dalla voglia di buttarmi in ospedali a fare esami e continuo il mio semi-lockdown volontario…

      sì sì, sulle origini del cristianesimo ho ancora qualche ricerchina da fare… 😉

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    • e che cavolo, se Giuseppe Flavio ce l’avesse detto sto nome, staremmo a fare tutto sto casino?

      secondo me l’ha taciuto in segno di disprezzo estremo. ma se poi l’avesse anche detto, ci avrebbero pensato i copisti cristiani a farlo sparire, come hanno pensato anche a metterci dentro un pezzo che diceva che Gesù era vissuto al tempo di Pilato ed era il messia, o un altro pezzo su Giovanni Battista…

      Brian sarebbe una buona proposta, se non fosse che nazareno non voleva dire di Nazaret, in origine, ma era il nome di una setta particolare degli esseni. 🙂

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  2. commento ricevuto via whatsapp (se mi autorizza, indicherò l’autore):

    Intanto ho acquistato il secondo libro di Lena Einhorn, “A Shift in Time: How Historical Documents Reveal the Surprising Truth About Jesus”, Un cambiamento nel tempo: come i documenti storici rivelano la sorprendente verità su Gesù.

    ed ecco quello che credo sia una specie di rivolto di copertina virtuale sul libro:
    La Chiesa cristiana ha riscritto la storia?
    Nel bel mezzo della sua ricerca sul Gesù storico, la studiosa Lena Einhorn è incappata in una scoperta sorprendente. Durante la lettura dei racconti della rivolta ebraica dello storico del I secolo Flavio Giuseppe Flavio, Einhorn incontrò una serie di somiglianze con il Nuovo Testamento. Questi paralleli, tutti limitati a un breve periodo di tempo, includono un leader messianico senza nome e misterioso sorprendentemente simile al Gesù descritto nei Vangeli, solo che non è il pacifico operatore di miracoli che conosciamo così bene.
    È significativo che Einhorn abbia scoperto che i documenti storici collocano costantemente questi eventi (che alludono alla figura cospicua negli scritti di Giuseppe Flavio) vent’anni dopo rispetto al Nuovo Testamento. Vent’anni, con precisione, ogni volta.
    A Shift in Time esplora la possibilità che ci possa essere stato uno sforzo cosciente da parte di coloro che hanno scritto e compilato il Nuovo Testamento per collocare il ministero di Gesù in un periodo di tempo precedente, meno violento di quando è realmente accaduto. In questo libro rivoluzionario, Einhorn sostiene che quandoil Nuovo Testamento e i racconti degli storici del I secolo vengono confrontati fianco a fianco, è chiaro che gli eventi che hanno plasmato il mondo cristiano non erano esattamente come sembrano.
    Elementi di questa ipotesi emergente sono stati inclusi nel precedente libro di Einhorn, The Jesus Mystery, originariamente pubblicato in svedese nel 2006 e successivamente pubblicato negli Stati Uniti. Da allora sono successe molte cose ed Einhorn ha presentato le sue scoperte in vari forum accademici. La pubblicazione di A Shift in Time segna la prima presentazione completa dei dettagli completi dell’ipotesi e una discussione delle sue conclusioni e delle inevitabili implicazioni.

    segue una autopresentazione della casa editrice: Sebbene non tutti i titoli che pubblichiamo diventino un bestseller del New York Times o un bestseller nazionale, ci impegniamo per libri su argomenti che a volte vengono trascurati e per autori il cui lavoro non potrebbe altrimenti trovare una casa.

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    • La Einhorn l’ho scoperta da un paio d’anni. Ma finora ho volutamente ignorato le sue ricerche per restare indipendente.
      Da oggi non sarà più così, ovviamente.
      Grazie di arricchire la mia bibliografia.
      Nessuno l’ha ancora tradotta in italiano, povera cultura italiana.
      È persona molto seria, che lotta contro uno scontato ostracismo, ma ha semplicemente ragione.
      A questo punto siamo arrivati alla stessa conclusione per vie parzialmente diverse.

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    • sì, però vedi, non per nulla la mia povera madre mi chiamava “il mio mulo”: ci ho messo quindici anni, ma sono arrivato a un punto fermo, finalmente!

      e aggiungi che ci sono arrivato assieme ad una molto tosta anche lei, una svedese (so che l’idea potrebbe solleticarti, per questo te lo dico…); somma i suoi argomenti con i miei e assieme sfidiamo l’accademia e i parrucconi che ci girano attorno a vuoto da decenni, e non a caso: sono pagati proprio per fare questo.

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      • Non posso che complimentarmi per la perseveranza, oltre naturalmente la capacità di confrontare fonti in lingue antiche e diverse e inquadrarli nel periodo storico. Non so quale sarà il risultato, in fondo chi crede non ha bisogno di prove, e per chi non crede qualsiasi prova è inutile…

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        • il risultato c’è ed è qui sopra: Jeshuu era un agitatore religioso, definito il profeta egiziano, una figura molto imbarazzante che portò ad una carneficina dei suoi seguaci nel 53 d.C.; non parliamo del suo seguace prediletto, Eleazar o Lazzaro, che gli sopravvisse, ma si uccise con gli ultimi 900 resistenti contro i romani nella fortezza di Masada assediata nel 73.
          i primi cristiani passarono i decenni successivi a nascondere queste imbarazzanti premesse e, tanto per cominciare, anticiparono tutta la storia di vent’anni, collocandola in un altro quadro storico, all’inizio degli anni Trenta di quel secolo.
          è una sintesi brutale, ma dice l’essenziale.

          a che cosa serve averlo capito? assolutamente a niente, tanto è come dici tu: non interessa né a chi crede, né a chi non crede.
          però è una bella soddisfazione personale lo stesso, come quando indovini il colpevole di un giallo scritto molto bene prima che te lo riveli l’autore o l’autrice.

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          • Ciao Mauro intanto sei arrivato alla fine. È tanto. Bravo ,bravo, bravo bravissimo !……
            Lo scrivo in modo scherzoso ,del tutto convinta.
            Veramente potrebbe interessare chi ha un pò di cervello e di cuore. Quindi,tante persone . Solo che la lettura è faticosa anche quella più semplice. Figurati questa.
            Con tutti i pregiudizi giudizi e la cultura comunque cristiana.
            Per tutta l’Europa e non solo.
            Intanto papa Francesco , dopo aver fatto visita , alcuni anni fa,manda la benedizione alla suora, che da diversi anni ha aperto un centro di accoglienza per le persone trans che fuggono dalla prostituzione e dalla droga. La nazione e il nome della suora non me li ricordo più. Non è il Brasile, te lo dirò, se non lo dici prima tu a me .
            Francesco va a fare una brutta fine. Il suo predecessore è stato più furbo.
            Ritorno alla tua ricerca, interessante e arrivata alla fine.
            Ho seguito la prima parte che era piuttosto lunga l
            Poi ho letto ,a pezzi e bocconi ,aspettando che riuscssi a venire al bandolo della matassa.
            Se ti va raccogli il tutto,poi vedi cosa vuoi farne…
            Lena Einhor ha aperto la strada verso la storia vera. Mi piace molto !
            Ieri pioggia ,oggi sole e più fresco. Sono alle prese con una fastidiosa gastrite .
            In passato ,ormai remoto ero nel caos . Mi alleno psicologicamente all’ombra degli olivi nel camping. Finalmente c’è la pace. Nelle settimane centrali di agosto sono scappata via, da mia figlia. Non riuscivo a stare qua. Niente da fare .
            I muli si comportano molto meglio.
            Le bronchiti arrivano spesso a noi grandi,curiamoci
            Le terme sulfuree sono ottime per questo tipo di disturbi.
            La spiaggia, il Conero e il mare la brezza marina “mi aspettano”.Cosi mi alleno un pò fisicamente. 😘🐞

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            • ogni fine è il punto di partenza di un nuovo inizio, ovviamente.
              ho intravisto la notizia che parlava nei titoli vagamente di suore e trans, ma non ho approfondito più di tanto: sinceramente non sono il mio genere, né le une né le altre e con le suore ho cominciato a litigare a tre anni, quando rifiutavo di andare al loro asilo.

              sto raccogliendo i miei studi, per ora in forma disordinata, come sono nati; poi si vedrà – e parlo come se avessi chissà quanto tempo davanti…

              la tosse oggi sembra finalmente quasi cessata, forse perché sta arrivando almeno un pochino di febbre a farla smettere e darle il colpo di grazia, ahah.
              sì, penso anche io che dovrei pensare alle terme; ce ne sono abbastanza vicine a Sirmione.

              bello che la natura ti sta aiutando a ritrovare te stessa: il rapporto con lei è essenziale e benefico…
              buona felice luminosa giornata col tuo mare.

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