si può ancora parlare di debito pubblico? – 297

Il mese scorso il deficit di bilancio degli Stati Uniti di quel mese – 864 miliardi di dollari – era maggiore del debito totale contratto dal 1776 alla fine del 1979.

trovo questa frase in internet, in un sito peraltro non troppo attendibile; e la frase, anche ammesso che dica una cosa vera, ha poco senso, dato che fa riferimento soltanto al valore nominale della moneta.

però l’affermazione viene ripetuta con convinzione da un importante operatore finanziario: La Federal Reserve degli Stati Uniti ha stampato più denaro nel mese di giugno che nei primi due secoli dopo la sua fondazione.

la frase è comunque traumatizzante, no?

. . .

era tutto il denaro utilizzato, tutto il debito pubblico americano accumulato da inizio Ottocento in poi anche per:

sconfiggere gli imperialisti britannici nella guerra del 1812-15 contro l’embargo che il Regno Unito aveva imposto alle ex-colonie ribelli; per acquistare – nel senso letterale del termine – la Louisiana dalla Francia di Napoleone nel 1803, pagandola 15 milioni di dollari (ma la metà circa non furono versati perché corrispondevano a debiti che la Francia aveva con gli Stati Uniti), e l’Alaska dalla Russia nel 1867, pagandola 7 milioni e 200mila dollari, cioè 4 dollari per km quadrato;

pagare la guerra alla Spagna del 1898, per imporle la libertà di Cuba e strapparle Portorico e le isole Filippine, e poi pagare la guerra successiva con le Filippine del 1899 per impedirne l’indipendenza, che venne concessa soltanto nel 1945;

vincere la prima guerra mondiale, combattere la Grande Depressione, vincere anche la seconda guerra mondiale, condurre e vincere la guerra fredda dal 1945 al 1991, e in essa la guerra di Corea, quella del Vietnam, quella dell’Afghanistan;

sostenere la corsa agli armamenti atomici, vincere la gara spaziale e andare sulla luna;

poi, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, vincere la prima e la seconda guerra del Golfo e via dicendo, perché non posso scrivere un trattato di storia americana…

. . .

bene, ripeto perché si stampi nella mente: nell’ultimo mese gli Stati Uniti hanno stampato più dollari che in tutta la loro storia.

e lo ha fatto non direttamente il governo, ma la Banca centrale, cioè un’autorità indipendente dal potere politico.

non so quanto questa sia vera nei dettagli, ma credo che sia sicura almeno come affermazione generica, e credo che non serva altro per far capire che l’impero americano sta affrontando la lotta finale per la sopravvivenza.

che è poi – ci piaccia oppure no – anche quella della nostra stessa civiltà occidentale.

. . .

può sembrare sorprendente che a metterlo in crisi non sia direttamente nessun nemico esterno di quelli che ha regolarmente spazzato via nel corso della sua storia, ma un virus invisibile che colpisce gli uomini, senza ucciderne poi neppure una proporzione troppo grande a paragone con le altre grandi epidemie della storia.

ma più ancora questo virus uccide il modello di vita americano – che è poi anche il nostro.

le grandi epidemie segnano le grandi svolte della civiltà: la fine di Atene, la crisi conclusiva dell’impero romano, il tramonto del Medioevo, la fine del Rinascimento, risultano scandite da epidemie devastanti dopo le quali il mondo non poté più essere quello di prima.

quella da coronavirus è in fondo un’epidemia per ora ancora abbastanza piccola, eppure è sufficiente a demolire una società tanto più arrogante e presuntuosa quanto più fragile.

. . .

prendiamone atto, e quindi quella che si profila adesso non è una normale crisi del debito, ma una crisi stessa del concetto di debito.

che fine fa il debito come idea in un mondo in cui circola tanto denaro che il denaro stesso rischia di perdere valore?

davvero oggi sembra una modesta proposta di compromesso la remissione dei debiti, quella che era al centro delle rivendicazioni della plebe romana nel primo secolo a.C. e che, diventata il fulcro del suo programma politico (ripreso da Catilina) portò al potere Cesare, facendogli fondare l’impero; ma che ritroviamo anche nelle attese degli impoveriti di Palestina qualche decennio dopo: cancella i nostri debiti, e non era una metafora.

https://www.quotedbusiness.com/thm-4-finanza-pubblica/paese-13-mondo/art-5322-cancellare-parte-del-debito-pubblico-si-puo-fare-e-non-costa-niente

ma se il potere politico non ha la forza di farlo, per non fare la fine di Cesare, saranno le cose stesse a raggiungere il risultato, in modo ancora più traumatico.

e il debito stesso, se non lo si cancella per tempo, si estinguerà da solo e diventerà una parola senza senso.

dove viene meno l’impero che garantisce il debito, viene meno anche il debito.

. . .

ecco, teniamoci tutti forte, perché quando gli imperi crollano, la gente di fatto impazzisce: fa come sulle montagne russe al lunapark, chiude gli occhi ed urla con tutte le sue forze.

tra virus e debito per combattere il virus, siamo entrati in un’era di follia collettiva e sono i pazzi coloro che vincono.

3 commenti

  1. Che ci hanno fatto con tutti quei soldi? Con tanti ci hanno comprato armi, gli altri li hanno buttati dall’elicottero come dicono loro, ma la sensazione è che a prenderli (come qua) alla fine saranno sempre gli stessi. Non so se essere così catastrofico: se aumenta il debito aumenta anche il credito: se qualcuno si indebita vuol dire che qualcuno disposto a dargli i soldi c’è, magari a strozzo… mentre invece non so se la stampa di moneta si possa considerare debito, si può creare inflazione, si, ma il proprietario è sempre lo stesso. Se hai debiti in dollari un po’ di inflazione non è così male…

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    • ci hanno fatto guerre, corse agli armamenti e nello spazio, ci fanno i profitti stratosferici dei tecno-feudatari e hanno alimentato il consumismo beota della società signorile di massa, per tenere buoni i miliardi di potenziali esagitati che intanto sono stati messi al mondo; ecco che cosa ci hanno fatto.
      certo che se aumenta il debito aumenta anche il credito, giusto: basta vedere di chi.
      e comunque alla radice di tutto sta che dai tempi di Nixon il valore del dollaro, e dunque anche di tutte le altre monete, è sganciato da ogni riferimento a beni reali: la moneta, prima di carta e oggi addirittura soltanto virtuale, è ricchezza solamente immaginaria; quindi anche i crediti sono immaginari.
      se la somma globale dei debiti, pubblici e privati, è pari a tre volte e mezza il valore commerciale di tutti i beni del pianeta, di che crediti stiamo parlando? chi mai potrà riscuoterli?
      viviamo già in una allucinazione collettiva di una ricchezza che non c’è, e il risveglio potrebbe essere molto doloroso.

      certo, questo discorso non vale per la stampa di carta moneta, che alla fine è il sistema più indolore per ridurre il debito pubblico, almeno, ma a prezzo di una inflazione che non c’è semplicemente perché non è rimasta più carne né grasso attorno all’osso.

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