Prodi, l’impolitico – referendum costituzionale: quelli che… 4 – 304

noi che siamo per il SI’ al prossimo referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari abbiamo adesso un problema in più: Prodi.

almeno a stare a quel giornale disonesto che è Repubblica: infatti intitola: Referendum, Prodi: “Ecco perché voto no. Il numero dei Parlamentari non è il vero problema”.

naturalmente confida che i populisti dell’anti-populismo che la leggono si fermino lì: infatti, se leggi l’intervista che Prodi ha fatto pubblicare sul Messaggero (perché a Repubblica, ragionevolmente, interviste non ne concede più), si conclude in un modo sostanzialmente diverso: “Riconfermando la non primaria attenzione che vi attribuisco e pur riconoscendo che, dal punto di vista funzionale, il numero dei parlamentari sia eccessivo, penso che sarebbe più utile al Paese un voto negativo”.

su questo Prodi ha palesemente torto, secondo me, ma la cosa più strana è che ha torto perché arriva a questa presa di posizione attraverso un ragionamento ampiamente condivisibile, lucido e coerente fino a un momento prima.

nelle conclusioni Prodi smentisce se stesso, per un errore che è tipicamente suo: Prodi è sommamente negato per la politica, come ha dimostrato la sua intera storia personale; è assolutamente incapace di cogliere le situazioni nella loro immediatezza concreta e di fare le scelte conseguenti: fatto un ragionamento astratto azzeccato, poi, quando deve calarlo nella lotta del momento, regolarmente inciampa e sbaglia sempre.

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si può concordare con Prodi che in se stessa la riduzione del numero dei parlamentari non è una questione fondamentale (anche se la sinistra l’ha prospettata da almeno quarant’anni, e poi ha lasciato gestire l’idea ai 5Stelle – che forse l’hanno rovinata un po’, prospettandola male).

però lo sta diventando visto che il referendum è stato colto come l’occasione (impossibile) per il vecchio ceto dirigente per colpire quel tanto di nuovo e di anomalo che il pur maldestro governo Conte rappresenta nella storia di questo paese.

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e Prodi ha soprattutto ragione nel dire che oggi, dal punto di vista funzionale, il numero dei parlamentari è eccessivo: e notate bene la frase, perché significa che un parlamento a ranghi un poco ridotti ed omogenei per consistenza a quello dei paesi simili, funzionerebbe meglio.

voglio dire di più: considerando i tassi di assenteismo, di fatto oggi il nostro parlamento funziona, di fatto ma non di diritto, come se il numero dei rappresentanti fosse già ridotto; basterebbe prevedere nei regolamenti parlamentari la decadenza del parlamentare dopo la terza assenza ingiustificata per avere di fatto un parlamento più efficiente.

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scrivo questi post sostanzialmente per me stesso e quindi, senza pretesa di essere letto; quindi procedo con l’analisi dell’intervista di Prodi; ma se qualcuno legge e ha fretta, vada direttamente all’ultimo paragrafo, dopo i prossimi tre puntini.

“Sto in questi giorni cercando di capire perché ogni persona con cui mi trovo a parlare mostra un crescente disorientamento nei confronti del referendum per il quale siamo chiamati a votare nel prossimo mese di settembre”.

ecco un esempio della sua astrattezza: non si accorge che i poteri forti che controllano la stampa di regime e i media stanno facendo una campagna forsennata contro? mentre la destra furbescamente guarda dall’altra parte e sostanzialmente spera l’impossibile rivincita.

e sarà cosa fatta se la gente comune resterà a casa, complice il covid, e andranno a votare in massa i lobotomizzati dalla propaganda conservatrice.

in che mondo vive Prodi? non vede quello che sta succedendo?

“La modesta diminuzione dei costi (0,007% della spesa pubblica italiana) come effetto del minore numero dei parlamentari non viene quasi più presa in considerazione: essa rimane sepolta tra le paurose cifre della finanziaria e la nuova dimensione degli interventi europei. Il centro dell’attenzione si sta progressivamente spostando nella più ragionevole direzione di quale sia la migliore organizzazione del Parlamento per garantire ad esso efficienza e rispetto della Costituzione. Ed è proprio a questo punto che l’elettore si disorienta di fronte alle raffinate motivazioni dei politici o degli studiosi che sostengono le più svariate tesi. Si tratta di un disorientamento del tutto giustificato, perché il normale cittadino intuisce che il numero dei parlamentari non è il problema principale del crescente distacco fra il Paese e il Parlamento”.

giuste osservazioni: Il dimagrimento del Parlamento può essere solo la conclusione di un necessario processo di riesame del funzionamento delle nostre istituzioni.

giusto in astratto, ma sbagliato in concreto: di fatto, invece, è diventato un punto di partenza; può piacere oppure no, ma al momento è così.

“Il vero problema non sta infatti nel numero, ma nel modo in cui i parlamentari vengono eletti. Anche senza elaborare profonde analisi teoriche, l’elettore si è reso progressivamente conto che deputati e senatori non sono stati eletti, ma sostanzialmente nominati dai partiti e, come tali, coerentemente si comportano. Non avendo alcun necessario rapporto col territorio, non hanno ormai (salvo pochissime eccezioni) alcun legame organico con gli elettori, non mettono più in atto i periodici incontri con le diverse categorie o i diversi quartieri e paesi degli elettori e non hanno nemmeno un ufficio locale. Solo una minima parte degli elettori conosce il nome del parlamentare che, almeno in teoria, rappresenta il suo territorio. Semplicemente perché non lo rappresenta. Per il cittadino normale diventa quindi del tutto indifferente se sia meglio avere un deputato ogni 90mila o ogni 140mila abitanti, o se sia davvero un danno che una regione sia rappresentata da un numero di senatori molto ridotto”.

analisi semplicemente perfetta.

“Resta quindi difficile convincerci del fatto che la diminuzione del numero dei parlamentari sia il primo passo per portare i problemi del territorio al Parlamento e dal Parlamento al Governo. Dopo decenni di discussione andati a vuoto, nessuno più crede in una legge elettorale che si ponga questo obiettivo, anche perché il dibattito fra i partiti si orienta, quasi all’unanimità, verso l’adozione di un sistema proporzionale che mantenga sostanzialmente il diritto di nomina, mentre le dispute si concentrano sulla percentuale minima che un partito deve raggiungere per essere rappresentato in parlamento”.

in altre parole, Prodi afferma che non si può essere sicuri che la riduzione dei parlamentari possa davvero portare ad un ritorno alla rappresentatività reale del Parlamento rispetto agli elettori.

ha ragione anche in questo: questa è soltanto una possibilità, ma certamente, se la riforma dovesse essere respinta, le possibilità di una correzione di questo stato di cose diminuiscono ancora, non aumentano certamente!

quantomeno, con l’approvazione della riforma, il parlamento dei nominati sarà costretto a fare una nuova legge elettorale; se la riforma fosse respinta, invece, il Parlamento potrà seppellire ogni discussione, almeno fino a quando la Corte Costituzionale non si deciderà ad affrontare di nuovo la questione, senza metterci altri dieci anni per annullare una legge elettorale incostituzionale, come ha fatto in precedenza.

“Non è certo facile cambiare questa realtà”.

ma a maggior ragione ci si aspetterebbe che, dopo essersi impegnati per il SI’, i sinceri democratici di questo paese – dove sono? – si concentrassero su nuove regole elettorali, rispettose della rappresentanza democratica, da inserire ragionevolmente in Costituzione, come nella maggior parte delle democrazie parlamentari e da sottrarre al cupidigia dei capibastone di turno.

“Ciò non di meno, almeno fino a che l’Italia rimane una Repubblica parlamentare, la qualità e l’autorevolezza dei membri del Parlamento rappresentano il pilastro fondamentale per il buon funzionamento delle nostre istituzioni. A questo si dovrebbero ovviamente aggiungere le altre ben note riforme che ridefiniscano, ad esempio, le funzioni delle due Camere, i lavori delle commissioni, i rapporti con le Regioni e il modo di operare delle commissioni e i rapporti fra Parlamento e Governo. Se vogliamo raggiungere l’obiettivo di rendere il Parlamento autorevole e responsabile verso i cittadini, occorre quindi fare ogni sforzo per orientarsi verso un sistema elettorale in cui i partiti, sui quali grava la responsabilità di indicare i candidati alle elezioni, siano spinti a scegliere persone che, per la loro autorevolezza e per la stima di cui godono, abbiano maggiore probabilità di essere votate dagli elettori del collegio con il quale dovranno mantenere rapporti continuativi per tutto il corso della legislatura”.

bravo, Prodi, e secondo te lo si fa lasciando invariato il numero dei parlamentari portaborse dei partiti oppure avventurieri di se stessi, o invece dandogli una scossa?

“Nel sistema elettorale in vigore dal 1994 i tre quarti dei parlamentari venivano eletti in questo modo, obbligando i partiti a scegliere persone capaci, per le proprie caratteristiche personali, di attrarre la fiducia degli elettori: una fiducia che doveva essere rinnovata nel tempo con la fatica quotidiana e con i contatti personali che sono il pilastro della democrazia”.

ovvio il chiedersi, allora, come mai soltanto i tre quarti dei parlamentari venivano eletti in questo modo.

ma poi, palesemente, Prodi elude la domanda delle modalità che preferisce nella scelta dei rappresentanti: uninominale oppure proporzionale? non sarebbe da poco saperlo chiaramente (anche se sappiamo, da altre dichiarazioni, che il suo cuore batte per l’uninominale e qui da quel che dice emerge una preferenza non esplicita per la prima scelta; personalmente non la condivido).

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ma, dopo la frase già citata all’inizio, ecco le conclusioni del tutto sbagliate di Prodi sul suo “personale orientamento di voto nei confronti dell’imminente referendum, […] proprio per evitare che si pensi che la diminuzione del numero dei parlamentari costituisca una riforma così importante per cui non ne debbano seguire le altre, ben più decisive per il futuro del nostro Paese”.

ma è totalmente assurdo! è proprio il contrario, e la cosa è talmente evidente che ci si domanda come faccia Prodi a non vederla.

e poi, se mi è lecito, in questioni di rilevanza costituzionale non si vota per le impressioni del momento, ma nel merito delle questioni, e Prodi stesso ha confermato che un parlamento a ranghi un poco ridotti sarà più autorevole, efficace e produttivo.

se la sintesi è: “Da solo il taglio dei parlamentari non basta”, questo non vuol dire che non si debba approvarlo, intanto, per cominciare.

possiamo certamente pensare tutti che sarebbe stato contestualmente meglio eliminare un Senato elettivo in primo grado e ridefinirne le competenze; ma il meglio è nemico del buono e, per favore, Prodi non mi faccia il benaltrista per giustificare un NO di conservazione dell’esistente.

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