scaffale sbagliato – borforismi 44

abbiamo finora classificato il fascismo nella categoria psicologica della crudeltà, ma forse era un errore: il fascismo è soprattutto una manifestazione della follia.

in quanto tale, è sempre latente, può esplodere improvvisamente.

la specie umana non è vaccinabile dalla follia, e se la porta addosso come una variante sempre aperta nel funzionamento della mente individuale e collettiva.

e c’è una follia collettiva che, per semplicità, chiamiamo fascismo.

16 commenti

    • io sto pensando alla diffusione del complottismo alla QAnon, che fa il paio con le allucinazioni sui Protocolli dei savi di Sion di un secolo fa; come si spiega che la gente sia disposta a credere a queste cose? soltanto con l’odio?
      ma i terrapiattisti allora? o i testimoni di Geova? tu mi dirai che non sono fascisti, e hai ragione. ma io dico che, proprio perché non hanno nessuna motivazione di questo genere e non esprimono nessuna voglia di sopraffazione, manifestano un fenomeno più vasto, quello dell’impazzimento collettivo, che in diversi casi diventa anche fascismo e genocidio.
      inoltre penso a forme di genocidio come quella dei Khmer rossi in Cambogia, dove un quarto della popolazione venne massacrato e non per odio fascista, ma per pura paura del complotto.
      insomma, non sono in disaccordo con quello che dici tu, ma a me pare che faccia parte di un fenomeno più vasto, che sia un caso particolare di una propensione al delirio, che la violenza certo può scatenare come voglia di sopraffazione, ma che è più vasta e incontrollabile.
      in questo periodo mi sto occupando molto delle origini del cristianesimo; fu un fenomeno simile di impazzimento globale di una cultura, della diffusione di dicerie e credenze totalmente irragionevoli; qualcosa di inspiegabile che sfuggiva alle capacità di comprensione di chi non aveva perso la testa, ma doveva rassegnarsi ad un irrazionalismo fuori controllo: e non basta certo la voglia di sopraffazione a spiegarlo, anzi a volte sembra che ci fosse in atto una voglia masochista di martirio.
      insomma, secondo me la follia spiega la violenza come suo caso particolare, ma la violenza non riesce da sola spiegare la follia: ci sono forme di follia che le sfuggono.
      e l’isteria contro gli immigrati in Italia fino a che non è arrivato il Covid a ridimensionarla? non è solo voglia di sopraffazione del branco, non basta a spiegarla, secondo me.
      grazie comunque del commento e bentornato da queste parti, Elia. 🙂

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      • Sono d’accordo con ilmiokiver, e cerco di dare una risposta alla tua domanda: non è impazzimento, semmai l’impazzimento precede l’abbandonarsi al fascismo, che è la risposta “semplice” (e sbagliata) alla complessità di un sistema che dovrebbe essere abbattuto in blocco, e che invece il fascismo conserva nei fatti (pur avversandolo nella teoria), offrendo agli sfruttati la parte degli sfruttatori, ed agli sfruttatori la certezza di non essere scalzati dal loro ruolo. Se non avessimo il desiderio di annientare i nostri simili, il fascismo sarebbe ridicolmente inattuabile.

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        • sono molto contento se un borforisma suscita dissenso, perché questa è una forma di discussione, e la discussione è il suo scopo.

          però vorrei tornare al nucleo del problema che volevo sollevare e cioè se il fascismo vada visto essenzialmente come manifestazione di crudeltà oppure come una espressione di un malfunzionamento della mente, che chiamiamo follia.

          questo non esclude la violenza e la crudeltà dalle sue forme di espressione, naturalmente, visto che sono evidenti, ma pone il problema se sono sufficienti a spiegarlo.

          si può essere crudeli e violenti contro gli ebrei, o gli immigrati, per esempio; ma non basta questo (secondo me) a definire il fascismo: il fascismo è anche accompagnare quella violenza con la convinzione isterica che esiste un complotto mondiale della plutocrazia ebraica per dominare il mondo; oppure che vi è una congiura mondiale guidata da Soros per fare la sostituzione etnica in Italia (e magari questo è predicato da gente che peraltro non si sogna affatto di fare dei figli); senza questa forma di distorsione mentale non abbiamo fascismo vero e proprio (sempre secondo me), ma normale violenza, che può essere anche fredda e, per così dire, scientifica.

          approfondisco la mia diagnosi e mi spingo a cercare di individuare la malattia mentale di massa che caratterizza il fascismo: è la paranoia, cioè, come dice la parola stessa, una modalità di pensiero parallelo che impedisce di cogliere la realtà
          la paranoia nasce dalla paura interiorizzata rifiutandosi di riconoscerla: è l’angoscia che distorce le cose e le trasforma in incubo; da questo orrore freddo della mente nasce anche la violenza fascista; non è solo violenza fisica.

          i fascisti sono pieni di paura non detta neppure a stessi, sono dei vigliacchi che si fanno forza col numero e attaccando i più deboli in branco: ma il branco è guidato dalla paranoia.

          non credo di avere convinto e neppure me lo propongo: lo scopo è di sfaccettare meglio il pensiero, il mio e quello degli altri.

          (domanda a parte: niente post questo lunedì? ci stavi abituando male… :-).

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          • Ma la mia domanda è: questa paranoia è reale? Non è piuttosto un modo per creare un nemico (da parte di chi il fascismo “lo fa”) e per non riconoscere responsabilità diverse che richiederebbero un’assunzione di responsabilità (da parte di chi lo sostiene)? Io credo che quelle idee (irrazionali ma non per forza folli) siano sostenute più per comodità che per convinzione.

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            • la domanda è dunque se l’impazzimento, sotto forma di paranoia – abbiamo precisato adesso -, è vero o simulato.
              insomma il fascista è una specie di Enrico IV pirandelliano che finge soltanto di essere pazzo, ma non lo è davvero?
              alla domanda verrebbe da rispondere che anche uno che finge di essere pazzo, senza nessun motivo urgente e grave per farlo, non ha tutte le rotelle a posto.
              ma a parte questo, la risposta è resa difficile dal fatto che la paranoia è una forma di disturbo mentale piuttosto sfuggente ed è emotivamente fredda; quindi anche difficile da riconoscere come tale.

              torno dunque a pensare che la risposta più semplice è che matto è chi matto fa.
              se qualcuno si dissocia dalla realtà per comodità e non per convinzione, comunque si dissocia, e troppo sano mentalmente non è.
              insomma, non mi importa troppo stabilire se sei davvero dissociato dalla realtà oppure lo stai soltanto simulando senza crederci davvero; per l’occasione faccio il comportamentista: ti comporti in tutto come se ci credessi davvero, io non posso entrare nella tua testa per stabilire se fingi oppure sei in una specie di buonafede; mi basta constatare che ti comporti da paranoico per definirti paranoico.

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                • ho risposto alla tua obiezione, che mi avevi fatto sotto forma di domanda se la paranoia che io vedo come radice del fascismo sia simulata o reale, e ho esaminato la tua ipotesi che la pazzia fascista sia simulata.
                  naturalmente sono convinto anche io, come te, che nella maggior parte dei casi non sia affatto simulata e neppure consapevole. il paranoico certamente non è consapevole di esserlo; la sua mente agisce in modo inconsapevole per lui: svuota la sua paura da ogni elemento consapevole e di pensiero e la trasforma in un modo di pensare parallelo: ossessivo, come la paura, ma privo di sgradevoli componenti emotive.
                  credo che il vero fascista sia così: è uno che ha paura degli immigrati, per esempio, o degli ebrei, ma non vuole il fastidio di questa violenta emozione; quindi si convince freddamente che gli immigrati o gli ebrei sono pericolosi e ne fa la sua ossessione; poi può anche diventare violento contro di loro, soprattutto se ci è portato…

                  un violento può invece restare semplicemente un violento, senza ossessioni specifiche, e questo non basta a farne un fascista.

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                  • Ma allora secondo me non si può parlare di “fingere di essere paranoici”. Nel senso: la finzione è un meccanismo conscio, deve essere posta in atto deliberatamente. E secondo me, comunque, non si può parlare sempre di paranoia: nel senso che non tutti i fascisti sono paranoici.

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                    • bene, accantono felice l’ipotesi che il fascismo sia una pazzia simulata (è una domanda che avevi fatto tu mi pare, quando avevi scritto: La mia domanda è: questa paranoia è reale?).
                      certamente c’è qua e là qualcuno che simula di essere fascista per vantaggi suoi particolari, e quindi simula anche la paranoia fascista, ma si tratta di casi limitati.

                      forse in questo senso, allora, non tutti i fascisti sono paranoici: nel senso che lo sono i fascisti veri, quelli che credono davvero al fascismo; non lo sono i fascisti di facciata, quelli che fingono di essere fascisti, ma in realtà non gliene frega niente.
                      insomma, possiamo distinguere un fascismo profondo ed uno di superficie; la paranoia collettiva condivisa riguarda soltanto il primo; ma senza il primo, senza il fascismo profondo, difficilmente esisterebbe il fascismo di superficie.

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                    • scusa, ma nel cuore della notte diventata insonne, l’intreccio del mio commento precedente con la mia risposta ad un commento di giomag, con una sintetica biografia di mio padre, mi fa aprire di colpo la mente su un aspetto che mi sfuggiva completamente, e che pure è centrale in questa discussione: mio padre era fascista, dichiarò di esserlo per tutta la sua vita; mio padre non era certamente paranoico, anzi; per lui dichiararsi fascista era un modo per dare forza a determinati valori morali, come l’onestà e la disciplina; quando identifico il fascismo con la paranoia dell’esaltato, io sto in realtà negando che mio padre fosse un vero fascista.
                      però, continuando a ragionarci su, quando mio padre, ben prima che io nascessi, nel 1935, dopo anni di disoccupazione fece la domanda per andare volontario in Africa a combattere per la conquista dell’Etiopia – e per ironia della storia le cartolina precetto con l’accettazione della domanda gli arrivò assieme alla lettera di assunzione alla Olivetti e lui non poté più ritirarla – e lo fece pienamente convinto di fare la cosa giusta e non senza entusiasmo patriottico, non è possibile allora vedere in questo almeno una traccia di paranoia (leggera in questo caso) come l’ho definita sopra, cioè di falso pensiero determinato dalla paura di restare disoccupato? e dalla cancellazione dalla mente della consapevolezza di questa paura come motore delle sue azioni…
                      se il fascista paranoico è il fascista entusiasta di esserlo, in quel momento anche mio padre lo era, sia pure transitoriamente.

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                    • Vedi che allora forse torniamo al punto che il problema è dare una spiegazione psichiatrica ad un problema sociologico e politico. Per altro, io non credo che si possa essere “un po’” paranoici.

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                    • non vorrei sbagliare, ma credo che ti sbagli 😉 : esistono le forme di pensiero paranoidi, che sono diverse dalla paranoia vera e propria, perché non assumono un carattere delirante.
                      sono andato a controllare, e mi pare di avere trovato qualche conferma: https://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_paranoide_di_personalit%C3%A0

                      però, aldilà di questa disputa specifica in fondo secondaria, è proprio importante l’altro punto che centri: è giusto dare una spiegazione, non dirò psichiatrica, ma almeno psicologica, anche, ad un problema sociologico e politico?
                      la cultura del Novecento ha sempre risposto di sì, soprattutto con la scuola di Francoforte, il cui centro concettuale è stato proprio il tentativo di unire critica sociale e analisi psicologica, psico-analisi.
                      perché non si dovrebbe, scusa? anzi, questo è un modo di approfondire la critica dello stato delle cose presenti, secondo me.

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