Jeshuu ad Alessandria: dal fico buddista al platonismo di Filone e ai filosofi erranti cinici: un Gesù interculturale – Jeshuu in India? 7 – 395

ma forse, una volta stabilito che Jeshuu poteva avere avuto conoscenza delle religioni indiane, senza andare in India, ma semplicemente ad Alessandria d’Egitto, punto di riferimento dei traffici marittimi con l’India, attraverso il successivo trasbordo delle merci ai porti egizi sul mar Rosso, vale la pena di provare ad approfondire ancora il rapporto tra il suo pensiero e la saggezza indiana, riprendendo in esame i riferimenti che Kersten, La vita di Gesù in India, introduce per cercare di dimostrare invece la tesi fantasiosa di una lunga permanenza personale di Jeshuu in India, in quest’ottica nuova: li userò invece per documentare, semmai, una certa familiarità di Jeshuu e dei suoi seguaci con alcuni motivi tipici del buddismo.

ovviamente in questi paralleli è sempre presente il rischio di vedere delle precise derivazioni dove invece si tratta di semplici coincidenze oppure dell’emergere di forme ricorrenti del pensiero umano in contesti culturali differenti, e quindi occorre diffidarne, ma questo Kersten lo ignora, visto che dà fastidio al suo sensazionalismo.

ma ci sono situazioni dove il parallelismo risulta troppo marcato per poter essere considerato occasionale?

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tra quelli che cita lui il caso più forte è quello del rilievo che ha nelle narrazioni evangeliche l’albero del fico in almeno un paio di circostanze; ma per motivi più volte spiegati, io farò riferimento unicamente al cosiddetto Annuncio del Nuovo Regno (come ho preferito chiamare la seconda versione, ampliata deI segni del messia, noti anche come Vangelo dei segni), nucleo originario del Vangelo secondo Giovanni, che sta all’origine di tutte le variazioni successive.

qui lo si trova nominato in un’occasione sola:

1, 48 Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?».
Gli rispose Jeshuu: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».
49 Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
50 Gli rispose Jeshuu: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».

l’ombra della chioma dell’albero del fico è un posto adatto per la lettura e la meditazione per la cultura buddista e proprio sotto un albero di fichi Gautama ha la sua prima illuminazione, vedendo le cose aldilà delle apparenze, e giunge al nirvana (quell’albero è tuttora conservato e venerato dai buddisti in un santuario in India).

quindi sotto la sua ombra Natanaele era probabilmente assorto nella meditazione consona per i buddisti a quel luogo?

quindi Jeshuu ha appena detto di lui: “Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità”, proprio perché lo aveva visto meditare?

suggestivo, ma incerto.

per capire questo strano episodio occorre ricordare che nella Bibbia ebraica il fico, assieme alla vite, è considerato un albero buono, che dà buoni frutti; è il simbolo della legge nella tradizione rabbinica e per i suoi frutti poteva rappresentare gli uomini buoni, come risulta nei profeti Michea e Geremia.

ed è questa tradizione che portava ad identificare l’albero del fico con Israele che può spiegare,oltre che questo episodio, anche la maledizione del fico infruttuoso, che nei vangeli più tardi si collega all’arrivo finale di Gesù a Gerusalemme.

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ma che dire allora di come Buddha descrive i bramini della religione induista?

Nel vostro interno siete come legno ruvido, anche se all’esterno il vostro aspetto è lucido.

questa frase, citata da Karsten, non ricorda forse i farisei, interpreti ottusi della legge divina, descritti da Jeshuu come sepolcri imbiancati? oppure nel detto 44, dal contenuto simile: Gesù disse: – I farisei e gli scribi hanno ricevuto le chiavi della conoscenza, ma essi le hanno nascoste: non hanno saputo entrare essi stessi, né hanno lasciato entrare quelli che lo desideravano. Ma voi siate astuti come i serpenti e puri come le colombe.

Kersten propone diversi altri esempi simili a questo, ma la mancanza di riferimenti esatti ai corrispondenti testi buddisti, come in quello che ho riportato, e la sua documentata disinvoltura nel distorcere i testi che cita mi portano a dire che esistono diverse consonanze generiche e vaghe di situazioni e di insegnamenti tra Buddha e Jeshuu il messia, ma nessuna veramente stringente e definitiva.

in diversi dei detti raccolti dal gemello di Jeshuu Tommaso sono semmai più evidenti certe consonanze con lo spirito del buddismo:

34. Gesù disse: – Se la carne è venuta nell’esistenza per opera dello spirito, è un miracolo; ma se lo spirito per opera della carne, questo è un miracolo di un miracolo. E io mi meraviglio di come una così grande ricchezza abbia preso dimora in tale povertà.

54. Gesù disse: – Beati voi, solitari ed eletti, perché troverete il Regno! Infatti da esso voi siete usciti e in esso tornerete di nuovo.

55. Gesù disse: – […] Se vi domandano: «Quale segno del vostro Padre è in voi?», rispondete loro: «È un movimento e una quiete».

63. Gesù disse: – Beato l’uomo che ha sofferto: egli ha trovato la vita!

73. Gesù disse: – Colui che conosce tutto, ma ignora se stesso, è privo di ogni cosa.

77. Gesù disse: – Quando voi dovrete mostrare quello che possedete dentro di voi, ciò che avete vi salverà; ma se non lo possedete dentro di voi, ciò che non avete vi perderà.

84. Gesù disse: – Io sono la Luce: quella che sta sopra ogni cosa; io sono il Tutto: il Tutto è uscito da me e il Tutto è ritornato in me. Fendi il legno, e io sono là; solleva la pietra e là mi troverai.

94. Gesù disse: – Infelice il corpo che è soggetto ad un corpo, e infelice l’anima che è soggetta a tutti e due!

97. Gesù disse: – Venite a me […] e troverete la Quiete per voi stessi!

101. Gesù disse: – Colui che cerca troverà.[…]

119. Gesù disse: – Guai alla carne che è soggetta all’anima e guai all’anima che è soggetta alla carne.

ho usato la traduzione e l’organizzazione dei detti di Paolo Gironi, https://www.gironi.it/testi-sacri/vangelo-tommaso.php

però, come si vede, questo modo di riecheggiare certi modi di esprimersi della saggezza orientale ha solo occasionalmente qualche contatto preciso e presenta consonanze quasi più stilistiche che di precisi contenuti; inoltre può facilmente essere attribuito proprio al soggiorno indiano del fratello gemello Giuda detto Tommaso – che a me pare non leggendario, ma quasi accertato.

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in conclusione se Jeshuu visse davvero per diversi anni in Egitto è comunque normale pensare che lì possa essere entrato in contatto con le religioni dell’India e averne ricavato qualche suggestione nelle sue forme espressive, che effettivamente non hanno molti precedenti nella cultura ebraica.

ma niente dimostra che possa avere effettivamente seguito sul posto e per anni corsi specifici di buddismo, dato che non riscontra nessuna precisa eco degli insegnamenti attribuiti al Buddha.

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mi è però difficile sottovalutare i risultati di questa mia breve indagine sviluppata in questi sette post degli ultimi giorni sulle leggende di un soggiorno in India di Jeshuu prima e/o dopo la sfortunata fine della sua azione in Palestina e sul rapporto tra le sue idee e il pensiero religioso indiano, nelle sue due principali manifestazioni, induismo e buddismo.

ho infatti applicato alla questione il metodo innovatore di parlare dello Jeshuu storico a partire dalle fonti storiche e di usare le fonti leggendarie soltanto in maniera subordinata e tenendo ben conto della loro natura.

dalla premessa che lo Jeshuu storico sia il profeta egiziano dell’anno 52 (per l’impossibile duplicazione di storie così simili come la sua e quelle raccontate dalle molteplici leggende su Jeshuu) e da quella che l’Eleazar capo ribelle zelota suicidatosi con i suoi a Masada nel 73 sia il Lazzaro delle tradizioni cristiane, sono così arrivato al risultato di riconoscere che lo Jeshuu storico nella sua predicazione molto probabilmente faceva riferimento alla conoscenza di alcuni concetti religiosi delle religioni indiane del tempo, come quello della metempsicosi (e anzi abbiamo anche visto come questa idea sia sopravvissuta a lungo nel quadro del cristianesimo, anche se ripetutamente attaccata come eresia).

questa conoscenza della metempsicosi indiana, nelle sue due varianti induista e buddista, non implica affatto che Jeshuu abbia dovuto recarsi in India per conoscerle, come può pensare solo chi ha una visione ingenua e non documentata della cultura greco-romana del primo secolo dell’impero: luoghi di culto buddisti sono archeologicamente documentati ad Alessandria d’Egitto (e anche a Marsiglia, aggiungo ora) e dunque Jeshuu poteva averne avuto conoscenza proprio in quanto vissuto in Egitto, porta degli intensi scambi e commerci con l’India attraverso il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, che portarono anche alla precoce formazione di piccole colonie di commercianti ebrei nell’India meridionale e in particolare nel Kerala, sul versante occidentale, come dimostrano le sinagoghe che ancora ne restano, di origine antica.

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ma soprattutto è giunto adesso il momento di sottolineare che questa ipotesi ci porta a dover cambiare molto l’immagine culturale di Jeshuu che ci è stata trasmessa sia dalla tradizione che ne ha fatto un semi-analfabeta falegname di Nazaret sia da molti studi anche seri, che lo hanno visto invece come un ebreo marginale.

lo Jeshuu storico appare invece come un pensatore religioso e un agitatore politico formatosi nel crogiolo interculturale di una metropoli come l’Alessandria egizia, una mente aperta e curiosa di altre culture, anche se solidamente ancorata nella sua tradizione ebraica.

l’immagine pauperista di un Gesù ignorantissimo e zelante prosecutore di un ebraismo integralista non è storicamente fondata, ma gli venne appiccicata addosso prima di tutto da chi tentò di piegarne la figura ai fini del ricompattamento delle comunità ebraiche sopravvissute alla catastrofe della sconfitta della grande rivolta contro i romani, della distruzione della capitale Gerusalemme e soprattutto del suo tempio, dello sterminio o della dispersione dalla Palestina della maggior parte della popolazione di religione ebraica che vi era immigrata di ritorno mezzo secolo prima dall’esilio imposto dall’impero di Babilonia e interrotto, per chi voleva tornare, da Ciro il Grande, l’avveduto e lungimirante fondatore dell’impero Persiano.

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collocare la formazione di Jeshuu nell’Egitto dei primi decenni del I secolo significa anche dovere approfondire il suo rapporto con la cultura ebraica che si era sviluppata sempre ad Alessandria e in particolare col filosofo platonico ebreo Filone di Alessandria, morto nel 40 d.C., appartenente ad una famiglia di grande rilievo sociale, che aveva ottenuto la cittadinanza romana direttamente da Giulio Cesare ed era considerata la più importante e ricca tra gli ebrei di quella metropoli.

(suo fratello Tiberio Giulio Alessandro Maggiore fece ricoprire di lastre d’argento e oro massiccio nove porte del tempio di Gerusalemme; il figlio di questi, che si chiamava come lui Tiberio Giulio Alessandro, abbandonò l’ebraismo, fu procuratore di Giudea dal 46 al 48 e, tra il 66 e il 69, come prefetto d’Egitto soppresse violentemente una sommossa degli ebrei di Alessandria, scoppiata in concomitanza con la grande rivolta ebraica in Palestina; alcuni abitanti greci della città avevano preso prigionieri degli ebrei, e questi per reazione li circondarono mentre erano raccolti in assemblea e li bruciarono vivi; invano Alessandro aveva tentato di calmare gli ebrei con alcuni mediatori, e quindi scatenò contro di loro i legionari a sua disposizione; i romani ebbero il sopravvento contro la forte resistenza ebraica e ne massacrarono molti, comprese donne e bambini; nel 70, durante l’assedio di Gerusalemme, era comandante in seconda di Tito, il comandante in capo della spedizione romana).

di Filone ci si è sempre chiesti come mai non nomini mai Jeshuu, ma la nuova cronologia delle azioni di questo negli anni Quaranta-Cinquanta ne dà finalmente una spiegazione del tutto adeguata, senza costringere di nuovo alle poco credibili tesi integralmente miticiste: l’azione pubblica di Jeshuu in Palestina si svolse tutta dopo la morte di Filone.

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è tuttavia incredibile come il rapporto tra il cristianesimo nascente e la filosofia di Filone, che appare vitale se si dà rilievo alla formazione egizia di Jeshuu, sia stato complessivamente trascurato, in nome di quella visione tradizionale che lo vede come un povero ignorante, spontaneamente dotato, ma scollegato dalla cultura del suo tempo, ed ammetto io per primo di non essermi sinora occupato di questo aspetto, ma cercherò di porvi rimedio prossimamente.

i punti centrali della filosofia di Filone sono l’interpretazione allegorica della Bibbia ebraica e la sua conciliazione con la teoria platonica; e occorre investigare bene il peso di queste idee nelle idee di Jeshuu quali possono essere ricavate dalle fonti più vicine a lui.

del resto un’opera discutibilmente attribuita da alcuni proprio a Filone, il De vita contemplativa, ci documenta che, sul versante opposto, gli aderenti ad una comunità ascetica ebraica, i terapeuti, erano diffusi in ogni casa dell’Egitto e qualcuno li identifica con gli esseni.

dunque il pensiero di Jeshuu poteva essere stato influenzato dal platonismo, conosciuto attraverso Filone?

indubbiamente: se accettiamo che Eleazar fosse un suo seguace e torniamo al discorso attribuito a Eleazar da Giuseppe Flavio, qui il secondo tema importante, accanto al riferimento alla fede indiana nella metempsicosi, è proprio la concezione platonica dell’anima divina prigioniera nel corpo, da cui la morte la libera: ed è difficile sottovalutare l’importanza di questo tema nella predicazione che viene attribuita a Jeshuu, fino dal primo dei detti riportati dal gemello Tommaso: “Chiunque ascolta queste parole non gusterà la morte”.

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ma non solo il vero Jeshuu storico era aperto alle culture straniere, ma tutto il movimento cristiano delle origini era aperto alla cultura del tempo, nella quale del resto era immerso, anche con riguardo ad una seconda componente molto collegata ai movimenti di protesta anti-imperiale dell’inizio del secondo secolo: i filosofi itineranti cinici.

e chi troviamo, per loro, tra i modelli di comportamento e come punto di riferimento contro il lusso del tempo, nel nome di un richiamo ad un possibile ritorno alla natura? i cosiddetti gimnosofisti indiani, asceti che vivevano nudi sugli alberi predicando il rifiuto del consumismo del tempo (ed eccomi così arrivato all’argomento della mia tesi di laurea che scrivevo giusto cinquant’anni fa: il papiro di Ginevra inv. 271, su Alessandro Magno e i bramini).

insomma, anche se qualcuno non volesse accettare l’identificazione tra Eleazar e Lazzaro o quella tra Jeshuu e il profeta egiziano, che comunque per me sono certe, rimane fuori di discussione, a mio parere, che nell’ambiente culturale egizio erano vive molte informazioni e più ancora suggestioni dall’India, che certamente giocarono un ruolo nelle idee degli zeloti combattenti anti-romani come indiscutibilmente era anche Eleazar e alla cerchia dei quali apparteneva anche il profeta egiziano, pur se differenziandosi da loro per l’attesa profetica dell’intervento miracoloso di Dio piuttosto che per il diretto ricordo alle armi.

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ecco la serie completa dei post, che formano come sette capitoli di un piccolo saggio dal titolo Jeshuu in India?:

https://corpus2020.wordpress.com/2020/09/27/jeshuu-in-india-una-sorprendente-premessa-cronologica-e-sulla-sua-eta-371/

https://corpus2020.wordpress.com/2020/09/29/il-vangelo-di-issa-secondo-notovitch-jeshuu-in-india-2-376/

https://corpus2020.wordpress.com/2020/09/30/il-mistero-del-manoscritto-buddista-su-issa-al-monastero-di-himis-in-ladakh-jeshuu-in-india-3-380/

https://corpus2020.wordpress.com/2020/10/02/kersten-senza-punto-interrogativo-jeshuu-in-india-4-384/

https://corpus2020.wordpress.com/2020/10/03/legitto-non-e-lindia-jeshuu-in-india-5-387/

https://corpus2020.wordpress.com/2020/10/04/eleazar-la-metempsicosi-gli-indiani-jeshuu-in-india-6-390/

https://corpus2020.wordpress.com/2020/10/07/jeshuu-ad-alessandria-dal-fico-buddista-al-platonismo-di-filone-ai-filosofi-erranti-cinici-jeshuu-in-india-7-395/

seguiranno nei prossimi giorni due appendici:

la prima, a sorpresa, sull’unico vero resto archeologico in senso stretto che ci rimane di Jeshuu: la Sindone

la seconda, la Lettera dei bramini ad Alessandro Magno, del II secolo, naturalmente pseudo-epigrafa

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