una intensa settimana blog – 403

una intensa settimana blog, con amici ritrovati, ilpensierodeldud (anche se in una situazione tragica), l’assenza, che si fa sentire, di amici recentemente perduti all’improvviso (aldoanghessa), una discussione più intensa del solito col blogger con cui discuto di più fuoricasa, gaberirricci.

mi sono annotato tutto e ne esce un post lunghissimo e francamente illeggibile; ma non si scrive sempre per il pubblico, a volte si scrive anche per se stessi o per il proprio interlocutore diretto, e potrebbe venire voglia di rileggersi, semplicemente.

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https://ilpensierodeldud.wordpress.com/2020/08/19/il-dolore-della-carne-1/

corpus2020 20/08/2020 alle 1:13 pm
sei tornato!, dopo due anni e mezzo, di silenzio solo per noi, ma non per te.
immagino quanto ti è costato scrivere anche queste righe.
nulla è cambiato, dunque: tu continui a vivere l’estremo, noi a vivere quella che chiamiamo vita e appare così povera rispetto alla tua. un abbraccio, amico caro. (il nick è cambiato, ma mi riconoscerai facilmente, vero?)

Pensierodud 22/08/2020 alle 1:39 pm
ma certo che ti riconosco! ed è come dici tu: mi costa persino scrivere poche righe, ma per salutare un amico lo sforzo è più leggero

corpus2020 23/08/2020 alle 6:27 am
grazie, dud; si pensa a te e si capisce quanto è prezioso tutto quello che diamo per scontato. ti mando un nuovo abbraccio virtuale.

https://ilpensierodeldud.wordpress.com/2020/10/05/il-dolore-della-carne-2/

Bapsy ha detto:05/10/2020 alle 11:13 am

Per chi sa ascoltare la sofferenza
Per chi dice “ti capisco” e non sa di cosa stai parlando
Per chi scappa dalla sofferenza
Per gli eroi che ogni giorno affrontano dolore sofferenza, incomprensione, indifferenza
Tu sei VOCE per tutti
Per questo ti amiamo

corpus2020 07/10/2020 alle 9:37 am

bapsy ha detto delle cose splendide, che io non sarei stato capace di dire, ma che condivido.
voglio solo pensare, leggendo un testo un po’ più lungo degli ultimi, e immaginando quanto ti sia costato, che le cose stiano andando un pochino meglio almeno dentro di te.
la saggezza che ci regali, comunque, sembra dimostrarlo.
un abbraccio, carissimo Dud.

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https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/04/domande-toscane-introduzione/

corpus2020 October 4, 2020 at 8:23 am
no, io le introduzioni le leggo, ma sempre dopo avere letto il libro: è una regola fissa, per me; prima mi formo io, liberamente, un’idea di quello che ho letto, poi vado a leggere quel che ne pensava l’autore.
vero anche che, quando scrivo testi lunghi e articolati, anche io scrivo la mia brava introduzione: però, a differenza di questa, contiene sempre rigorosamente e soltanto alcune indicazioni pratiche per la lettura. però qui non sto leggendo un libro, e non ho fatto troppo caso alla parola Introduzione del titolo: mea culpa, se non l’ho saltata.
a questo punto cercherò di dimenticarmela (non mi è difficile dimenticare, in questa fase della mia vita) e tornerò a leggerla, e forse a commentarla, alla fine della serie.

gaberricci October 4, 2020 at 1:48 pm
Ottima idea :-).

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/05/colli-domande-toscane/

corpus2020 on October 5, 2020 at 5:01 am
Rovelli?

questo post, a tratti, sembra già pronto per finire nelle antologie scolastiche, io direi perché è scritto con un sapore molto classico.
e lascio in sospeso se sia il classico di Bach o quello di Debussy, perché poi non è vero che le loro musiche siano così diverse: provare ad ascoltare un brano di musica gamelan indonesiana, o resistere più di qualche minuto ad un’aria d’opera cinese, ad esempio, per credere.

gaberricci October 5, 2020 at 6:16 am
Rovelli cosa? 🙂

Non so se devo considerarlo un complimento allora, perché mi pare di capire che non ami Debussy :-).

corpus2020 October 5, 2020 at 6:27 am
Rovelli, Helgoland, da ultimo.
https://www.huffingtonpost.it/entry/quando-alluomo-manca-la-terra-sotto-i-piedi-diventa-un-essere-libero-intervista-a-carlo-rovelli_it_5f79979ec5b649e564b3fa00

quindi pensi che non mi piaccia neppure Bach? appena finito di ascoltare ieri la sua monumentale Messa in Mi minore.
Debussy è del tutto all’altezza di Bach, è sottovalutato; è un genio immenso, ed ha cambiato la storia della musica: è lui che ha iniziato il Novecento in musica.
intendevo soltanto mettere a confronto un modo di esprimersi in cui l’emotività si esprime in forme controllate (Bach) e un altro dove è l’emotività stessa la base del suo auto-controllo (Debussy) – sono un poco contorto, lo so, ma non riesco ad essere più chiaro.
in qualche modo è come se nelle forme espressive Debussy avesse fatto una rivoluzione simile a quella della psico-analisi di Freud, distruggendo l’idea stessa di una razionalità delle forme musicali. anche in lui si sente il tramonto della coscienza lucida e padrona di se stessa e del mondo.
e dimmi se ti ho fatto un complimento da poco, ahah.

gaberricci October 5, 2020 at 11:17 am
Assolutamente no, ma conoscendo la passione di Debussy per la musica dell’Estremo Oriente, ed avendo tu utilizzato dei verbi non proprio elogiativi per quest’ultima…

corpus2020 October 10, 2020 at 9:12 pm
altra risposta mancata che arriva in ritardo da parte mia.
mi sono espresso malissimo sulla musica gamelan o sull’opera cinese: dicendo che non riusciamo facilmente a sopportarle, in genere, in Occidente, almeno a stare al gusto comune, intendevo soltanto sottolineare la loro estraneità alle nostre convenzioni musicali, ma per niente esprimere un giudizio di valore su di loro, che tra l’altro apprezzo parecchio.
e non allego i link ai miei video che lo documentano, dai…

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/06/fotografie-domande-toscane/

[…] dov’ero, quando è diventato normale che qualcuno (qualcuno di fisico, con una faccia, un nome ed un cognome) abbia il potere di dirti cosa è bello e cosa no?

corpus2020 October 6, 2020 at 5:54 am
veramente è sempre stato normale che qualcuno lo dicesse alle donne che se lo lasciano dire.

però quello che mi induce ad un commento che è soprattutto un gesto di protesta formale contro, è questa tua frase sulla fotografia: “giudico chi pratica tale arte con una severità forse eccessiva”.
è vero che hai usato la parola “arte” e dunque dovrei tirarmi fuori, ma scrivo dopo la catastrofe che ha cancellato dalla faccia delle terra tutte le fotografie che ho fatto nella mia vita precedente (alla catastrofe), salvo quelle che qua e là fortunosamente avevo salvato nel blog o nei montaggi Youtube, quindi col cuore ancora ferito; e in più mi tocca anche leggere che tu mi disapprovi?

per punizione ti meriti soltanto questo, ma guardalo – SEMMAI – soltanto dal minuto 8:20, non vorrai mica sciroppartelo tutto!

gaberricci October 6, 2020 at 7:36 am
È sempre stato normale anche morire di dissenteria, ma non per questo oggi lo tollereremmo. E comunque bisogna sempre guardare con sospetto a ciò che “si lascia fare” chi potrebbe non avere altra scelta. Be’, ma l’ho detto che la mia severità è eccessiva :-).

corpus2020 October 6, 2020 at 7:41 pm
la mia prima frase era sarcastica.
la seconda è resa oscura da un refuso. – adesso rimediato, in neretto
il video nella parte citata dimostra che questa mania maschile attraversa varie culture.

gaberricci October 7, 2020 at 4:26 am
Sul terzo punto: la cosa non mi consola.

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/07/san-galgano-domande-toscane/

ad una religione organizzata (una che si è battuta perché l’Unione Europea riconoscesse formalmente che il nostro continente ha “radici cristiane”, poi) non dovrebbe far piacere rendere esplicito che ha “qualcosa a che fare” anche con l’immaginario?

corpus2020 October 7, 2020 at 6:45 am
c’è una domanda, alla fine del tuo post, che esige un tentativo di risposta: io direi che il cristianesimo è la religione del Lògos, che cioè ha divinizzato la ragione.
ammetterai che abbia qualche crisi di identità, allora; potrebbe tranquillamente ammettere che i suoi vangeli e le sue vite dei santi sono dei meravigliosi racconti di un nuovo tipo di mitologia, come in fondo fanno anche altre religioni (tranne l’islam, non a caso).
e invece, eccolo lì che si batte, perché noi dobbiamo credere che quella è la verità storica. come se rischiasse di non essere più una forma di verità, se non è proprio quella storica.
e tutto quello che non è vero storicamente disturba: anche la spada nella roccia di quel santo se ne ricorda un’altra chiaramente leggendaria; metti che qualcuno pensi che c’è della leggenda anche in questa…

gaberricci October 7, 2020 at 11:12 am
Mi chiedo allora: quando è che abbiamo smesso di avere un rapporto sano con la fantasia? Quando è che è diventata solo una cosa a cui abbandonarsi, o da rigettare brutalmente?

ammennicolidipensiero October 7, 2020 at 12:33 pm
quando abbiamo iniziato ad avere delle religioni.

redpoz October 9, 2020 at 10:18 am
Non credo personalmente di poter aggiungere qualcosa alla discussione, ma credo invece che Girard sarebbe in grado di farlo. Ne suggerirei dunque la lettura a chi voglia continuare ad approfondire la domanda.

ammennicolidipensiero October 7, 2020 at 12:39 pm
(ci stavo ripensando: per dirla tutta, io direi che agostino di ippona è colui che ha trasformato il cristianesimo nella religione del logos e ha divinizzato la ragione)

gaberricci October 7, 2020 at 2:35 pm
Non glielo dire, che a Mauro piace Agostino :-).

corpus2020 October 10, 2020 at 9:03 pm
rispondo in ritardo perché i commenti non mi sono stati notificati.
non è vero che Agostino “mi piace”, è indubbiamente grande, grandissimo, io dico questo; ma come si potrebbe dirlo di un grandissimo avversario; e per molti aspetti lo trovo insopportabile..
è lui il protagonista della trasformazione nel Logos greco (parola, ma anche ragione, e poi Verbum) della “parola”, che per gli ebrei invece indicava la Torah, la rivelazione divina a Mosé? e così era anche nello strato profondo del Vangelo secondo Giovanni.
non sono un esperto di Padri della Chiesa e credo di non poter rispondere.
però trovo questa citazione di Agostino: «Come il Figlio dice relazione al Padre, così il Verbo dice relazione a colui di cui è il Verbo». La Trinità, VII, 2.3
Figlio e Logos o Verbum sono identificati, ma sono entrambi soltanto forma di una relazione.
all’inizio di questa stessa opera, Agostino afferma che è stata scritta “contro le false affermazioni di quelli che […] sono tratti in inganno da uno sconsiderato quanto fuorviato amore della ragione”.
quindi a me pare che Agostino divinizzi non la ragione in quanto tale, ma quella forma particolare di ragione, subordinata alla rivelazione, che non è autonoma dalla rivelazione, ma le si sottopone come forma subordinata.

lo dimostra bene il passaggio al termine latino verbum, che non significa più ragione, ma esclusivamente parola; appunto, Agostino, più che divinizzare la ragione, divinizza la parola, cioè la Rivelazione.

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/08/sinistra-domande-toscane/

[…] come diavolo si fa a non essere di sinistra? […]

corpus05 October 8, 2020 at 5:49 am

per non essere di sinistra, nel senso classico del termine, basta pensare che l’obiettivo che Marx dà ai comunisti, “a ciascuno secondo i suoi bisogni” è una solenne cazzata, ops una nobile utopia.
questa promessa è soltanto una variante di quella capitalistica, che promette la stessa cosa, soltanto dando qui per solido presupposto sottinteso che i bisogni non sono uguali per tutti; cosa, fra l’altro, vera: i miei bisogni, in fondo abbastanza limitati, non sono affatto paragonabili a quelli di un Musk o di un Gates.
è incredibile come Marx abbia potuto pensare di fondare sull’egoismo individuale il sogno di una società perfettamente giusta – altra solenne cazzata, ops nobile utopia: infatti parla di “ciascuno”, vede il comunismo come la realizzazione di una somma di bisogni ed egoismi individuali, non come l’espressione dei bisogni collettivamente organizzati della società.
e questo spiega, assieme al disprezzo totale del fattore natura nella vita economica, come i socialismi realizzati, ispirati dalla sua visione politica (che a torto chiamiamo filosofica), contribuiscono alla distruzione dell’ambiente, e dunque della vita, quasi come i deliri del libero mercato fuori controllo.
ma se lo scopo della storia è dare a ciascuno secondo i suoi bisogni, il capitalismo promette di fare altrettanto e perfino meglio: ovviamente non ci riesce, soprattutto se non ferma la bomba demografica; ma ci riescono i socialismi realizzati?
sono società più equilibrate, questo è fuori discussione, ma a prezzi sociali non trascurabili.

gaberricci October 8, 2020 at 7:42 am
Dipende da cosa si intende per bisogni. I bisogni di Musk o Gates non sono uguali ai tuoi, ma… sono bisogni? O dovremmo chiamarli piuttosto appetiti?

corpus2020 October 8, 2020 at 12:10 pm
in maggiore sintesi mi pare la stessa obiezioni che mi ha fatto ammennicoli; ora rispondo a lui, ma varrà anche per te. 🙂

ammennicolidipensiero October 8, 2020 at 6:13 am
Non condivido, Bort, perché credo che questa tua lettura parta dal concetto (“economico”) che i bisogni possano (e debbano) essere potenzialmente “infiniti” (il che è proprio di una visione, diciamo, di accumulo, se non capitalista). Il concetto di “bisogno” dovrebbe però (“filosoficamente” e non “economicamente” parlando) contenere in sé la logica dell’essenzialità, oltre la quale non è più tale ma diventa “utilità” e infine “superfluo”. In extenso, mi piace leggere la prospettiva di sinistra non come quella di una società che dà a tutti in egual misura ma che offra a tutti la medesima possibilità di accedere, appunto, al bisogno, il che rende la prospettiva “di sinistra” non solo individuale ma strettamente dipendente dal modello sociale. Detto ciò, tra individualismo ed egoismo c’è comunque differenza. Più che di individualismo parlerei piuttosto di risorse individuali, però: una società che le appiattisce non è di per sé di sinistra, è totalitarismo.

corpus2020 October 8, 2020 at 12:41 pm
ecco un commento che fa rimpiangere di non trovarsi attorno a un tavolo a discutere a voce, tu, gaber ed io; qui comunque c’è un quintale di uva fragola, a occhio, che aspetta di essere raccolto qui a casa mia, e se vi va di andarvene via con 25 kg a testa, io provo ad invitarvi per una vendemmia, prima che sia troppo tardi. 🙂

l’obiezione, tua e di gaber, è giusta e perfino un poco prevedibile; ma è per questo che dico che Marx non ha approfondito filosoficamente il tema dei bisogni; il Manifesto, certamente, non è un testo filosofico e non poteva farlo lì: ma poteva e doveva farlo prima. nei Grundrisse, ad esempio.

che cosa possiamo intendere con “bisogni”? il minimo biologico vitale? cioè, le 1.400 calorie di una dieta per diabetici più l’acqua e l’aria pulita…
per molti sarebbero un lusso e i secondi due requisiti anche per chi vive nelle società avanzate; ma sarebbe accettabile questo obiettivo? quanti sarebbero disposti a condividerlo?
gli i-phone e una connessione internet fanno parte o no, ad esempio, dei bisogni fondamentali?
come è evidente, i bisogni sono storicamente determinati e cambiano con l’evoluzione sociale; e dunque non è possibile ridurli al minimo vitale – fermo restando, comunque, che una civiltà avanzata dovrebbe garantire questo minimo a ciascuno dei suoi membri, in forme adeguate.
ma, appena abbandoniamo questo criterio, diventa molto difficile trovarne un altro di accettabile; perché, se i bisogni si identificano con i desideri individuali, come distinguerli dagli appetiti, come propone gaber?
giustamente, come tu sottolinei, questo rappresenta uno scivolamento verso il totalitarismo, in quanto il comunismo sarebbe realizzato da uno stato etico che decide quali bisogni sono giusti e da soddisfare e quali invece sono degli appetiti da combattere; aggiungiamo che il ventaglio dei bisogni avvertiti è diverso da essere umano ad essere umano, anche senza eccessi megalomani nei bisogni.

riflettendo, a me pare che il problema dei bisogni dovrebbe essere affrontato invece in un’ottica sociale: non esistono bisogni individuali giusti o ingiusti, su cui lo stato possa o debba intervenire, esiste solo un limite sociale al consumo delle risorse del pianeta: in altri termini, il limite globale dei bisogni da soddisfare è dato dal limite delle risorse annue rinnovabili nel pianeta.
questo limite, come sappiamo, già oggi è superato in un rapporto 1:2 circa, pur con le profonde ingiustizie e le diffuse povertà del pianeta; in altre parole, nel suo insieme l’umanità consuma il doppio di quello che deve per mantenere in equilibrio il pianeta e garantire il suo stesso futuro.
il limite sociale accettabile ai bisogni dovrebbe essere dato dunque all’incirca dalla media individuale delle risorse che si ottiene dividendo il valore delle risorse consumabili a livello planetario per il numero degli abitanti; e questo è all’incirca il limite delle risorse individuali di cui il sistema fiscale dei diversi stati dovrebbe consentire a ciascuno di disporre.
questo non sarebbe il regno del comunismo che promette a ciascuno di ricevere secondo i suoi bisogni, ma un sistema mondiale ecologicamente equilibrato dove ciascuno può disporre liberamente della soddisfazione dei suoi bisogni nei limiti resi possibili dal fatto di vivere in un pianeta limitato.
ma chiaramente l’ipotesi di un dimezzamento del livello medio di benessere e dunque di consumi attuale dell’umanità – con un peggioramento ancora più drastico delle condizioni di vita dei paesi più ricchi – è totalmente irrealistica e non gestibile politicamente – a meno che non ci pensino il covid e altre epidemia, assieme alle catastrofi climatiche locali, a portarci a viva forza a questo stato di cose.
per questo lasciamo fare a loro, e noi accontentiamoci almeno della consapevolezza dei problemi irrisolvibili.

gaberricci October 8, 2020 at 8:53 pm
Non pretendo di rispondere a tutto :-), ma io credo che bisognerebbe lavorare su una società che gestisca diversamente, per così dire, la percezione dei bisogni. Un iPhone è necessario? E se sì perché? È necessario un libro? Possiamo produrlo in un modo che impatti meno sul pianeta, che ci da da mangiare a tutti? Per come la vedo io, la “nostra” e la “tua” proposta non sono inconciliabili affatto: ed un primo punto per iniziare a lavorare in quella direzione sarebbe eliminare l’idea che è giustificato ed anzi giusto agire sempre per il soddisfacimento immediato dei propri appetiti più smodati ed immediati. Che è il contrario di quel che penso io a proposito dei bisogni.

(Amo l’uva fragola).

corpus2020 October 9, 2020 at 5:34 am
non penso affatto che siamo in disaccordo, qui (e neppure tanto altre volte in cui invece dichiariamo di esserlo, dall’una o dall’altra parte): penso che stiamo approfondendo e per farlo dobbiamo distinguere le posizioni su alcuni punti.
ad esempio qui condivido le tue riflessioni; mi accontento soltanto di dire che, purtroppo, non sono risolutive né le mie né le tue e che non abbiamo vere soluzioni: ce lo impedisce in generale la biologia degli appetiti, diciamo così, oltre che una cultura dei diritti individuali che è ineliminabile dalla nostra testa, ma deleteria, nel caso particolare della civiltà occidentale, diventata modello planetario, salvo che in Cina e nelle residuali zone miserabili del pianeta.

corpus2020 October 9, 2020 at 5:38 am
ah, per l’uva fragola, ora o mai più, nel 2020.
purtroppo è prevista acqua nel weekend, ma si può pensare anche ad una vendemmia bagnata… 😉

gaberricci October 9, 2020 at 7:56 am
Ma certo, io so benissimo che la mia idea di “mondo perfetto” è irrealizzabile. Ma ciò non mi deve impedire di lavorare (poco, troppo poco) in quella direzione.

corpus2020 October 9, 2020 at 8:13 am
e siamo in due a farlo, con tanti altri, naturalmente, ognuno a suo modo.
poi, meglio lavorare per qualche miglioramento concreto realizzabile, anche se modestissimo e quasi miserabile, che per qualche obiettivo che sappiamo irrealizzabile già in partenza.
meglio soggettivamente (meno frustrazioni), ma forse anche oggettivamente (più risultati, anche se piccolissimi). 🙂

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/09/fotografie-reprise-domande-toscane/

corpus2020 October 9, 2020 at 5:59 am
domande fondamentali e centrate, considerazioni ampiamente da condvidere (e bella l’immagine della sessione jazz… 🙂 ). e adesso sono schematico, per non essere fluviale:

  1. la fotografia è una proiezione dell’io, quindi documenta l’io di chi la fa. se uno viaggia in un certo modo, documenta il suo narcisismo consumista, se viaggia per conoscere e capire mondi diversi, o quel poco che ne resta, documenterà questo; non diamo allo strumento le colpe di chi lo usa.
  2. la fotografia anche prima dell’informatica, ma con questa in modo iper-potenziato, è un formidabile potenziatore esterno della memoria, e in questo senso funziona esattamente come una droga: come qualunque droga, potenzia alcune capacità mentali, a scapito di altre. una memoria potenziata è un enorme eccitante e potenzia l’io, che è autobiografico, e dunque il narcisismo. mancano riflessioni adeguate sugli effetti a lungo termine (oppure io non ne conosco).
  3. la permanenza del vissuto attraverso internet è comunque una truffa colossale che dovremmo cominciare a demistificare: nell’occasione attuale del guasto all’HD esterno che ha distrutto tutta la mia attività digitale degli ultimi 15 anni (salvo quella salvata, al momento, su questa piattaforma – che non è poca, comunque, ahah) ho scoperto che gli HD, che ci vendono per archiviare per sempre, sono progettati per durare 2 o 3 anni, che l’alternativa è salvarsi a pagamento su server esterni, e dunque cedere ad altri parti del proprio cervello esterno (chiamiamolo così), cosa che mi pare inaccettabile ed equivalente ad una moderna servitù della gleba; e comunque anche questo è in realtà precario, perché verrai cancellato appena smetti di pagare. insomma l’archivia-ricordi più valido resta ancora la carta, se di buona qualità.
  4. in questi giorni, ripubblicando la mia attività di soli dieci anni fa sul mio blog a parte e riguardando alcuni montaggi video di un viaggio in Cina 2010, mi sono peraltro reso conto che, dove la memoria esternalizzata diventa troppo analitica, non è più mia: di molti episodi, che ho allora “immortalato”, io non ricordo più assolutamente nulla e li vedo come se li avesse girati uno sconosciuto: la perdita del ricordo è un processo naturale e probabilmente anche necessario: vi è una forma malata di capitalizzazione della memoria che pare abbia qualcosa a che fare con lo spirito del capitalismo.
  5. probabilmente qualcuno (come me) ha bisogno di una cura disintossicante, non tanto dalla fotografia, ma dalla memoria digitale in genere.

(alla faccia della promessa di essere schematico!)

gaberricci October 9, 2020 at 8:13 am

1. Ma il problema è quello che ho cercato di evidenziare in Fotografie “prima parte”: che l’io si sta appiattendo verso forse sempre più uniformi.

2. Questa immagine mi piace molto… e me la ricorderò (ironicamente).

3. In realtà forse il dispositivo migliore per la memoria (che è qualcosa di molto diverso dal ricordo ossessivo) è ancora il nostro cervello: anche perché, parliamoci chiaro, gli unici a cui interessa qualcosa della nostra memoria siamo noi, e l’unica condizione (a parte la morte, ma comunque lì della memoria non sapremmo più che farcene) in cui la perdiamo è la demenza. E ad un certo punto di questa perdita non siamo mai coscienti.

4. Certo: la memoria comprende il dimenticare ed il modificare. È un processo dinamico, simile a scrivere un libro, non a costruire una biblioteca.

5. Possibile.

corpus2020 October 9, 2020 at 8:48 am

“la memoria comprende il dimenticare”: sì, esattamente come la vita comprende la morte e ne è a sua volta posseduta. anche io cercherò di ricordare questa frase, compatibilmente con la crisi anagrafica della mia personale memoria interna, ehehe. d’altra è vero che gli unici veramente interessati alla nostra memoria siamo noi, e la memoria degli altri è rivolta pur sempre a qualcosa che non siamo davvero noi.

gaberricci October 9, 2020 at 8:27 pm
Forse è per questo che funzionano i social network, ed allora è giusto dire che sono un’espansione della memoria. Dentro quei profilo noi siamo al centro del mondo, come dentro la nostra memoria.

corpus2020 October 10, 2020 at 8:40 pm
non sono sicuro che i social network siano un’espansione della memoria; a me paiono piuttosto l’espansione del narcisismo dell’io, che spesso rifugge dalla memoria, dato che potrebbe avere la capacità sgradevole si ridimensionarlo, ricordandogli i suoi errori.
è il narcisismo immemore che vive nel tempo dell’eterno ritorno dell’uguale massificato.
acuta l’osservazione del successo dei social per la capacità di creare una realtà alternativa immaginaria centrata su chi li usa. 🙂

ammennicolidipensiero October 9, 2020 at 6:13 am
Questa volta sottoscrivo in pieno il commento, in tutti i suoi punti. Aggiungo però che (da “amante” della fotografia, che ha iniziato a scattare quando, perdona l’esagerazione, si chiamavano ancora dagherrotipi 😆) farsi un autoscatto con il telefono sta alla fotografia come giocare a Subbuteo sta alla finale di Coppa America al Maracanà. Ci sono mille motivi per fotografare, ma difficilmente un amante della fotografia dedicherà il tempo a farsi autoscatti davanti ai monumenti con i muscoli in vista o con le labbra a culo di gallina…

gaberricci October 9, 2020 at 8:14 am
Non posso negarlo.

corpus2020 October 9, 2020 at 9:01 am
manca il tasto discreto del like in questo blog… ringrazio dell’apprezzamento,
mai fatti autoscatti in vita mia, o quasi, anche perché il mio narcisismo si esprime in altri modi; però diciamo che mi avviene abbastanza spesso, quando viaggio in paesi esotici e lontani, soprattutto in Asia, che mi fotografino gli altri…, assieme a loro, naturalmente, e chiedendolo con molte insistenze, e la cosa non mi dispiace, anche se potrebbe essere considerata una forma di narcisismo al cubo.
non potendolo documentare del viaggio in Sri Lanka di febbraio-marzo, ti infliggo un esempio più lontano: Indonesia 2013, quattro mesi prima della pensione.

. . .

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/10/toscani-domande-toscane/

corpus2020 October 10, 2020 at 8:14 pm
a me viene in mente – un po’ da vecchio professore in pensione – che la caratteristica della comunicazione toscana che metti in evidenza, cioè la spietata sincerità, ha un precedente illustre, forse in parte espressione di quel modo di esprimersi, ma a sua volta rafforzativo di questa caratteristica: ed è Machiavelli, a volte perfino cinico in questa lucidità di analisi.
questo potrebbe aiutarci a coglierne la grandezza.

non ricordo ora nei dettagli la nostra discussione sulla satira, che però ricordo che abbiamo fatto: a me pare che la tua sintesi potesse essere anche la mia: la satira (come la spietata sincerità di sopra, con cui la satira è a sua volta imparentata) funziona soltanto se rivolta contro chi sta in alto, al di sopra, nella gerarchia sociale, dell’osservatore critico.
se la satira o la spietata sincerità vengono esercitate contro i socialmente o individualmente deboli, si chiama bullismo.

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/10/11/volto-santo-domande-toscane/

[…] ogni uomo è spirituale (forse, ogni uomo è mistico), e per esserlo credere in Dio non è necessario?

corpus2020 October 11, 2020 at 7:09 am
ottima conclusione.
giudizio mio, di uomo comunemente considerato colto, nel senso che diamo oggi alla parola, ma non teologo, dato che tutta la mia teologia consiste della frase che Dio indiscutibilmente esiste, visto che molti esseri umani lo pensano e che non è altro che questo loro pensiero.
ma, dalla tua conclusione non si ricava forse che il paranormale non ha nulla a che fare con la religione? salvo che la religione se ne serve, in maniera totalmente incoerente, per i suoi scopi…
se, per essere un mistico, non occorre credere in Dio, a maggior ragione non occorre che ci creda il fenomeno paranormale, per esistere.
se spezzerai questo legame artificioso tra paranormale e religione, creato strumentalmente dalla religione che si appoggia al paranormale quando il razionale non basta più a sostenerla, forse vedrai che il paranormale ha più a che fare con la fisica quantistica che con la fede in Dio.
almeno credo… 😉

gaberricci October 11, 2020 at 8:04 am
Ma sai benissimo che più o meno questo è il mio pensiero sull’argomento; o meglio: francamente, non credo né all’una né all’altra cosa ma, come diceva Niels Bohr, non è necessario crederci per “farle funzionare”. E Bohr, in effetti, era un fisico quantistico…

corpus2020 on October 11, 2020 at 11:22 am
in effetti per far funzionare le esperienze paranormali non occorre affatto crederci, forse questo è persino controproducente, quando poi le racconti; occorre soltanto osservarle – come del resto vale per tutta la realtà – che infatti non può esistere se un osservatore non fa quagliare, diciamo così, la funzione d’onda della probabilità in uno stato determinato, che solo così diventa reale. 😉
ma se tu poni sullo stesso piano religione ed ESPERIENZE paranormali, non stiamo dicendo cose più o meno simili…

ma hai perfettamente ragione a pensarla così, fino a che non ti capiterà di farne una – e magari non ti capiterà mai.
anche io mi sono sempre comportato alla stessa maniera, fino a che non mi è capitato di farne, un paio di volte.
naturalmente oramai è passato tanto di quel tempo, che non sono nemmeno più sicuro che quelle esperienze siano effettivamente successe; sono sicuro però che c’è stato un prima e un dopo, nel quale si sono guadagnate un francobollino del mio spazio mentale, che prima le escludeva totalmente.
naturalmente non garantisco nulla, salvo l’incertezza, a cui invece tengo tantissimo… 😉

gaberricci October 11, 2020 at 12:39 pm
Non ho detto che non ne ho fatte :-).

corpus2020 October 11, 2020 at 1:42 pm
giocando a rimpiattino col paranormale, siamo noi che troviamo lui o è lui che trova noi? 🙂

. . .

corpus2020 October 12, 2020 at 7:42 am

le sette domande toscane:

  1. esiste un mondo diverso per ogni persona che lo osserva e ne fa esperienza e, anzi, per ogni momento in cui una persona lo osserva e ne fa esperienza?
    risposta: certamente sì;
    postilla: e questo dice da solo quanto poco importanti sono i mondi in cui viviamo e che ci sforziamo di considerare come se fossero uno solo, importantissimo.
  2. quando è diventato normale che qualcuno […] abbia il potere di dirti cosa è bello e cosa no?
    risposta: è sempre stato normale, per chi se lo lascia dire – una stragrande maggioranza.
  3. perché ad una religione organizzata […] non dovrebbe far piacere rendere esplicito che ha “qualcosa a che fare” anche con l’immaginario?
    risposta: perché il cristianesimo ha divinizzato la ragione – ma, fate attenzione: non quella illuministica!
  4. cos’è la sinistra?
    risposta: il sogno di una società perfettamente giusta fondata sull’egoismo individuale.
  5. siamo sicuri che [affidare la propria memoria ai social] sia una buona idea?
    risposta: sicuramente non lo è.
  6. siamo sicuri che l’unica cosa che i toscani hanno rovinato sia la commedia italiana?
    risposta: e Machiavelli non era toscano?
  7. ogni uomo è spirituale […] e per esserlo credere in Dio non è necessario?
    risposta: giocando a rimpiattino col paranormale, siamo noi che troviamo lui o è lui che trova noi?
    giunto, dunque il momento di tornare all’introduzione, una volta che si ha davanti l’insieme, e alla sua domanda finale: l’introduzione non è quella parte di un libro che tutti saltano?
    risposta: tutti no: io la leggo sempre alla fine.
    questa introduzione, riletta oggi, sembra avere la funzione precisa di sviare il lettore (come del resto accade quasi sempre alle introduzioni): dice che c’è stato un viaggio in Toscana otto anni fa che ha costretto allora l’autore a pensare a se stesso, e per qualche motivo non detto questo non gli è risultato gradito, e dice che questo secondo viaggio non dovrà più essere un viaggio dentro se stesso.
    ne parla come se l’obiettivo fosse fallito; però non si fa fatica a vedere che nei post successivi l’autore parla pochissimo di se stesso: forse soltanto un po’ all’inizio e alla fine: parla in realtà del mondo e della difficoltà di capirlo; parla anche parecchio di Dio, anche se spesso sotto mentite spoglie.
    e dunque ecco la domanda finale non prevista: che cosa intende l’autore per guardare dentro se stesso?
    la sua tecnica per non farlo continua, attraverso la scrittura? 😉

gaberricci October 12, 2020 at 9:27 am
Grazie del lavoro… ed aggiungo che questo commento dimostra che effettivamente questa rubrica sia stata una jam session. Qualcosa che devo trovare il modo di rifare! 🙂 Sulla domanda finale… mi riservo di rispondere :-).

. . .

corpus2020 4 ottobre 2020 alle 21:58
so a chi ti riferisci e avevo letto del vostro scazzo (senza commentare). caso piuttosto particolare, direi; ma ben peggiore il secondo. hai scritto qui proprio un bel post, complimenti!

unallegropessimista 4 ottobre 2020 alle 23:15
Grazie.
Concordo, il primo caso ha sicuramente le sue scusanti.

. . .

https://riccoespietato.wordpress.com/2020/10/07/cogliendo-loccasione/

corpus2020 7 ottobre 2020 alle 21:35
nel caso pensi che valga la pena restare da queste parti, il nuovo editor, a parte il fastidio, è dominabile. rallenta solo un poco la scrittura con menate apparentemente inutili, ma poi ti ci abitui e inventi delle scorciatoie.
comunque il nuovo editor non complica i commenti. a buon intenditor… 😉

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