il Chiese come depuratore del Garda bresciano? – 457

signori a casa nostra, anche per le fogne.

non solo Covid, di questi tempi, ci sono altri temi bellissimi di cui occuparsi: ad esempio su come ostinarsi in un progetto di spesa di centinaia di milioni di euro che sconvolgerà con i lavori le rive del Garda bresciano per anni, perché finalmente le fogne di questa parte del lago conservino i loro scarichi nel territorio bresciano, anziché versarli nella parte veneta del Mincio, come avviene ora, garantendo alle acque reflue raccolte in sponda lombarda il necessario trattamento depurativo ad opera di un impianto realizzato in territorio regionale.

sono le gioie dell’autonomia lombarda e veneta, della serie: come buttare al vento somme enormi, danneggiare il turismo che si dice di dover difendere, ma realizzare ottimi affari e cementificazioni ulteriori.

tutto per non sostituire con poca spesa una conduttura sub-lacuale precaria, che ha però il difetto di portare… fatemelo dire, gli stronzi del Garda bresciano a Peschiera (ma di lasciarne ancora troppi di qua, evidentemente): stronzi a casa nostra, perdio.

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contro questo spreco assurdo, che è anche un mezzo crimine ecologico, combattono i comuni del bacino del Chiese; quelli gardesani non tutti, perché non pare tutti abbiano capito il disastro che si stanno tirando addosso; e anche altri comuni non accettano il forte rialzo delle tariffe per il servizio fognario che questa follia renderà necessario in tutta la provincia.

così il 25 settembre scorso i sindaci di 47 comuni della provincia di Brescia, poi diventati 59, su 202, hanno richiesto la convocazione da parte dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale – definizione ampiamente sarcastica, come si vedrà) della Conferenza dei Comuni della Provincia di Brescia, per esprimere un parere sulla scelta governativa di costruire due nuovi depuratori dei comuni del medio e basso Lago di Garda bresciano a Gavardo e Montichiari, lungo il corso del Chiese.

per legge la convocazione da parte dell’Ufficio d’Ambito deve avvenire entro dieci giorni, ma non è avvenuta in questi termini.

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intanto il Consiglio Provinciale avrebbe dovuto discutere il 13 ottobre una mozione contraria ai due depuratori presentata dalla lista civica ambientalista provinciale Bene Comune e che propone di mantenere la depurazione in capo all’emissario naturale, il Mincio: nulle le possibilità che passasse, ovviamente; la lista si presentò alle elezioni provinciali 2109 in alternativa alle scelte della strana maggioranza PD – FI che ci ha fin qui governati, e che nuovamente si profila all’orizzonte dopo l’appuntamento elettorale.

e infatti la mozione non è stata neppure posta in discussione; è stata dichiarata inammissibile, per mancanza di competenza della Amministrazione Provinciale.

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la Conferenza dei Comuni richiesta sopra dai 58 Sindaci è stata convocata successivamente, in modalità telematica, il 2 novembre, ma non per discutere della mozione proposta dai Sindaci, ma semplicemente per venire informata che la normativa in materia e il Regolamento di funzionamento della Conferenza dei Comuni non assegnano alla Conferenza dei Comuni la competenza ad esprimere un proprio parere obbligatorio e vincolante in merito ad un progetto, come pure ad una variante progettuale, relativo ad opere del SII, e segnatamente impianti di depurazione; non rientra nella competenza della Conferenza dei Comuni l’adozione di un provvedimento del contenuto proposto dalla mozione citata e, pertanto, l’esame e l’approvazione della medesima mozione non può essere iscritta all’ordine del giorno in quanto una determinazione al riguardo sarebbe viziata per incompetenza e violazione di legge.

in sostanza la Conferenza dei Sindaci è competente, quanto al tema, per l’approvazione dell’aggiornamento della predisposizione tariffaria, ma non lo sarebbe per le scelte che lo condizionano.

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possiamo fortemente congratularci tra di noi per il fatto che la vera concezione dell’autonomia lombarda consiste nel fatto che le scelte che riguardano strettamente la provincia di Brescia non vengono prese né nel Consiglio Provinciale né nella Conferenza dei Sindaci, bensì a Roma o a Milano in un’ottica regionale, e nella sostanza da centri di potere locali non controllati democraticamente, come l’A2A.

situazione attuale della depurazione degli scarichi del Garda bresciano
nuovo progetto

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sono le occasioni nelle quali mi piacerebbe che questo blog contasse qualcosa, dato che i media bresciani provinciali mantengono una censura stretta sul tema; e tra la stampa nazionale soltanto il Fatto Quotidiano ha dedicato qualche attenzione al problema:

Dario Balotta, Brescia, il progetto del depuratore del Garda ha dell’incredibile.

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altri post miei sul tema:

che cosa sta succedendo all’acqua? Val Sabbia (e altrove) – 5 febbraio 2019

il fiume Chiese ha un futuro? e noi? – 20 febbraio 2019

depuriamoci (la mente) sul Garda – 15 maggio 2019

depurazione del Garda, fiume Chiese e l’incredibile PD bresciano – 16 novembre 2019

depurazione del Garda e fiume Chiese: la vittoria di Pirro dell’incredibile PD bresciano – 20 novembre 2019

il Garda e le sue fogne – 13 settembre 2020

la battaglia contro il depuratore del Garda in Val Sabbia – 26 settembre 2020

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allego un comunicato del Comitato ambientalista GAIA:

Abbiamo scoperto NOI comitato GAIA da un lancio di agenzia, ben una settimana dopo la seduta della Cabina di Regia del 23 settembre, le prescrizioni dettate dal Ministro dell’Ambiente in Cabina di Regia e che NESSUNO degli enti coinvolti ha ritenuto di dover trasmettere agli enti e ai territori interessati prima che alla stampa.

Come apprendemmo dal Corriere della Sera (e non dalle istituzioni preposte a questo) che eravamo diventati la sede dei uno dei due mega depuratori del Garda e dopo aver aspettato per ben 2 anni che fosse reso pubblico lo studio del prof. Bertanza di Maggio 2018 con le 6 scelte esaminate per individuare i siti, dopo più di un mese senza sapere per quali motivi il Ministero dell’Ambiente abbia definito “compatibile” con il progetto della collettazione del Garda il fiume Chiese, ora dobbiamo aggiungere anche questa “scorrettezza” che conferma una assoluta mancanza di trasparenza e di rispetto istituzionale verso i territori che ormai sembra essere, al di la delle belle parole di circostanza, una costante di questo progetto a tutti i livelli coinvolti.

Quello che ci ha stupito più di ogni altra cosa è stato il titolo dato al comunicato stampa che riportiamo fedelmente: (26/09/2020)(lancio d’agenzia) MINISTERO AMBIENTE * DEPURATORE GARDA: « NUOVE PRESCRIZIONI A TUTELA DEL FIUME CHIESE, CONSENTIRE IL RIUTILIZZO DELL’ACQUA IN AGRICOLTURA IN UN’OTTICA DI ECONOMIA CIRCOLARE »

Secondo il Ministero dell’Ambiente i depuratori del Garda sul fiume Chiese sarebbero un esempio di “economia circolare” e tale risultato varrebbe il pesante investimento economico (ormai si parla apertamente di oltre 300 mln di euro) e i 10 anni di cantieri previsti, oltre al sacrificio del fiume Chiese.

Vorremmo però permetterci alcune riflessioni di carattere generale che forse sono sfuggite al Ministro e ai suoi funzionari:

1) se è “economia circolare” nel fiume Chiese lo è già nel fiume Mincio, però si spendono 300 milioni di euro per farla “circolare” da un’altra parte;

2) in che parte del concetto di “economia circolare” è preferibile distruggere 70.000mq di suolo agricolo vergine solo a Gavardo per fare un nuovo depuratore invece che ristrutturarne uno esistente a Peschiera del Garda?

3) in quale parte del concetto di “economia circolare” si preferisce prendere dei rifiuti (le fogne) prodotte in un sito per andarle a smaltire a centinaia di km di distanza ed in un altro bacino imbrifero invece che smaltirli in sito in impianti già esistenti?

4) quale sarebbe l’innovazione del concetto di “economia circolare” applicato alla depurazione dato che i depuratori hanno SEMPRE scaricato nei fiumi e i fiumi d’estate, da sempre, si usano per irrigare e quindi “l’acqua arricchita” è sempre stata utilizzata in agricoltura?

5) in quale parte del concetto di “economia circolare” si trova il capitolo che prevede come “innovazione” di spendere centinaia di milioni di euro per scaricare i reflui depurati nel canale che deriva dal fiume la stessa acqua?

6) in quale parte del manuale di “economia circolare” è scritto che bisogna lasciar perder il maggior recupero ai fini agricoli (oltre il 90 %) che consente la soluzione di PESCHIERA del GARDA come dice la stessa Università di Brescia, non noi, per andare in un posto dove ne recupero di meno e che è pure in un’altra provincia e in un’altra regione?

7) in quale parte del manuale di “economia circolare” si consiglia di spendere 300 mln di euro di impianto (pagato dalle tasche dei bresciani) per usare l’acqua in agricoltura per 3 mesi all’anno, e per gli altri 9 invece cosa ne facciamo?;

8) dove è scritto nei trattati di “economia circolare” che è preferibile un mega progetto impattante e costoso per avere qualche metro cubo in più di “acqua arricchita” nel fiume Chiese quando ho tonnellate di acqua limpida e fresca ferma nelle dighe in trentino che però mi guardo bene dal chiedere DA SUBITO?

Probabilmente il loro manuale di “economia circolare” è molto diverso da quello su cui abbiamo studiato noi.

In merito al contenuto delle prescrizioni non ci resta che evidenziare che confidava che le stesse avrebbero ostacolato l’iter del progetto ne rimarrà deluso.

In assenza di una esatta determinazione del CHI FA CHE COSA ENTRO QUANDO E COSA SUCCEDE SE NON LO SI FA, le prescrizioni messe in atto sono poco più di un consiglio a chi dovrà (forse) mettere in pratica e spiace vedere che in alcuni casi esse sono addirittura propedeutiche al progetto, nella maggior parte saranno operative solo dopo la costruzione del depuratore stesso e altre sono una mera enunciazione di principi senza ricadute pratiche.

Ultima nota.

Nella parte iniziale si evidenzia che “il ministero è intervenuto sugli aspetti ambientali di propria competenza legati al corpo idrico recettore” il che certifica, a nostro avviso, che il Ministero dell’Ambiente avrebbe potuto di fatto, non entrando nel merito della localizzazione dei depuratori ma sulla qualità del corpo recettore, dire la sua su questo progetto, cosa per altro evidente quando nelle stesse prescrizioni sembra addirittura indicare la necessità di farne altri “la previsione di un ulteriore collettamento e depurazione anche con riguardo agli scarichi industriali presenti nel bacino del fiume Chiese”.

Per capire che sia così a noi basta semplicemente immaginare le conseguenze della dichiarazione del tavolo tecnico di una “non compatibilità” ambientale del corpo recettore fiume Chiese sull’iter dell’intero progetto.

Quelle comunicate sono quindi le conclusioni / prescrizioni di un Tavolo Tecnico viziato nel suo iter, come abbiamo sempre affermato, perché VOLUTAMENTE non ha esaminato ANCHE gli aspetti ambientali sul fiume Mincio.

Un compito che gli era stato esplicitamente affidato come riportato nel verbale di febbraio 2020 di istituzione del Tavolo Tecnico mentre oggi viene palesemente scritto nella relazione accompagnatoria delle prescrizioni che non rientrava nei compiti del Tavolo stesso, affermazione che non può certo essere accettata in quanto, ad un esame tecnico e comparativo sarebbe emerso in modo chiaro che la scelta migliore non era di certo il fiume Chiese ma è, come dimostra la stessa Università di Brescia, il fiume Mincio.

Infine, leggiamo oggi, ma non ne siamo affatto sorpresi, la proposta fatta dall’amministratore delegato di A2A di voler entrare nella partita del ciclo idrico e proprio nella parte, guarda caso, della depurazione.

Finalmente le nebbie si diradano e tutto il progetto del mega collettore del Garda si disvela per quello che è sempre stato come era emerso in vari passaggi e finalmente uno degli attori principali che era sempre stato dietro le quinte scende in campo.

Come comitati restiamo in attesa dei tre passaggi importanti che a breve riguarderanno questo progetto e non staremo di certo con le mani in mano ad aspettare.

Per il Comitato GAIA
Il presidente
Filippo Grumi

Per il Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia
Il presidente
Mariano Mazzacani

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