migliori prospettive per l’inverno 2021-22? – Covid via mail 3 – 465

il solo titolo di questo post dice quanto sia pessimista il vostro blogger: non gli basta neppure pensare che le cose possano andare male fino alla primavera dell’anno prossimo; ma voglio dare voce anche a un’idea meno catastrofista della mia, attraverso questo scambio mail con l’amico Daniele (quel che scrive lui è in corsivo).

. . .

mail Daniele: Ho la sensazione – sempre di sensazioni parlo – che sarà durissima in tutti i sensi fino al prossimo marzo-aprile, ma per la successiva stagionalità invernale credo che la situazione sanitaria e sociale nel complesso si assesterà e la vita riprenderà in modo stabile e continuativo nella sua nuova-normalità in fieri. Ancora col Covid, certo. Non sarà più come prima ma francamento non credo che sarà neanche troppo diverso per la maggior parte delle persone. Non per tutte e non per tutti i paesi: probabile che qualche stato-ciabatta sarà lasciato indietro o si isolerà da sè, probabile che venga scarnificato dagli speculatori prima ancora di diventare un regime, governato da chissà quale fantoccio. Non credo che in Europa si arriverà a tanto neanche tra i paesi dell’est (salvo forse eccezioni periferiche, mah). – Dici che sono ottimista?

mail mia: la domanda te la sei fatta da solo e la mia risposta è sì: non perché io abbia la certezza che le cose andranno certamente peggio, ma perché ho una sensazione diversa. – la cosiddetta epidemia russa del 1889-95, che dava sintomi simili (perdita di gusto e olfatto, polmoniti, ecc.; era nata dai macelli industriali della Siberia), durò sei anni prima di evolvere, probabilmente, in una forma di comune raffreddore; non abbiamo idea se fosse anche quello un coronavirus, ma alcuni studi lo negano decisamente; quindi NON sembra un’ipotesi plausibile. – in ogni caso non abbiamo elementi per prevedere nulla di preciso, esprimiamo soltanto stati d’animo; io sono sicuramente più incline al pessimismo della ragione, ma chiamami pure tendenziale catastrofista.

mail Daniele: Qui devo dire che abbiamo predisposizioni mentali diverse, forse. io ho una caratteristica, smascherata solo negli ultimi anni ma credo di essere sempre stato così: sono bastian contrario. – Non nel senso volgare del termine, che non mi va mai bene niente a priori, ma perché per ogni situazione interpreto e traggo sempre molteplici conclusioni, sia positive che negative, sempre. A quel punto, a seconda del pensiero dominante del mio interlocutore, tendo a dargli torto perché i punti in cui ci si trova d’accordo scivolano via ed hanno peraltro poca importanza nello sviluppo del dialogo. quindi mi focalizzo sui punti positivi se il mio interlocutore la pensa negativamente, e viceversa. – Anche con la mia ragazza, come anche al lavoro pure nelle questioni tecniche: se le cose vanno bene trovo sempre qualcosa che non va, ci infilo sempre la nota stonata o quantomeno la penso, mentre se va tutto storto trovo sempre o qualche scappatoia o comunque qualche aspetto positivo o qualche strada per arrivarci. Forse questo mio modo di pensare dipende dall’indole umorale: non sto mai troppo male psicologicamente quando sto male, e non sono mai del tutto sereno e felice quando sto bene. E’ la mia indole che condiziona le strade del ragionamento oppure è il perenne scetticismo e la conoscenza dell’ignoranza mia e di tutti gli altri, che condiziona il mio umore pensando in fondo in fondo “ma che diamine ne possiamo sapere noi, veramente?”

La realtà è evidentemente molto molto complessa, ma credo sia in realtà smisuratamente più complessa di quanto ce la possiamo anche solo immaginare. – qualunque sia la causa e la conseguenza, e se pure causa e conseguenza danzassero a braccetto in un vortice, fatto sta che così come avevo un terribile presentimento per questo inverno già dalla fine del lockdown, quando in poche settimane tutto è ritornato quasi alla normalità – e molto non era cambiato nemmeno nel mentre del lockdown -, così adesso ho un presentimento positivo sul decorso della pandemia a partire dalla prossima stagione estiva.

Fai attenzione: nella mia testa ci sarà il disastro fino a marzo, molto più grande di quello che abbiamo già vissuto. Dopo un crollo simile – se si verificasse – le persone cambiano atteggiamento: cominceranno ad avere veramente paura, e cominceranno a comprendere la necessità di qualche sacrificio per preservare uno status quo, la vita. Lo faranno, lo faremo. In fin dei conti è soltanto una questione di paura: non servirebbe alcun lockdown se le persone temessero veramente il covid, ci penserebbero da sole a non esporsi senza bisogno di alcun regolamento governativo. Ed alzerebbero la voce per far rispettare le regole anche agli altri, se hanno veramente paura.

Ora è già così per qualcuno, ma sono pochi. Solo chi ha vissuto più da vicino il dramma è più consapevole sia della pericolosità del virus in sé che del sistema in toto quando va in crash.
Questi sono i pensieri che mi portano a dire che ci riprenderemo la vita, in modo certo diverso ma non così diverso, e impareremo a convivere con la minaccia covid: questo perché prevedo il baratro prima della risalita.

Se il baratro non si verificasse, allora come non detto: le persone continueranno a non percepire la paura. Ma se non si verificasse questo baratro, vista l’attuale situazione epidemiologica scappataci nuovamente di mano, allora forse si potrebbe anche pensare che tutto questo pericolo non ci sia o non ci sia più (certo potrebbe anche tornare, per inciso, ma è meno probabile). In tal caso aumenteremo terapie intensive e budget sanitario in generale e poi si riapre tutto con le solite regole di mascherine e distanziamento sociale e qualcos’altro che avremo imparato nel frattempo, alla stessa stregua di come NON ci siamo mossi questa estate. Allora di nuovo scopriremo nell’inverno 21/22 come si ri-evolverà la situazione.

Arriverei a dire che ci metto la mano sul fuoco, che in Italia la situazione si muoverà in una di queste due strade, dovrei sperare la seconda.
Ma vedrai che l’economia reale non ne risentirà più di tanto nel nostro paese, non sarà tanto peggio che una decina d’anni fa: recessione, potere d’acquisto in costante calo, ma nessun crollo insanabile del sistema.

. . .

all’ospite si lascia sempre l’ultima parola, almeno qui; se arriveranno dei commenti, avrò modo di replicare.

6 commenti

  1. Io non spero molto, anche in questa zona noto un po’ di paura. Ma limitata ad alcune situazioni.
    Intanto la realtà dei numeri attuali, peraltro parziali, ci dovrebbero portate ad utilizzare tutte le cautele possibili. Ricordiamo pure che L’Italia è unica, non divisa per regioni, e che siamo in Europa e nel mondo. La pandemia è mondiale.
    D’accordo dunque nel guardare ai nostri guai, ma non d’accordo sul fatto che i soldi stanziati per ampliare i posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva non sono stati messi in atto né in Piemonte né in Calabria né in Alto Adige né in Sardegna. Neppure in Campania in Abruzzo nelle Marche in Liguria. Devo continuare?
    Ah la Lombardia la Sicilia…
    Che poi la situazione sia diversa e l’elenco non ne riferisca è vero.
    Altrettanto è vero che gli appelli arrivavo dalle terapie intensive e ne parlano responsabili di Ospedali i quali sono di nuovo in trincea.

    Nei mesi estivi andrà meglio è ovvio. Già sono in preparazione vaccini di diversa tipologia testati come validi. Sono ancora in fase iniziale. Le prove finora fatte non garantiscono la guarigione tantomeno definitiva. A me pare chiaro chiaro.
    Poiché però non posso prevedere per certo neppure il domani per me come posso prevederlo per tutto il mondo?
    Per l’Italia?! Non sono ottimista. Dalla recessione dei primi anni ’80, come dalle successive non ci siamo mai ripresi. I debiti accumulati lo confermano.

    Abbiamo abbastanza paura? No
    In genere la paura forte e vera viene con le guerre. I nemici sono visibili, qui no.
    Siamo tutti potenzialmente “nemici”, meglio intrusi. Siamo tutti intrusi, allora.
    Cosa si può fare? Smetterla di scherzare con il fuoco. Ma noi continuiamo a scherzare!
    E questi cavolo di colori giallo, arancione e rosso, a cosa servono più? Finora sono serviti? No.
    Allora che resta da fare? …. Per me che sono una persona molto semplice, è chiaro.
    Porca miseria. Mauro sono sempre direttissima di fronte alla realtà. Non sono una luminare in niente, ma quando si deve dire No non si può dire ni né so.
    Ciao a tutti, grazie

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    • un errore che molti faranno è di pensare che il vaccino possa far guarire. non è vero! può evitare di far ammalare, ma neppure sempre, oltretutto. sarà come il vaccino dell’influenza, che a volte ti vaccini e poi ti ammali lo stesso. e devi essere anche sicuro di no averla già in atto, nascosta, l’influenza, quando lo fai, altrimenti può provocarti dei guai seri.
      c’è troppa mitologia in giro sul vaccino e la gente si preoccupa meno, tanto sta arrivando il vaccino… pazzi!

      non è vero, secondo me, che l’Italia è in crisi dagli anni Ottanta: a volte vorrei ripubblicare qualche vecchio video di quegli anni, perch? ci siamo dimenticati di come eravamo più poveri allora, per non parlare degli anni Cinquanta…
      vero è che abbiamo costruito tutto questo benessere a credito, ma questo è un altro discorso…

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      • Certo che mi ricordo… Però dagli anni ’60 a credito.
        Non è stato affatto piacevole, anzi è stata dura, perbacco, però mi ha temprata. Forse è bene guadagnarsi ciò che si ha con i sacrifici. Altrimenti diventa più difficile apprezzare.
        Non voglio fare la stoica, a me è bastato allora. Ora sarebbe proprio di troppo. 😬

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        • un poco a credito ance prima degli anni Sessanta, diciamo pure sempre, ma all’inizio poco era il debito, che poi ha cominciato a crescere, anche su se stesso e per forza d’inerzia.

          diciamo che qualche decennio fa sacrificarsi e impegnarsi era una cosa naturale, oggi pare una intollerabile vessazione…

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