il mondo potrà tornare come prima? – Covid via mail 6 – 479

non dirò nulla sulla scoperta annunciata con clamore dalla nostra stampa che si sono trovate tracce del coronavirus che ci fa impazzire già nel settembre 2019 in alcuni pazienti sottoposti a screening anti-tumorale in Lombardia. non è una novità, come vogliono far credere; c’erano già state altre prove; e fra l’altro se ne è trovata traccia anche in alcuni campioni delle fogne di Barcellona raccolti nella primavera dell’anno scorso. quindi il virus circolava in Europa da mesi, prima di essere scoperto. ho letto anche, ma non ricordo dove, che in Cina sostengono che sia nato in Italia – però potrei sbagliarmi e confondere un sospetto con una notizia. mi piacerebbe essere letto sistematicamente (ma allora dovrei scrivere di meno); e allora qualcuno si ricorderebbe che ne ho già parlato altre volte.

preferisco piuttosto continuare sullo scambio di mail sul covid che sto pubblicando a puntate.

. . .

il tema di questa puntata ho cominciato a porlo io: il mio dubbio riguarda la possibilità della prosecuzione del modello esistenziale consumistico e la mia domanda è: la globalizzazione consumista è finita qui? qualcuno se lo chiede con angoscia, perché di questo modello non vuole o non sa liberarsi; qualcuno con una specie di speranza, che però rischia di essere a-sociale.

e il mio amico mi risponde: Faccio moltissima fatica a distinguere tra ciò che si dice consumismo e ciò che si dice vita, anche nelle sue forme più belle di interazione. Non sono tanto i soldi ciò che spendiamo veramente, certo spendiamo energia e tempo, ma quello che più intimamente spendiamo è il nostro interesse verso qualcosa, verso qualsiasi cosa. Verso la felicità, si scimmiotta.

gli rispondo io: purtroppo è vero, me ne sto rendendo pienamente conto proprio all’inizio di questo secondo lockdown: noi stessi, che predichiamo contro il consumismo e ci sforziamo di superarlo come modello di vita, non siamo in grado di andare oltre ad una prospettiva di consumismo selezionato e misurato, ma non siamo capaci di vivere in una società radicalmente non consumistica e ridotta ai bisogni elementari della sopravvivenza: Diogene il cinico che viveva nella botte non fa per noi.

replica sua: oppure nella botte ci potremmo andare a vivere anche, per un po’, affascinati dal richiamo del selvaggio e dell’essenziale che abbiamo perso, ma ci stancheremmo presto 😉
il dramma del disagio psicologico umano deriva dal sapere che abbiamo scelta. se l’uomo non avesse avuto di che scegliere, non avrebbe sviluppato la propria intelligenza e non staremmo qui a parlarne ora. saremmo impensabilmente sereni, dopo aver mangiato o dopo essere stati mangiati.L’Europa e gli USA come potenze sovranazionali nel loro complesso si salveranno, ma perderanno il grip sui mercati, le multinazionali scivoleranno via sempre più vicine ai governi orientali. Il consumismo, per tutti quelli che ancora potranno permetterselo, continuerà come prima. Il tenore di vita medio calerà in occidente, ci saranno milioni di poveri e poverissimi in più nel mondo, che si aggiungeranno agli altri invisibili. Detto ciò, quella specie di “oligarchia” di cui anch’io e te facciamo parte attiva, quella massa minoritaria della popolazione con rendita/lavoro/pensione relativamente sicuri ed entrate costanti, quel 20% di popolazione mondiale che influisce sull’80% del mercato in modo più o meno marcato, rimarrà simile a se stessa nei suoi usi e costumi, ci metto la mano sul fuoco. Finché le persone avranno denaro e beni/servizi per spenderlo, continueranno ad essere consumiste, chi più chi meno. Mainstream, media, pubblicità mirata, interconnessioni globali sono il presente ed il futuro non più solo per l’occidente, da tempo sono un bene essenziale per buona parte della popolazione alla stregua di elettricità e acqua. Consumismo meno globalizzato forse, ma neanche troppo. La Cina si mangia gli USA nel mercato hi tech abbassando i prezzi, i vincoli legati ai brevetti si scioglieranno con l’olio orientale del post covid. In futuro ci si muoverà meno, la gente avrà più paura e non solo per il virus. Starà molto di più a casa ma non smetterà di consumare. Tra qualche anno saremo solo consumisti più poveri, con minor potere economico.

replica mia: qui c’è una contraddizione fra il primo capoverso – dove si dice che il consumismo continuerà come prima ma aggiungendo la precisazione “per tutti quelli che ancora potranno permetterselo”, – e il secondo – dove invece si dice che il tenore di vita medio calerà in occidente; e la domanda che rimane aperta è se questo modello economico può sopravvivere a prezzo di un ridimensionamento radicale del consumismo: a me pare di no.

ulteriore risposta sua: secondo me invece assolutamente sì: perché anche in Cina e in oriente in generale sono consumisti. magari di meno rispetto a noi occidentali, che siamo pure narcisisti ed individualisti per cultura. ma il modello economico è quello, ed è il modello economico “vincente” perché in una civiltà tecnologica avanzata si concede all’essere umano tempo libero e scelta, si concedono opportunità (se perdiamo la tecnologia e le infrastrutture tecnologiche, allora il discorso cambia repentinamente, ma non succederà a breve).
c’è il tempo di lavorare, quello in cui si guadagna potere di spesa. e c’è il tempo per scegliersi come spenderlo questo tempo che ci avanza, con il potere di spesa accumulato lavorando. alle persone piace pensare di poter scegliere cosa fare della propria vita.
l’economia del consumo è il volano che – in stretta correlazione con lo sfruttamento intensivo, il sovraffollamento e la miopia sull’impatto globale che hanno anche le più piccole azioni quando i numeri sono planetari – ci ha portato al disastro climatico a cui andiamo inevitabilmente incontro, ed anche quello sarà un lungo adattamento che durerà molti decenni, probabilmente secoli.
ma vedi che il consumismo si può affinare seguendo proprio questa rotta, se l’umanità sopravvivrà ai cambiamenti climatici mantenendo la tecnologia: non serve per forza sprecare risorse per produrre, c’è il riciclaggio ad esempio, e ci sono un sacco di mezzi e tecnologie per abbattere l’inquinamento e il footprint umano in generale, fino ad un certo limite. – in linea teorica è possibilissimo, e sai come? basta che le persone non si muovano di casa o quasi. – il prossimo consumismo sarà prettamente virtuale. molti beni e servizi saranno immateriali, il consumo sarà virtuale come pure il divertimento e i passatempi. la maggior parte delle attività umane diventeranno virtuali, anche quelle produttive (tra l’altro ci sarà sempre meno bisogno di “produttività” da parte dell’uomo, con l’automazione e l’AI) oppure creative. il mercato continuerà in questi termini, e lo potrebbe fare senza impatti ambientali rilevanti già in questo secolo.

da qui in poi il mio interlocutore allarga il discorso alla crisi climatica, ma vedremo le sue opinioni in un prossimo post.

ti rispondo concentrandomi su due punti:

tu hai visto il consumismo quasi come una categoria morale, un insieme di comportamenti e dici che la spinta al consumismo non verrà meno, anche se i consumi si sposteranno ulteriormente nella dimensione virtuale; io ponevo il problema, invece, degli equilibri economici, e forse ho sbagliato ad usare un termine equivoco: avrei dovuto parlare semplicemente di economia capitalistica. in questo caso non stiamo affrontando un problema filosofico, ma economico. una impresa che non vende per via del Covid, fallisce. e una serie di fallimenti può portare ad una crisi globale grave, coinvolgendo alla fine nella miseria anche coloro che nel sistema attuale sono garantiti. evidentemente sono più pessimista, ma vedo questo grave pericolo, che ha anche un secondo aspetto: la spaccatura sociale fra garantiti e non garantiti, che è poi la base storica del successo delle destra che si assumono (abusivamente) la rappresentanza dei non garantiti.

il secondo aspetto riguarda la diversa distribuzione della ricchezza tra le nazioni che il Covid provocherà e che tu non hai considerato molto: alcune tendenze già in atto saranno rafforzate, in particolare la prevalenza dell’Oriente e della Cina che riprenderà il suo ruolo storico di massima potenza economica mondiale, come è stata per millenni.

quindi è difficile parlare in astratto di successo o sconfitta del consumismo, perché le risposte alla pandemia sono diverse nelle diverse zone del mondo e dunque diverse sono anche le conseguenze.

però un indebolimento e impoverimento dell’occidente a me sembra nelle cose.

la speranza di qualche vaccino risolutore è quella dell’elisir o del toccasana che permetta di tornare rapidamente a vivere quella vita che molti trovano intollerabile dover abbandonare, con rinunce che comunque sono pesanti per tutti; mi sembra una grande illusione collettiva.

l’Occidente non riesce a fare i conti con se stesso e questo mi pare un problema nel problema, che va pure sottolineato.

chiudo con una citazione, che è in fondo una divagazione in tema (quanto è difficile rinunciare davvero al consumismo):

Si chiamano “Feste Covid” e il primo che si contagia vince. Tutto parte da un’iniziativa di alcuni giovani di Tuscaloosa, in Alabama, che hanno iniziato ad organizzare delle feste in cui vengono invitate persone infettate dal COVID-19 con il fine di mescolarsi con invitati sani. I partecipanti mettono soldi in un grande salvadanaio e al primo dei non contagiati, che pochi giorni dopo manifesta sintomi della malattia, viene dato tutto il salvadanaio come premio. Un’assurdità, una “americanata”, un assurdo spettacolo nel segno della competitività e del plusgodimento tipico della società consumista che trasforma la vita e persino la morte in un prodotto con il quale scherzare. Sono fenomeni che vengono diffusi soprattutto via social e che trovano risonanza per la loro matrice adrenalinica, portando con sé molti seguaci.

ma basterebbe rileggersi la descrizione della peste di Boccaccio nell’Introduzione del Decameron per scoprire che non sono affatto fenomeni nuovi, anzi.

una festa Covid americana

5 commenti

  1. la replica arriva col piè veloce di achille 😀
    la tua domanda iniziale era “la globalizzazione consumista è finita qui?” e l’impostazione della risposta verteva sulla corrispondenza – a mio avviso evidente – tra consumismo e psicologia umana. non volevo porla dal punto di vista filosofico, semmai etologico. le mie conclusioni sono estremamente semplici, quasi puerili: normalmente chi ha il portafoglio pieno ed interessi di qualche tipo, spende. se ha molti interessi e molto denaro, spende molto.
    chiaro che se non ha denaro, non può spendere. acquistare i beni per la propria sussistenza primaria non rientrerebbe nel consumismo, ma i beni superflui direi di si. non solo beni materiali più o meno durevoli ma anche servizi. quando la scienza psicologica attraverso il marketing accende l’interesse dell’essere umano verso beni/servizi superflui tanto da minare le basi economiche della sua stessa sussistenza, ecco che entriamo nel nostro consumismo.
    alla domanda se finirà mai il consumismo, la mia risposta è no, fintanto che l’uomo avrà denaro, media e tempo libero da spendere.
    poi è vero che c’è chi sperpera di più e chi è invece più accorto e risparmioso – virtù ancora abbastanza diffusa nel popolo italico – ed ecco fiorire i piccoli capitali, i piccoli investimenti, le piccole imprese. qui passiamo dal consumismo di chi spende al capitalismo di chi vende. finirà mai il capitalismo? la mia risposta è no fintanto che l’uomo avrà denaro, media e tempo libero da spendere.
    il punto chiave del fraintendimento sta nella parola globalizzazione secondo me, che posso interpretare in senso evidentemente mondiale. per cui, se è innegabile che il covid metterà in crisi (gran parte del) l’occidente, non direi lo stesso dell’economia orientale. che oramai è capitalista/consumista quasi alla pari dell’occidente, specialmente in relazione alla tecnologia ed ai servizi virtuali che sono il futuro dell’economia umana (anche questo mi pare evidente).
    ergo si, il capitalismo/consumismo occidentali entreranno in crisi, perchè circolerà meno ricchezza e moltissime imprese falliranno. ma il sistema economico capitalista/consumista globale non finirà certo col covid. ci sarà una riduzione delle (esorbitanti) ricchezze finanziarie mondiali, ci saranno molto più poveri ed il baricentro del potere economico si assesterà in oriente.
    saremo più poveri in italia, in europa, in occidente: diverse persone finiranno per strada e qualche persona si arricchirà. ma la vita per come la percepiamo fuori dai ghetti, la vita di chi avrà ancora qualche soldo in tasca ed un lavoro magari precario e sottopagato, questa vita non cambierà nel modo in cui ho inteso che tu pensi che possa cambiare. tra 5 anni la maggior parte degli italiani avrà ancora una casa, un lavoro, una macchina, una tv, un telefono e internet. faremo shopping online come oggi, covid permettendo torneremo ad andare in vacanza, a mangiare fuori e a spassarcela nonostante il crescente impoverimento e le proteste della minoranza che non sbarcherà più il lunario. scommettiamo? 😉
    l’unico scenario che potrebbe minare tale conclusione è la guerra in casa, ma di questo avevo espresso la mia opinione in un altro post, e si era concordato che sia improbabile che un vera guerra armata si verifichi entro i confini europei. ci sarà il covid, ci sarà il terrorismo, ci sarà salvini, ma questo non minerà le fondamenta piuttosto stabili del nostro sistema economico.

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    • ottima risposta, e sintetizzo la mia replica.
      1. nessun dubbio che il Covid, per come si sono messe le cose, è molto più la crisi dell’Occidente che dell’economia mondiale: ne restano fuori l’Asia orientale, a grandi linee direi l’Asia buddista, e per motivi culturali diversi e non chiari l’Africa sostanzialmente animista: il Covid piega l’India, le Americhe, l’Europa. il covid non distrugge direttamente in se stesso il capitalismo e quindi neppure il consumismo, ma piega l’Occidente, è la disfatta della cultura europea in tutte le sue ramificazioni, è la crisi della democrazia. rimane tuttavia dubbio se l’Oriente riuscirà a reggere la crisi dell’Occidente e a fondare la sua crescita solo su se stesso.
      2. nessun dubbio che l’èlite occidentale, sempre più ristretta e anche sempre più ricca, cercherà comunque di mantenere i suoi livelli di consumo, anche oltre il Covid: anzi, abbiamo visto benissimo come lo ha fatto, da maggio in poi, e vediamo anche bene le conseguenze; dunque la previsione che ci riesca è molto più fragile; occorre aggiungere le tensioni sociali e la protesta sempre più incattivita di chi si vede escluso. su questa previsione andrei molto più cauto.
      3. non credo proprio alla guerra in casa, e non stiamo a ripeterci i motivi per cui entrambi la escludiamo – se non forse io considero possibili forme di guerra civile, ma non di origine soltanto islamista. la scommessa se tra 5 anni la maggior parte degli italiani avrà ancora una casa, un lavoro, una macchina, una tv l’hai già vinta, perché io non la faccio neanche. però te ne propongo io una in alternativa: fra 5 anni questa maggior parte sarà una maggior parte decisamente più piccola di oggi e forse sull’orlo di non essere nemmeno più la maggior parte. accetti? – è ovvio che scommetto sulla fiducia, perché fra 5 anni potrei anche non esserci, a verificare.
      4. il punto che continui a sottovalutare, a mio parere, è l’intreccio tra covid e crisi ambientale; penso che il covid sia una manifestazione di questa e sia collegato al riscaldamento globale. la vera guerra che distruggerà l’Occidente e metterà in crisi anche l’Oriente è questa. faccio una scommessa al buio per me: non dico fra 5 anni, ma fra 10 la maggior parte degli italiani avrà ancora una casa, forse, ma non sarà in grado di farne manutenzione, non avrà un lavoro garantito, non potrà più mantenersi una macchina, avrà soltanto un telefonino, che funzionerà male perché la rete sarà gestita sempre peggio. accetti?

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  2. Ho dimenticato la domanda di partenza. La crisi economica è grave e determinerà dei cambiamenti. Nel mondo occidentale basterà stringere la cinghia ? Per chi può sarà necessario. Chi già ce l’ha stretta come farà? Sinceramente, dovranno affrontare una vita molto disagiata. Con conseguenze ptevedibili. I problemi aumenteranno per tutti. Forse la vedo troppo nera …

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