Trump: chi vende la pelle dell’orso? il RCEP – 478

questo video, una clamorosa dimostrazione di chi è davvero Trump, non mi risulta abbia circolato in Italia, neppure tra i suoi (presunti) più feroci oppositori.

(ringraziamenti ad Afo, il commentatore che me lo ha mandato).

è incredibile e ci spiega esattamente come il POTUS, il President of the United States, intende affrontare il fatto di avere ricevuto 5 milioni di voti meno del suo Presidente eletto, Biden.

sono comunque milioni di voti di PIU’ di quelli che aveva avuto nel 2016, dopo quattro anni di presidenza in cui ha dimostrato in tutti i modi possibili la sua gestione del paese: pugilistica, immorale, ottusa.

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nel frattempo il suo ministro degli esteri, o Segretario di Stato, come lo si chiama lì, ha deciso di visitare, nell’ordine: Macron, il patriarca di Costantinopoli (ma non Erdogan: evidentemente per cercare in loco un autorevole alleato contro di lui), il Presidente della Georgia (forse per simpatia, visto che la sua recente ri-elezione è contestata con l’accusa di brogli) e Israele, Arabia saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, questi ultimi i paesi protagonisti dell’unica vera e storica vittoria di Trump in politica estera: il cosiddetto accordo di Abramo.

si indica con questo nome il riconoscimento di Israele da parte dei paesi arabi più ricchi: una nuova impostazione della questione medio-orientale che spazza via l’ipotesi di uno stato palestinese, vanamente sul tavolo da quarant’anni.

questo dovrebbe costringere questi ultimi ad adottare la linea politica che cinquant’anni fa proponeva il Fronte Popolare Palestinese: quella di uno stato bi-etnico in Palestina, in cui ebrei e palestinesi abbiano piena parità di diritti e di cui palestinesi siano cittadini a pieno diritto (altra utopia palestinese, ovviamente).

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naturalmente il fatto che Trump faccia questi incontri dimostra fino in fondo che non intende affatto cedere il potere.

la cosa drammatica è che quasi una metà della popolazione americana lo appoggia e lui appare in grado di mobilitarla in modo motivato ed aggressivo, mentre la resistenza della maggioranza sembra affidata più che altro ai media, ma al momento non si traduce in analoghe mobilitazioni di piazza.

del resto, se lo facesse, lo scivolamento verso la guerra civile e un colpo di stato di Trump ne sarebbero addirittura facilitati.

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si stanno svolgendo in tutti gli Stati Uniti le manifestazioni dei sostenitori di Trump, raccolti sotto lo slogan Stop the steal, Ferma il furto.

inserite queste parole nel motore di ricerca di YouTube e ne avrete una rassegna impressionante: https://www.youtube.com/results?search_query=Stop+the+Steal.

intanto Trump ha liquidato gli avvocati che sostenevano le sue cause contro le presunte manipolazione del voto, tutte perse fino a questo momento a quanto risulta (finora si è beccato soltanto un elettore che ha votato usando la scheda elettorale della mamma morta, ma nessuno del resto potrebbe dire per chi), e ha dato l’incarico a quella manomorta di Giuliani.

questi sostiene una linea dura: non intende più denunciare nelle sedi locali una serie di abusi, forse anche coordinata in qualche modo, ma un’azione globale organizzata dall’alto, consapevole, ben programmata.

inutile osservare che se questa accusa fosse vera, il danno che ne riceverebbe l’immagine dell’America come nazione democratica sarebbe enorme.

Trump consegna al mondo l’immagine di un paese diviso, in cui si è aperto un conflitto insanabile; e destinato a continuare sia nel caso di una trasmissione dei poteri pacifica a Biden, sempre più improbabile, sia nel caso, ancora più improbabile, di qualche grimaldello formalmente legale per aggirare l’esito vero delle elezioni e assegnare la presidenza a lui.

ma una seconda presidenza Trump dovrebbe rapidamente trasformarsi in una cruda dittatura nazista per pacificare in fretta il paese, altrimenti lo scivolamento nella guerriglia civile sembra altrettanto certo.

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lo so bene che queste analisi sembrano troppo pessimistiche o addirittura visionarie a chi si lascia condizionare la mente dalle rassicuranti informazioni che ci vengono date dalla stampa politically correct; ma la situazione è veramente grave.

però, fate attenzione: questo non significa affatto che il pericolo sia vero; il grottesco di queste situazioni storiche critiche è che il confine tra la tragedia e la farsa è impalpabile.

Trump rischia di mantenersi al potere con un colpo di stato, magari apparentemente legale o costituzionale, addirittura, ma niente ci può dire che tutto non si risolva in una grandiosa farsa, come appunto nel video dell’inizio.

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intanto la Cina festeggia un fondamentale successo, con la creazione di una sorta di mercato comune del Pacifico, un’area commerciale a dazi molto ridotti: in un vertice virtuale ad Hanoi 15 paesi dell’area sottoscrivono un accordo di libero scambio dopo otto anni di trattative.

è il RCEP, Regional Comprehensive Economic Partnership: comprende 2 miliardi e 200 milioni di esseri umani, quasi un terzo della popolazione mondiale e il 29% del commercio mondiale, poco meno del 33% rappresentato dall’Unione Europea.

https://en.wikipedia.org/wiki/Regional_Comprehensive_Economic_Partnership .

gli Stati Uniti di Trump hanno assunto un atteggiamento conflittuale contro questo patto, e anche l’India nazionalista di Modi se ne è tenuta fuori.

Obama aveva realizzato il TPP, Trans-Pacific Partnership, ma Trump ha fatto uscire gli Stati Uniti dall’accordo poco dopo essere stato eletto nel 2017, e dunque questo accordo non è mai entrato in vigore.

i paesi che lo avevano sottoscritto, esclusi gli Stati Uniti, hanno allora fatto entrare in vigore un altro trattato, il CPTPP, Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, che riproduce quasi integralmente il trattato precedente.

ma in questo modo gli Stati Uniti si sonno auto-esclusi dal nuovo baricentro dell’economia mondiale, il Pacifico.

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ed ecco chi sta vendendo la pelle dell’orso americano: è Trump stesso.

sembra evidente adesso perché i competitori economici e militari degli Stati Uniti, Russia e Cina, si augurano alla fine che la presidenza Trump continui.

ma non è detto che sia un bene per gli abitanti del pianeta né per gli stessi americani: questi comunque penseranno da soli che cosa sia il meglio per loro; avevano deciso, a maggioranza decisa, anche se non ampia, che non era Trump.

peccato che non siano d’accordo né lui né i 70 milioni di americani che lo hanno votato, una parte dei quali scendono in piazza per mantenerlo comunque al potere.

ma il 20 gennaio avremo due diverse cerimonie di insediamento del nuovo Presidente USA, anzi di due?

(e ringraziamenti, di nuovo, ad Afo, il commentatore che per primo mi ha fatto questa ipotesi fantasmagorica).

3 commenti

  1. Potrebbe non essere inutile riportare quanto propone oggi QUORA.
    Mi piace il gioco a scacchi con un piccione che c’è alla fine.

    Giovanni Rikard Åbrink·
    Aggiornato in data 8 ora fa
    Vive in/a New York (2017–presente)

    Secondo le notizie Trump ha detto che non lascerà la Casa Bianca il 20 gennaio 2021 e si sta preparando per iniziare il suo secondo mandato quel giorno, cosa succederebbe se ci provasse?

    Niente di tragico.
    Il 20 gennaio a mezzogiorno e un minuto il Secret Service (l’agenzia federale incaricata di garantire la sicurezza della Casa Bianca) verrebbe allertato della presenza di un estraneo nello Studio Ovale. Un estraneo dal colorito paonazzo (con un’inspiegabile sfumatura arancione) e delle mani sorprendentemente piccole. Il Secret Service seguirebbe il protocollo di sicurezza e tenterebbe di scortare l’intruso fuori dalla Casa Bianca senza usare la violenza, ma ovviamente se questi opponesse resistenza gli agenti darebbero priorità a garantire la sicurezza del Presidente in carica, quindi eserciterebbero tutta la (notevole) discrezionalità nell’uso della forza che la legge concede loro.

    Secondo la Costituzione americana, nel momento del giuramento la carica passa in automatico al presidente eletto. Il 20 gennaio a mezzogiorno, Donald Trump smette di essere presidente e Joe Biden diventa presidente, senza che il primo possa fare (o non fare) nulla per impedirlo. Il passaggio è istantaneo, non c’è un periodo di interim.

    Come ho accennato all’inizio di questa risposta, con il giuramento di Joe Biden Donald Trump torna a essere un comune cittadino. E i comuni cittadini devono prenotare una visita guidata anche solo per varcare il cancelli del giardino della Casa Bianca.

    Data la mole di commenti ricevuti sotto questa risposta, ci tengo a fare alcune precisazioni.

    La campagna Trump non ha vinto un solo ricorso finora, anzi che io sappia non è nemmeno riuscita a convincere un solo giudice a procedere oltre l’udienza preliminare perché le “prove” presentate consistevano per lo più di dicerie, dichiarazioni ritrattate, e asserzioni generiche prive di dettagli. Un giudice federale ha addirittura ripreso formalmente uno degli avvocati di Trump per aver affermato il falso in tribunale (sostanzialmente il passo immediatamente precedente a deferirlo all’ordine degli avvocati per violazione della deontologia).[1] Tutti questi sono fatti: gli atti delle udienze sono documenti pubblici consultabili da chiunque.

    Addirittura l’Agenzia per la Sicurezza Informatica e delle Infrastrutture, che risponde al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (quindi parte del governo in carica), ha rilasciato un comunicato ufficiale dichiarando che queste elezioni sono state le più sicure della storia americana, e che non c’è prova che nessuna delle apparecchiature usate sia stata compromessa.[2]

    Qualche bislacco personaggio si è spinto a usare una certa legge statistica per trovare le “prove” di brogli elettorali a favore di Biden. Si va un po’ nel tecnico, ma il succo è che la legge di Benford non si può applicare in questo contesto e guardando i dati in modo veramente scientifico non ci sono prove di brogli da parte di nessuno dei due candidati.[3]

    Anche se (per assurdo) alcune di queste accuse venissero confermate da un giudice, Trump dovrebbe ribaltare i risultati di almeno tre Stati (è sotto di trentasei grandi elettori, con un margine complessivo di circa centomila voti popolari). L’esempio che a tutti piace citare (a sproposito) in questi giorni è Bush v Gore nel 2000. Naturalmente il paragone non regge: Bush vinse l’elezione aggiudicandosi la Florida con un margine di soli cinquecento voti. Storicamente, nessun riconteggio o ricorso può regalare centomila voti in tre Stati diversi. Ancora una volta, questi sono i fatti..

    La Corte Suprema per ora è stata zitta, anche perché tecnicamente la giurisdizione sui procedimenti elettorali spetta agli Stati, e quindi tipicamente la Corte Suprema rimanda questo tipo di decisioni ai parlamenti Statali o alla Corte Suprema del singolo Stato. Dato che (al di là del loro orientamento politico) tutti i giudici della Corte Suprema sono giuristi di calibro, è improbabile che emettano una sentenza che sovverta il risultato di un’elezione democratica.

    Donald Trump ha perso l’elezione, punto.

    Invito tutti i commentatori ad attenersi ai fatti, e a non farsi coinvolgere in inutili diatribe con chi non vuole o non sa ascoltare. Ricordatevi che discutere con un complottista è come giocare a scacchi con un piccione: mentre voi pensate sei mosse avanti, lui rovescia i pezzi, scagazza sulla scacchiera, e poi se ne va impettito come se avesse vinto lui.

    Note a piè di pagina

    [1] https://www.youtube.com/watch?v=ha7iWECm_8E
    [2] Joint Statement from Elections Infrastructure Government Coordinating Council & the Election Infrastructure Sector Coordinating Executive Committees
    [3] https://www.youtube.com/watch?v=etx0k1nLn78

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    • inutile dire che sono completamente d’accordo col passo che hai citato (qualcosa di simile, qua e là, ho scritto anche io nel post qui sopra, quanto alla consistenza legale dei ricorsi trumpiani), e perdipiù mi sono anche molto divertito a leggerlo.

      le cose stanno in questi termini; però la storia non è razionale, qualunque cosa ne pensasse Hegel… 🙂

      e se c’è qualcuno che invece ci crede, dovrebbe provare a spiegare l’enigma del Partito Repubblicano (quello di Lincoln, per inciso…) che è sostanzialmente compatto dietro il giocatore di wrestler.

      questo ci dice qualcosa sul modo di pensare americano o no?

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