patrimoniale sugli iper-plutocrati: gli effetti in Italia e nel mondo – 499

a volte penso che basterebbe trovare un solo articolo degno al giorno per giustificare il rito sempre più penoso della scorsa dara ogni mattina ai giornali online (una volta avevo inaugurato un blog per farlo: bortostampa, durato poche settimane).

ieri è stata una giornata fortunata rara, che mi ha fatto spalancare gli occhi su una realtà che neppure io credevo.

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è noto al vostro bortocal e anche a voi, suppongo, miei sparuti lettori abituali, che gli ultimi decenni, diciamo dall’infausta trimurti Reagan, Thatcher, Wojtyla, i ricchi nel mondo sono diventati via via sempre più ricchi, e si è impoverito il resto della popolazione, ma soprattutto la vecchia classe media e medio-bassa, base e fondamento delle democrazie occidentali di tipo parlamentare; non che si amino i disgraziati alla fine della scala sociale, solo che lì c’è poco da spremere.

all’inizio l’impoverimento in termini era soprattutto relativi, cioè continuavano a prosperare, anche se un po’ meno dei super-ricchi, ma da ultimo anche in termini assoluti; da quando hanno cominciato ad accorgersene sono iniziate ovviamente le campagne di massa di distrazione organizzata, per concentrare l’attenzione sui falsi colpevoli, e in tutto il mondo sono stati scelti come capri espiatori gli ultimi della Terra, gli immigrati, grazie al fatto che biologicamente la specie umana è tribale e odia gli intrusi per istinto atavico.

naturalmente c’è anche un’altra campagna di distrazione di massa, più sottile, e rivolta agli acculturati: usa un linguaggio artificiosamente complesso, si inventa categorie astruse come neoliberismo, pensiero unico, ordoliberismo, globalizzazione.

intanto che questo gruppetto potenzialmente pericoloso si diletta col linguaggio neo-marxista, questo lo separa per bene dalle masse confuse ed ottuse, e l’equilibrio della sicurezza dei privilegiati è assicurato.

anche perché nessuno è in grado di dire in quale modo davvero si riescano a combattere neoliberismo, pensiero unico, ordoliberismo, globalizzazione: l’obiettivo puro e semplice della cancellazione del debito o almeno della sua riduzione sembra troppo rozzo e populista per sporcare le menti sofisticate degli ideologi di sinistra e soprattutto di estrema sinistra.

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in realtà il successo economico gigantesco dei pochi iper-plutocrati che li ha trasformati in potenze incontrollate di dimensioni praticamente pari a quelle di uno stato e di fatto in nuovi feudatari autonomi dai poteri centrali, ha anche fattori molto più semplici, anzi disgustosamente elementari, che potrebbero essere facilmente corretti, se soltanto lo si volesse.

il primo di questi è la politica fiscale, che con correzioni successive negli ultimi quarant’anni ha ridotto sempre di più i prelievi a carico dei redditi più alti e soprattutto delle rendite finanziarie e oggi grava soprattutto sulle classi medie, appunto, indipendentemente dal fatto che si tratti dei più vessati lavoratori a reddito fisso, oppure autonomo, in questo caso un po’ meno tartassati.

ad esempio, in Italia, ormai, il 53% dei redditi non deriva dal lavoro ma da profitti realizzati attraverso varie tipologie di investimenti; e in queste condizioni continuare a dire che la nostra è una repubblica fondata sul lavoro è una ridicola ipocrisia: diciamo invece che è fondata sulla rendita.

di fatto le imposte che negli stati democratici usciti dalla seconda guerra mondiale agivano come strumento di una modesta redistribuzione del reddito dall’alto verso il basso, agiscono oggi nella direzione contraria: distribuiscono il reddito dal basso verso l’alto.

le tasse prelevano da chi lavora e, attraverso il meccanismo infermale del debito pubblico, lo redistribuiscono sotto forma di interessi a chi detiene questo debito, cioè al mondo della finanza.

di fatto nelle cosiddette democrazie occidentali le tasse sono diventate una nuova forma di corvé che i nuovi servi della gleba, i cittadini tassati, pagano ai tecno-feudatari che subiscono imposte irrisorie e puramente formali.

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economisti anche interni alla logica del sistema sociale attuale, ma onesti, come Piketty, ma oramai perfino l’OCSE e il Fondo Monetario Internazionale hanno da tempo indicato il problema e la strada per risolverlo: ripristinare la progressività del sistema fiscale, con prelievi più significativi a carico dei redditi alti.

non sarebbe la rivoluzione, anzi, sarebbe un rimedio positivo nella logica stessa del capitalismo; ma non si riesce a farlo.

i tecno-feudatari controllano bene l’informazione, attraverso i media e in prima persona attraverso internet.

ma cosa succederebbe se si applicasse in Italia la proposta della senatrice Usa Elizabeth Warren, cioè un prelievo mini del 3 per cento a chi ha una ricchezza superiore ai 50 milioni di dollari?

l’articolo che ho letto ieri indica quali sarebbero i sorprendenti risultati nel nostro paese.

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negli USA un’imposta del 2% sui patrimoni che superano i 50 milioni di dollari e del 3% per le ricchezze al di sopra del miliardo di dollari, secondo la proposta Warren, produrrebbe per lo stato americano un gettito di circa 100 miliardi di dollari l’anno.

in Italia vi sono una quarantina di individui con un patrimonio che supera il miliardo di euro, complessivamente una ricchezza di circa 140 miliardi di euro: avete letto bene, anche io facevo fatica a crederci: sono solo circa 40 persone.

Un prelievo del 3% frutterebbe 4,2 miliardi di euro l’anno – a carico soltanto di 40 persone!

secondo l’ultimo rapporto sulla ricchezza globale di Credit Suisse sono poi 2.774 gli italiani con una ricchezza che supera i 50 milioni di euro.

quanto frutterebbe un’imposta del 2% su questa ricchezza?

dai 3 miliardi di euro in su, probabilmente 6 miliardi.

si arriverebbe facilmente ai 10 miliardi di euro l’anno in tutto, con una patrimoniale di questo tipo.

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se poi venisse integrata da un rafforzamento della tassa di successione sui grandi patrimoni, le disponibilità per lo stato potrebbero crescere ulteriormente.

per dire, nelle imposte ereditarie scontiamo ancora le conseguenze delle scelte scellerate di Berlusconi che le abbatté, ma nessun governo di presunto centro-sinistra successivo ha pensato di ripristinarle.

noi abbiamo oggi successioni gratuite a coniuge e figli o genitori fino ad un milione di euro di lascito, oltre si paga il 4%, sempre; per fratelli e per sorelle e altri parenti fino al 4° grado le successioni sono gratuite fino a 100mila euro, poi si paga il 6%; tutti gli altri soggetti pagano l’8%.

in Germania la tassa di successione oscilla tra il 7 e il 50%; in Gran Bretagna si paga il 40% oltre la quota di 325mila sterline; in Francia l’aliquota varia dal 5 al 60%; il Belgio ha un’imposta sulla successione che oscilla tra il 30 e l’80%; la Finlandia tra il 13 e il 32%; la Spagna tra il 34 e l’86%.

incrementando in Italia queste percentuali per le successioni che superano per valore le quote esenti, con aliquote crescenti al crescere degli importi, si ricaverebbero fondi ulteriori, senza nessuna forma di macelleria sociale, per usare la terminologia che tanto piace qui da noi.

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un’ulteriore misura da prendere è di tassare le in Italia con un’IVA supplementare le transazioni online che avvengono con i giganti economici che mantengono la sede fiscale all’estero, per colpire il profitto realizzato da noi, che attualmente invece ci sfugge.

parliamo della web tax, impossibile con Trump, vedremo con Biden: ma fa tanto orrore… al web!

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quanto alla destinazione di queste ricchezze supplementari, le idee non mancano, fermo restando che la prima dovrebbe essere la riduzione del debito.

ma immaginiamo di raddoppiare l’introito della patrimoniale sulle giga-ricchezze con tutte le altre misure supplementari qui suggerite: 10 miliardi poterebbero andare annualmente alla riduzione del debito e il resto (altri 10 miliardi?) per altre misure sociali:

borse di studio per studenti di bassa estrazione sociale,

aiuti una tantum ad ogni giovane adulto che conclude gli studi e ad ogni famiglia che ha il bene di un figlio,

sgravi fiscali per chi vive in zone di spopolamento

e altre misure di utilità sociale, compreso il rafforzamento ad un salario sociale di cittadinanza da prestare come contropartita a prestazioni socialmente utili.

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tutto questo sarebbe a portata di mano senza devastanti tsunami sociali: dopotutto si chiederebbero soltanto 1 milione circa di euro di tasse supplementari l’anno a chi ha un patrimonio superiore a 50 milioni di euro.

Leonardo Del Vecchio 22 miliardi di dollari, Silvio Berlusconi, 7,2 miliardi, Giuliana Benetton 3 miliardi: pensate che li metteremmo in crisi chiedendogli 1 milione di euro l’anno di tasse in più?

se fossero persone specchiate, sarebbero loro a proporlo.

io penso che piuttosto sposterebbero ulteriori capitali in qualche paradiso fiscale.

ma basterebbe una tassa di uscita pari alla somma che si pagherebbe nel ventennio successivo, cioè il 40% e mantenere in vigore la tassa patrimoniale per qualche anno dopo il trasferimento all’estero.

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tutto ragionevole, perfino troppo; eppure sono convinto che non ci si arriverà mai.

meglio sfidare il rischio di una rivolta sociale, per i micragnosi che non sono disposti a fare neppure questo per la società in cui vivono e che li mantiene.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/24/aiuti-alla-classe-media-colpita-dalla-crisi-con-un-mini-contributo-di-3mila-super-ricchi-arriverebbero-10-miliardi-ecco-la-simulazione/5987427/

28 commenti

  1. Interessante. Faccio una considerazione forse fin troppo “esagerata”: visto che il progressivo spostamento della ricchezza ha prodotto pure il fiorire della retorica del merito, io credo che non dovrebbero essere aumentate le tasse sulla successione.

    Penso piuttosto che non dovrebbe più esistere il diritto di successione. Non sarebbe far partire tutti dallo stesso punto per vedere chi veramente merita di più, ma sarebbe un passo avanti.

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    • in linea generale potrei essere d’accordo.
      però qui andiamo ad intaccare un riflesso psicologico umano fondamentale, quello del desiderio di continuità che si esprime attraverso la famiglia, soprattutto. solo gli artisti, di solito, lo affidano piuttosto alle loro opere.
      certo, ci sono culture in cui l’eredità va alla tribù, al piccolo gruppo, anziché alla famiglia ristretta come da noi: ma è trasferibile questo modello nella nostra cultura?

      poi rifletto anche concretamente: immaginiamo che i beni di ciascuno, alla morte, non passino ai figli, al/alla coniuge o ad altri eredi a sua scelta: immagino che l’alternativa sia che passino allo stato, oppure a qualche istituzione comunque pubblica: il Comune, ad esempio?
      effetti piscologici: se devo restituire quello che ho allo stato e non posso lasciarlo a chi voglio io, allora o invento dei trucchi per farlo comunque prima di morire, oppure sono molto meno interessato alla conservazione dei beni e tenderò a consumare tutto quello che ho, prima di morire: effetto, esasperazione consumi e degrado delle proprietà.
      dico le prime controindicazioni che mi vengono in mente in una riflessione superficiale; credo che ci sia una logica di conservazione sociale nell’istituto della successione, anche se certamente va ripensato e calibrato meglio.

      l’ultima obiezione è la più forte: qualunque sia l’Ente pubblico che subentra, è pensabile che voglia cedere ad altri i beni che torna da incamerare; ma chi sarebbe in grado di acquistarli? i più ricchi. l’effetto potrebbe essere opposto a quello desiderato, e produrre una concentrazione di ricchezze maggiore.
      l’alternativa vera sta a monte: esempio cubano, nessuno proprietario per sempre della casa, ma solo usufruttuario a tempo pre-definito?

      dico questo solo per ragionarci su; non per dire che la tua proposta è in se stessa sbagliata.

      (tieni conto, comunque, che io ho donato tutto quello che avevo già in vita sette anni fa; poi mi sono procurato dell’altro, va be’: però ci sto pensando).

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      • E come darti torto?! Sì sono stata egoista quando le ho detto che non sarei andata. Ho visto ancora tutta la sua passione. Mi ripeteva – Parti tu – Aspettava un esame importante. Voleva partire comunque. Sapevo che rischiava tanto ed ero pronta a prendere il biglietto. Infine mi disse che doveva rinunciare.
        Mi aveva raccontato tanto e a lungo. Lei ha camminato nel viaggio più lungo praticando tutto ciò che aveva imparato e ciò che le apparteneva. Un viaggio lucido con un controllo del suo corpo speciale.
        Abbiamo fatto qualche viaggio insieme. Era leggera come la primavera.
        Anche una testona come me infine ascolta comprende e mette in pratica.
        Grazie di cuore Mauro ⭐💜

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        • tipo davvero speciale la tua amica, da come la descrivi.
          tu, più che egoista, sei stata auto-lesionista, perdendoti l’India.
          ti dico solo in due parole le mie percezioni quando sono arrivato a Kolkata, con la testa piena dei racconti malevoli di quel genio del male che è stata Madre Teresa di Calcutta, che da sola ha fatto più male all’India di cento campagne della CIA; e vi ho trovato una città vitale, gioiosa, attraversata dalla musica e dalla felicità di vivere, anche nei suoi angoli più bui, e nel mezzo di un sudiciume ributtante. l’India infelice e stentata di madre Teresa era solo un autoritratto, e neppure io avrei avuto voglia di visitare quell’India lì.
          invece l’India più povera rivela la verità del segreto francescano e dei cinici antichi: la vera felicità per l’uomo sta nella povertà.

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          • Sì, nel tempo lei è diventata speciale, era maestra come me, godeva di “lunghe vacanze”. Ed era sola. Io avevo tre figlie. Di una ragazzina.
            Lei parti più volte e si fermò a lungo in India. Il paese, tutte le persone, per quanto ho percepito, non le hanno solo insegnato, ma l’hanno educata ad una filosofia e ad una pratica di vita tanto diverse dalla nostra. Magari alcuni di più.
            Io ne feci comunque tesoro. L’essere in sintonia nasceva da pensieri, interessi e modi di intendere vicini.
            Ho perso l’esperienza diretta, né posso fare paragoni. Credo di aver trovato una vera testimone.
            Dopo il mio incidente non pensavo neppure a lunghi viaggi. Trovai dei gruppi che organizzavano per chi non era autonomo. Viaggiare per scoprire un po’ di sé e, oltre di sé, l’altro. Senza paletti, in libertà.
            Ciao Mauro

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            • ciao Francesca, pian piano emergono elementi della tua biografia, che ancora non si compongono in un quadro, per me; ma io non oso chiedere di più e il quadro diventerà chiaro a poco a poco.
              non commento oltre, per non scadere nel banale. a volte si può comunicare senza parlare.

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              • Non so Mauro, eravamo amiche per affinità, sensibilità, per rispetto e amore per la vita. Lo stesso lavoro ci accomunava. Ci volevamo bene in modo familiare. Onesta e leale sempre, più tranquilla di me nel parlare e nell’agire. Si distingueva, sembrava una donna di altri tempi.
                Stessa storia è capitata a me. Eravamo abbastanza fuori dalla moda.
                Conclusione importante: agire di pancia o per convinzioni personali, non rispondenti al reale, è sbagliato. Bisogna conoscere e servirsi della ratio.
                Scrivo un po’ da me. Non ho alcun intento, liberamente volo un po’ di qua e di là.
                Grazie Buon riposo🐞

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        • come hai visto, ho preso la provocazione molto sul serio.

          il discorso che stai facendo sul merito lo capisco, ma non rischia di avvitarsi su se stesso? io farei piuttosto un discorso contro il de-merito. può sembrare un gioco di parole, ma non ho molta voglia di spendermi per il merito, che è comunque un prodotto classista; preferirei lottare contro il clientelismo, che è comunque un tipo di organizzazione sociale di livello inferiore (e chissà se questa mia espressione potrà essere tacciata di razzismo, in futuro: se i de-meritanti finiranno di prendere il potere, certamente sì, è questo il destino che mi aspetta).

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          • Ma secondo me il fatto è che il merito è una categoria metafisica, non si può definire. E comunque una società dominata dai “meritanti” è il sogno di Platone, la repubblica retta dai filosofi. Ma quello di Platone in realtà è un incubo, secondo me.

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            • come se fosse niente, butti lì in due righe domande, che sono il centro dei problemi… 😉

              tralasciamo dove sia il merito: per Platone era nel sapere, per Crizia era nel potere, per Agostino era nella giusta fede in Dio (variante di Platone, ma non tanto), ecc. ecc. per Marx era nella capacità scientifica di trasformare il mondo, per Nietsche nella superiorità aristocratica. ecc. ecc. per gli integralisti islamici sta nel rispetto letterale del Corano, ecc. ecc. nella preistoria animista è l’abilità del maschio nel cacciare, ecc. ecc.
              oggi è l’efficienza lavorativa, l’abilità tecnica di produrre ricchezza.

              fermo restando, dunque , che il merito è soggettivo (anche socialmente), ci sono società che non sono basate su un merito?
              l’unica società che afferma questo (molto parzialmente) è la democrazia che parte dal presupposto innaturale che gli uomini siano tutti eguali: un’astrazione matematica forzata, per poi pretendere che gli uguali si scelgano i rappresentanti: in base al merito, naturalmente (contraddizione evidente); ma quale sia questo merito, non lo dice; lascia libertà di sceglierselo a ciascuno, individualmente.
              questo dimostra soltanto che la democrazia parlamentare è una forma di governo fondata intrinsecamente sulla menzogna.

              conclusioni: sì, il merito non si può definire a priori, come dici tu, ma non è una categoria metafisica, però: è uno strumento eterogeneo che ogni società si dà per selezionare i suoi obiettivi: una categoria mentale universale, però variabile nei suoi contenuti concreti.
              ogni società è dominata dai “meritanti”, dal punto di vista della sua organizzazione sociale e dei suoi scopi: non esiste società umana che non lo sia, proprio perché sono gli obiettivi di quella società che selezionano i meritanti, cioè i più adatti a perseguirli.
              se una società dominata dai meritanti è un incubo, allora tutte le società umane lo sono.

              ma in realtà dentro ogni società che si dà una gerarchia in base al merito si sviluppano forme di pensiero alternativo che propongono una diversa gerarchia del merito, perché propongono obiettivi sociali differenti. qualcuno pensa di rifiutare il merito in generale, ma non è vero, sta soltanto proponendo criteri di merito differenti.
              ad esempio, oggi il merito potrebbe essere identificato nel rispetto dell’ambiente, come criterio di selezione; in questo caso i “filosofi” che dovrebbero governare lo stato, per dirlo alla maniera platonica, sono quelli che sanno meglio rispettare l’ambiente e guidare la comunità a farlo.

              – e avevo giurato a me stesso che sarei stato conciso nella risposta!

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              • Non saprei se la democrazia si basa sul presupposto che tutti siano uguali; in linea di principio, dovrebbe basarsi sulla possibilità di essere uguali per tutti.
                Non credo neppure che attualmente si considerino meritevoli coloro che generano ricchezza: semmai, coloro che possiedono ricchezza.
                Sono comunque d’accordo col fatto che, scegliendo i criteri giusti, una società guidata dai migliori potrebbe non essere un incubo (come sì, sono state tutte le nostre società): quello che non mi sta bene è che i diritti (o peggio ancora, i privilegi) vengano “concessi” o ritenuti “giusti” in base al merito.

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                • la parola egalité era sulle bandiere di chi fece la rivoluzione francese; il problema è che con questa parola intendevano una cosa diversa da quella che si intende da Marx in poi: per loro era l’eguaglianza dei diritti politici, non pensavano neppure che si potesse pretendere una eguaglianza di diritti sociali.
                  sulla tua seconda obiezione potresti avere ragione, però a me pare che comunque chi possiede ricchezza senza essere capace di produrla sia visto più come un privilegiato che un meritevole: è un caso evidente nel quale il privilegio si separa anche dal merito visto capitalisticamente…

                  sull’ultima parte della tua terza osservazione forse siamo su posizioni molto diverse: certamente ci sono diritti esistenziali prioritari che vanno garantiti a tutti, evidentemente, indipendentemente da ogni merito: salute, istruzione, assistenza sociale spettano all’individuo in quanto essere senziente. ma ci sono altri aspetti sociali, che sono stati confusi nella categoria dei diritti, che invece andrebbero proprio collegati, non voglio usare la parola merito, alle caratteristiche personali: ad esempio un mafioso o un evasore fiscale cronico non dovrebbero avere diritti politici, ma neppure un alcoolista.
                  so che questo ti farà inorridire, ma credo che i diritti politici andrebbero calibrati sulle competenze specifiche. non capirò mai perché una persona informata e in grado di capire debba avere lo stesso peso nel decidere le scelte dello stato di un ignorante rozzo che non conosce gli argomenti e che si lascia trascinare dalle forme di propaganda più stupide. senza escludere nessuno dal voto, non sarebbe male un test preliminare per dare un calibro effettivo al voto, ahah. sono arrivato alla tesi più provocatoria: una specie di patente politica a punti. questo mi pare l’esempio più calzante: se occorre una patente per guidare un’auto, ne dovrebbe servire una anche per guidare lo stato. e non è male ammettere al voto solo chi se lo merita e toglierlo a chi ha dimostrato di demeritarlo.

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                  • Il merito nelle società occidentali è uguale a economia. Più hai, più riesci a d accumulare, più hai diritto. I doveri di discutono sempre tra chi è al vertice o competitivo. Forse semplifico ma questa è la società in Italia.
                    Oggi sono già nera del mio, ne ho ben donde e allora largo alla franchezza.
                    Mauro occuparsi di come stiamo andando sempre più in basso e siamo già a terra significa di parlare di andare sotto terra. Intanto in Sardegna un’alluvione ha procurato tre vittime, tutto ciò nel nella provincia di Nuoro.
                    Ora vado leggendo. Volevo scrivere ma credo che reciterei il “rosario “al contrario.
                    Ciao 🌈

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                    • penso sempre che tu possa avere una mente più elastica della mia, visto che sei molto più giovane, ahaha. 🙂

                      ma davvero non trovi nulla di nuovo nella discussione di questa volta?

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  2. L’egoismo di chi ha di più è stato e sarà sempre sfrenato.
    Se ho letto bene i dati sulle tasse tasse di successione e tasse per movimenti on line a società che hanno sede legale all’estero, mi confermi che l’ Italia è in vetta alla classifica dell’ingiustizia.
    Nessun governo si è mai mosso. Comandano i potenti. Questa è la nostra democrazia. Tassano chi lavora di più ed ha un reddito più basso. Più il reddito aumenta, più l’agenzia delle entrate come deciso dal Governo agisce favorendo i ricchi.
    Il lavoro è poco, anzi pochissimo. A parte i fannulloni, che in Italia non mancano.
    Si potrebbe ma non si fa! Perché?
    Oltre all’egoismo, chi collabora con questi negletti viene ripagato in abbondanza…
    Sono arrabbiatissima meglio che mi fermi qui.
    Grazie Mauro buon pomeriggio 😘

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    • mi dispiace farti arrabbiare, e forse non dovrei essere ringraziato per questo…

      nelle diseguaglianze sociali l’Italia è il terzultimo paese d’Europa: prima viene la Grecia, poi il Regno Unito. aspettiamo la brexit il 31 dicembre (di cui nulla si sa ancora su come avverrà, ma probabilmente sarà hard brexit, a questo punto) e saremo il penultimo dell’Unione Europea.
      penultimo per diseguaglianze sociali, penultimo per percentuale del debito pubblico: a conferma del fatto che il debito pubblico accresce le diseguaglianze sociale per via degli interessi che lo stato paga ai creditori. le imposte scandalosamente basse sui ricchi alimentano il debito pubblico, e quindi arricchiscono i ricchi ancora di più.
      Grecia e Italia inoltre detengono il record europeo dell’evasione fiscale, pur con sistemi fiscali già così squilibrati a favore della ricchezza.
      Grecia e Italia: paesi organicamente di destra, prima di tutto dal punto di vista fiscale e sociale.

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      • Eh già pensa che bella consolazione. Siamo di destra. Siamo imbroglioni e ignoranti. La maggior parte della popolazione ha un reddito medio basso e lavora pagando tasse allo Stato sanguisuga con la parte produttiva del Paese. Il governo è l’Inciucio più clamoroso; idem le camere. Troppi non lavorano. Prendono il reddito di cittadinanza ma non fanno alcun lavoro socialmente utile. Altro inciucio. I ricchissimi hanno i loro partiti, votano a destra i ricchi votano a destra. I poveri pure, perché prendono il reddito di cittadinanza e inciuciano. Restano i lavoratori e i pensionati. Votano beccando come i passeri da coppo 😬😳👉👈. Porca miseria davvero 🤪

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        • il reddito di cittadinanza in Italia è fatto malissimo, e lo dice la parola stessa: reddito. doveva essere salario e collegato ad attività socialmente utili.
          ma in che condizioni sarebbe l’Italia col covid se non ci fosse neppure questo?

          vorrei anche dire di mantenere un senso delle proporzioni: in India la maggior parte della popolazione vive con uno o due euro di reddito al giorno; i prezzi sono più bassi, è vero, ma non di tantissimo. in Africa ho visto gente morire letteralmente di fame lungo le strade delle città, già avvolti da solo nei sacchi della spazzatura per essere buttati via il giorno dopo.
          ricordo il Nepal, dodici anni fa: redditi da 80-100 euro al mese e nella capitale supermercati dai prezzi perfettamente europei. ma lo stipendio più alto del Nepal era quello del Presidente della Corte Costituzionale (era appena stata abbattuta la monarchia): 600 euro al mese.

          uno degli aspetti tipici dell’Italia è che una parte importante della nostra popolazione ha un tenore di vita medio decisamente superiore, ad esempio, a quello tedesco, ma proprio questa parte continua a lamentarsi che è troppo basso.
          questo perché abbiamo più differenze sociali, come dicevo nel post, e i nostri ricchi sono mediamente più ricchi dei tedeschi, e i poveri più poveri.
          però guardati attorno con mente lucida, e scoprirai che chi si lamenta di non guadagnare abbastanza e predica contro le tasse, in Italia, non sono tanto i poveracci che avrebbero qualche ragione per farlo, ma i riccastri che sono di una avidità incontentabile: e sempre infelici e insoddisfatti, comunque.
          è questa gente che bisogna colpire, ma sono pronti a tutto per difendere le loro ossessioni.

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          • Sono d’accordo ma resta il fatto che è nato in malo modo. È stato usato in malo modo. Non mi riferisco a chi non lavora perché si trova in disgrazia indipendentemente dalla sua buona volontà.
            Parlo degli imbroglioni ,sfaticati per predisposizione, pure talento dai…
            Almeno scherzo un po’.
            Quasi venti anni fa potevo partire con una cara amica per l’India. Saremmo state in tre. Per malattia la mia cara Maria Grazia , dovette rinunciare. Andava spesso e restava quanto poteva. Era convinta sulla forza interiore degli indiani. Cercava veramente di praticare la loro filosofia. La loro arte. Non ricordo il nome ma le sue composizioni floreali erano fantastiche. Armonia !
            Prima di sapere le sue condizioni tra racconti e immagini reali dissi che non andavo
            – Sono certa che tanta sofferenza,miseria e morte sarebbero state terribili –
            Sicché io rimasi con la mia amica. Sono contenta di avere fatto così.
            Stessa storia è per qualunque Paese dove non si ha il diritto alla vita. Non sarei andata mai da turista. Non penso che sia giusto, per me è così.
            Grazie Mauro 😘🙅

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            • d’accordo sul resto, parliamo dell’India, allora; come puoi ben immaginare, è un tema che mi affascina. ci sono stato sei volte, se non sbaglio, e ogni volta in regioni diverse (salvo le ultime due in cui sono tornato in alcune località del Kerala, l’India più in rapporto con l’Occidente, dove sbarcò il fratello gemello di Jeshuu), e non ho finito di esplorarla, anche se l’India nord occidentale mi resterà per sempre sconosciuta, probabilmente.
              ci sono andato da viaggiatore e non da turista, per immergermi nella vita del posto e condividerla; ho avuto grandi amicizie in India, come solo in India se ne possono avere.
              mai mi sono sentito in colpa per esserci andato e per avere voglia di tornarci (non fosse che anche l’India oggi è in mano alla destra e all’induismo fanatico).
              gli spettacoli atroci non sono mai mancati; proprio stamattina ho ripubblicato questo post – sul mio blog del decennale – di dieci anni fa esatti, con foto del luglio: https://corpus0blog.wordpress.com/2020/11/25/bortografia-741-vite-di-madurai/

              ci sono diverse ragioni di fondo per andare in India:
              1. è un modo di aiutarli, porti piccole occasioni di guadagno; a volte pochi euro fanno la differenza fra la fame e mangiare per una settimana, forse fra la vita e la morte.
              2. la sofferenza non smette di esserci, perché noi non la vediamo; io trovo semmai che è più egoista non volerla guardare.
              3. fino a che non sei in India non capisci la visione indiana della sofferenza: la sofferenza non è importante, la miseria indiana non sminuisce la grandezza dell’anima indiana; solo in India capisci che la sofferenza è soltanto un’apparenza poco importante. la dignità dell’essere umano non dipende dal suo benessere.

              vedo che anche Maria Grazia la pensava così; ma per saperlo, devi andarci; fino a che non ci vai, davvero, non puoi saperlo: nessun libro potrà mai raccontare l’India come solo l’India sa fare di sé, dal vivo.

              grazie, Francesca.

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      • Non mi fai arrabbiare tu ma la reale situazione. E i dati sui canali di stato non sempre veri. Comunque le soluzioni ci sono. E questo si sa da molto tempo. La destra in opposizione ha seminato odio e razzismo orribili. Il movimento 5 ⭐ ha avuto dall’inizio un’impronta chiaramente di destra. E il nostro pseudo centro sinistra non fa! Interessi, come sempre. Sottopotere e poca materia grigia. Intanto la criminalità organizzata ha cambiato vestito. Ora veste elegante, è imprenditrice! Ma la sua rete è fitta e nazionale senza regioni, senza colori giallo verde e rosso. Ciaooooo

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