il lento disfacimento del colpo di stato legale di Trump – 506

l’altroieri una giudice della Pennsylvania aveva dichiarato che si doveva sospendere la proclamazione del risultato delle elezioni presidenziali del 3 novembre nello stato fino a che non fosse stato esaminato dal Tribunale.

ma la giustizia americana non ha i tempi pachidermici di quella italiana, dove i ritardi cronici servono a consentire ai mascalzoni di agire a lungo senza che i tribunali li blocchino.

ieri la Corte d’Appello della Pennsylvania ha emesso la sua sentenza definitiva, e convalidato i risultati.

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la cosa più divertente è che questo tribunale è formato da tre giudici, tutti repubblicani, la cui nomina fu confermata da Trump; e il suo presidente è stato nominato da Trump giudice federale nel 2017.

anche questa è una lezione sul fatto che la giustizia negli USA non funziona come in Italia, in altre parole funziona.

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ma con criteri strani per noi: i giudici nei diversi stati infatti sono in genere eletti e a tempo, tra gli avvocati in servizio da un certo numero di anni, e tornano a fare gli avvocati quando finisce il loro incarico; e lo stesso vale per i Procuratori Distrettuali, cioè per i nostri pubblici ministeri.

solo i giudici e i procuratori federali sono nominati a vita dal Presidente, come quelli della Corte Suprema.

devono essere confermati dal Senato, ma – grazie ad una genialata di Obama, che modificò la legge relativa – ora basta la maggioranza semplice del Senato (abbiamo visto gli effetti di recente), mentre prima occorreva il voto di 60 senatori.

i Procuratori federali dipendono direttamente dal Ministero della Giustizia, cioè dal governo.

sistema assolutamente inapplicabile in Italia, evidentemente, dato che si regge su una diversa morale pubblica.

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i giudici della Pennsylvania hanno emesso una sentenza molto secca e asciutta – anche questa è una cosa marziana per la giustizia italiana, che ha tempi biblici anche perché emette sentenze anche di migliaia di pagine.

Elezioni libere ed eque sono la linfa vitale della nostra democrazia. Le accuse di ingiustizia sono gravi. Ma etichettare un’elezione come ingiusta non significa che sia anche ingiusta. Le accuse richiedono accuse specifiche e quindi prove. Non abbiamo né qui né l’altro. firmato: Stephanos Bibas

è lui

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gli avvocati di Trump hanno preannunciato il previsto ricorso alla Corte Suprema; vedremo prima di tutto se questa lo giudicherà ammissibile.

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