risolto l’enigma di Atlantide, credo – 515

per parlare di Atlantide occorre partire da Platone, dato che il padre della leggenda è lui e ne parla in due dei suoi dialoghi, collegati fra loro.

il primo è il Timeo – ma chi ritiene di conoscere già abbastanza bene la storia, può saltare le mie due citazioni- riassunto, in corsivo:

2. […] Crizia: Ascolta, Socrate, questa storia stupefacente, tutta vera, come una volta la raccontò Solone, il più saggio dei sette sapienti, sette il piú savio. […] Ed egli disse a Crizia, mio nonno, come mi raccontò poi quel buon vecchio, che grandi e meravigliose furono le antiche imprese della nostra città, oscurate per il tempo e per la morte subitanea degli uomini; e fra tutte una è più grande, della quale ci conviene oggi fare memoria. […] 3. Io dirò quest’antica storia, che udii da un uomo non giovane; perché allora Crizia, come disse lui stesso, era già vicino ai novant’anni, ed io ne avevo circa dieci. […]

In Egitto, nel Delta propriamente, […] c’è una provincia, la quale si chiama Saitica; e la più grande città di questa provincia è Sais. […] Disse dunque Solone che arrivato là, lo ricevettero con grandissimo onore. […] E uno molto vecchio dei sacerdoti, gli disse così:

O Solone, Solone, voi Greci siete sempre bambini; un Greco non c’è, che sia vecchio. […] Tutti siete giovani nell’anima, perché in essa non avete conservato nessuna […] tradizione antica. […] Ma noi […] ogni bella cosa grande o in qual si voglia modo notevole […] accaduta o qua o in altri luoghi, […] tutto abbiamo registrato infino dall’età antica e conservato qua nei templi. […]

Solone raccontò che egli, a udire questo, fu molto meravigliato e pregò i sacerdoti, con grande inistenza, di raccontargli per bene e in ordine le cose tutte quante […]. E il sacerdote a lui: […]

Dunque, dei tuoi cittadini vissuti novemila anni fa, ti dirò brevemente la più gentile opera che mai abbiano fatto: […]. Perché narrano le scritture che spaventoso esercito una volta i vostri cittadini fermassero, quando stava invadendo tutta l’Europa e l’Asia furiosamente, attaccando da fuori dall’oceano Atlantico. Quel mare allora era navigato, perché aveva un’isola davanti a quello stretto che voi chiamate Colonne di Ercole; e quest’isola era più grande che la Libia e l’Asia minore messe insieme; e da lì passavano alle altre isole quelli che viaggiavano in quel tempo, e dalle isole a tutto il continente che è di fronte e che delimita quel vero mare. […] Ora questa isola Atlantide, venne in potere di tali re […] che dominavano non solo tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente, e, di qua dallo stretto, dominavano la Libia fino all’Egitto e l’Europa fino alla Tirrenia. […]

Passando poi tempo, facendosi terremoti grandi e diluvi, arrivarono un giorno e una notte molto terribili, e i guerrieri vostri, tutti quanti insieme sprofondarono entro terra e l’isola di Atlantide scomparve, inabissando entro il mare ella stessa maniera e così sparì. E perciò ancora oggi quel mare non è attraversato da nessuno ed è inesplorabile; essendo d’impedimento il profondo limo, che si dislocò all’inabissarsi dell’isola.

. . .

la storia viene ripresa da Platone nel Crizia, dialogo incompiuto, che ha gli stessi personaggi del Timeo e si pensa sia stato scritto cinque anni dopo, quando l’autore era già anziano:

[…] Per prima cosa ricordiamoci che in totale erano novemila anni da quando, come si racconta, scoppiò la guerra tra i popoli che abitavano al di là rispetto alle Colonne di Eracle e tutti quelli che abitano al di qua; e questa guerra bisogna ora descriverla compiutamente. A capo degli uni dunque, si diceva, era questa città, che sostenne la guerra per tutto il tempo, gli altri invece erano sotto il comando dei re dell’isola di Atlantide, la quale, come dicemmo, era a quel tempo più grande della Libia e dell’Asia minore, mentre adesso, sommersa da terremoti, è una melma insormontabile che impedisce il passo a coloro che navigano da qui per raggiungere il mare aperto, per cui il viaggio non va oltre. […]

Quali fossero le loro condizioni e come andassero le cose in origine, se in noi non è spento il ricordo di ciò che udimmo quando eravamo ancora bambini, ve lo spiegheremo: […] Solone, poiché aveva in mente di usare questo racconto per la sua poesia, cercando informazioni […], trovò che quegli Egiziani che per primi avevano scritto questi nomi, li avevano tradotti nella propria lingua, e di nuovo egli, a sua volta, […] li trascrisse trasferendoli nella nostra lingua. E questi scritti appunto si trovavano in possesso di mio nonno, attualmente sono ancora in mio possesso, e me ne sono molto occupato quando ero un ragazzo. Se dunque udrete tali nomi, simili a questi nostri, non vi sembri strano: ne conoscete la ragione. […]

Così […] Poseidone, che aveva ricevuto in sorte l’isola di Atlantide, stabilì i propri figli, generati da una donna mortale, in un certo luogo dell’isola.

segue una lunga e dettagliatissima descrizione della città capitale dell’isola e del suo regno, con cenni alla sua storia, con la quale si conclude quest’opera rimasta incompiuta, come si diceva.

. . .

le due storie sono convergenti fra loro, come è anche abbastanza ovvio, visto che nella prima si accenna a testi scritti egizi molto più precisi, dei quali si sarebbe parlato in una situazione successiva: in entrambi i casi si dichiara che la loro fonte sta in antichissime cronache egizie, che Atlantide era collocata nell’Oceano Atlantico, che era al centro di un impero che si estendeva su larga parte dell’Europa occidentale e che aveva cercato di invadere anche la Grecia, prima di essere colpita da una misteriosa catastrofe che nel corso di una notte la aveva fatta ricoprire dal mare trasformandola in un acquitrino fangoso dove era impossibile navigare.

entrambe le narrazioni servono a Platone per ricordare come la storia umana è attraversata da periodiche immani catastrofi, che vengono però dimenticate per il logorio esercitato dal tempo sulla memoria umana.

. . .

lasciatemi divagare un attimo: è strano che, raccontando questa storia, Platone in realtà smentisca nel più evidente dei modi la polemica contro la scrittura che attribuisce a Socrate nel Fedro, un dialogo scritto quando era più giovane; e il paradosso sta nel fatto che lì polemizza proprio contro l’idea che la scrittura rende gli Egiziani più capaci di ricordare.

nel Fedro il dio Theuth propone la scrittura al re Thamus, dicendogli: Questa conoscenza, o re, renderà gli egiziani più sapienti e più capaci di ricordare, perché con essa si è ritrovato il farmaco della memoria e della sapienza, ma proprio Thamus non è d’accordo (prototipo del potere che considera pericolosa la conoscenza nei sudditi?):

Tu, dato che sei padre della scrittura, per affetto hai detto proprio il contrario di quello che essa vale. Infatti, la scoperta della scrittura avrà per effetto di produrre la dimenticanza nelle anime di coloro che la impareranno, perché fidandosi della scrittura si abitueranno a ricordare dal di fuori mediante segni estranei, e non dal di dentro e da se medesimi: dunque, tu hai trovato non il farmaco della memoria, ma del richiamare alla memoria. Della sapienza, poi, tu procuri ai tuoi discepoli l’apparenza e non la verità: infatti essi, divenendo per mezzo tuo uditori di molte cose senza insegnamento, crederanno di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più, in realtà, non le sapranno; e sarà ben difficile discorrere con essi, perché sono diventati portatori di opinioni invece che sapienti.

parole per qualche verso profetiche che intuiscono fenomeni che diventeranno ancora più evidenti con le due forme di potenziamento ulteriore della memoria esterna alla mente umana: la stampa e oggi internet.

ma forse sbagliano coloro che attribuiscono a Platone una totale e unilaterale condivisione del disprezzo della scrittura esposto da Thamus; è vero che nel dialogo, Socrate sembra fare proprio questo punto di vista e sottolinea proprio il rischio che la scrittura, consentendo la democratizzazione del sapere, contribuisca alla sua svalutazione: E, una volta che è scritto, tutto quanto il discorso rotola per ogni dove, finendo tra le mani di chi è competente così come tra quelle di chi non ha niente da spartire con esso, e non sa a chi deve parlare e a chi no.

ma è sbagliato, secondo me, dedurre da questa critica paradossale che Platone intendesse rifiutare del tutto anche gli aspetti positivi della scrittura che ha pure evidenziato; del resto, non si capirebbe allora perché proprio lui abbia dato ai suoi dialoghi forma scritta, a differenza di Socrate che effettivamente non ha scritto nulla, ma ha visto i suoi insegnamenti orali tramandati dai suoi allievi (Senofonte, Platone, Antistene) proprio in opere scritte.

Platone e Socrate forse più ancora di Platone vogliono soltanto mettere in evidenza, dialetticamente, il negativo dello scritto di fronte all’oralità della dialettica viva, che ritengono superiore nella ricerca filosofica.

ma chiudo questa digressione, tornando al tema centrale.

. . .

c’è chi ha ritenuto questa storia una spregiudicata invenzione di Platone, per scopi suoi (che peraltro sarebbero poco chiari), chi invece le attribuisce una precisa radice nella realtà.

ritengo che si debba propendere per questa seconda ipotesi, data la cura con cui Platone individua la fonte greca della notizia: addirittura Solone, vissuto circa 150 anni prima, autorevole padre della democrazia ateniese ed autore della riforma della Costituzione ancora vigente ad Atene (oltre che di una celebre cancellazione dei debiti): insomma, un vero e proprio mostro sacro, al quale sarebbe stato veramente disdicevole attribuire una leggenda inventata in proprio.

oltretutto Platone delinea una precisa catena di trasmissione orale: da Solone a Crizia, il nonno del sofista Crizia, nonché distruttore quest’ultimo della Costituzione democratica di Solone, come capo dei Trenta tiranni, di cui Socrate apparve una specie di collaterale sostenitore, tanto da essere condannato a morte alla sua caduta, come nemico, pure lui, della democrazia greca.

quindi tutto concorre a farci pensare che, scrivendo queste cose, Platone pensava davvero di riferire una notizia autenticamente derivata da antiche tradizioni e addirittura cronache scritte egizie.

. . .

ma come poterla considerare davvero storica, comunque?

forse erano stati gli Egizi, piuttosto, ad inventare una leggenda?

nessuna traccia si trova davanti allo stretto di Gibilterra di una possibile isola, poi sprofondata nel fango, grande come un continente intero (anche secondo l’idea di continente che potevano avere i Greci).

di qui i tentativi di varie collocazioni alternative, che ora elencherò.

. . .

forse gli Egizi conservavano un ricordo confuso del crollo del Bosforo, avvenuto storicamente verso il 7150 a.C. o l’8500 a.C., che aveva sommerso e distrutto la civiltà fiorita sulle sue rive quando era ancora un ampio lago sotto il livello del mare, come il mar Caspio?

è l’ipotesi Ryan-Pitman che propone un’inondazione repentina e catastrofica del Mar Nero da parte di acque provenienti dal Mar Mediterraneo: «Dieci miglia cubiche [42 km³] d’acqua si riversavano ogni giorno, duecento volte il flusso delle cascate del Niagara. Il Bosforo ruggì e si scosse a pieno ritmo per almeno trecento giorni.»

ma altri la smentiscono affermando che avvenne piuttosto il contrario; e in ogni caso essa è già utilizzata per spiegare il mito del diluvio; del resto, alla fine dell’ultima era glaciale il livello del mare si alzò di 120 metri e fenomeni simili potrebbero essere anche avvenuti altrove, in braccia di mare chiusi, ad esempio nel Golfo Persico, con un rapporto più diretto col mondo mesopotamico.

. . .

un’altra candidatura la si trovò, ma in tutt’altra epoca nella vasta e catastrofica eruzione vulcanica che avvenne presumibilmente nell’anno 1628 a.C. nell’attuale isola di Santorini nel mar Egeo e che ebbe una potenza distruttiva pari a 3 volte l’esplosione del vulcano Krakatau in Indonesia nel 1883: 100 km cubici di ceneri scagliati nell’atmosfera, secondo gli ultimi studi.

l’eruzione dell’isola di Thera, come la chiamavano i Greci antichi, fu uno dei più grandi eventi vulcanici accaduti sulla Terra documentati storicamente.

ma in questo caso non torna la collocazione e neppure la cronologia, anche se rimane strano come mai Platone, se voleva parlare di immane catastrofe naturali, non abbia fatto riferimento proprio a questa, avvenuta, per così dire in casa, e che aveva distrutto la civiltà cretese poco lontana – ma forse questa era già stata colpita a fondo da un forte terremoto che precedette l’esplosione.

ma evidentemente se ne era già persa memoria 1.200 anni dopo.

. . .

una terza candidatura molto recente al ruolo di Atlantide è quella della Sardegna, che sarebbe stata colpita da qualche tsunami dovuto a forti fenomeni sismici, non 9mila anni, ma 9mila mesi prima di Solone, e quindi verso il 1200 a.C., visto che i nuraghi che si trovano al livello del mare o poco sopra risultano coperti di fango e che la descrizione delle strutture dell’isola di Atlantide potrebbe ricordare appunto le strutture fortificate della Sardegna nuragica, in particolare la grande reggia nuragica di Barumini, disseppellita recentemente da 12 metri di fango.

rimane il problema dello stretto delle colonne d’Ercole, aldilà del quale si trovava l’isola misteriosa; ma si qualcuno lo risolve in fretta dicendo che in origine queste erano pensate nel Canale di Sicilia e che a metterle idealmente a Gibilterra fu Eratostene di Cirene, vissuto nel III secolo a.C., quindi dopo Platone.

ma dov’erano poi pensate queste colonne, prima? Omero le poneva all’ingresso del mar Nero, più tardi qualcuno le aveva pensate nello stretto di Messina: insomma, le colonne accompagnavano lo sviluppo della conoscenza greca del Mediterraneo.

comunque questa tesi che Atlantide potesse essere pensata da Platone come la Sardegna a me pare molto forzata, visto che parla chiaramente di oceano Atlantico e doveva sapere abbastanza bene che non cominciava aldilà della Sicilia, visto che era stato a Siracusa, alla corte del signore di quella città greca e i Greci avevano fondato anche Marsiglia.

. . .

l’ipotesi più recente a me pare quella risolutiva, e colloca Atlantide effettivamente nell’oceano Atlantico e aldilà delle colonne di Atlante a Gibilterra, anche se non proprio davanti a loro e con dimensioni dell’isola o meglio dell’arcipelago, un po’ più piccole di quelle continentali raccontate dagli Egizi a Solone.

North Sea coastline reconstructions for: a) Doggerland c. 10 000 cal BP; b) Dogger Archipelago c. 9000 cal BP; c) Dogger Archipelago c. 8200 cal BP; d) Dogger Littoral c. 7000 cal BP (image by M. Muru).

qui la vasta pianura che esisteva ancora fino al 10mila a.C. tra l’Inghilterra e la Danimarca, poi parzialmente sommersa dall’innalzamento del livello dei mari alla fine dell’era glaciale, di cui abbiamo già parlato a proposito del Bosforo, attorno al 9000 a.C. si era ridotta ad un arcipelago, su cui tuttavia recenti ricerche archeologiche sottomarine hanno dimostrato l’esistenza di insediamenti umani.

ma circa 8mila anni fa, la vita sull’isola era improvvisamente finita, per uno tsunami innescato da gigantesche frane sottomarine al largo delle coste norvegesi nell’Atlantico settentrionale: questa catastrofe è il cosiddetto evento Storegga (il grande bordo, in norvegese), in realtà ripetutosi almeno tre volte, che provocò tsunami che hanno probabilmente raggiunto altezze fino a 20 metri e penetrarono dalla costa per 80 km verso l’interno.

ma il tutto è ancora poco conosciuto: si può soltanto dire che la massa di terreno movimentata da queste frane immani coinvolse circa 290 km di lunghezza del ripiano costiero norvegese, con un volume totale di 3.500 km3 di detriti, equivalente al volume di un’area grande quanto l’Islanda per uno spessore di 34 metri.

e qualcuno teme che le estrazioni di idrocarburi e gas da questa zona del mare del Nord possa innescare in futuro altri movimenti simili.

insomma era qui l’isola che gli Egizi ricordavano sommersa in una notte, lasciandosi alle spalle un immane acquitrino, e che Platone battezzò Atlantide?

potrebbe essere, e in effetti i banchi fangosi esistono ancora.

The Wash at dusk viewed from Snettisham RSPB Reserve Norfolk. (Photo by: David Tipling/Universal Images Group via Getty Images)

. . .

ma se questa ultima identificazione non vi convince, non importa: non importa quale catastrofe esattamente abbia dato vita al mito di Atlantide.

questo post è stato scritto soltanto per dare voce alla antica sapienza egizia e di Platone: troppe catastrofi naturali costellano la vita dell’umanità, che non se ne dà pena soltanto perché se le dimentica.

in ogni caso l’enigma di Atlantide è risolto: Atlantide è soltanto l’oblio che ci permette di esistere e forse aveva ragione Platone a criticare la scrittura che ci costringe anche a ricordare quello che non vorremmo.

. . .

https://www.spiegel.de/wissenschaft/mensch/nordsee-doggerland-widerstand-dem-meer-laenger-als-gedacht-a-a090c3dc-b471-4ed3-92c5-7f708330c7c5

alcuni brani sono stati tradotti per pigrizia con http://www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

16 commenti

  1. Bella ricostruzione. Secondo me è un poco futile cercare di ricostruire a cosa alludesse Platone: non dimentichiamoci che era uno scrittore, oltre che un filosofo, e che dunque probabilmente ha unito più storie (reali, e di fantasia) per raccontare quella che gli premeva di più.

    Faccio un appunto sul tema della scrittura: conoscevo la polemica (ne parla Borges in un suo saggio), ma non sapevo l’avesse originata Platone. Condivido i tuoi dubbi su quanto li condividesse, ed aggiungo che, se una simile polemica davvero esistette, è divertente che sia stata la scrittura stessa a serbarne memoria. Ciò detto: più volte si è sostenuto che i “padri” della cultura occidentale siano Socrate e Cristo, che esistono solo come “personaggi letterari”. Non è che la fascinazione che proviamo per loro deriva dal fatto che sono scritti ma non hanno mai scritto ?

    "Mi piace"

    • ricostruzione bella , ma poco persuasiva, devo dedurre: se si potessero considerare i commenti a questo post un referendum, direi che l’ho perso nettamente, ahah.

      nonostante io abbia abbandonato mezzo secolo fa la prospettiva di farne il mio mestiere all’università, ritengo ancora che occuparsi della ricostruzione di antiche verità storiche o letterarie o di pensiero filosofico sia tutt’altro che futile, anche se possiamo farlo solo nei limiti incerti del probabile: sono infimi granelli di sapere, ma la consapevolezza della specie può crescere solo così; poi ammetto che tanti ne fanno un mestiere gratuito e fine a se stesso (o a loro stessi), ma non è sempre necessariamente così.

      no, non credo che Platone abbia inventato di suo questa storia, e nel post ho già spiegato perché.

      la domanda finale è molto molto intrigante e hai fatto un’osservazione che colpisce, nell’abbinamento Socrate – Jeshuu: indubbiamente l’oralità dell’insegnamento presenta un vantaggio che definirei con un termine rubato all’analisi della poesia che fa la linguistica strutturale: polisemia.

      in poche parole, il grande che non ha lasciato suoi testi scritti dietro di sé è molto più aperto alle varie interpretazioni possibili: nel caso di Socrate ne conosciamo almeno quattro: Senofonte, Platone, Aristofane – che possediamo; e Antistene, che invece non abbiamo, ed è una tragedia, perché il suo Socrate era certamente l’opposto di quello di Platone, anche considerando che da lui derivarono poi i cinici.
      ed è esplosivo il corto circuito che possiamo costruire fra Diogene che vive nella botte e cerca l’uomo con la lanterna nella notte e Socrate che viene definito il più saggio degli uomini dalla Pizia perché è l’unico che sa di non sapere, secondo come la interpreta lui; ma purtroppo per noi resta soltanto immaginario.
      il perbenismo successivo ha pesantemente censurato ogni forma di pensiero non conforme.

      va da sé che da questo dono è esclusa una religione come l’islam che ha invece un testo sacro scritto che ritiene letteralmente dettato da Dio attraverso l’arcangelo Gabriele, nonostante anche l’insegnamento di Mohammed, analfabeta, fosse in origine solamente orale e lui non gli abbia dato assolutamente una forma scritta.
      ma qualcuno imparava a memoria quel che diceva Mohammed, dicono, e diversi anni dopo la sua morte mise per iscritto quel che diceva, parola per parola.
      se esistesse una qualche possibilità di critica interna all’islam si potrebbe pensare che questo fu il più grave tradimento di Mohammed ad opera dei suoi seguaci, che gli impedisce di assidersi come terzo maestro tra i pilastri della cultura mediterranea oralmente trasmessa.

      "Mi piace"

    • non sapendo bene che cosa sia Sapiens sono andato a vedermene una puntata – di qui il lungo silenzio prima della risposta, e ovviamente ne ho scelto una sul coronavirus.
      fatta magistralmente bene, davvero; interessantissima, poi, tutta la ricostruzione storica della pandemia della spagnola del 1918-19.

      detto questo, spero di non assomigliare neppure lontanamente all’impostazione di quel discorso, che mi pare un tipico esempio di manipolazione ben consapevole.
      mi è scappato veramente da ridere quando ha avuto la faccia tosta di parlare di terza via italiana, terzo modello mondiale di lotta al coronavirus, tra il lasciar fare per raggiungere l’immunità di gregge e il lockdown vero e vincente della Cina.
      ha avuto il coraggio di proporre come modello nel mondo l’Italia, che è il paese conciato peggio nel mondo!

      è qui che ci si rende conto come la magistrale abilità di costruire il programma in modo affascinante è un subdolo anestetico del senso critico.
      no, no: io preferisco provocare i miei lettori a criticare anche me, anche prendendo posizioni dure e impopolari: cosa che lì non verrà fatta mai. 😉

      Piace a 2 people

      • Le catastrofi sono sempre avvenute è vero.
        Anche che si poteva evitare la pandemia come era già avvenuto nel 2003 al primo focolaio di Sars 1. Allora fu Carlo Urbani un compaesano medico infettivologo, scrupoloso e attento, onesto. Lui facendo il suo dovere evitò la pandemia. Era in servizio ad Hanoi, diede l’allarme in tutto il mondo. Restò in prima linea si espose al virus, di virus morì giovane, purtroppo.
        Credo che non tutte le catastrofi possano essere evitate. Credo anche si poteva fare molto meglio ma non è stato fatto. Perché?! La Cina ha provveduto.
        La storia di Atlantide e naturalmente sempre affascinante, forse anche perché è rimasta misteriosa. Forse si trattava dell’Islanda, le altre ipotesi sembrano più improbabili.
        Mi si incrociano gli occhi, non so se ho risposto.

        "Mi piace"

        • all’ora così tarda alla quale hai risposto, che cos’altro si poteva pretendere, se non che tu andassi a dormire? 🙂

          se la prima Sars non avesse ucciso Giuliani, forse ci avrebbe salvato dalla seconda; il suo posto nel dare l’allarme fu preso da un eroico medico cinese, che ha pagato ugualmente con la vita.
          la pandemia si poteva egualmente evitare forse, se veniva davvero dalla Cina; ma oramai diversi indizi dimostrano che circolava in Europa già da diverse settimane prima, anzi i cinesi dicono che a loro è arrivata dall’Italia: ai giochi militari internazionali di Wuhan?
          ma ci sono troppi interessi attorno a questa verità per lasciarcela scoprire.

          – l’Islanda poi… e perché? non risulta sprofondata in mare nel fango per uno smottamento, come dice Platone…
          ho fatto una rapida ricerca con google e non ho trovato traccia di una teoria simile, ma con questo non escluso che possa esserci.
          vero invece che ho trascurato la tesi fantasiosa che collega Atlantide al cosiddetto triangolo delle Bermude, un’area maledetta dove spariscono gli aerei, dicono: ma non potevo collegare queste fanfaluche a delle ricerche serie.

          "Mi piace"

          • Ciao Mauro per rispondere in modo consapevole al tuo post dovrei documentarmi. Ieri sera dormivo. Ho scritto Islanda a occhi semichiusi. Ero già a letto. Studiare e spendersi con i nipotini mi richiede energie visto che ho la pretesa di farlo bene con entrambi.
            Sta funzionando per ora. Ma non canto affatto vittoria.
            Il triangolo delle Bermuda resta un capitolo da che mi ricordo ammantato di una nebbia che avvolge e risucchia tutto. Controllare quei fondali è un’impresa . Mi pare sia stato tentato qualcosa.
            I ristori sono contentini utili il lavoro è ciò che manca ed è il vero dovuto ristoro. Wuhan, Europa e gli interessi enormi sovrastano la verità. Si girava è vero .
            L’Inghilterra rappresentata da medici e scienziati è inorridita. Non nomino la Russia entriamo nell’oscurantismo di Putin.
            Come ben sai i metodi cinesi sono severissimi ma la Cina raggiunge gli obiettivi.
            Aspettiamo il momento in cui in America, S. U., verranno resi pubblici i risultati degli esiti sulla sperimentazione dei vaccini più attesi. È importante la conoscenza, nel frattempo gli annunci sono slogan pubblicitari politici dei politici somari e dei servitori mediatici somari!
            È stato bello leggere la favola dell’Italia esempio in Europa e oltre nel gestire il Covid o Sars!!!
            Torno alla realtà, la politica è proprio come scriveva George Orwell.
            Un caro saluto amico mio 🐞🙅

            "Mi piace"

            • sintesi del mattino, a mente lucida, ehhe: buona rassegna delle tante questioni aperte.
              fare bene la nonna e curare i nipotini viene prima di tutto; quindi per oggi non voglio distrarti, ma ti prometto che presto mi occuperò anche del cosiddetto triangolo delle Bermude.
              intanto, buona giornata.

              Piace a 1 persona

        • la cercherò, allora, visto che per ora l’ipotesi mi pare poco fondata e credo di anche di averla sommariamente smontata qui sopra.
          il fatto quasi incredibile che gioca a favore dell’ipotesi dell’evento Storegga nel mare del Nord è che gli antichi egizi raccontati da Platone dicono esattamente che l’isola venne travolta da uno smottamento di fango (il profondo limo, che si dislocò all’inabissarsi dell’isola) e per lo stesso motivo, il fango, dice “oggi quel mare è inesplorabile”; ed indicano anche il periodo quasi esatto dell’avvenimento!

          Piace a 1 persona

          • A questo punto un’ipotesi vale l’altra, Storegga non ha un suono accattivante come Santorini ma chissà… una volta c’era Roberto Giacobbo che conduceva una trasmissione che si chiamava Stargate che faceva le ipotesi più azzardate sugli avvenimenti del passato… mi è rimasta impressa una puntata dove spostava l’età delle piramidi di diecimila anni indietro, basandosi sull’allineamento alle stelle e la precessione degli equinozi… era molto convincente!

            "Mi piace"

            • aaha, ho fatto un affarone a impiegare mezza giornata di ricerche per provare a capire quale era l’ipotesi più sensata.

              non che tu mi abbia fatto cambiare idea, naturalmente, con un argomento così poderoso come la cacofonia dell’evento Storegga, ahha

              naturalmente un atteggiamento del genere appare a me la logica conseguenza di qualche decennio trascorso da spettatore delle varie puttanate televisive; ma non voglio infierire, va’, che mi perdo anche il lettore più costante e affezionato che ho.

              abbracci e baci… 😉

              "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...