retorica: i limiti del linguaggio – borforismi 76

il linguaggio umano è uno sviluppo di quello animale; sono manifestazioni legate alla vita sociale: grida di allarme e di paura per avvisare il gruppo; grida di dolore, utili soprattutto agli altri, per evidenziare un pericolo; richiami sessuali o manifestazioni di amicizia o al contrario di collera e aggressività; minacce; negli animali addomesticati anche richieste di cibo.

negli uomini il linguaggio si potenzia enormemente, diventa simbolico, cioè capace di stabilire una connessione tra determinati segni linguistici ed oggetti della realtà, e poi anche con i simboli stessi, che diventano a loro volta nominabili; il linguaggio diventa perfino logico; si trasforma in capacità di calcolo e in operazioni mentali con concetti astratti; continua ad essere lo strumento principale per condizionare i comportamenti degli altri, ma potenzia le proprie capacità operative in questo campo attraverso tecniche precise che assumono il nome di retorica.

ma la sua radice ultima rimane quella di strumento per svolgere una vita sociale: esprimere bisogni, chiedere, aggredire, consolare, sedurre.

ed è col linguaggio, con questo linguaggio, che noi pretendiamo di capire il mondo.

7 commenti

  1. Ma per quanto riguarda il nostro cervello, è così per molte cose: funzioni nate per altro che vengono applicate a compiti diversi. Questo è il motivo per cui la nostra mente è facile da ingannare, forse?

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    • ho letto tempo fa con una certa sorpresa che comportamenti attivamente capaci di ingannare gli altri si ritrovano anche tra alcune scimmie antropomorfe. il che significa, considerando che non hanno un linguaggio vocale articolato, che anche le scimmie sono capaci di mentire.

      ne viene da sé che nessuno proverebbe a ingannare un altro se non sapesse che l’altro è passibile di farsi ingannare.

      quindi non mi pare che si tratti di funzioni diverse del linguaggio trasferite; mi pare che la menzogna sia connaturata nel linguaggio stesso e nei suoi originari scopi pratici.

      se è così, questo rafforza e molto l’osservazione fatta sopra: la menzogna (intesa anche come deformazione della memoria) è connaturata al nostro modo di pensare.

      quindi usare il linguaggio per cercare di capire il mondo significa dover ricorrere ad un’arma intrinsecamente difettosa, che ha dentro di sé una tendenza innata ad ingannare, farsi ingannare e dunque anche ad auto-ingannarsi. (ma altri strumenti non abbiamo)

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  2. Poi ovviamente è il mezzo principale per lo scambio dell’informazione, che è una funzione essenziale per la sopravvivenza, purché sia un’informazione corretta, onesta. Se ad esempio ti informo che puoi proseguire su un percorso piano e senza pericoli, e non ti dico o tralascio di dirti: attenzione, perché appena dietro la curva c’è un precipizio, insomma non è bello, magari penserai che ho dei secondi fini, se sopravvivi 🙂

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    • spero che l’esempio sia assolutamente immaginario, vero? 🙂

      battute a parte, hai fatto bene a concentrare l’attenzione sul linguaggio come principale strumento umano per lo scambio di informazione.

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  3. Secondo me cerchiamo di capire il mondo (che esiste a prescindere dal linguaggio) anche in altri modi, con altri strumenti, ad esempio i sensi o le emozioni e i sentimenti. Col linguaggio cerchiamo di descriverlo, intrappolarlo in una forma che ci permette di semplificare una complessità inafferrabile.
    Con la retorica certamente cerchiamo di manipolare il sociale.

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    • è vero, cara rozmilla, che cerchiamo di capire il mondo anche in altri modi, con altri strumenti, ad esempio i sensi o le emozioni e i sentimenti, quantomeno se diamo al capire un significato più largo, in armonia col significato originario della parola. da capire, cioè contenere, deriva anche capiente, non a caso: per cui capire il mondo è saperlo accogliere dentro di sé.

      ma proprio questo significato dovrebbe farci dubitare che il mondo esiste a prescindere dal linguaggio: in realtà il mondo stesso è soltanto linguaggio.

      il linguaggio che cerca di capire il mondo, quindi, cerca di capire se stesso: operazione palesemente impossibile, che il contenente e il contenuto diventino una cosa sola.

      ciao!

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