Saul, il piccoletto. Gianfranco Nuzzo, un critico attento dei miei studi su Jeshuu. un dibattito via mail 4 – 540

M. 25 giu 2020, 22:40: su Paulus: https://bortocal.wordpress.com/?s=CCMC&submit=Cerca – una lunga ricerca, in 24 post o capitoli, che fa il punto delle mie osservazioni sul tema: personaggio di un romanzo epistolare del secondo secolo, inventato da Marcione. (ho ridato soltanto un’occhiata al primo post, c’è un apostrofo di troppo; scusami, ma non ho tempo di toglierlo; eliminalo mentalmente tu, per favore).

G. N., Extrema epistula mar 30 giu, 17:42 – Povero Paolo di Tarso: altro che Apostolo delle genti! – (a proposito: perché lo chiami Paulus? Stavolta non è aramaico ma latino, e con questo criterio Flavio Giuseppe dovrebbe essere Flavius e, magari, Cicerone sarebbe Cicero! Ma la riserva mentale è sempre quella: prendere le distanze da tutto ciò che sa minimamente di cristianesimo istituzionale). – Forse è un personaggio fantastico come Batman o Dylan Dog, inventato da Marcione, o forse no, ma ha scritto solo la Lettera agli Ebrei (con le inevitabili manipolazioni successive); forse il suo è un soprannome che allude alla bassa statura, il Piccoletto (se ricordi, così era chiamato anche Rascel!), ma seguendo questo criterio l’imperatore Claudio è lo Zoppo, Orazio Flacco il Floscio e Cicerone il Verrucoso (e Bortoletto il Piccolo Bartolomeo!), o forse no perché Paulus è il cognomen del console che lo aveva adottato (ma chi era questo console e dove hai attinto la notizia?): è la solita e da me già rilevata “onomomania” anticristiana (il conio è mio) per cui Maria Maddalena diventa Maria Baluardo o Fortezza e Pietro il Macigno. A proposito, se Jeshuu è il Profeta egiziano, come fa l’ebreo Tommaso a essere il suo dìdymos/gemello? Un caso di fecondazione eterologa?

M. 1 lug 2020, 17:07 – Jeshuu è ebreo, o meglio galileo, anche se cresciuto in Egitto, dove, vicino ad Assuan, esisteva una cospicua colonia ebraica con un tempio ebraico importante e una scuola rabbinica di rilievo; che fosse fatto nascere a Betlemme, proprio in adempimento delle profezie, non è escluso, anche se la motivazione che ne danno i vangeli canonici è fantasmagorica: al tempo del censimento Jeshuu aveva 12 anni; ovviamente il fratello Gemello è nato assieme a lui; la cultura che rivela peraltro questo Giuda Gemello nella sua raccolta di detti di Jeshuu è ricca di notevoli risonanze culturali, e non è escluso che, prima di andarsene in India, dopo la scomparsa del fratello, avesse condiviso una formazione abbastanza aperta.

G. N., Extrema epistula mar 30 giu, 17:42
Il fatto è che tu non sei «pasticcione», come ti autodefinisci nella chiusa della tua ultima mail, ma un po’ avventato certamente sì. Infatti, preso da una sorta di libido destruendi (che, scusami se te lo dico, ma a volte mi sembra un po’ fanatica) procedi con un linguaggio apodittico costellato di espressioni quali «in maniera inoppugnabile» o «pacificamente e indiscutibilmente» riferite a ipotesi che, per quanto ingegnose, rimangono sempre delle ipotesi, e se è vero che «studiosi accademici le sostengono» è altrettanto vero che ce ne sono tanti altri che le smentiscono (è il caso della priorità cronologica di alcuni vangeli apocrifi su quelli canonici, quaestio vexatissima). Del resto tu stesso finisci con l’ammettere paradossalmente che la tua visione complessiva sull’origine del cristianesimo istituzionale è «difficile da credere e da accettare perfino per me che la sto enunciando» (tutti i virgolettati sono ripresi da tuoi post).

Quanto all’opzione cristiana, il cui fondamento è – lo ripeto – la resurrezione (quella di Cristo ma anche quella di ciascun credente), io non mi sento di accettare razionalmente (nota la sottolineatura) il pensiero che di tutto quello che sono stato, dei miei pensieri, delle mie parole, dei miei amori, dei miei odii, insomma di tutto quello che è stato e che è ancora Gianfranco non rimarrà che un cadavere verminoso e poi un mucchietto ingiallito di ossa. Forse sono solo un egocentrico narcisista, ma l’approdo alla fede può passare anche per questa via. C’è di più: io spero di poter rivedere da qualche parte (nel famoso “cielo”!) le persone care che ho amato – prendimi pure per pazzo – e che ora non ci sono più. Infatti a sorreggere e a rendere degna di senso la vita del cristiano non c’è solo la fede, ma anche la speranza che sta alla base di quella: come dice Dante (Par. 24, 64 s.), «fede è sustanza di cose sperate / e argomento de le non parventi», che è poi una letterale traduzione  della famosa Lettera agli Ebrei (XI, 1): Est fides sperandarum substantia rerum, argumentum non apparentium.
E con questa citazione del Piccoletto chiudo la mia prolissa epistola. Un abbraccio.

M. 1 lug 2020, 17:07 – partiamo da Saul/Paulus – ma prima fammi ammettere che Bortoletto è davvero il piccolo Bartolomeo, e come se non bastasse è anche cognome di probabile origine ebraica; ne ho trovato uno molto simile nel Cinquecento nel piccolo ghetto di Salò, recentemente. – sì, su Saul/Paulus sono proprio sicuro di avere fatto centro: direi che è una delle poche certezze nelle mie ricerche che ti do al 99,99%, e ne vado perfino orgoglioso; ed esattamente nei termini che tu riassumi un po’ beffardamente: naturalmente queste conclusioni sono il risultato di una lunga e direi anche ponderosa analisi, che mi pare di averti citato nella mia mail precedente: il nucleo della Lettera agli Ebrei, nucleo che non era affatto una lettera, è l’unico testo nella raccolta delle Lettere paoline che possa essere ricondotto al dibattito che si svolgeva nel primo secolo nell’ambiente ebraico, come dimostrano i paralleli con i testi del Mar Morto o altri documenti; le altre lettere paoline appartengono al clima culturale del secondo secolo e, tra l’altro, dibattono temi diventati centrali allora, ad esempio quello della circoncisione, dopo che era stata proibita da Adriano.
mi sono laureato con una tesi su una simile raccolta di lettere pseudo-epigrafe del II secolo, di ispirazione cinica; e come dimostra Luciano nel II secolo cinici e cristiani avevano diversi punti di contatto e a volte venivano perfino confusi fra loro. l’autore di queste lettere è indubbiamente un grande (i rimaneggiamenti numerosi e le imitazioni confluite nel canone non riescono a cancellare questa grandezza): l’indiziato principale è Marcione, che del resto limitava il Nuovo Testamento a loro e a una versione del Vangelo secondo Luca diversa dalla nostra. ma non starò a riscrivere tutte le argomentazioni, anche molto di dettaglio; aggiungo solo che gli Atti degli Apostoli furono composti proprio in contrapposizione alle Lettere, per le polemiche interne al mondo cristiano di allora, e anche questo mi pare abbastanza evidente, ad una mente senza pregiudizi: quello degli Atti è un altro Paulus.

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con questo quarto post si conclude, al momento (io spero sempre di no…), la discussione con G.N. sulle origini del cristianesimo, e si fa più accesa ed essenziale nel momento in cui il mio interlocutore si avvicina alle mie tesi sulla figura di Saul.

è quasi un vero e proprio attacco – sia pure sempre in amicizia – quello che mi conduce G., perché sente in pericolo il cuore stesso del cristianesimo: che, come molti percepiscono è molto più in Paulus che in Jeshuu.

e questo non è uno dei paradossi minori della storia del cristianesimo, se pensiamo che colui che “scoprì” le Lettere di Paulus, almeno le più importanti, e che presumibilmente le compose anche, fu Marcione, che poi gli altri cristiani dichiararono eretico, ma non senza essersi impadroniti della sua opera originaria per riscriverla e riadattarla alle loro idee.

ma non mi sconcerta che tesi abbastanza originali come la mia suscitino un rigetto così forte; lo considero normale: ogni idea nuova ha bisogno di tempo per affermarsi, se merita di farlo.

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è qui però che G. sente colpita al cuore la sua fede.

aldilà delle mie intenzioni: perché se le parole attribuite a Paulus sono state dette nel II secolo, anziché nel I, cambia qualcosa del loro significato?

di nuovo vengo irresistibilmente portato a sospettare una mancanza di fede profonda in chi accetta il valore del messaggio cristiano soltanto se basato su qualcosa di sovrannaturale.

il mio rapporto con queste idee è differente: le apprezzo (quando le apprezzo) per quello che dicono in se stesse, e non ho nessuna fede nella loro origine divina che mi costringa ad apprezzarle anche quando dicono cose che mi ripugnano.

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l’indignazione ha tolto a G. la forza di entrare questa volta in una discussione dettagliata e approfondita, come aveva fatto per la questione delle ipotetiche nozze di Jeshuu a Canaa e per il carattere anche politico dell’azione di Jeshuu, e su diversi altri punti.

non vi è dunque neppure lo spazio per replicare molto, altro che su dettagli marginali.

. . .

vediamone uno: Paulus non è il nome originario di questa figura, che si chiamava Saul, secondo il racconto; volle rinominarsi Paulus (strana moda tra alcuni cristiani delle origini quella di cambiarsi il nome: sopravvive nei frati, nelle suore e nei pontefici: ma che significato ha?).

quindi non è escluso che il nome che aveva assunto potesse avere anche il valore di un soprannome, pur se Paulus era il nome di una importante famiglia romana; G. se ne scandalizza molto e afferma che lo aveva assunto perché era stato adottato da un membro di questa famiglia; ma a me pare che non ci siano riscontri.

riporto quel che dice wikipedia sulla questione: Nel suo epistolario Paolo non si identifica mai con questo nome, Saul, il suo originario, anche se si dichiara appartenente alla tribù di Beniamino: il nome più ricorrente negli Atti, e l’unico usato nelle lettere, è Paolo (nell’originale greco, Παῦλος, Pàulos). Si tratta della traslitterazione greca del nome latino Paulus. L’etimologia – che significa “piccolo” – non è correlata al significato del nome ebraico in latino Saulus anche se potrebbe derivarne; sulla sua derivazione si sono fatte anche altre ipotesi: 1. nell’Impero romano, gli Ebrei adottavano un secondo nome greco-latino, talvolta scelto per semplice assonanza col nome originale (come per Giosuè-Giasone o Sila-Silvano). Si tratta dell’ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi; 2. la tradizione cristiana successiva lo ha collegato con la bassa statura di Paolo; ma non ci è noto quale aspetto avesse. Il nome Paolo (“piccolo”) non deriva dalla statura, come inteso dall’iconografia successiva, ma verosimilmente dall’assonanza con “Saulo” (vedi sopra). La più antica descrizione fisica a lui riferita (influenzata, forse, dalla tradizionale bruttezza attribuita a Socrate) è contenuta nell’apocrifo Atti di Paolo e Tecla, della seconda metà del II secolo, nel quale si legge che “era un uomo di bassa statura, la testa calva, le gambe arcuate, il corpo vigoroso, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente”.[23] Come per questo e altri apocrifi, la datazione tardiva rende difficile attribuire un effettivo valore storico al testo e a questa descrizione di Paolo. Difficilmente fondata è anche la notizia riportata in uno scritto del V secolo, tradizionalmente ma erroneamente attribuito a Giovanni Crisostomo, che attribuisce a Paolo la statura di 3 cubiti (circa 133 cm). 3. alcuni hanno ipotizzato che il nome Paolo sia stato assunto da Saulo in onore di Sergio Paolo, proconsole di Cipro – che, secondo At 13,6-12, si convertì al Cristianesimo: infatti, nella narrazione degli Atti, l’introduzione del nome Paolo al posto di Saulo avviene proprio in occasione di tale incontro (13,9). L’ipotesi non trova attualmente largo consenso tra gli studiosi, i quali collegano il cambiamento onomastico non all’incontro fisico di Paolo col proconsole, ma col primo confronto dell’apostolo col mondo greco-romano che questi rappresentava. è possibile pensare invece che in quell’incontro il proconsole Paulus avesse adottato il predicatore Saul? così pensa G.; ma io invece penso: dai, stiamo parlando di fantasie, in ogni caso… 4. ipotizzando, sulla base di alcune indicazioni di Girolamo, una schiavitù degli antenati di Paolo e un successivo loro affrancamento, questo comportava l’assunzione automatica della cittadinanza romana e solitamente l’adozione del cognomen del vecchio proprietario. ma anche questa è soltanto un’ipotesi, esattamente come l’altra che fosse un soprannome derivato da una statura particolarmente bassa.

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chiudo con un’altra osservazione, a mio parere determinante: l’azione di Paulus in Palestina determina, secondo quanto ne viene raccontato negli Atti, tensioni, interventi delle autorità romane, arresti, processi, tumulti: assolutamente niente di tutto questo è noto a Giuseppe Flavio che annota, quasi anno per anno, tutti i principali avvenimenti che si sono svolti allora in Palestina, peraltro durante la sua vita, e quindi abbiamo il fortunato caso di uno storico antico che è anche testimone oculare.

sono invece costantemente inappropriati i riferimenti alla storia del periodo che l’autore degli Atti fa, narrando la vita di Paulus: desunti grossolanamente da Giuseppe Flavio, ma senza capirlo davvero.

tutto questo conferma che quel che non si tratta di notizie vere; la vita di Paulus, il vero fondatore del cristianesimo, non è meno leggendaria di larga parte di quella di Jeshuu, con la differenza che per questa, se lo identifichiamo col profeta egiziano, arriviamo a cogliere qualche nucleo di fatti autentici, anche se molto diversi dalle leggende successive, mentre per Paulus, mai nominato in alcun modo dalle fonti storiche, ci rimane assolutamente incerto se sia un personaggio completamente inventato oppure una figura in qualche modo esistita.

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poiché propendo per l’autenticità almeno parziale della Lettera agli Ebrei, è su questa che si dovrebbe concentrare l’analisi per ricavare qualche notizia attendibile sul suo autore.

e se Paulus ha avuto un’identità essenica, come dimostra l’uso del nome di Damasco, che veniva usato in codice dagli esseni per indicare la loro comunità – ma totalmente frainteso dall’autore degli Atti, che lo considera invece quello della città, allora sono i rotoli del Mar Morto che ci danno in via di ipotesi qualche ulteriore indizio su di lui quando parlano delle polemiche interne al movimento.

ma in tutte queste ricerche ci si muove in un ambito talmente congetturale da risultare probabilmente sterile…

le grotte di Qumran dove sono stati trovati i rotoli della comunità degli Esseni

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