Mila, una storia francese di ordinario islamismo – 541

lo so bene anche io che è per condizionarci emotivamente che i giornali raccontano le storie che vogliono, scegliendole dal grande oceano della vita del mondo; però io ci casco ancora: leggo sul Corriere questa storia di Mila, una sedicenne francese, scritta da Stefano Montefiori, e mi sento un poco male: e adesso scrivo per diminuire il disagio esprimendolo.

Cacciata da scuola: osò attaccare l'Islam. Il padre: «Quanti vigliacchi contro Mila»
foto Corriere della Sera

la prima cosa che mi turba non è politically correct, mi dispiace, ed è che a sedicianni Mila venga definita omosessuale dalla stampa che presenta il suo caso: Sicuramente indisciplinata, magari in difficoltà nell’affermare e difendere la propria omosessualità, con la veemenza e la spontaneità dei suoi 16 anni.

non so se per le ragazze la scelta dell’identità sessuale avvenga più in fretta, non so neppure se ci sia un’età precisa per cui essa debba assolutamente avvenire, non so se sia irreversibile per tutti, e – peggio del peggio – non so neppure se sia proprio obbligatorio per tutti che essa avvenga: la scoperta della polisessualità come uno dei possibili orientamenti sessuali è recente.

so bene che l’adolescenza è un periodo dove le possibili identità sessuali ribollono come in un calderone impazzito, trascinate dalla sconvolgente novità delle tempeste ormonali; quindi mi indigno contro chi dà la notizia, per come la dà: vorrei un po’ più di rispetto per Mila e che ci si accontentasse di dire che ha difeso l’omosessualità come sua scelta di vita (in questo momento della medesima lei crede così): ma senza metterle etichette sessuali addosso.

chi lo fa, come può pensare di difendere davvero la libera identificazione sessuale, se per primo etichetta e classifica?

capisco la bontà delle intenzioni del giornalista, ma mi sia permessa la critica.

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dunque sul sito di Mila intervengono alcuni islamisti che vogliono «riportarla sulla retta via»: naturalmente anche loro pensano che ce ne sia una e una sola, come i cattolici (o dovrei dire i cattolicisti? a volte me lo fa sperare il papa attuale).

il problema che non li turba è come conciliare la loro idea di un dio onnipotente e infinitamente buono, o misericordioso, con la sua presunta creazione di identità sessuali così varie come quelle umane: se Dio è buono e vuole che usiamo gli impulsi sessuali in un modo soltanto, come mai ne dà di così diversi ad alcuni? o non è buono o non è onnipotente, direi.

ma non importa: per alcuni cattolici Dio riempie i maschietti di ormoni, a volte in maniera proprio esagerata, per poi vietargli di fare sesso tranne che nel matrimonio, campa cavallo.

l’islam per la verità sembra un poco più indulgente col sesso, visto che alla fine per i buoni promette un paradiso ripieno di vergini (dimenticandosi delle donne, direi).

ma alla fine la soluzione dell’enigma filosofico si trova ammettendo che ciascun gruppo si crea il proprio Dio a propria immagine e somiglianza e gli attribuisce la propria morale sessuale.

insomma bisogna ammettere che non sono gli dei e le dee nell’Eden, sotto il nome collettivo di Elohim, a creare gli uomini e le donne a propria immagine e somiglianza, ma viceversa: gli uomini e le donne invece creano gli dei oppure un unico Dio a loro immagine e somiglianza.

il che finisce per farli azzuffare fra loro, in nome delle loro diverse idee di Dio, cioè di loro stessi, e se sono intolleranti, anche il loro Dio lo è.

. . .

per noi che non siamo dei fanatici seguaci dell’islam, ma ci limitiamo a rispettarlo come manifestazione culturale umana, senza per questo divinizzarlo né esonerarlo dalle critiche, risulta difficile capire la conformazione mentale dell’islamista nel suo attaccamento al Corano.

il libro sacro viene percepito da loro addirittura come una parte del proprio io e del proprio corpo: in Afghanistan le truppe occupanti usano il libro come parte delle tecniche di tortura contro i talebani, come per un occidentale si potrebbe usare il figlio piccolo: la minaccia di fare del male al libro, produce gli stessi effetti psicologici che la tortura del bambino.

ma, se torniamo a Mila, eccola discutere sul suo social, sempre più incazzata, con questi interlocutori molesti, e alla fine le deve essere scappato di bocca qualcosa di grosso contro il Corano e Allah.

misteri della mente umana, così profondi che evitiamo di avventurarci in questa foresta degli orrori.

ho sempre pensato che avere un Corano in casa potesse essere un segnale positivo della mia apertura mentale verso la religione islamica: solo da poco tempo ho capito che anzi è il segno di una profanazione capace di creare orrore, che questo libro sacro giaccia indifeso tra le mani di chi non lo considera dettato parola per parola da Dio.

. . .

ma Mila di sicuro è stata meno delicata di me, verso Allah, sempre sia benedetto il Suo nome, e il Suo libro sacro ed inviolabile: ha addirittura postato un video su Instagram, decisamente blasfemo, direi.

quindi a lei è andata meglio che a me, dal punto di vista del successo social: le mie sbrodolate da blog restano sconosciute ai fanatici sostenitori di Allah, il Misericordioso.

in Francia l’islamismo è un problema serio, forse perché il paese è laico, a volte anche laicista; in Italia, probabilmente, l’incompatibilità col cattolicesimo imperante è minore.

quindi la rissa attorno a Mila si accende e lei riceve 30 mila minacce di morte.

possono esserci lì dentro migliaia di leoni da tastiera, di hater, i poveri frustrati livorosi che internet ha avuto il dono di rendere pubblici, visto che loro stessi tengono molto ad esprimere la loro pochezza; ma se ci fossero anche dei fanatici disposti a passare dalle parolacce ai fatti?

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dal 18 gennaio 2020 Mila vive nascosta, a febbraio ha dovuto lasciare il suo liceo, il Léonard-de-Vinci di Villefontaine (vicino a Lione), ed è stata ospitata nel pensionato di un liceo militare. A settembre i suoi genitori hanno cercato di iscriverla di nuovo in una scuola normale, ma nonostante l’insistenza del governo tutte si sono rifiutate di accoglierla, per paura di attentati. Così Mila ha ricominciato il nuovo anno scolastico nel liceo militare a condizione di mantenere il segreto più totale. Qualche giorno fa, in una videochat con qualche amico, si è lasciata sfuggire il nome dell’istituto e anche il liceo militare dove si è rifugiata l’ha esclusa dalla frequenza: teme attentati e da questo momento le offre soltanto la didattica a distanza.

Ségolène Royal, possibile candidata della sinistra all’Eliseo nel 2022, che qualche settimana fa lamentava che «un’adolescente irrispettosa venga portata a simbolo della libertà di espressione».

Come con Charlie Hebdo e il professor Samuel Paty decapitato all’uscita da scuola, il problema non sono gli islamisti che minacciano di morte e alla fine uccidono, ma le vittime che avevano avuto l’impertinenza di provocarli, commenta il giornalista, ed ha chiaramente ragione.

be’, ma qui capisco forse anche dove vuole andare a parare.

però il problema dell’islamismo radicale è davvero drammatico e corrode dall’interno la nostra società e i suoi valori: forse in Francia lo è di più, ma soltanto perché noi in Italia siamo meno laici.

si ripeterà in Europa duemila anni dopo la storia del cristianesimo che distrusse la cultura laica dell’impero romano proprio a partire dal momento della sua massima espressione, quando l’impero era benestante, immerso nella pace interna, tollerante e multiculturale?

fu una pestilenza scoppiata al tempo dell’imperatore filosofo, Marco Aurelio, a segnare la svolta verso un periodo di crisi, di intolleranza reciproca crescente, di impoverimento collettivo e alla fine di ritorno alla semi-barbarie dell’Alto Medioevo.

la storia si ripete? si direbbe di sì, se non ci fosse l’enorme incognita dell’effetto serra; duemila anni fa il crollo della popolazione si accompagnò piuttosto ad una piccola glaciazione.

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