covid-19: riflessioni sul caos – 556

sembra che non rimanga che abbandonarsi al caos, il che significa anche alla paura; sembra grottesco cercare di interpretare per arrivare ad una veduta d’insieme, mentre il caso può colpire alla cieca anche dove meno te l’aspetti.

mi sono fermato ieri ad un articolo che aiuta a comprendere, ma mi sono anche fermato perché il comprendere appare del tutto inutile, se lasciamo perdere la piccola gratificazione che viene dall’illusione di avere capito; oggi l’angoscia mi sta prendendo di nuovo, e credo che sia giusto dirlo.

sul blog di Enrico Sanna si leggono spesso contributi importanti e l’ho già citato ancora; questa volta ha pubblicato un post del Gruppe Fetischkritik Karlsruhe: Das Virus – Kritik der politischen Pandemie II (non traduco, perché per una volta il tedesco è molto vicino all’italiano).

1. il primo sottotitolo che si incontra nell’articolo evidenzia in concetto che avete potuto ritrovare anche su questo post: Dobbiamo convivere con il virus? Contenimento del virus contro estirpazione (porto qualche piccola correzione alla traduzione offerta da Sanna, per via del riscontro sul testo tedesco):

L’obiettivo dichiarato delle misure diventa, esplicitamente e unicamente, contenere la propagazione così da ritardare la riproduzione del virus, con l’obiettivo di non sovraccaricare le strutture sanitarie e continuare ad assistere i malati. È una tesi incontestabile? È questo l’unico modo di combattere la pandemia? È vero che l’umanità dovrà accettare le restrizioni imposte per chissà quanto tempo? ma così le misure adottate ora sono pertanto inevitabilmente e sempre reazioni in ritardo.

Dalla metà di marzo 2020, misure più o meno restrittive accompagnano la vita di gran parte delle persone in tutto il mondo, e pare che si dovrà continuare su questa strada ancora per molto tempo. La speranza che termini la pandemia si basa, sostanzialmente, sul contenimento tramite la cosiddetta immunità di gregge, sia essa ottenuta con un vaccino adeguato o anche con l’esposizione agli agenti patogeni, il che dovrebbe avvenire in maniera controllata per evitare di sovraccaricare il sistema sanitario.

2. segue una critica, che avete pure potuto leggere su questo blog, ma che apparentemente è stata smentita dai fatti – anche se il virus a sua volta sembra pronto a smentire i fatti con altri fatti, più o meno inattesi, o almeno inattesi per chi non lo conosce…

Quanto ad un vaccino efficace, pretendere informazioni affidabili sui tempi di sviluppo è come leggere i fondi di caffè. Anche il successo di un progetto del genere è incerto. Sono decenni che la ricerca di un vaccino efficace contro l’HIV o l’epatite C prosegue senza successo.

e invece eccoci tutti sorpresi dai plurimi annunci di vaccini realizzati a tempo record.

3. terzo elemento di valutazione, e anche qui torniamo ad un concetto ricorrente nelle analisi fatte qui:

Se consideriamo la cosiddetta immunità naturale del gregge, il suo raggiungimento si sviluppa con una adeguata diminuzione adeguatamente controllata dei tassi di positività, in un processo lungo anni. Nel frattempo, è lecito aspettarsi che sottotipi di coronavirus altamente virulenti si sostituiscano ad altri meno virulenti, uno sviluppo evolutivo possibile con la disseminazione aerogena.

. . .

secondo sottotitolo: Dobbiamo vivere con il virus?

La risposta è un chiaro e fermo no. No, questo virus non è qualcosa con cui siamo costretti a vivere. Anzi, è possibile andare molto oltre il contenimento. Il virus può essere eliminato. La possibilità di eliminare il virus non è una pura ipotesi teorica, ma un fatto empirico reale.

segue un’accurata analisi, ma non dei casi cinese e vietnamita, dove l’obiettivo è stato raggiunto, ma… si tratta di… dittature comuniste!, dicono i media -, bensi della Nuova Zelanda, dove non c’è critica politica che tenga.

dopo alcune iniziali misure di contenimento, pure abbastanza efficaci, il 25 marzo il governo proclamò un lockdown radicale, poi lo allentò il 27 aprile e lo sospese del tutto l’8 giugno, dopo che le nuove infezioni erano state ridotte a zero per 4 settimane.

Un nuovo focolaio fu identificato a Auckland verso la metà di agosto; con adeguate misure, questa volta localizzate, per la seconda volta il virus fu eliminato dall’arcipelago.

conclusione: Il virus può essere eliminato con misure appropriate che ne impediscono la diffusione. Non c’è dubbio che il virus potrebbe essere eliminato globalmente con misure adatte, sincronizzate e coordinate a livello mondiale.

obiezioni:

la prima: ma la Nuova Zelanda è un sistema insulare, già molto isolato geograficamente e facile da tenere sotto controllo (ma l’obiezione non vale per Cina o Vietnam);

seconda obiezione: ma qui il lockdown ha funzionato perché l’individuazione dei nuovi casi è stata tempestiva; è incerto che possa funzionare in maniera altrettanto efficace quando l’epidemia dilaga incontrollata.

a questa obiezione implicita si risponde nell’articolo: Non c’è dubbio che il virus potrebbe essere eliminato globalmente con misure adatte, sincronizzate e coordinate a livello mondiale. E’ inevitabile ricorrere ad un’interruzione totale di tutte le catene infettive possibili. Questo significa applicare le misure adottate con successo in Nuova Zelanda e in Cina, ovvero tutte le attività sociali devono essere fermate e i contatti devono essere limitati all’essenziale. Sono esclusi, ovviamente, l’assistenza sanitaria, le forniture alimentari, le farmacie, i trasporti pubblici (con limitazioni) e così via. Le persone coinvolte in queste attività devono disporre di tutte le misure di sicurezza necessarie, che devono essere rese disponibili, e possibilmente dovrebbero essere in grado di fare i test per il virus. Ci sono sistemi rapidi che permettono di rilevare una possibile trasmissione del virus. La durata delle misure dipende anche dal successo nell’impedire la trasmissione del virus in attività socialmente necessarie.

segue però un’affermazione irrealistica: Queste misure devono pertanto essere applicate per un tempo di sicurezza di tre settimane.

non basta assolutamente, come ha dimostrato il caso italiano a primavera.

Il fattore che pone a rischio il successo nell’eliminazione del virus è rappresentato dalle condizioni sociali (globali). Come si può eliminare completamente e definitivamente il virus se da una parte si prendono misure isolatamente mentre altrove non lo si fa o lo si fa in un momento diverso? Prima o poi il virus è destinato a tornare. Condizione per l’eliminazione completa a definitiva del virus è quindi un approccio coordinato globalmente.

ma questa via appare impraticabile. Anche a livello della Ue, tutti i tentativi di procedere coordinatamente assieme sono stati inutili. La domanda è: da dove viene questa riluttanza ad agire in coordinazione, da dove viene questo “ognuno per sé”? In altre parole, cosa impedisce un approccio materialmente sensato alla pandemia? Con la pandemia, il principio della competizione porta ad agire in modi che si rivelano disfunzionali.

ma insistere nel voler contenere il virus si dimostrerà inevitabilmente molto più dannoso di una strategia di eliminazione totale, che in termini temporali è relativamente più breve. Dire che siamo costretti a convivere con il virus e con le restrizioni associate alla pandemia è, in questo senso, una resa miope, irrealistica e, in ultima analisi, irrazionale. L’umanità ha conosciuto storicamente molte malattie infettive pandemiche. Ma la pandemia non è un destino, bensì è alimentata dalla società. Nessuna malattia infettiva è destinata a diventare inevitabilmente una pandemia. Le cause stanno nell’ignoranza, nell’incapacità sociale o nell’impatto di azioni che nascono da interessi contrastanti, mentre la società si disintegra in una miriade di interessi particolari in lotta tra loro.

appunto: come si può essere ottimisti?

intanto il virus, agevolato dalla nostra incapacità di bloccarlo, ha avviato lo scenario più devastante: quello delle sue trasformazioni multiple, capaci di metterci rapidamente in ginocchio in forme che potrebbero far sembrare presto gli orrori di marzo tra Bergamo e Brescia una specie di fase minore, di semplice preludio.

. . .

dobbiamo quindi accontentarci di gestire l’ansia da caos, piuttosto che il caos?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...