il vaccino e gli ebrei neonazisti di Palestina – 5

premessa: l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva criticato a settembre le dichiarazioni della FDA, l’ente americano che valuta i medicinali e i vaccini, di voler autorizzare un vaccino contro il coronavirus senza aspettare che gli studi clinici della Fase III su larga scala siano completati, se i suoi benefici supereranno i rischi: “Se ci si muove troppo velocemente per vaccinare milioni di persone, potrebbero sfuggire alcuni effetti collaterali”.

l’OMS aveva anche detto che l’approccio preferito dall’OMS sarebbe avere a disposizione un set completo di dati da utilizzare per la pre-qualificazione del vaccino, ossia la rigorosa revisione e valutazione di tutti i dati di sicurezza ed efficacia richiesti.

però il 2 gennaio l’OMS ha autorizzato il vaccino Pfizer-BioNTech: evidentemente le sono arrivati i dati che aspettava e questi tre mesi sono stati considerati sufficienti per risolvere tutti i dubbi.

oppure le decisioni di questo ente sono più politiche che tecniche.

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detto questo, ci sono post difficili da scrivere ed è scontato che saranno impopolari; molti restano solo nella testa per questo, ma a volte c’è un dovere morale di scriverli.

abbiamo letto tutti in queste ore che Israele è lo stato più veloce al mondo a vaccinare i propri abitanti: il 2 gennaio già un milione di ebrei erano stati vaccinati, quasi un ottavo della popolazione, che è di 9 milioni, e dunque il doppio che nel Regno Unito, che al momento ha vaccinato più persone che il resto d’Europa: viva la brexit!

il vaccino è il Pfizer-BioNTech e, pur di assicurarselo, Israele lo ha pagato 62 dollari a dose, rispetto ai 19,50 degli Stati Uniti: 62 milioni di dollari per il primo milione di semi-vaccinati.

il tempo ci dirà se chi è stato più veloce nella corsa al vaccino sarà anche il più veloce ad uscire senza danni dall’epidemia.

ma questa è un’altra di quelle osservazioni di cui si diceva sopra e, quando sarà smentita, farà fare soltanto brutta figura a chi l’ha pronunciata – che da quel momento smetterà di rimuginare in pubblico, promesso.

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ma qualcuno avrà trovato la parola ebrei fuori posto lì sopra?

perché non ho detto israeliani? perché sarebbe stato sbagliato: infatti il vaccino viene distribuito in Palestina su base rigorosamente etnica: soltanto agli ebrei; e non vengono vaccinati i palestinesi sotto occupazione, nei territori invasi da Israele nel 1967.

infatti anche a Gaza e in Cisgiordania, nei Territori Occupati, arrivano le dosi, ma vengono somministrate solo ai coloni israeliani: Israele esclude dalla campagna vaccinale milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Striscia di Gaza: sono quasi 3 milioni di persone.

la notizia incredibile e disgustosa naturalmente non viene diffusa ampiamente dalla nostra stampa, dato che noi siamo obbligati ad essere filo-israeliani, cioè filo-sionisti (che è come dire una variante di filo-fascismo) per non essere anti-semiti e nel nome delle persecuzioni che gli ebrei hanno subito in Europa ad opera di nazisti e fascisti razzisti.

peccato, però, che per essere davvero anti-fascisti oggi, bisogna essere anche anti-sionisti, dato che il sionismo è la forma specifica che il nazismo ha assunto in Palestina sotto l’occupazione dello stato israeliano.

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ovviamente la mia rappresentazione dei fatti qui sopra è fortemente tendenziosa (direi perfino anti-sionista): infatti, perché mai Israele dovrebbe occuparsi di vaccinare i palestinesi sotto occupazione? non fanno capo all’Autorità Nazionale Palestinese?

solo perché questa non ha i soldi per comperarsi i vaccini? e la cosa riguarda forse Israele?

come potenza occupante direi di sì, ma non faranno certamente: con quel che pagano il vaccino!

comunque ai palestinesi dovrebbe fornire un vaccino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso Covax, il suo programma, che dovrebbe acquisire due miliardi di dosi di qualsiasi vaccino e di qualsiasi produttore entro la fine del 2021, per fornirlo a quei paesi del mondo che non hanno i fondi per procurarselo da soli.

peccato che il programma non sia ancora operativo; vi hanno aderito UE e Cina, ma non gli USA, che sono usciti sotto Trump dall’OMS.

pandemia pandemia: anche la lotta contro l’infezione diventa una questione di potere politico.

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ma adesso colgo l’occasione per un’autocritica finale (che credo possa interessare solo me stesso):

negli anni Sessanta le nascenti organizzazioni palestinesi dovettero porre le basi per l’azione politica di riscatto e liberazione del popolo palestinese, dopo la guerra dei Sei giorni e l’occupazione integrale della Palestina da parte di Israele, e si dividevano tra l’opzione prevalente e tradizionale di agire per la formazione di uno stato palestinese e quella di alcune minoranze, giudicate estremiste, che invece proponevano la trasformazione dello Stato di Israele in uno stato laico che comprendesse sia ebrei immigrati che palestinesi autoctoni, senza distinzioni interne di nazionalità e/o di religione.

questa linea fu sconfitta da Arafat e per mezzo secolo la lotta politica locale e la politica mondiale si sono arrovellati invano attorno a questo obiettivo dello stato palestinese, che si è rivelato impossibile, se non anche assurdo.

a me risulta evidente, oggi, che è giunto il momento di abbandonare la rivendicazione di uno stato distinto palestinese, cioè arabo, con 5 milioni di abitanti, che in Palestina si affianchi allo stato di Israele, cioè ebreo, ma meglio sarebbe dire sionista, con 9 milioni di abitanti, di cui una parte arabi.

il territorio complessivo che dovrebbe appartenere ai due stati è di poco più di 28mila km quadrati, cioè un poco più grande della Lombardia: e ai palestinesi ne spetterebbero 6mila, come a dire un quarto della Lombardia, con 5 milioni di abitanti.

vero che oramai l’Onu ha riconosciuto questo stato palestinese, al quale Israele nega il consenso di esistere, ma la prospettiva storica dovrebbe essere quella di una federazione tra Israele e Palestina: per quanto spaventosamente difficile, la convivenza consentirebbe di regolare meglio i rapporti reciproci.

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certo, per una prospettiva simile, occorrerebbe prima ridurre all’impotenza i gruppi neonazisti organizzati dei coloni ebrei:

a Gerusalemme si susseguono da settimane manifestazioni, con pesanti scontri con la polizia, degli ultrà del movimento degli insediamenti ebraici, i “giovani delle colline”, come si definiscono.

agiscono nel quadro del cosiddetto price tag, “il prezzo da pagare”, ossia della pratica di sfregiare luoghi di culto nei villaggi arabi, ma anche luoghi sacri per i cristiani, come il cimitero del monastero salesiano di Beit Jimal.

le manifestazioni neo-fasciste dei coloni ebrei sono accompagnate da attacchi contro passanti arabi a Gerusalemme e in Cisgiordania, con auto prese d’assalto e proprietà private palestinesi danneggiate.

le proteste nascono in particolare da un intervento nei giorni scorsi della polizia israeliana per un lancio di pietre contro auto palestinesi; nell’inseguimento dei responsabili, l’auto che non si era fermata all’alt, si è ribaltata e un ragazzo ebreo è morto.

quel giorno era stato scoperto il corpo di una colona, madre di sei figli, trovata in una foresta col cranio fracassato e i giovani erano diretti in un villaggio palestinese per compiere atti vandalici in segno di vendetta.

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in questo contesto uno stato bi-nazionale sul modello Sued Tirol/Alto Adige può sembrare un’utopia dopo sette decenni di violenza nella regione, me ne rendo conto.

ma non mi pare che la situazione attuale abbia la minima prospettiva di diminuire la violenza endemica di quella regione maledetta.

ma, in una Palestina riunificata in forma federale fra ebrei e palestinesi autoctoni, bestialità come quelle del vaccino discriminato non potrebbero esistere.

16 commenti

  1. La tua considerazione sul sionismo la condivido ampiamente. Riguardo il vaccino distribuito su base etnica, faccio notare che è non solo nazista, ma anche stolto (altrimenti non sarebbe nazista, d’altronde): vaccinare solo una fetta della popolazione non serve a niente.

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    • considerazione molto giusta.

      però se questa parte di popolazione la tieni rinchiusa e totalmente separata con muri e filo spinato, allora il covid potrebbe apparirti inviato da dio, come variante pulita della soluzione finale: contro gli altri, però, questa volta.

      e qui servirebbe una buona bestemmia, che però sono incapace di fare, quasi geneticamente, direi. (nel senso della probabile antica origine ebraica familiare dal lato paterno, che deve essersi trasformata in una inibizione trasmessa di generazione in generazione).

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        • mi fai pensare al ruolo centrale che hanno avuto le epidemie nella storia delle conquiste coloniali, come corollario quasi necessario della conquista e strumento fondamentale per realizzarla fino in fondo.
          di 20 milioni di indios dopo Pizzarro e Cortes ne rimase in vita un milione; le strage provocata dalla tubercolosi e da altre malattie europee in Africa, oltre che dalle razzie schiaviste per tre secoli, fu devastante, provocò decine di milioni di morti e distrusse completamente le culture di quel continente, che dopo di allora gli europei definirono anche selvaggio.
          solo la conquista del Congo nel secondo Ottocento da parte del re del Belgio, che ne fece una sua proprietà personale, fece circa 10 milioni di morti dimenticati, la metà di quelli della prima guerra mondiale.
          e dove non arrivavano i fucili, arrivavano i batteri.

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          • Quando si pensa al colonialismo in effetti si pensa quasi sempre ad inglesi e francesi, ma le nazioni “minori” non furono da meno: i belgi con il Congo, i tedeschi con la Namibia e le guerre herero, gli italiani che in Etiopia hanno usato le armi chimiche con una crudeltà vergognosa…

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            • per non parlare della guerra nel Vietnam, che fu una guerra, in fondo, del neo-colonialismo americano.
              e che pose termine, con la loro sconfitta, a questo neo-colonialismo, almeno in Asia orientale – ma non nel Medio Oriente…

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    • grazie: parlando in generale, gli stati non a base etnica personalmente ritengo che siano modelli statali più avanzati di quelli ottocenteschi basati sull’idea di nazione e resi totalmente superati dai moderni processi migratori di massa.
      direi perfino che su questo si gioca oggi una delle distinzioni più profonde fra destra e sinistra.

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  2. Eh già …Chi vuole veramente il bene del proprio popolo e compie azioni importanti viene ammazzato.
    La lista è lunga e storica.
    Riguardo all’utopia, non so esattamente come la intendi.
    Per quel poco che ti conosco credo che tu insegui sempre i tuoi ideali.
    Io lo trovo giusto direi naturale.
    Ciao Mauro ✌️🐞

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  3. Si, mi sembra un’utopia, in effetti. La discriminazione su base etnico-religiosa per la vaccinazione (come per ogni altra cosa) dovrebbe essere condannata dai paesi civili, immagino la canea se la stessa cosa l’avesse fatta, che so, Lukashenko, già sarebbero fioccate le sanzioni. Ma a monte a me pare c’è un’altra vergogna, accettata ormai come normale, che un farmaco che dovrebbe essere a disposizione di tutti venga prodotto e venduto per profitto al migliore offerente da società private. Viva Cuba…

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    • totalmente d’accordo. e anche sull’idea che la mia proposta sia utopica.

      però io ho trascorso la mia infanzia in Sued Tirol/Alto Adige, al tempo del terrorismo indipendentista della maggioranza tirolese; e la cosa mi coinvolgeva molto da vicino, visto che mio padre era ufficiale e nel periodo più acuto vivevamo nel palazzotto degli ufficiali, a fianco delle caserme, con i sacchetti di sabbia alle finestre, per proteggerci da eventuali attentati; ed una notte in effetti ci fu una sparatoria proprio fuori casa.

      però quella fase fu superata grazie alla lungimiranza politica di Moro, che pose su nuove basi la convivenza delle due comunità, concedendo una larga autonomia ai tirolesi, cementata da un trattato con l’Austria, e quando ci ritornai nel 68, i contestatori dei due gruppi etnici a Meran/Merano si riunivano assieme nella soffitta a tre piani del mio amico d’infanzia Cassandro in via delle Corse o Rennenweg.

      non tutto è perfetto in questa soluzione e certamente non ci fu nulla di paragonabile all’odio profondo che oggi divide le due comunità.

      ma quando due popoli che si sentono diversi convivono nello stesso territorio mescolati fra loro c’è qualche soluzione organica differente?

      o uno espelle o sopprime l’altro o imparano a convivere; la seconda strada è tremendamente difficile, ma secondo me è l’unica possibile, perché Israele non riuscirà ad espellere i palestinesi e neppure a sopprimerli, per quanto insista su soluzioni molto simili e non è realistica neppure la prospettiva di rinchiuderli in una specie di riserve indiane (non faccio il riferimento a caso) o di bantustan come nel Sudafrica razzista di una volta, cancellato da Mandela.

      nella mia storia personale l’utopia ha giocato un grosso ruolo e io penso sempre che possa essere utile.

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