covid-2, torna la domanda: virus di laboratorio? – 7

ritorna l’ipotesi dell’origine di un incidente di laboratorio per il virus covid-19 a seguito di una indagine molto seria condotta dal saggista Nicholson Baker e pubblicata sul New York Magazine.

Per tre mesi Baker ha intervistato 25 esperti analizzando la dinamica comune delle perdite da laboratorio e studiando la storia della “ricerca del guadagno di funzione” (gain-of-function research), quel ramo della ricerca scientifica che studia i virus pericolosi e crea ceppi di malattie nuovi, più virulenti o più infettivi, nel tentativo di prevedere e difendersi dalle minacce che potrebbero presumibilmente sorgere in natura. e Baker e la rivista hanno condiviso le bozze del suo lungo saggio con diversi scienziati, inclusi due biologi molecolari che credono che SARS-CoV-2 sia un virus zoonotico, che hanno tutti fornito un feedback critico per garantire l’accuratezza del lavoro.

è ovviamente legittimo dubitare anche di questa inchiesta, e tuttavia essa porta nuovi elementi a favore di un dubbio sconcertante.

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prima di tutto occorre dare uno sguardo alla situazione generale: ci sono stati negli ultimi anni alcuni incidenti di laboratorio, quasi mai conosciuti al grande pubblico:

«Nel 1977, il virus di un’epidemia mondiale di influenza A in Russia e Cina fu rintracciato su un campione di un ceppo americano di influenza conservato in un congelatore da laboratorio dal 1950. Nel 1978, un ceppo ibrido di vaiolo uccise un fotografo medico in un laboratorio a Birmingham; nel 2007 l’afta epizootica trapelò da un tubo di scarico difettoso presso l’Institute for Animal Health nel Surrey. Dal 2008 al 2021, più di 1.100 incidenti di laboratorio che coinvolgono batteri, virus e tossine che pongono rischi significativi o di bioterrorismo per le persone e l’agricoltura, sono stati segnalati alle autorità di regolamentazione federali degli Stati Uniti. Nel 2012 nel Bulletin of the Atomic Scientists Lynn Klotz avvertì che c’era un 80% di possibilità, dato il numero di laboratori che gestivano allora i virulenti viro-varietali, che si sarebbe verificata una fuga di un potenziale patogeno pandemico nei prossimi 12 anni. Due anni dopo, nel 2014 due esperti di malattie infettive, Marc Lipsitch e Thomas Inglesby, dichiararono che non c’era ancora stato un trasparente e rigoroso processo di valutazione del rischio per questo tipo di ricerca».

semplici suggestioni? casi isolati di preoccupazioni eccessive?

In questi decenni i virologi hanno compiuto molti esperimenti di trasmutazione genetica sviluppando metodi ingegnosi di accelerazione e ricombinazione evolutiva e hanno imparato come ingannare i virus, i coronavirus in particolare, che ora conosciamo così bene, per la loro capacità di spostarsi rapidamente da una specie di animale a un altro o da un tipo di coltura cellulare a un altro. Hanno realizzato macchine che mescolano il codice virale per le malattie dei pipistrelli con il codice per le malattie umane, come la SARS (la sindrome respiratoria acuta grave comparsa in Cina nel 2003).

eppure ripetutamente alcuni autorevoli esponenti della comunità scientifica hanno avvertito dei rischi dalla creazione intenzionale di nuovi agenti infettivi che combinano la virulenza con una maggiore trasmissibilità e Obama proprio per questo pose un limite di legge a tali ricerche negli Stati Uniti.

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La teoria del coronavirus nato naturalmente (o meglio, zoonoticamente) in modo spontaneo da animali – senza essere stato precedentemente studiato, o ibridato, o dosato attraverso colture cellulari, e lavorato da professionisti qualificati – comporta che un pipistrello col coronavirus abbia infettato un altro animale (alcuni dicono un pangolino) e che questo, già malato di una diversa malattia di coronavirus, abbia a sua volta fatto da shaker vivente unendo questi due ceppi in una nuova malattia, trasmessa ad un uomo in un ambiente rurale. E che questo essere umano, da solo, abbia sviluppato la malattia senza sintomi respiratori per mesi e anni fino a quando la malattia si è evoluta fino a diventare virulenta e altamente trasmissibile.

è la tesi finora dominante che ha convinto l’opinione pubblica che l’ipotesi dell’errore da laboratorio sia l’ennesima teoria del complotto.

Baker si è chiesto se il codice genetico della SARS-CoV-2 possa dirci qualcosa di più sulla sua provenienza e quanto sia stato rischioso in questi anni condurre la ricerca sulle malattie infettive.

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partendo dal principio base del Rasoio di Occam: ovvero per risolvere un problema, a parità di risultati, bisogna partire dalla soluzione più semplice, la soluzione più semplice, secondo Baker è questa:

È stato un incidente: un virus ha trascorso un po’ di tempo in un laboratorio e alla fine è uscito. SARS-CoV-2, il virus che ha causato il Covid-19, ha iniziato la sua esistenza all’interno di un pipistrello, poi ha imparato a infettare le persone in un pozzo di miniera, e poi è stato reso più contagioso in uno o più laboratori, forse come parte dello sforzo ben intenzionato – ma rischioso – di uno scienziato di creare un vaccino ad ampio spettro. La SARS-2 non è stata progettata come un’arma biologica. Ma è stato, credo, progettata.

dopo avere analizzato la possibile origine della SARS-CoV-2 e i rischi della ricerca scientifica che in questi anni ha creato numerosi ceppi di malattie più virulenti e infettivi nel tentativo di prevedere la loro cura, la conclusione di Baker è che non si può escludere l’intervento umano.

D’altronde il virus con molta probabilità originato da pipistrelli (due coronavirus dei pipistrelli condividono l’88% della sequenza genetica con quella del SARS-CoV2) è nato nell’unica città nel mondo con un laboratorio specializzato nello studio dei virus legati ai pipistrelli finanziato per anni dal governo statunitense. Quante potevano essere le probabilità?

A Wuhan di laboratori specializzati di virologia ad alta sicurezza ce ne sono tre, uno dei quali conserva nei suoi congelatori l’inventario più completo al mondo dei campionamenti di virus legati al pipistrello. Un incidente di laboratorio – una fiaschetta caduta, una puntura d’ago, un morso di topo, una bottiglia etichettata in modo illeggibile – è a-politico. Proporre che qualcosa di sfortunato sia accaduto durante un esperimento scientifico a Wuhan non è una teoria del complotto. È solo una teoria. Merita attenzione, credo, insieme ad altri tentativi ragionati per spiegare l’origine della attuale catastrofe.

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ma quest’ultimo argomento di Baker è debole ed assomiglia troppo all’idea che chi scopre per primo un delitto debba essere il primo sospettato.

forse a Wuhan sono stati semplicemente più bravi ad accorgersi che le polmoniti anomale già in corso anche fuori della Cina erano dovute ad un virus mai conosciuto prima.

e del resto questa è la tesi che sostiene la Cina, per evidenti motivazioni politiche: che il virus le è arrivato da fuori, visto che circolava in Europa già qualche settimana prima di essere identificato a Wuhan: prima sospettando delle confezioni di pesce congelato, ora dei ricambi d’auto; ma qui la motivazione economica per indurre ad acquistarli in patria da produttori locali diventa talmente trasparente da essere quasi ridicola.

l’origine del virus potrebbe anche essere stata diversa e i giochi militari di Wuhan di ottobre avere agito come centro di infezione in Cina di un virus portato casualmente da fuori.

purtroppo la questione è diventata irresistibilmente politica e AFFERMARE che il virus è CERTAMENTE nato nel laboratorio di Wuhan è diventata una posizione politica di destra, agitata strumentalmente per ostacolare i rapporti con la Cina; si vedano le dichiarazioni attuali di Matthew Pottinger, presentato come numero due della National Security americana.

quanto alla virologa cinese Li-Meng Yan, fuggita negli USA, aveva dichiarato che il virus era nato a Wuhan, al preciso scopo di creare un’arma biologica, da un copia-e-incolla di laboratorio, ma è stata sputtanata dimostrando che l’unico copia-e-incolla era quello del suo studio con parti di un blog anonimo della estrema destra americana.

ma per un’analisi dettagliatissima e molto tecnica delle sue bufale, si veda qui: https://www.valigiablu.it/coronavirus-laboratorio-virologa-cinese/

ma certamente la Commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che inizia questo mese i suoi lavori, dovrebbe dare una risposta precisa a queste preoccupazioni; e non a caso Pottinger ha anche detto di non nutrire molta fiducia in questo gruppo di esperti che si recheranno a Wuhan per indagare su come la pandemia ha avuto inizio: secondo lui, data l’influenza che la Cina esercita sulla OMS, l’inchiesta sarà annacquata; la Commissione dovrà comunque dare risposte chiare e portare prove, in un senso o nell’altro – sempre che sia possibile.

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Secondo Baker la cosa più responsabile da fare è chiedersi: quale grado di rischio dovremmo permettere a questi scienziati di correre in nome della salvezza dell’umanità? Forse è il caso di smettere di cercare nuove malattie esotiche in natura, rispedirle ai laboratori e collegare a caldo i loro genomi per dimostrare quanto potrebbero diventare pericolose per la vita umana.

su questo non si può che essere d’accordo con lui: la valutazione dell’opportunità di correre questi rischi dovrebbe essere presa democraticamente e non lasciata al senso di responsabilità non controllato di scienziati che agiscono in laboratori pubblici, ma anche privati, dove si ricerca prima di tutto il profitto, a qualunque costo.

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