un anno di errori sul Covid – 17

un anno fa esatto, con la massima tempestività possibile, la Cina comunicava all’Organizzazione Mondiale della Sanità di avere individuato un nuovo tipo di coronavirus, il Covid-19, altamente contagioso, capace di trasmettersi per via aerea, e moderatamente letale: lo aveva riconosciuto per la prima volta tre giorni prima, il 9 gennaio.

il virus circolava già in incognito da settimane (in Italia ad esempio da fine ottobre, probabilmente, se non ancora prima), ma nessuno lo aveva ancora riconosciuto.

dovrebbe essere l’occasione di un esame di coscienza collettivo per verificare gli errori compiuti, non per rinfacciarli a qualcuno (anche se se lo meriterebbe), ma per evitare di ripeterli:

errore n. 1. l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò che non esisteva un pericolo elevato di pandemia. la dichiarazione ufficiale di pandemia dell’OMS arrivò soltanto l’11 marzo, con una dichiarazione che conteneva un passaggio inquietante: Non abbiamo mai visto prima d’ora una pandemia scatenata da un coronavirus. Questa è la prima pandemia causata da un coronavirus. E non abbiamo mai visto prima d’ora una pandemia che possa essere controllata, allo stesso tempo.

errore n. 2 Europa e Usa considerarono all’inizio che il problema fosse soltanto cinese, confidando che andasse come con la Sars, la polmonite cinese del 2002, che non riuscì a varcare i confini. l’unico provvedimento preso dall’Italia fu il blocco dei voli dalla Cina, ma soltanto di quelli diretti. ci si concentrò sul caso dei turisti cinesi ammalatisi a Roma (non senza accenti xenofobi da parte dei soliti fascistoidi nostrani), mentre già il virus batteva la Val Padana da settimane. Conte ancora nel febbraio scorso dichiarava: L’Italia è prontissima. i politici sfidavano incoscienti il virus: Sala e Zingaretti: L’Italia non si ferma. partita dell’Atalanta, la squadra di Bergamo, e fiera di san Faustino a Brescia il 15 febbraio agirono indisturbate da moltiplicatrici dei contagi; la Regione Lombardia di Fontana assunse il ruolo di leader politici dei negazionisti, con l’appoggio delle destre sovraniste (anche contro il virus “cinese”).

errore n. 3: a inizio marzo il virus esplode dalle parti di Nembro e Alzano Lombardo; il governo perde una settimana preziosissima, cedendo alle pressioni di Confindustria locale e di Gori, sindaco di Bergamo, prima di decidere la zona rossa nella Bergamasca, malgrado a inizio marzo l’indice di contagio viaggiasse intorno a 3,6, valore vicino ai massimi della trasmissibilità raggiungibile dal Covid. solo più tardi si arriva alla mossa disperata di tre mesi di chiusura dura.

errore n. 4: il lockdown viene sospeso prima di avere davvero eradicato il virus, ma l’estate è alle porte e le vacanze sono inviolabili; bastava che il paese fosse uscito dall’emergenza e vivesse un’estate apparentemente tranquilla, con l’Rt comunque sotto 1; ma a questo punto si decise la riapertura delle discoteche con la conseguenza del riacutizzarsi della pandemia tra i giovani e a un indice del contagio dell’1,4 a livello nazionale, ma con picchi quasi del 3 in Sardegna. ciononostante il numero degli infetti non raggiunse livelli alti e a settembre la diffusione del virus era in costante calo malgrado fossero aperte tutte le attività oggi chiuse: ristoranti, negozi, palestre, piscine.

errore n. 5: il fallimento di Immuni, ridicolmente impostata su base volontaria per un malinteso rispetto della privacy, e il ritorno a una vita sociale quasi ordinaria, senza strumenti di tracciamento dei contagi: l’Rt schizzò in pochi giorni a 1,7; sbagliato l’obiettivo impossibile di convivere col virus; sbagliata la strategia delle regioni multicolori, con l’obiettivo di rendere il numero dei morti compatibile con la capienza delle strutture sanitarie; quindi ritorno del governo alle chiusure, che in un mese e mezzo fecero calare i contagi a 0,8, ai primi di dicembre; ma senza cambiamento della erronea strategia di fondo.

errore n. 6: repetita iuvant, anche se perseverare diabolicum; ma si poteva non attentare al Natale dopo avere salvato il Ferragosto? le riaperture del 6 e del 13 dicembre e il cambio di colore delle Regioni da rosso ad arancione e giallo hanno rilanciato l’epidemia alla grande, mentre si scopre la diffusione di varianti più contagiose che forse spiegano almeno in parte quello che è accaduto da settembre in poi: una di queste, la cosiddetta variante bresciana, scoperta allora, viene peraltro resa nota soltanto a dicembre.

sono stato buono: ne ho elencato sei; vedo che altri ne indicano dieci; però l’obiettivo non è polemico; la situazione mondiale sta dimostrando che ben pochi hanno trovato la strategia giusta contro un virus terribilmente insidioso.

. . .

traggo ulteriori considerazioni da una intervista a Roberto Battiston, professore di Fisica Sperimentale all’Università di Trento, autore delLa matematica del virus. I numeri per capire e sconfiggere la pandemia, che aiuta a capire come ogni decisione del governo è seguita una conseguenza necessaria e prevedibile con precisione aritmetica.

Alla base della trasmissione del virus c’è una scienza esatta che conosciamo da oltre un secolo e si fonda sull’analisi di modelli comportamentali e dei loro effetti sulla società.

Un errore fondamentale sta nell’approccio mediatico, che ha portato il grande pubblico a credere che il virus vada e venga a seconda del vento e delle stagioni. Invece il Covid abbassa la testa o la rialza esclusivamente in funzione dei nostri comportamenti sociali. La stagionalità ha importanza, perché d’estate stiamo più in giro, teniamo le finestre aperte e i raggi ultravioletti distruggono il virus più rapidamente; ma si tratta di un’importanza relativa, che sull’epidemia ha un impatto inferiore rispetto alle regole e ai comportamenti umani.

Abbiamo perso un’occasione: le chiusure di fine ottobre e novembre avevano portato l’Rt a 0,5 in varie regioni; poi le riaperture parziali del 6 e del 13 dicembre hanno compromesso i risultati raggiunti. Un recentissimo articolo dell’Associazione Italiana di Epidemiologia mostra che la zona gialla serve a poco e quella arancione ha un impatto limitato. Per spingere con decisione l’Rt sotto quota 1 serve il rosso.

Continuare ad aprire e chiudere non risolve né la situazione sanitaria né quella economica e cambiare spesso le regole, perché ti tirano per la giacchetta o perché non hai coscienza che il meccanismo dell’epidemia risponde a leggi ferree, non aiuta le persone a seguirle. Gli italiani si stanno comportando bene, hanno rispettato i divieti. Se quando poi si apre, escono, la politica non può certo prendersela con loro. Oggi siamo messi peggio che a settembre.

A fine settembre c’erano circa 50mila positivi registrati, indice della quantità nella popolazione di persone che potevano contagiare. Oggi abbiamo mezzo milione di ammalati ufficiali e probabilmente altrettanti positivi inconsapevoli: sono dieci volte quanti ne avevamo a settembre. A ottobre sono bastati un Rt a 1,6 e 50mila positivi per decuplicare gli infetti in tre settimane. Per calcolare la rapidità di diffusione della pandemia non basta l’indice di contagio, bisogna considerare anche la morbilità e l’incidenza del virus, ovverosia quanti nuovi positivi si registrano ogni settimana ogni centomila abitanti. Se sono più di cinquanta, la situazione è critica. Oggi tutte le Regioni hanno un’incidenza superiore a 50.

Siamo stati a un passo, a inizio dicembre, dalla soglia di sicurezza. Se da oggi rendessimo rosse tutte le Regioni, in 40 giorni porteremmo l’indice Rt a valori molto bassi e il numero di infetti crollerebbe. Più infetti hai, meno puoi controllare, per questo è necessario riportare l’Rt sotto 1. Ci siamo andati vicini tre volte, a giugno, settembre e dicembre, ma non siamo stati capaci di costruire sui risultati.

poi Battiston passa ad considerazioni di una fragilità disarmante:

Procedere rapidamente alla vaccinazione di massa è il miglior freno al virus. Per ogni 400mila vaccinati l’Rt si riduce dell’1%. – cioè, ad esempio, dal 2% all’1,98%. nota mia – Quando arriveremo a 42 milioni, l’indice di trasmissibilità sarà pari a zero perché gli infetti non troveranno più persone sane da contagiare.

bene, stiamo facendo un miracolo organizzativo – da sottolineare – e siamo a 700mila vaccinati in una decina di giorni: quanto tempo ci vuole per vaccinare 42 milioni di persone? ve lo dico io: 60 settimane.

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5 commenti

  1. “Gli italiani si stanno comportando bene, hanno rispettato i divieti. Se quando poi si apre, escono, la politica non può certo prendersela con loro. Oggi siamo messi peggio che a settembre.”

    Parole sante, la moda mediatica di additare le persone che fanno ciò che è lecito, e addirittura incentivato dal governo (vedi ad esempio bonus natalizio da spendere nei negozi fisici), ha rotto le scatole!

    Un individuo può andare oltre la legge, e comportarsi in maniera più prudente di quanto consentito, ma chi governa non può contare su una super-prudenza di massa. Specialmente se vengono introdotti degli incentivi a fare il contrario, o se mancano i controlli.
    Non so com’era nel resto d’Italia, ma nella città in cui abito i controlli natalizi mi sono sembrati molto molto soft.
    Chi ha rinunciato a cenoni allargati l’ha fatto per scelta personale, non perché fosse fisicamente impossibile lo spostamento tra comuni(sia in violazione dei DPCM, perché i controlli sono stati veramente pochi, sia nel pieno rispetto delle regole, muovendosi in giorni e orari consentiti)

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  2. Sul fatto che sia una scienza esatta avrei più di qualcosa da ridire… la scienza è esatta finché si gioca coi modelli (che è la specialità dei fisici, motivo per cui non me la prendo troppo con Battiston). Quando il modello si cala in un sistema altamente caotico come la società umana, vengono fuori tutte le magagne. Ed è ridicolo dire che la stagionalità non c’entra: c’entra eccome, come nella diffusione di tutti gli agenti patogeni; certo, è anche una questione di comportamenti, ma non c’entra solo la socialità. Ed infatti in estate, nonostante gli errori madornali, i contagi (e, quel che è più importante, la gravità dei malati) comunque si è riusciti a controllarli entro certi limiti.

    Non mi riferisco a te, ma vorrei che si smettesse di affrontare questo virus come se fosse un derby, in cui bisogna dividersi tra apocalittici ed integrati: questa insistenza sul comportamento collettivo e la necessità di “fare penitenza” è fuorviante (come se il virus non si diffondesse in casa e nei luoghi di lavoro “indispensabili” che non vengono chiusi). Ma ho già scritto che è una pia illusione.

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    • giustissime puntualizzazioni: è un modello astratto che a grandi linee funziona e permette di interpretare e anticipare le situazioni a grandi linee, ma non è una previsione esatta.

      sembra che una certa scienza di certezze assolute in caricaturata sia l’ultima trincea dei dogmatici.

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    • il Brasile da quel punto di vista è un’anomalia. Due ondate d’estate e inverno. Se quella invernale è sensata, non lo è tanto l’attuale. Ma magari è dovuta alla versione Rio de Janeiro, o semplicemente a qualche comportamento strano dei brasiliani.

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      • io credo che nella sostanza abbia ragione Battiston: che il clima è una variante secondaria e più importanti sono i comportamenti.
        lo abbiamo visto anche a ferragosto in Sardegna: può fare tutto il caldo che vuoi, ma se ti affolli in discoteche, magari anche climatizzate, e senza mascherina, il virus te lo becchi lo stesso.

        noi assimiliamo questo virus a raffreddore e influenza, perché colpisce l’apparato respiratorio, ma non è detto che le regole siano le stesse.

        come dice gaberricci, Battiston sbaglia quando trasforma le sue osservazioni di tendenza in leggi matematiche assolute.

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