un solo Conte e due Matt(e)i – 33

come previsto per tempo dal vostro beneamato blogger, il secondo Conte al governo ha fatto fuori anche il secondo Matteo.

321 voti contro 259 alla Camera, e i 30 portaborse di Renzi non contano più nulla, anche se votassero contro – già ridotti a 27 astenuti nel voto, peraltro.

non credete alla stampa prezzolata: questo è evidentemente un mezzo trionfo.

al Senato, invece, 156 contro 140: il migliore dei risultati attesi; ed è vero che, se i 16 senatori di Italia Viva avessero votato contro, sarebbe finita 156 a 156 e il governo non avrebbe avuto la maggioranza per un solo voto; ma sono sicuro che in questo caso un senatore o due si sarebbero aggiunti a favore del governo.

quindi un successo bello e meritato, che manda in soffitta i giochetti del renzino.

. . .

ma non è una liquidazione definitiva, brutale e immediata, quella del secondo Matteo, e le speranze del matto di Rignano di poter contare ancora qualcosa restano tutte appese a quell’unico voto di (non) scarto.

così, del resto, non era stata liquidazione definitiva col primo Matteo: soltanto un minamento delle fondamenta.

Conte li sgretolerà entrambi: il potere logora chi non ce l’ha.

a poco a poco lo ha già fatto e continuerà per il primo Matteo; in tempi rapidi e forse anche prima delle prossime elezioni col secondo.

e Conte merita solo per questo un colossale applauso, che va a coprire i molti altri fischi per altre scelte ed errori…

ma ora vedrete che i due Matt(e)i proveranno ad allearsi in qualche modo per vedere se insieme potranno riuscire dove hanno fallito separatamente.

. . .

ma dove sta il segreto di Conte? io ne vedo due:

il primo che si sottrae alle liturgie velenose del politicantismo italiano e ha come barra ferma che le decisioni si prendono davanti agli elettori e non alle loro spalle.

e il secondo è che sembra debole.

Conte è un Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore davanti alle truppe di Annibale.

provano ad accusarlo di decisionismo – e intendono con questo il suo rispetto della regola fondamentale della democrazia che la politica è di competenza del popolo e non delle cricche e delle camarille.

ma poi appare facile da schiacciare: non ha un partito, non è un politico, non è ammanigliato, ha tutta la stampa contro, e i poteri forti non lo possono vedere.

è questo che scatena i deliri di grandezza di omuncoli senza altra qualità che la presunzione di un narcisismo incontenibile.

e questo li porta a colpi di testa furiosi contro un Conte che appare a loro inesistente, alla maniera di Calvino, quasi…

. . .

in questo modo si autodistruggono, facendosi del male da soli.

eccoli spiaggiati e boccheggianti, prima l’enorme capitone salviniano, ora il cavalluccio marino del renzino.

che aveva scritto anche un libro: La mossa del cavallo.

ed era invece la mossa dell’asino.

6 commenti

  1. Beh, certo, un Matteo in meno è cosa che illumina d’immenso. Se poi fosse un epilogo definitivo, che dire se non cum summo gaudio.
    Solo, è vero che il dibattito politico è ai minimi storici. MI ricordo la discussione su Tangentopoli nel ’92. Orde fameliche d’assatanati difensori di storici privilegi s’espressero allora. Ma toni e forme (la forma in politica è spesso sostanza) erano d’altro livello.
    Non rimpiango certo quel ceto politico che pareva partorito dalle viscere d’un paese in avanzato stato di decomposizione. Ma ricordo però interventi come quelli di Paissan e Russo Spena, tra gli altri e con malcelata nostalgia, come emblematici di ben altri profili istituzionali.
    Ho idea che non sia un caso che talune figure di spessore altro siano state sepolte nel dimenticatoio della politica con troppa facilità. E mi rifaccio a quanto scrivevi a proposito dell’informazione.

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  2. Ieri sera ho ascoltato quasi tutte le dichiarazioni di voto, tra tutte ho apprezzato quella della rappresentante della Sudtiroler che ha svariato su temi alti e mi è parsa la più preparata, e quella appassionata della De Lellis di Leu, poi tanta volgarità e offese che in altri tempi avrebbero richiesto schiaffi e duello. Una opposizione che non si vergogna di essere becera, ma che dimostra anche perché Conte duri…
    La battuta più bella però, in mezzo a tante baggianate, l’ha fatta la Bernini, replicante di Forza Italia, rivolta a Renzi: “Ma tu, dov’eri?”…
    Lui ha dovuto astenersi, se no avrei voluto vedere quanti dei suoi l’avrebbero seguito.

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    • certamente, la forza del centro-sinistra è la beceraggine della destra; è minoritario nel paese quasi sempre, se non compare un Prodi a fargli vincere le elezioni – prima di essere cancellato dai suoi -, ma non può fare a meno di governare, con vari escamotage parlamentari, perché questa destra è veramente un’accozzaglia di sub-umani nei suoi rappresentanti politici. ad esempio: non ho mai seguito la Meloni, ma per l’occasione ho provato a guardarmi la sua dichiarazione di voto; ho resistito meno di un minuto, prima di tutto per motivi acustici: la voce delle donne isteriche mi provoca proprio delle fitte. e poi sono rimasto sconvolto: la metà o quasi degli italiani vota gente come lei e Salvini? e pretenderebbero poi anche che governassero questi?
      questo peraltro è un problema anche per il centro-sinistra, perché la cosa ci costringe ad accettare qualunque cosa passa il convento, per paura del peggio; e degrada tutta la qualità del dibattito, riducendoci ad essere di volta in volta solo anti-berlusconiani o anti-salviniani o in futuro magari anche anti-meloniani, che è una cosa che proprio non riesco neppure ad immaginarmi.

      mi sono perso la sud-tirolese, ma non faccio fatica a crederti. sai che mi sono formato lì, dai 5 ai 13 anni e qualcosa di quel tipo di atteggiamento culturale deve essermi entrato in testa, se non altro per il secondo maestro tedesco delle elementari.
      e pensare che quando ero lì, li chiamavo anche io crucchi, come facevano tutti gli altri della minoranza italiana; e adesso invece, qui, il crucco sono io… 🙂 🙂 🙂

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