maledetto il 13 gennaio e la legge Bonafede anti-prescrizione – 49

la comunicazione mediatica di regime è impegnata al massimo a nascondere la vera sostanza della crisi del governo, che è l’incredibile e abominevole giustizialismo del governo Conte, denunciato anche oggi da quella iena della Bonino.

si tratta della riforma voluta dai 5Stelle, approvata dal primo governo Conte: il primo!, quindi anche dalla Lega!: quando il ministro Bonafede aveva posto una modestissima pezza allo scandalo tutto italiano della prescrizione.

da noi infatti, esclusi alcuni delitti gravissimi, basta tirarla in lungo con i processi per farla franca: passato un certo periodo, variabile a seconda dei reati e pari alla condanna massima prevista, la condanna non è più possibile.

la legge Bonafede era stata il frutto di un compromesso tra Salvini e i 5Stelle già alla sua approvazione, e dunque fu parecchio edulcorata, ma ne ricordo il punto essenziale: la prescrizione viene sospesa al termine del processo di primo grado, sia che esso si concluda con una condanna o con un’assoluzione.

viene dunque meno l’interesse del condannato in primo grado a fare ricorsi meramente dilatori.

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non si fa fatica a capire che la prescrizione è una delle cause delle incredibili lungaggini dei procedimenti giudiziari in Italia: non solo per l’interesse dell’accusato ad ottenerla, ma anche per il numero dei processi inutili che vengono svolti senza concludersi con alcuna condanna.

è altrettanto evidente che un ridimensionamento della prescrizione comporta una accelerazione dei processi, dato che viene a cadere l’interesse dell’imputato a tirarla per le lunghe.

negli altri paesi europei – escluse Grecia e Spagna, guarda caso – è previsto un termine massimo dal reato entro il quale si applica la prescrizione (tendenzialmente più lungo di quello italiano), ma questo si azzera all’avvio di ogni attività, istruttoria o giudiziaria: così in Francia e in Germania; la Gran Bretagna ignora del tutto la prescrizione e fissa invece un termine per il semplice inizio dell’azione in giudizio.

la riforma Bonafede, dall’impianto dunque coerentemente europeo, è entrata in vigore dal primo gennaio 2020, e si applica soltanto ai processi avviati da quel momento in poi.

è la stessa impostazione del diritto tedesco – paese notoriamente sottoposto alla dittatura giustizialista che denunciano i sostenitori radicali del diritto libertario di delinquere.

ma come sta sulle palle sta faccenda ai nostri radicali e a tutta la cricca dirigente di questo paese: lì la prescrizione può maturare soltanto prima della sentenza di primo grado, e non anche dopo.

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ovviamente la legge si applicherà di fatto soltanto fra alcuni anni, visto che riguarda soltanto i processi che si avviano dall’1 gennaio 2020.

tuttavia Renzi sollevò già a febbraio dell’anno scorso tali e tante proteste che ci vollero 5 riunioni del Consiglio dei Ministri (mentre il Covid avanzava) per accordarsi su una correzione molto dubbia dal punto di vista costituzionale che prevedeva che le nuove norme si applicassero solo ai condannati in primo grado.

l’idea, escogitata personalmente dall’avvocato del popolo Conte, era quella di distinguere il percorso della prescrizione per gli assolti e per i condannati; per i primi la prescrizione continuerebbe a decorrere, con 18 mesi per fare l’appello e sei mesi per la Cassazione; per i condannati in primo grado, invece, la prescrizione si ferma; però, se poi il condannato in primo grado viene assolto in appello, ha diritto di recuperare il tempo di prescrizione perduto tra primo e secondo grado. 

del resto la precedente riforma del ministro demokrat della giustizia Orlando sospendeva soltanto i termini di prescrizione per complessivi 36 mesi tra Appello e Cassazione, distinguendo tra imputati assolti e condannati, cioè li sospendeva appunto soltanto per i condannati in primo grado. 

per giunta, estrema provocazione dal punto di vista dei delinquenti che temono di essere puniti, nei decreti covid è stato previsto che se un’udienza viene rinviata per la pandemia e per l’impossibilità di partecipare da parte di uno dei protagonisti del processo, la prescrizione si ferma per 60 giorni. 

ci sono stati immediati ricorsi, che la Corte costituzionale ha respinto, sostenendo che il blocco della prescrizione non viola la Costituzione.

tuttavia questa proposta di legge del governo, concordata un anno fa, non ha fatto passi in avanti in questi mesi: non solo perché occupati da ben altri problemi, ma perché chi era contrario a quel compromesso che aveva dovuto accettare, cioè Renzi, ha preferito lasciarlo morire nelle commissioni parlamentari e puntare direttamente alla crisi di governo per cancellare la riforma Bonafede del tutto.

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ed eccoci al dunque: il 14 gennaio scadeva il termine per presentare gli emendamenti sulla riforma del processo penale di Bonafede nella commissione Giustizia della Camera e sarebbe iniziata la discussione del cosiddetto lodo Conte, cioè del compromesso descritto sopra, che Renzi era stato costretto ad accettare.

e che giorno ha ritirato le sue ministre Renzi?

il 13 gennaio: vi sembra una coincidenza?

leggete le dichiarazioni di Renzi di poco fa: Non siamo qui per il destino cinico e baro, ma perché – almeno sulla giustizia – non c’era una maggioranza.

è l’unica cosa chiara che ha detto.

tra le quinte circola l’idea che al suo posto voglia mettere la Boschi: ci potete credere?

. . .

la battaglia in corso, credetemi, è tutta e soltanto per liquidare Bonafede e la sua riforma e tornare a garantire l’impunità ai colletti bianchi italiani con una legislazione che meno europea di così non si potrebbe:

alla faccia (tosta) di chi non ha vergogna a darsi il nome di +Europa

Conte è stato così coglione o così sostanzialmente complice, dal non far esplodere la crisi con chiarezza su questo punto, che avrebbero capito tutti, se il Parlamento che gli aveva appena dato la fiducia, gliel’avesse negata subito dopo su tale questione specifica della prescrizione.

con questo lui personalmente si è dichiarato disponibile ad una contro-riforma anti-europea della prescrizione; e da questo momento in poi il suo destino personale mi interessa men che meno.

è abbastanza chiaro che, sul disegno coordinato da Renzi per ripristinare la prescrizione, c’è una grande e trasversale maggioranza in parlamento.

e che Conte ci si è piegato.

. . .

ed è così che Conte, che aveva liquidato Renzi, ha deciso subito dopo di farlo risorgere.

perché questo parlamento dei nominati non vuole l’abolizione della prescrizione e Conte ha deciso di non sfidare questa maggioranza opaca, per non dire chiaramente corrotta.

7 commenti

  1. In fatto di giustizia, poiché la prescrizione è appannaggio di principi del foro, altro non mi verrebbe in mente che: la legge è uguale per tutti, ma c’è qualcuno più uguale degli altri. E tra industria della rottamazione e fabbrica di costruttori, com’è difficile scegliere senza ipotizzare fughe definitive su isole deserte.

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    • e tu pensa che un anno fa ero giusto nei preparativi di una imminente fuga simile; che poi si concluse nello Sri Lanka, isola tutt’altro che deserta, ma piacevolmente abitata; solo che il covid mi costrinse a tornare, e addio fuga nell’isola…

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  2. Bene o male Conte un mestiere ce l’ha, tanti di questi altri alle prossime elezioni rimarranno disoccupati, toccherà dargli il reddito di cittadinanza. Ma Conte non può fare tutto da solo, doveva essere il suo partito (che a dir la verità non so se sia proprio il suo partito) a strillare su questo punto.
    Non so se si tratti solo di questo, più facile che sia un combinato disposto (come dicono i politici) di giustizia, miliardi tanti e ambizioni personali.
    I radicali ormai sono più a destra di Berlusconi, che finaccia.

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    • non credo che Conte sia proprio un iscritto ai 5Stelle, ma non ne sono sicuro neppure io.

      il combinato disposto indubbiamente c’è: ma è difficile per Renzi raccattare una maggioranza di contrari su qualche progetto di spartizione; molto più facile promettendo l’impunità prescrizionale a tutti; fra l’altro ne hanno bisogno tutti, ma proprio tutti i leader, da lui a Berlusconi, a Salvini.

      la cosa che trovo scandalosa dei radicali non è che siano a destra o dove cavolo gli pare; nella sostanza sono sempre stati un partito di destra. ma che siano oggettivamente alleati di Salvini & c. in nome dell’Europa.
      è una strada tracciata da Pannella e mai abbandonata: concionava contro i ladri di verità e poi appoggiava Craxi; i suoi più mediocri seguaci sono stati cresciuti con questa biada.

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      • La destra questo è, l’idra con più teste. Ne tagli una ne spuntano due. L’una urla crucifige agli ultimi, l’altra finge per questi accondiscendenza. Ma l’idra ha il solo corpo dello sfruttamento totalizzante dell’uomo sull’uomo. Si conoscono di vecchio le teste dell’idra, si riconosce il corpo, qualunque vestito indossi. l’orrore di quelle teste fa pure scuola. Certi boy scout hanno imparato bene la lezione quando in cambio di pizzichi di diritti, sfasciavano lo statuto dei lavoratori e la scuola pubblica.

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        • dobbiamo essere grati ai radicali di una volta per le battaglie fatte da loro come quella per il divorzio o contro l’aborto clandestino; hanno messo in crisi l’ottuso perbenismo comunista fino agli anni Settanta e hanno cambiato l’Italia.
          poi Pannella si alleò a Craxi contro i comunisti (del resto lui veniva dal FUAN, l’associazione degli universitari neofascisti), in Sicilia si misero a difendere i mafiosi in nome dei diritti umani e da ultimo ci tocca la Bonino che impedisce agli europeisti di governare in nome dell’Europa Unita e sta dalla parte dei sovranisti, ma senza dirlo, però temo peggio: senza capirlo.

          per non parlare di Calenda il visionario, che si batte con tutta la coerenza di cui è capace per maggioranze che hanno solo un piccolo difetto: non hanno i numeri.

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