Napoleoni, ma Loretta, e i Draghi – 77

Loretta Napoleoni ha scritto una netta stroncatura del nuovo governo per il Fatto Quotidiano.

siccome contiene critiche piuttosto articolate al governo Draghi di unità nazionale, mi tolgo lo sfizio (per me stesso) di analizzarle punto per punto, e poi le metterò anche a confronto con un post di Luigi Faggian, decisamente più positivo sul governo Draghi.

in corsivo in questa prima parte le parole della Napoleoni, in carattere normale i miei commenti.

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In Italia torna l’élite e all’estero non capiscono. Di certo la luna di miele con Draghi sarà breve
Viene spontaneo chiedersi se l’unico modo per unire l’arco politico sia mettere il paese in mano a quell’élite ‘tecnica’ che come un’ombra è sempre vicinissima alla politica, una élite che fa carriera in parallelo alla classe politica, che entra ed esce dal settore privato e dalle grandi istituzioni e che, proprio per questo, può fare ora da ponte tra politica e alta finanza ora da timoniere dell’intera nazione. L’effetto magico Mario Draghi conferma tutto ciò.

la domanda che si pone la Napoleoni è un po’ strana: che cosa intende per arco politico?

allargo lo sguardo: possiamo parlare in Italia di un corretto regime parlamentare che rappresenta gli orientamenti dell’opinione pubblica?

a me pare di no, sicuramente almeno dalla legge elettorale di Calderoli, che non a caso il compianto Sartori definì in maniera indimenticabile il Porcellum – dato che Calderoli stesso in un momento di sincerità forse alcolica la definì in seguito una porcata.

questa legge del 2005 servì a Berlusconi per provare a determinare l’esito delle elezioni del 2006; con molta calma la Corte Costituzionale la dichiarò incostituzionale nel 2014; Renzi ne fece quindi un’altra, che fu dichiarata altrettanto incostituzionale subito, e quindi venne l’attuale, detta Rosatellum (e non dico che cosa fa venire in mente la parola), sempre ispirata a criteri simili e che pende sotto un analogo procedimento per incostituzionalità davanti alla Suprema Corte, che se la sta pigliando altrettanto comoda e la valuterà probabilmente entro la fine del decennio, lasciando che anche le prossime elezioni si svolgano con una legge farlocca – come del resto tutte le ultime dal 2006 ad oggi.

del resto la Corte stessa, nominata in parte da parlamenti incostituzionali, è priva di piena legittimazione costituzionale.

insomma, viviamo in un sistema oramai completamente impallato dal punto di vista della legittimità democratica, per cui parlare di un vero e proprio sistema politico è arbitrario: le istituzioni sono occupate da bande di boss che si fanno chiamare politici, tra i quali i cittadini non possono neppure scegliere, visto che le liste sono bloccate e neppure esiste un sistema di primarie per la scelta dei candidati.

il trasformismo per bande imperversa e non esiste nessuna forma di recall, come in alcune democrazie più avanzate, per consentire agli elettori di revocare il mandato all’eletto troppo disinvolto nel cambiare casacca.

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il veleno che corrode la democrazia parlamentare italiana è peraltro ancora più antico e può essere fatto risalire alla legge elettorale Mattarellum del 1993, scritta, come dice il nome, dal presidente attuale della repubblica, assieme a Lucio Magri, per svuotare l’esito del referendum 1993 che aveva eliminato le preferenze, ed era risultato sgradito alla cricca dei politicanti di allora.

più sullo sfondo ancora e ancora più antico il problema di un sistema informativo dominato da un soggetto privato, Berlusconi, che fa politica: situazione totalmente aberrante dal punto di vista della correttezza democratica, che fa il paio degnamente con i regimi che giudichiamo anti-democratici alla Orban, alla Erdogan, russi o polacchi.

sono cose che i lettori abituali di questo blog – cioè in sostanza i suoi lettori – si sono sentiti ripetere da me varie volte, e me ne scuso.

ma alla Napoleoni direi che parlare di democrazia e di sistema politico democratico in queste condizioni è molto superficiale, a meno che per sistema politico non intendiamo un arrogante potere di fatto che si è impadronito delle istituzioni e le tiene sotto il suo tallone: un nuovo regime allo stesso tempo corrotto e autoritario.

(naturalmente mi aspetto di essere contestato in qualche commento per radicalità eccessiva del giudizio).

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aggiungo per la gioia degli aficionados, tuttavia, una considerazione nuova: parte intrinseca di questo sistema è il potere esagerato della burocrazia ministeriale; vi è una suddivisione, non dichiarata pubblicamente, tra il potere politico reale delle scelte e delle decisioni – che è nelle mani, in genere, di questa burocrazia non eletta da nessuno – e il potere residuale ma attrattivo della spartizioni di tangenti, influenze e privilegi vari – che è invece lasciato alla giulleria dei politicanti.

il vero segreto di questo eccezionale ed abnorme potere in Italia degli apparati ministeriali, che sopravvivono ai cambi di governo e che in fondo permette che anche dei perfetti imbecilli abbiano l’incarico di ministro, senza determinare immediatamente sfracelli, se almeno si lasciano guidare e fanno da prestanome, sta nella instabilità dei governi, che da noi hanno una durata media di un anno e due mesi.

questo significa praticamente che un nuovo ministro, generalmente, ha giusto il tempo di entrare al ministero, di cominciare ad ambientarsi, di conoscerne le strutture interne e gli assetti decisionali e poi – salvo rare eccezioni – viene sostituito nel governo successivo, mentre gli apparati burocratici interni restano e non cambiano i loro orientamenti.

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e questo mi permette finalmente di rispondere alla domanda della Napoleoni.

sì, ecco il motivo per il quale l’unico modo per unire l’arco politico è mettere il paese in mano ad una élite ‘tecnica’: è questa che di fatto governa sempre, anche nelle parentesi politiche.

vogliamo fare un ripasso della storia dei governi della seconda repubblica?

furono governi tecnici gli unici due della XI legislatura, dal 1992 al 1994, quelli di Amato – sì, in fondo fu anche lui un tecnico chiamato a salvare l’Italia dal fallimento imminente – e Ciampi.

seguì il primo governo Berlusconi per pochi mesi e poi, dal gennaio 1995 al 1996 il governo tecnico di Dini.

ed io considero un tecnico anche Prodi, per quanto prestato al centro-sinistra ed eletto, che governò fino al 1998, prima di essere defenestrato dai suoi e sostituito dai due governi politici di D’Alema e poi da un nuovo governo semi-tecnico di Amato.

politici sono stati i due successivi governi Berlusconi della XIV legislatura, per cinque anni dal 2001 al 2006.

poi il secondo governo Prodi, semi-politico, come dimostra la successiva demolizione di nuovo ad opera dei suoi nel 2008.

pienamente politico possiamo considerare il successivo governo Berlusconi fino al 2011; ma poi ecco di nuovo un tecnico, Monti, chiamato di nuovo a salvare l’Italia dal fallimento economico incombente.

sono stati forse politici i governi della XVII legislatura? non direi quello Letta, fino al 2014 e neppure quello Gentiloni, dal dicembre 2016 al 2018; politico fu certamente il governo Renzi, dal 2014 al 2016, ma di una politicità molto strana, visto che nessuno la aveva individuato come potenziale premier alle elezioni dell’anno prima e la sua ascesa al potere fu il frutto piuttosto di una congiura di palazzo, arte nella quale il ragazzotto è particolarmente versato.

politici, ma effimeri, sono stati invece i due governi Conte dal 2018 a questo inizio 2021, pur se neppure in questo caso il premier era stato indicato dalle elezioni; anzi forse sono stati i governi più politici di tutta questa seconda repubblica, perché espressione di una confusa ribellione elettorale a questo stato di cose, che oggi vediamo abortita sotto il peso della incompetenza.

per cui la domanda della Napoleoni o è da prendere come domanda retorica oppure è frutto di una sorprendente ingenuità: sì, l’unico modo di riassestare il sistema politico italiano è quello di riconsegnarlo nelle mani della burocrazia esplicita o implicita che lo governa davvero, sottraendolo a quello delle cricche ignorantissime e demagoghe che conquistano il consenso elettorale soltanto in partite truccate e grazie ai servizi di un sistema informativo degenerato, oltre che di una costante compravendita degli elettori con benefici di qualunque tipo (dagli 80 euro ai condoni ai bonus fiscali).

quindi nessuna particolare nostalgia per i politici trombati, di qualunque colore siano (salvo casi particolarissimi) e nessuna lamentela per la democrazia violata, perché in Italia non sappiamo dove sia una democrazia anche soltanto formale nelle forme parlamentari.

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Però – dice la Napoleoni – stiamo attenti, anche se nell’euforia collettiva prodotta da un presidente del Consiglio super-tecnico, che non comunica attraverso i social ed è conosciuto nel mondo, e gli italiani si sono dimenticati di come è stato messo alla porta il premier precedente, nel resto del pianeta ci si chiede ancora che diavolo sia successo in Italia nelle ultime due settimane. In primis, perché è caduto il governo? Bella domanda che mi è stata fatta in diversi programmi radiofonici britannici.

come è stato messo alla porta il premier precedente? scusate la nuova ripetizione di concetti noti: Conte si è messo alla porta lui, non ha avuto la forza di sfidare i poteri forti in parlamento, dove pure aveva avuto la fiducia; si è dimesso come aveva fatto Berlusconi dieci anni e senza neppure avere le azioni Mediaset in caduta libera sul mercato. di che cosa stiamo parlando? di una vittima consensuale, non di altro.

Impossibile dare una risposta breve, bisogna spiegare chi è Matteo Renzi, come diavolo ha fatto ad essere stato eletto con il Pd ed a far cadere un governo di coalizione sostenuto dal Pd; come ha fatto a formare un suo partito in Parlamento di cui nessuno, ma proprio nessuno fuori dei confini italiani conosce l’esistenza; perché Renzi ha ritirato i suoi ministri, che cosa aveva fatto Conte per beccarsi questa pugnalata a febbraio e non a dicembre o novembre? E così via.

non mi metterò certo a difendere Renzi, adesso; però, per fare un’analisi seria, occorre pure ricordare che il governo Conte II che ha fatto cadere a gennaio 2021 era pur sempre quello che aveva creato lui ad agosto 2019 e che aveva imposto ad un Partito Democratico riluttante.

la domanda su perché Renzi ha fatto cadere Conte va abbinata a quella perché lo aveva messo in piedi.

a parte l’amore per le congiure da oratorio, a quali poteri forti rispondeva Renzi nel primo quanto nel secondo caso?

l’eterno Debenedetti, da quando ha preso il posto di Marchionne, suo precedente punto di riferimento, probabilmente.

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Per chi ama la dietrologia c’è solo l’imbarazzo della scelta, la teoria più gettonata è la seguente: esisteva un piano ben stabilito per far cadere il governo Conte prima che questo mettesse le mani sui soldi in arrivo da Bruxelles. In effetti l’appoggio di tutti i partiti per Draghi, fatta eccezione di quello guidato dalla Meloni, sembra avvallare questa tesi.

direi che non ci dovrebbero essere dubbi su questo scenario, ma a me pare che, se questo era il piano certissimo, altrettanto certo è che è fallito: aldilà del folcloristico rispetto del piano Cencelli nei ministeri che contano poco dal punto di vista di Draghi, lui ha tenuto per sé e per i suoi tecnici e rigorosamente lontani dalle grinfie dei partiti tutti i ministeri che avranno a che fare col Recovery Fund.

Un’altra interpretazione dietrologica vede la conversione europeista di Salvini e l’appoggio di Forza Italia come un do ut des in cambio dell’elezione di Berlusconi a presidente della Repubblica. Ma non è detto che da Palazzo Chigi Draghi non traslochi poi al Quirinale, in Italia tutto è possibile. In secondo luogo, perché Mattarella non ha dato l’incarico a Conte? In fondo il governo Conte aveva ottenuto la fiducia alle due Camere, quindi perché non chiedergli di formare un nuovo governo con nuovi schieramenti? Anche qui rispondere non è semplice, meglio buttarsi di nuovo sulla dietrologia.

la risposta invece è semplice, rimando a quanto detto sopra. come si può dare l’incarico di formare un nuovo governo a qualcuno che si è dimesso dopo avere avuto la fiducia delle Camere?

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Bisogna prima di tutto spiegare che Mattarella fu uno degli uomini del governo Ciampi, anche lui ex governatore della Banca d’Italia e super tecnico; guarda caso Mario Draghi era ai tempi uno dei Ciampi’s boys, incaricato di svendere l’Italia dalla sua posizione al Tesoro negli anni Novanta al fine di entrare nell’euro… Della tristemente famosa riunione sul Britannia non parliamo neppure, tutti sanno che a salirci a bordo per negoziare fu Draghi.

qui la Napoleoni cita la crociera del giugno 1992 nella quale prese forma il disegno di privatizzare l’industria statale italiana.

dai tempi della fondazione dell’IRI ad opera di Mussolini per rispondere alla crisi degli anni Trenta, questa aveva costituito l’asse portante di un sistema economico misto, parte privato, parte pubblico, che fu il protagonista del cosiddetto miracolo economico italiano del dopoguerra: lo Stato fino ad allora controllava treni, aerei e autostrade, acqua, elettricità e gas, per intero, l’80% del sistema bancario, l’intera telefonia, la Rai, porzioni consistenti della siderurgia e della chimica: impiegava il 16% della forza lavoro nel Paese; i settori a partecipazione statale erano assicurazioni, meccanica ed elettromeccanica, settore alimentare, impiantistica, fibre, vetro, pubblicità, supermercati, alberghi, agenzie di viaggio.

tutto questo corrispondeva molto bene sul piano economico anche alla struttura costituzionale del paese, di compromesso fra libera economia privata ed economia sociale.

la vera seconda repubblica nacque lì, su quella nave da crociera, col progetto di privatizzare il privatizzabile: e così venne fatto negli anni seguenti, e in particolare dai governi Ciampi, Prodi e soprattutto D’Alema: la sinistra, che negli anni Sessanta aveva imposto la nazionalizzazione dell’energia elettrica, negli anni Novanta faceva la politica opposta e privatizzava.

ma sopravvalutare il ruolo di Draghi in questa operazione credo che sia sbagliato e porti ad errori di giudizio: lui era allora il direttore generale del Tesoro, carica più che altro da esecutore tecnico e non da decisore politico, e tenne una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni; dalle sue parole trapelava, anzi, un certo scetticismo; in ogni caso non fu certo lui il protagonista delle privatizzazioni e della liberalizzazione avviata nel mondo dagli anni Ottanta di Reagan e della Thatcher. 

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ma, prima di abbandonare l’argomento, cito come andarono le cose:

Si partì nel luglio 1993, con la vendita, o svendita, della prima tranche del gruppo SME, controllato dall’Iri. L’onore di aprire la strada toccò ai surgelati e ai dolci: Motta, Alemagna, Surgela più varie e molte eventuali. Se li aggiudicò la svizzera Nestlè. Il gruppo IRI fu smembrato e messo in vendita.

Una cordata capitanata dagli Agnelli si aggiudicò poi Telecom e i cavi sui quali viaggia il segnale.

D’Alema, arrivato al governo alla fine del 1998, patrocinò il cedimento di Autostrade a Benetton, sia del servizio che delle infrastrutture, le autostrade e i caselli.

Le dismissioni sono proseguite per una ventina d’anni, passando per le banche, quote di Enel ed Eni, il disastro di Alitalia.

L’incasso è stato cospicuo: 127 mld di euro. Il bilancio però è stato fallimentare. Il debito pubblico non è stato risanato: si è triplicato. Il rilancio dell’occupazione ha proceduto all’indietro, con un milione di posti di lavoro circa persi. Il miraggio di creare “colossi italiani” è rimasto un miraggio beffardo.

Il principale vantaggio promesso ai consumatori, l’abbassamento dei prezzi conseguente alla competività delle aziende private sul mercato, è stato rapidamente affondato dalla tendenza delle aziende stesse ad accordarsi ricreando di fatto condizioni di monopolio, solo a condizioni più esose. Gli utili delle aziende privatizzate sono cresciuti e spesso di parecchio, ma solo per l’aumento delle tariffe.

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ma torniamo all’articolo della Napoleoni.

In terzo luogo, perché in Italia il presidente del Consiglio non è eletto? E già si sono accorti anche all’estero che il paese predilige gente che non è stata votata alle urne. Brutto segno che denota una sfiducia professionale nei confronti della politica – lo dice la frase di Mattarella ‘ci vuole un governo di altissimo livello’. Nel mondo democratico il livello massimo si trova in Parlamento, tra chi è stato eletto, altrimenti a che servono le elezioni? Se è meglio avere dei tecnici alla guida del paese allora perché eleggere un Parlamento? Ecco un’altra domanda che gli stranieri fanno spesso. All’estero sarebbe inconcepibile avere a capo del governo gente non eletta. Immaginate che all’indomani del crollo della Lehman Brothers la Corte Suprema scelga quale presidente il capo della Federal Reserve piuttosto che far decidere agli americani. Il motivo ci vuole un presidente di altissimo livello. Inconcepibile!

in realtà la nostra Costituzione, come altre, non prevede la scelta del capo del governo direttamente dal popolo (per fortuna, col popolo bue che ci ritroviamo); quindi queste domande della Napoleoni cono abbastanza fuori posto: sarebbe già notevole se il popolo in Italia potesse almeno scegliersi i rappresentanti che vuole!

In quarto luogo, che fine ha fatto il Movimento 5 Stelle, quello che voleva modernizzare la democrazia italiana, quello anti-establishment che ha fatto sognare anche le nonne italiane? È stato fagocitato dalla macchina politica? Ha subito il fascino della poltrona? Oppure non è mai esistito? In fondo prima hanno accettato una coalizione con Salvini, poi con il Pd ed adesso con Berlusconi. Non è vero che Draghi è grillino, sono i grillini ad essere diventati come Draghi.

Si potrebbe andare avanti per ore ed ore in un gioco di domande e rispose surreali. Rimane un fatto importante: nonostante abbia fatto un buon lavoro nella gestione della pandemia, il governo è caduto perché non si voleva che distribuisse i prestiti in arrivo da Bruxelles.

l’affermazione della Napoleoni che il governo Conte ha fatto un buon lavoro nella gestione della pandemia è talmente surreale che non la commento neppure; ma del resto è in linea con un articolo grossolano da diversi punti di vista.

insomma, è vero che i Napoleoni erano d’oro, ma è anche vero che non è oro tutto quello che luccica.

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ma eccoci alle conclusioni: Draghi sicuramente sa cosa deve fare con quei soldi e proprio per questo la luna di miele del governo di coalizione nazionale sarà breve, anzi brevissima.

su quest’ultima previsione invece ci ritroviamo: a me pare, anzi, che la luna di miele del governo Draghi sia già finita e siano già cominciate le liti della prima notte di nozze (autobiografia mia vai via…).

per quanto il governo Draghi rappresenti l’ultimo tentativo di salvarla, un poco malsano, ma in fondo efficiente, la cricca è troppo famelica perfino soltanto per capirlo.

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quanto al post di Luigi Faggian forse è il caso di rinviarne l’analisi.

2 commenti

    • c’è qualche ripetizione di cose già dette da me varie volte, ma anche qualche riflessione nuova.
      poi vedo in giro di molto meglio, quanto a profondità di analisi, ricchezza di visione e di informazione; io me la cavo come posso.

      "Mi piace"

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