covid: il primo mese in perdita del governo Draghi – 116

per chi preferisce ascoltarsi la chiacchierata anziché leggersela, l’ho messa anche su Youtube, tempo di ascolto 13 minuti:

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è passato un mese da quando Draghi è diventato capo del governo ed è il momento di cominciare a valutare la sua azione non sulla base dei pregiudizi, ma dei fatti.

ho rifiutato di unirmi al coro di chi sapeva fina dall’inizio e a prescindere che era il governo della finanza e ho detto che volevo dare un giudizio ponderato e non ideologico.

e adesso nessuno dica, ma neppure osi pensare ;-), che la mia era una finta.

oggi sono in grado di dare le mie prime valutazioni (pronto a rivederle, se occorre), e sono negative, molto negative, ma per motivi completamente diversi da quelli che sono corsi subito nei social di sinistra un mese fa: anzi quel modo di giudicare Draghi, oggi vedo chiaramente che condivide con lui quella visione delle cose che porta me a giudicarlo fallimentare, al momento.

il problema principale dell’Italia oggi è la pandemia covid e valuto l’azione del governo a partire da questo giudizio, che del resto so che è condiviso dalla grandissima maggioranza dei cittadini (anche da coloro che lo vedono come un falso problema, per paradosso, perché credono che sia un falso problema di cui liberarsi al più presto).

il governo Draghi, invece, è nato da una valutazione diversa: che il prossimo centro dell’azione politica sarebbe stata la gestione dei fondi europei per la ripresa economica dalla pandemia, e questo è il suo vizio d’origine.

possiamo anche dire che Draghi condivide questo errore di visione con tutta la classe dirigente europea, e a maggior ragione col nostro ceto politico, affamato di soldi e desideroso di mettere il bottino sotto il proprio diretto controllo – ma anche di portarlo a casa, dopo averne ricevuto la promessa, e la cosa non era affatto sicura col precedente governo, che si preparava alla solita distribuzione clientelare a pioggia che ne ha caratterizzato l’azione e che non sarebbe stato approvato dall’Unione Europea.

ma questa non è un’attenuante, considerando che lui è in grado di svolgere un ruolo determinante nella politica europea, quasi di leader potenziale.

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quasi per dare un messaggio anche visivo, Draghi non ha cambiato il ministro della Salute, Speranza, che io giudico un cattivo ministro, anche se potrebbe dispiacermi dirlo, ma ho promesso di non essere ideologico.

lascerò quindi da parte la valutazione delle chiacchiere, per limitarmi a quella delle azioni compiute: certo, in base ad una mentalità di massa confusa e condividendo gli errori col ceto dirigente del paese, nella sostanza; ma se non condividi tu stesso quel che fai, che cosa governi a fare? meglio stare all’opposizione.

il mio giudizio va articolato meglio? è Speranza che ha sbagliato tutte le mosse alla prima comparsa del virus oramai più di un anno fa, ed ha un solo grande merito: il lockdown crudo e duro della primavera scorsa, che ci aveva portato quasi fuori dalla pandemia; ma poi è Speranza che ha riaperto un paio di settimane troppo presto, per salvare il Ferragosto, è Speranza che non si è opposto al referendum di settembre, che ha agito da moltiplicatore – e che andava rinviato ancora; soprattutto è Speranza che si è adeguato negli ultimi mesi alla linea ultima del conviviamo col virus senza dirlo, purché il numero dei morti resti sotto controllo – che vuol dire, orrore!, non più di 400 al giorno.

e il carattere catastrofico di questa impostazione è abbastanza evidente.

uso il grafico dell’andamento dei morti più aggiornato che ho trovato, e parla da solo.

considero questo dato l’unico veramente attendibile per capire come procede la pandemia; ma per valutarlo bisogna considerare che questo dato si esprime con un ritardo di 2-3 settimane rispetto alle decisioni che si prendono.

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oggi in Italia siamo palesemente all’inizio della terza ondata e, come è evidente, se retrodatiamo di due-tre settimane le cause di questa ripresa della pandemia, essa coincide con l’inizio del governo Draghi.

ma può essere una semplice coincidenza?

in gioco non è il governo, ma sono le varianti?

uso un metodo molto semplice per una verifica: l’andamento dei morti in Germania (che va valutato tenendo conto che qui la popolazione è maggiore della nostra di un terzo).

ci sarebbero diverse considerazioni da fare sull’andamento delle due curve, ma le rinvio ai commenti, eventualmente.

quello che qui e adesso importa è che finora in Germania non si assiste a nessun accenno di terza ondata: lì il lockdown severo produce effetti un po’ migliori, mentre la nostra politica variopinta delle zone colorate appare una tipica soluzione creativa all’italiana per non fare lockdown duri dove servono e cincischiare con provvedimenti ammuìna, fatti tanto per dare l’impressione di fare.

ma questa politica è quella che Speranza attuava già col governo precedente! mi obietta qualcuno.

vero. ma questa politica, come si vede dal primo grafico, stava producendo comunque un graduale miglioramento della situazione, anche se lento: che cosa si può rimproverare allora a Draghi di specifico per l’inversione di tendenza?

ad esempio, la scelta miope di chiudere le scuole e quasi soltanto loro ogni volta che la situazione si aggrava, cioè di colpire un momento della vita sociale meno pericoloso di altri, è sempre stata quella di Speranza e non continua esattamente come prima?

ci dev’essere un fattore specifico nuovo nell’azione del governo che agisce in senso negativo. quale può essere?

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io lo vedo nella composizione stessa del governo, che ha riportato al suo interno le contrapposizioni che prima erano al suo esterno, tra maggioranza parlamentare e opposizione.

questo comporta una estenuante azione di mediazione interna, con uno slittamento continuo delle decisioni.

chi dice che in fondo si tratta soltanto di qualche giorno di ritardo in cambio di un maggiore consenso, non coglie affatto la natura della guerra in corso, la guerra contro il virus, che è poi quella di tutte le guerre: Napoleone perse a Waterloo per un paio d’ore di ritardo dei rinforzi, non per giorni; l’Europa è stata travolta a febbraio per non avere saputo riconoscere che aveva già il virus circolante al suo interno da settimane se non da mesi, e avere pensato che venisse dalla Cina in quel momento, ma poi non avere neppure chiuso tutti i voli e i contatti con l’esterno, come hanno fatto i paesi che si sono salvati.

bastano errori molto piccoli in se stessi, per determinare conseguenze molto gravi: viviamo tutti nella foresta amazzonica di Borges, adesso, dove il battito d’ali di una farfalla provoca un urgano.

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il mio giudizio finale è drastico (ma sarò pronto a rivederlo, se occorrerà):

1. il governo Draghi nasce sul presupposto sbagliato della centralità dell’economia in questo momento e in particolare del suo rilancio per il ritorno alla normalità, come ha detto (presupposto condiviso anche dai suoi critici ideologici di sinistra): ma nessun rilancio del vecchio modello sarà possibile (ammesso che sia auspicabile) su un paese stremato e stravolto da 10-12mila morti al mese per la pandemia.

2. quanto alla strategia vaccinale, individuata come panacea di tutti i nostri mali, seguiamola pure, in mancanza di altro, ma rimane incerta, e lo appare ogni giorno di più, almeno fino a che non avremo le verifiche sul campo dei paesi come Israele o gli Emirati, dove ha già raggiunto una parte importante della popolazione.

3. questo governo è sbagliato sul piano politico, e lo dico da favorevole a forme di unità nazionale in momenti di crisi globale come questa; ma occorreva un governo forte tecnicamente, veramente dei migliori, ed autonomo dai partiti, che provasse ad esprimere una visione più alta di quella che esprimono questi, alla caccia dei consensi del momento.

il lavoro logorante attuale, giorno dopo giorno, per arrivare ad una mediazione, è per avere in sostanza uno Speranza e la sua politica sanitaria come quella da maggio in poi, ma ulteriormente mediata con i negazionisti dell’opposizione più sfegatata, e ci farà perdere la guerra, per ritardi nelle decisioni, anche modesti in se stessi, ma decisivi in momenti di crisi.

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bella forza, arrivare ad un giudizio critico con un mese di ritardo! non potevo allinearmi anche io agli ideologi che avevano già visto tutto un mese fa?

e come potevo? avevano torto un mese fa e lo hanno anche adesso: il mio giudizio negativo sul governo Draghi nasce da valutazioni completamente diverse dalle loro.

alcuni elementi di questa mia critica attuale li avevo anticipati da subito, ma solo adesso mi appare evidente la loro portata effettivamente devastante.

il fiasco di Draghi non è nella politica economica, ma in quella sanitaria; e su questo andava principalmente valutato, perché la salute viene prima dell’economia, e questa priorità doveva essere chiara fin da subito a tutti, anche se mancavano ancora gli elementi concreti per esprimere un giudizio.

allora non sapevamo bene che politica sanitaria avrebbe fatto: la riconferma assurda di Speranza era un indizio grave di sottovalutazione del problema, ma si poteva ancora sperare in qualcosa di diverso.

per non essere ideologici, continuiamo a sperare, quindi, che questa svolta ci sia almeno adesso rispetto ai ritardi e ai pasticci di queste prime quattro settimane.

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