Luca va al lavoro – 125

A. le anatre. B. il covid in fabbrica. C. la politica: 1. Zingaretti. 2. Letta. 3. Renzi. 4. il condono di Draghi.

. . .

A. mentre rientro a casa dal poco lavoro nell’orto consentitomi oggi da una strana infiammazione che ha reso gonfio e violaceo il pollice della mano destra (forse la puntura nascosta di un insetto?), guardo il pollaio delle anatre con i suoi ospiti, drasticamente ridotti da otto a cinque: mancano all’appello due maschi, ma per un qualche errore anche la femmina più feconda, quella che aveva già fatto una decina di uova e si preparava a covare appena raggiunto il numero fatidico di una quindicina, l’abbiamo fatta sgozzare, proprio lei, e me ne rendo conto quando le tolgo le interiora, a spennamento compiuto, e mi ritrovo tra le mani un uovo già pronto e un’altra decina in formazione in scala via via decrescente, dentro di lei, come una collezione di bamboline russe, ma non inserite l’una nell’altra: nella notte però la sua preziosa eredità di uova è pure scomparsa, forse adesso che non c’è più lei a difenderle dai topi.

per fortuna un’altra anatra ne ha già fatte un paio, ma non nel nido predisposto, ma in una buca scavata da lei in un altro angolo del recinto.

le anatre sono animali molto più limitati mentalmente delle galline, ma molto più anarchiche, e non vogliono saperne di luoghi chiusi dove passare la notte: hanno passato l’inverno eroicamente all’aperto, assieme alle faraone, meno propense, tanto che due di queste hanno ceduto ai rigori delle notti gelide; e figurarsi se il nevischio intermittente di marzo pazzo poteva far cambiare loro idea.

potremmo avere dei rimorsi per la strage compiuta, vissuta però con apparente indifferenza dal gruppo, visto che è avvenuta lontano dai loro occhi, e si sono limitate a protestare quando hanno visto le altre finire nel grande sacco di plastica bianco; ma la bontà croccante con cui ha brillato la prima di loro, la più piccola, nel pranzo di oggi ha convinto perfino quel vegetariano di mio figlio…

quanto al padre, vive le contraddizioni della sua visione disincantata del mondo e dunque piena di incredibili contraddizioni.

. . .

B. ma, appunto, scendendo verso casa per il pranzo, ecco Luca che si sta avviando al lavoro in auto e si ferma per due parole: lavora nella stessa fabbrica di tondino di Mattia, due case più in là, e commentiamo l’incidente sul lavoro nel quale due giorni fa questi con una martellata si è gravemente fratturato un pollice scivolato fuori posto; lui sta bene, invece, ma va al lavoro preoccupato: una quarantina di colleghi suoi sono a casa col covid su 200 circa che lavorano lì dentro, e la situazione è ben peggiore di un anno fa, quando un bel febbrone se lo fece anche lui, ma nessuno sa se fosse covid oppure no, perché non si facevano tamponi a chi non era così grave da finire in ospedale.

peraltro racconta anche di qualche vaccinato, sulla base di notizie raccolte qua e là: chi ha avuto un febbrone per tre o quattro giorni, ma è naturale se gli si inocula un virus dell’influenza, sia pure modificato, no? chi invece ha avuto la vista sfuocata per una settimana, e questo convince già molto di meno; forse sono leggende metropolitane, forse sono notizie ingigantite, ma le riporto come esempio di quel che circola tra la gente reale.

ma del resto il Sindaco ha appena mandato un messaggio via whatsapp per dire che la vaccinazione per chi ha meno di ottant’anni è al momento una falsa notizia, mentre gli ultraottantenni devono recarsi alla sede ASL un giorno della prossima settimana, a una quindicina di km da qui, e quindi si dovranno organizzare…

la fabbrica si conferma come il luogo preferenziale del contagio, almeno qui, dove l’etica del lavoro è peggio che giapponese e molti vanno a lavorare anche con la febbre, se appena possono, e ci sarebbe da chiedersi perché, se non fosse un’abitudine atavica imparata in queste terre povere, dove la sopravvivenza, per secoli, è dipesa da una capacità di sgobbare quasi disumana, e chi non ce l’aveva probabilmente è stato cancellato dalla selezione del più adatto a questo ambiente.

e comunque Luca riparte, dopo che ci siamo scambiati reciprocamente gli scongiuri.

. . .

C. oggi sono queste, che mi ha dato Luca, le notizie che mi sembrano più politiche e più importanti.

sarà il covid la causa per cui l’attualità politica ufficiale mi coinvolge sempre meno?

per ora registro lo sconcertante parallelismo tra biografia e storia collettiva: a vent’anni il Sessantotto, a 72 il covid e i lockdown; a vent’anni la voglia di trasformare il mondo e la forza di combattere le forme più ottuse del potere; dopo sei dozzine d’anni di vita, un senso di frustrazione che diventa la voglia di evitare le parole inutili.

eppure la pandemia agisce anche come il grande schermo dietro il quale passano inosservate le scelte che contano nelle nostre vite.

ma forse posso cavarmela dedicando ad ogni tema mezza frase o poco più.

. . .

1. se ne è andato Zingaretti dal posto di segretario del Partito Democratico, dove era stato messo dalla stessa legge di ferro della selezione anti-darwininana che l’ha guidato negli ultimi anni: non era assolutamente adatto al ruolo, dubito che lo sia anche a quello di presidente della Regione Lazio, e l’ha confermato il modo sconcertante in cui le ha date in una grottesca imitazione di Mao Tse Tung, solo che invece di sparare davvero contro il Quartier Generale, si è sparato da solo nelle parti basse – in altro modo non possono essere definite.

2. Letta fu un presidente del Consiglio piuttosto incolore e parve un coniglio tirato fuori dal cappello dal buon monarca Napolitano; Renzi lo fece fuori facilmente, con la complicità di tutto il suo partito, compreso Bersani, per chi l’avesse dimenticato; nella sventura politica ha rivelato tuttavia doti di coerenza insolite da quelle parti; sto a vedere: intanto sta cercando di dimostrare di non essere un Re Travicello; ha almeno una visione e ha fatto fare un salto di qualità alla leadership; per fare che cosa, si vedrà; sospendo nuovamente il giudizio; quanto allo ius soli è un provvedimento di tale sensatezza e direi perfino ovvietà, per una società che non vuole suicidarsi, che, purtroppo, temo che sarà soltanto una bandierina.

3. Renzi prosegue nella sua traiettoria distruttiva di chiunque gli stia accanto, come sempre; oramai è evidente che l’abbattimento del governo Conte era il titolo di merito che voleva acquisire verso la destra; si prepara a quello che è sempre stato il suo obiettivo: diventare l’erede di Berlusconi; l’incredibile sostegno all’idea del ponte di Messina (ma meglio il tunnel immaginato da Conte, semmai!) è il cemento della nuova unità d’azione, e uso la metafora del cemento non a caso; la manovra porterà alla dissoluzione del suo partitino, del resto insignificante, ma a lui non importa nulla; il suo unico obiettivo è lui stesso e il suo successo; rimpiango l’antica Grecia, dove un personaggio simile sarebbe stato esiliato dall’assemblea popolare per manifesto narcisismo, e direttamente in Arabia.

4. l’opinione che sarebbe più importante avere è quella che riguarda il condono, allegato per l’ennesima volta al decreto sull’emergenza economica da covid, ma purtroppo non sono in grado di formarmela chiara: la nostra cosiddetta informazione, scritta per una tifoseria partitica temo oramai quasi inesistente, insiste quasi esclusivamente sui retroscena, i contrasti, le piccinerie di chi ha vinto e chi ha perso e si guarda bene dal definire con precisione i contenuti oggettivi del provvedimento.

non c’è un quotidiano online che faccia eccezione a questo andazzo, anche se il vertice della dis-informazione degenerata lo raggiunge, come al solito, Repubblica; e viene da chiedersi se ha un senso che lo stato continui a sostenere finanziariamente una stampa simile, sostanzialmente facendoci pagare con i fondi pubblici i manipolatori privati dell’informazione.

comunque mi affido al Sole 24 ore per capire come funzionerà questo che Draghi ha ammesso che è un nuovo condono; e di condono in condono oramai la credibilità dello stato è morta.

è uno stato che ha accumulato 61 milioni di cartelle fiscali, cioè praticamente una a testa, facendo una media ingiusta, perché certamente vi è ancora una maggioranza che le paga, ma forse non per molto, visto che ogni due o tre anni subentra un condono e dunque vale la pena di resistere.

intanto con questo provvedimento si cancellano le cartelle del penultimo decennio, dal 2000 al 2010, escluse le multe stradali, i pagamenti di danni erariali, cioè quelli dovuti da funzionari o dipendenti dello stato per negligenza o colpa, e i debiti per il recupero di aiuti di Stato indebitamente percepiti; il Sole 24 ore non lo dice, lo dice il Corriere: sono solo le cartelle fino a 5mila euro.

occorre inoltre non avere un reddito superiore a 30mila euro annui – il che agevolerà indubbiamente gli evasori fiscali.

dovrebbero essere 16 milioni di cartelle che verranno cancellate in questo modo; ne resteranno da riscuotere ancora 45 milioni, un numero più che sufficiente per non uscire dalla paralisi.

per queste l’accordo è che si proceda ad una ulteriore cancellazione nel quadro di una riforma delle procedure di riscossione da fare: si è deciso che in questo caso verranno cancellati i crediti del penultimo quinquennio dichiarati inesigibili, cioè quelli per i quali l’agente della riscossione non avrà avviato procedure esecutive o per la definizione agevolata .

tutto questo è tranquillamente ripugnante per gli onesti, beffati ancora una volta da quella che sembra la solida maggioranza politica dei disonesti (hanno fatto blocco con le destre anche i 5Stelle, attenti come sempre soprattutto all’onestà degli altri).

ma d’altro canto lo stato, che ha accumulato più di 60 milioni di crediti non riscossi, palesemente non è neppure in grado di provare a farlo e occorre trovare qualche modo per darci un taglio e potere ricominciare a funzionare.

piuttosto, la domanda che mi rimane aperta è come mai, dopo decenni di condoni, ci troviamo ancora con una massa simile di cartelle al vento.

ha ragione Draghi quando dice che «è chiaro che sulle cartelle lo Stato non ha più funzionato, uno Stato che ha permesso l’accumulo di milioni e milioni di cartelle che non si possono esigere: bisogna cambiare qualcosa», ma magari noi ci aspettavamo che cambiasse le procedure per riscuotere, piuttosto che cancellare il debito dei renitenti alle regole.

ci viene spiegato che in 9 casi su 10 oramai non sono in sostanza più esigibili o perché di persone decedute (e gli eredi?) o ditte fallite o perché negli anni già si è cercato già in più modi di riscuotere senza successo: ma il terzo gruppo mi pare impropriamente associato agli altri due, per i quali la cancellazione dovrebbe essere ovvia (sempre che non ci siano eredi o persone fisiche in grado comunque di fare fronte al debito).

e con queste domande lascio il campo a chi ne capisce più di me.

. . .

ma si può ben capire se, con questi chiari di luna, preferisco occuparmi delle mie anatre.

7 commenti

  1. No, le fabbriche non sono il luogo privilegiato del contagio solo dalle tue parti, e non credo c’entri l’etica del lavoro: abbiamo letto notizie di persone multate perché sorprese per strada a fare *qualunque cosa*, addirittura visto video di poliziotti che inseguivano un povero cristo che faceva jogging per strada… quante volte hai letto di fabbriche chiuse perché non rispettavano gli standard di protezione individuale? Senza considerare che c’è gente che va a lavorare con la febbre perché se sta a casa rischia il posto…

    "Mi piace"

    • sono d’accordo con quel che dici, lo vedo più come integrazione che come negazione o critica.

      tuttavia credo che nel Nord vi sia un’etica del lavoro più rigida e a volte perfino assurda (che si confonde con l’etica del guadagno a tutti i costi…), rispetto ad altre regioni d’Italia, che hanno una concezione dell’etica del lavoro un po’ più elastica (ma a volte anche opportunistica)

      "Mi piace"

        • di chi è questa frase? google mi rimanda soltanto ad una pagina facebook, alla quale non posso accedere per i noti motivi.

          in ogni caso chi l’ha scritta ha dimenticato di aggiungere, a del lavoro, SALARIATO.

          e forse non sono del tutto d’accordo neppure così: ci sono forme di lavoro dipendente che non sono affatto schiavistiche, anche se non potrebbero essere definite propriamente salariate.

          è il lavoro di fabbrica o dei campi sotto padrone che è un lavoro da moderni schiavi, dichiarati liberi, ma poi asserviti economicamente.

          ma il lavoro non ha soltanto questa forma; la nostra Costituzione ha posto il lavoro al centro della vita sociale, come valore positivo, e io sto con la Costituzione antifascista.

          il rifiuto radicale del lavoro è tipico della post-modernità ed è un valore che caratterizza le classi parassitarie privilegiate, per dirla in marxismo classico, che funziona sempre bene in certe circostanze.

          il rifiuto del lavoro per se stessi, tanto lo fanno degli altri, possibilmente degli immigrati senza diritti, è il cemento non esplicito del pensiero di destra contemporaneo.

          "Mi piace"

          • Ero convinto fosse una frase di Marx, ma ho sbagliato a non controllare.

            Comunque sono considerazioni corrette, assolutamente: ma direi piuttosto che il lavoro dalle destre è ritenuto obbligatorio per le classi subalterne (in generale, non solo di immigrati). È questa mentalità, propagandata in modo martellante e quindi, ad un certo punto, introiettata, che porta ad andare in fabbrica anche con la febbre a 40.

            "Mi piace"

            • la discussione aiuta a precisare le idee da entrambe le parti…

              quello che a me pare, ora che vivo in mezzo a questa gente, che lavora in fabbrica duramente e poi viene a casa e lavora ancora altre ore dure a fare l’agricoltore, è che la propaganda dei padroni contemporanei non basta del tutto.

              è una vita così dura che poi a molti non lascia altro spazio che l’intossicazione, da alcool o da sostanze, per tirare il fiato.

              anche la mia spiegazione è carente, me ne rendo conto: nel Meridione la vita dei contadini non era meno dura, ma non si è sviluppata un’etica del lavoro simile.
              e allora? credo che si debba mettere in evidenza il fattore religioso tradizionale:
              al sud sopravvivenza delle forme di pensiero della latinità pagana, che considerava il lavoro degradante e umiliante;
              al nord penetrazione più profonda del pensiero cristiano in un terreno più vergine, che ha capovolto i valori, portato al disprezzo dell’otium e all’esaltazione del labor, che in latino era la sofferenza.
              lavoro come sofferenza espiatoria; e presenza diffusa della regola benedettina: ora et labora. la Valle Sabbia fu bonificata nel Medio Evo dai benedettini…

              "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...