la nuova cortina di ferro, del covid ed oltre – 155

come ha detto bene un mio commentatore, andrea c., ormai sembra molto improbabile (per non dire impossibile) poter sconfiggere la pandemia solo col vaccino, sia perché ci sono varianti che quasi certamente ci costringeranno a ripetere le vaccinazioni in maniera periodica (come avviene con l’influenza), sia perché in gran parte del mondo si sta vaccinando con criteri “sovranisti” (America, Israele e UK in primis), senza condividere il vaccino coi Paesi più poveri, senza ampliare la produzione a scapito dei brevetti… e a vaccinare tutto il mondo, ammesso che ci si riesca, ci vorranno anni.

ma noi siamo così concentrati sulle preoccupazioni immediate che nascono da questa pandemia, che non ci rendiamo dei fenomeni macroscopici che produce; non vediamo che sta riplasmando il mondo.

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certamente non potrà essere risolutiva la vaccinazione, se verrà condotta come ora, con una miopia mostruosa, in chiave neo-sovranista, ciascuno per sé, e lasciando fuori i mondi più fragili, da dove il virus tornerà ad aggredirci con le sue varianti incattivite.

ma allora, se la strategia vaccinale, adottata dal mondo occidentale come arma principale di contrasto della pandemia, non sarà risolutiva contro il virus, come tutto fa pensare, questo ci porterà ad un mondo spaccato in due parti tendenzialmente non comunicanti:

una parte del mondo completamente libera dal virus (Cina, Vietnam, Nuova Zelanda, Australia), grazie ad un intreccio mirato di lockdown efficaci e di vaccinazioni mirate, dovrà necessariamente isolarsi dagli altri paesi

e un’altra parte del mondo che ne resterà probabilmente attraversata per sempre, in sottofondo, anche negli anni futuri e che dovrà affidarsi a vaccinazioni periodiche per contenere il problema, senza riuscire ad eliminarlo mai del tutto, anzi forse, in fondo, senza neppure volerlo fare.

trovo questa immagine del mondo futuro, ma in qualche modo già presente, terribilmente tragica ed angosciosa: mi spaventa l’idea che si dovrà vivere in un possibile futuro – più gli altri che me stesso, però – come parte di una umanità obbligata per legge a vivere sottoponendosi a uno o più vaccini annuali, per la sopravvivenza del virus nelle sue diverse varianti.

paludose sabbie mobili dove l’Occidente affonderà lentamente.

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ma c’è perfino di peggio: l’aspetto politico, economico e perfino militare di questa nuova situazione che si va profilando.

riusciamo a pensare davvero ad un pianeta spaccato in due?

è pensabile un’Asia quasi autosufficiente? che limita via via i suoi rapporti commerciali con l’Occidente, come sarà necessario fare, per contenere la diffusione del virus, riducendoli all’acquisto delle materie prime indispensabili che le mancano, a cominciare dal petrolio o dai prodotti minerari dell’Africa, ma chiudendo l’esportazione delle cosiddette terre rare, indispensabili per lo sviluppo dei prodotti informatici e con questo piegando definitivamente l’Occidente ad una inferiorità tecnologica, almeno per una lunga fase.

ed è pensabile un Occidente rinchiuso in se stesso e non comunicante più con l’Asia?

e con quali enormi conseguenze sulla nostra attività economica e sui nostri livelli di benessere?

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la mia oggi declinante generazione viveva, bambina, ben consapevole di essere al di qua di una solida cortina di ferro che tagliava in due l’Europa, dall’Elba e divideva in due parti asimmetriche la Germania, scendendo poi fino all’Albania, non si sa bene attraverso quali percorsi, perché l’Austria era chiaramente dei nostri, anche se neutrale, e la cortina forse raggiungeva il mare a Trieste, perché lì iniziava la Jugoslavia, altrettanto neutrale, ma forse era dei loro, dei russi, ma forse anche no, perché si diceva leader dei paesi non allineati.

non si comunicava tra le due parti dell’Europa, anche se mi rendo conto che raccontare questa situazione di settant’anni fa oggi trasporta la mente in territori quasi favolosi.

però questa esperienza mi rende più attento a cogliere i segnali di una nuova cortina di ferro possibile, che è già in gestazione da almeno un decennio, ma che l’epidemia di covid sta rendendo molto più prossima e attuale.

l’epidemia appare il potente acceleratore del declino dell’Occidente che già era in atto ad un ritmo rallentato (oltre che della crisi ecologica planetaria).

ma noi, che l’abbiamo vissuta la cortina di ferro, ricordiamo bene che uno degli aspetti più angoscianti di questa situazione era che si viveva perennemente sotto il ricatto psicologico di una guerra fra i due mondi, che poteva essere possibile in qualunque momento e che poteva iniziare perfino per qualche semplice errore, come in effetti avvenne e non per una volta sola.

il mondo ha già dimenticato l’oscuro ufficiale sovietico che salvò l’umanità da una guerra atomica planetaria perché si rifiutò di attuare i protocolli previsti a seguito del falso allarme ricevuto di un attacco nucleare americano in corso.

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e adesso stiamo scivolando di nuovo in una nuova cortina di ferro, ma con una variante che la rende ancora più pericolosa: che settant’anni fa la povertà era dall’altra parte della cortina, e invece questa volta sarà di qua, dalla parte di una umanità incattivita dal lusso goduto fino ad ora e ancora di più dal fatto di perderlo.

in queste ore stiamo tornando ad un clima simile?

solo un blog attento dà il giusto rilievo alla concentrazione insolita di mezzi anfibi d’assalto russi che, dalla flotta del mar Caspio, arrivano in queste ore a Rostov sul Don.

Mosca sta spostando nel Mar Nero tutta la capacità di assalto anfibio disponibile, proprio mentre Erdogan si schiera con l’Ucraina e afferma che non riconoscerà mai l’annessione della Crimea russa alla Russia, nonostante la conferma di un referendum dai risultati favorevoli assolutamente schiacciante.

in Europa orientale la NATO risponde con manovre militari.

la prospettiva è quella di uno scontro militare in Ucraina in piena pandemia?

anticipazione di scontri ancora più vasti?

navi da assalto anfibio della flotta del mar Caspio arrivano a Rostov sul Don

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