finalmente raggiunta l’immunità del gregge – 158

festeggiamo l’immunità del gregge finalmente raggiunta: totalmente protetto da ogni pensiero critico, da ogni dubbio fastidioso, fedelmente rassegnato al sistema informativo che gli impazza intorno spingendoci tutti in uno stato completamente confusionale che è quello che permette di controllarci meglio.

quanto all’immunità sociale dal covid, questo è un altro discorso: oramai è chiaro che non si raggiungerà mai, visto che gli anticorpi durano meno di un anno e le varianti si creano ad un ritmo ben più veloce.

ma non ditelo al gregge, gli darebbe fastidio saperlo; del resto, se volesse, lo saprebbe già, e niente è più spontaneo che chiudere gli occhi di fronte ad una tragedia inevitabile.

. . .

in ambienti medici responsabili si ricorda che l’immunità vaccinale che si allarga attorno alle varianti già note può agire come forza che stimola la produzione di varianti nuove, ma anche questo è un discorso sommamente inopportuno, anzi impopolare, anzi impopulista.

neppure vale ricordare che gli eventi avversi verificatisi e documentati con i vaccini a M-RNA messaggero (Pfizer e Moderna) sono ben più numerosi di quelli verificatisi con Astrazeneca o altri vaccini di impianto più tradizionale; la campagna bene orchestrata a favore dei primi ha già vinto ed oramai è ufficiale che sono loro i vaccini del futuro; gli altri verranno abbandonati e ci si concentrerà sui più costosi, per la gioia di BigPharma.

nel frattempo, tutti a magnificare i risultati straordinari delle campagne vaccinali inglese ed israeliana, peraltro combinate con dei lockdown molto duri (e non si sa quanto abbia contribuito alla situazione attuale quel tipo di lockdown e quanto i vaccini).

invece il silenzio complice cala sul fatto che negli USA, dove i lockdown non ci sono, i contagi crescono via via che la campagna vaccinale si sviluppa.

. . .

ma naturalmente le campagne di immunizzazione e vaccinazione mentale funzionano anche perché chi le rifiuta non ha nessuna alternativa: diciamolo chiaro, anzi, me lo dico chiaro.

da una parte sta una narrazione semplice e chiara, vincente: ora ci vacciniamo tutti, ritorna la normalità (cioè la corsa drogata al suicidio ambientale, al momento solo vagamente rallentata); chi non si vaccina è un sabotatore e vedremo di escluderlo dalla comunità civile con gli opportuni pass; basta che ci vacciniamo tutti o quasi, e questo succederà presto, mentre ci prendiamo qualche rischio ben calcolato (sulla pelle degli altri, sulla pelle dei morti).

bene, pensatore critico bortocal, che cos’hai da dire di contrario? dacci la tua verità.

purtroppo noi non abbiamo verità, abbiamo solo dubbi; inanelliamo un forse no dove gli altri hanno inciso a lettere di fuoco certamente sì.

e non basta: abbiamo dubbi diversi gli uni dagli altri, noi che dubitiamo: siamo continuamente in dissenso, sia pure costruttivo per noi.

ma la massa non ha bisogno di dubbi, vuole certezze e certezze positive.

. . .

è una faccenda di fede.

non esisterebbero le religioni, se le masse non avessero bisogno di promesse.

non importa se certe, non importa neppure se somiglianti a truffe.

perfino una truffa accertata, che ci mantiene tranquilli per un po’, è migliore di un dubbio che ci condanna alla paura.

taci, allora, stupido blogger seminatore di dubbi, di cui neppure tu sei certo.

se non puoi dare al gregge che corre verso il burrone nessuna certezza che c’è qualcosa di meglio del burrone.

35 commenti

  1. Ti faccio presente che due frasi che hai scritto (quella sull’immunità di gregge che non si raggiungerà mai e quella sul ritorno alla normalità) potrebbero aprire la strada ad un inedito futuro: una convivenza col Covid “a bassa velocità”. Accadrà? Non lo credo. C’è da sperarlo? Chissà.

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    • la seconda frase sul ritorno alla normalità (o definita tale) non è mia, comunque hai ragione di dire che è possibile la combinazione dei due scenari in una cosiddetta normalità, ma senza immunità di gregge.
      questo, se non altro, è il disegno della nostra classe dirigente, non sempre detto chiaramente, però evidente oramai.

      neppure io ci credo molto, visto che le varianti che si stanno affacciando diventano sempre più cattive.

      la vita di prima, ma con la mascherina a vita…; a me pare un controsenso; ed è comunque uno scenario che non mi riguarda personalmente – e chiedo scusa se oramai divento più individualista di sempre.

      ma siccome non abbiamo certezze, teniamoci l’ipotesi di una pandemia che farà comunque qualche decina di milioni di morti, come sempre è successo, ma spalmati nell’arco di qualche decennio, grazie alle conoscenze scientifiche potenziate; così saremo tutti contenti; e degli ultimi morti di covid nella catastrofe ambientale finale non fregherà neppure più niente a nessuno.

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  2. @ fla 21 APRILE 2021 ALLE 21:46
    a questo punto potresti procedere accusando direttamente l’entropia. Infatti l’acqua scende dalle montagne…

    ma a non tutti piace seguirla; l’amore per i viaggi è un gene, come quello che fa arrotolare la lingua a cilindretto, e se non ce l’hai, non potrai mai farlo.
    guardando l’acqua che scende dalle montagne c’è chi sta bene sulla riva a guardarla e chi non può fare a meno di montare su una canoa e scendere con lei verso il mare…

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  3. Io ho fatto il vaccino la scorsa settimana (astraZ, prima dose)
    Che dirti? Sono contenta, anche se so che dovrò stare attentissima ugualmente.
    Io sono atea, e non ho bisogno di una religione per reggermi in piedi e vivere perciò la considero una svolta, una possibilità per andare avanti pur, ripeto, tra tante cautele. Certo, le varianti preoccupano e non poco ma, per ora, non riesco a pensare oltre, mi affido alla Scienza, sperando di arrivare bene alla seconda dose. Ciao!

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    • cara Rosalba, dici che non hai bisogno di una religione per tenerti in piedi? ma la tua religione è la Scienza, non a caso l’hai scritta con la maiuscola.

      il bisogno di una religione è tipicamente umano, è una struttura profonda della nostra mente e nessuno riesce veramente a prescinderne: anche io ho la mia religione, e ne sono consapevole: la chiamo ateismo, ma provo a scriverla con la minuscola.

      ciao! – scusa questa risposta, che vuole essere affettuosa e non so se riesce a farlo capire.

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      • Non ho messo la maiuscola perché mi sono ‘inginocchiata’, ma perché mi sono ‘alzata’.
        Il pensiero scientifico – quello vero, non astratto – mi ha fatto crescere e mi farà crescere ancora.
        E in questo pensiero includo anche l’Arte e la conoscenza della Psiche, intuita da Marx (l’ho già raccontato) persa per strada e poi ritrovata da più di sessanta anni a questa parte.
        Cosa centra tutto questo con la fissità del dogma della/e religione/i?
        O meglio, perché mi vuoi attribuire ugualmente una religione perché ho messo una maiuscola… (e di proposito)?

        Sarebbe interessante invece andare alla radice del pensiero religioso, per vedere da dove nasce e cosa nasconde, o forse cosa ancora afferma, dopo millenni di Storia …

        Abbiamo impostazioni di pensiero diverse per cui, riguardo questo argomento, preferisco fermarmi per evitare equivoci o discorsi parziali che mi dispiacerebbero ancora di più.
        Anche la mia risposta è affettuosa, ciao!

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        • Per rompere gli scambi affettuosi mi intrometto come un elefante nella sala dei cristalli. La religione può essere artistica, scientifica, filosofica ecc. Ogni attività umana dove ci sono degli assiomi può essere chiamata religione. “Mi affido alla Scienza” indica un atto di fede senza necessità di spiegazione.

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        • ciao, carissima. la discussione dovrebbe essere distesa, ma so che in rete è facile vedere degli intenti polemici anche dove non ce ne sono.
          non ho voluto attribuirti nessuna religione specifica, capisco bene che non ne hai; però mi pare che abbiamo due idee diverse di che cosa sia la religione e probabilmente anche due idee diverse di che cosa sia la scienza, e la difficoltà di capirsi nasce da qui.
          infatti per me Marx non è affatto scientifico, anche se lui pretendeva di esserlo e chiamò scientifico il suo socialismo.
          per me Marx è un pensatore prettamente religioso, il fondatore di una nuova religione, che però non si è rivelata troppo vitale.

          io credo che il fondamento del pensiero religioso sia il bisogno di una fede, sia pure irrazionale e non confermata; il pensiero religioso si traduce poi, generalmente, in religioni positive, ciascuna col suo contorno di credenze e riti; e queste religioni adempiono alla funzione fondamentale di cementare determinati gruppi sociali in contrapposizione ad altri.
          quindi, in queste due diverse forme, la religione adempie due insostituibili funzioni aggregative delle società umane, ed è una forma mentis necessaria della nostra organizzazione mentale – anche se questo non la rende affatto più vera da un punto di vista autenticamente scientifico.

          è chiaro che abbiamo impostazioni di pensiero diverse su questo argomento! questo potrebbe rendere il dialogo ancora più interessante, almeno fino al momento in cui non le abbiamo capite meglio, reciprocamente.
          ciao!

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          • Ciao Mauro, infatti Marx si è perso per strada e, con lui, il diciannovenne geniale della ‘lettera al padre’ (di cui ho già scritto: K.Marx, Lettera al padre”, 10 nov.1837)
            In quel tempo non era ancora religioso, la sua fu una grande e splendida intuizione … Il resto lo conosciamo.

            Piu che le religioni è il pensiero ‘religioso’ su cui esse si basano che opprime, perché invisibile e sfuggente e profondamente radicato.
            Dialogare su queste cose è difficilissimo. Come ti ho detto in altri commenti, io ho dovuto ritrovare il mio pensiero ‘scientifico’ perché, provengo anch’io da una cultura religiosa (con qualche infiltrazione pagana dovuta ad antiche culture 🙂

            Noi non nasciamo religiosi, ma ricchi di fantasia, e liberi.
            Usciti dall’utero materno, il nostro primo, e sconvolgente, ‘incontro’ è con la luce che attiva tutte le nostre funzioni vitali … ed è per questo che poi respiriamo, piangiamo e … sogniamo.
            L’ impatto con il mondo e con tutti i suoi urti e rumori, provoca in noi un’ immediata ‘pulsione di annullamento’ contro di esso: lo facciamo ‘sparire’, ‘non c’è più’ , tantomeno, possiamo ritornare nell’utero materno …
            Ma, nel silenzio creato dalla pulsione di annullamento, noi ricreiamo, con ‘la capacita di immaginare’, la memoria del liquido amniotico che ci ha nutriti, scaldati, accarezzati, e dal quale ci siamo separati, nascendo: ed è da questa ‘capacita di immaginare’ che nasce il nostro pensiero, e tutto ciò avviene quasi simultaneamente, e irrazionalmente, quando il primo fotone colpisce la nostra retina.
            E la memoria del liquido amniotico, di quella prima esperienza avuta, rimarrà per sempre dentro di noi, riemergendo, a volte, inconsciamente, nei momenti più belli.

            Quindi il nostro pensiero nasce dalla biologia, è scientificamente provato ormai da decenni. (Teoria della nascita di M.Fagioli). Ora potrai comprendere ancora di più quando parlo di pensiero scientifico, e non religioso – con tutto il rispetto .

            (Mi sembra di aver letto che sei anche medico. Allora sai meglio di me che non c’è possibilità di vita umana per chi nasce prima della ventiquattresima settimana di gestazione, perché la retina non si è ancora formata e, senza retina, non si attivano le funzioni vitali quindi, di conseguenza, neppure il pensiero).
            Oltre ad essere una Teoria scientifica profondamente esatta, è anche molto poetica e bella.

            (Ti ringrazio in anticipo e ti chiedo ti tenere qui questo commento – di non evidenziarlo cioè nel diario collettivo di fine settimana – perché essendo un tema molto delicato, non vorrei urtare, o ferire, le convinzioni di altre persone).
            Grazie, ciao!

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            • capisco meglio che cosa intendi, ora. e forse questo mi aiuta a capire meglio che cosa intendo io – ma non è strano che il dialogo con posizioni (un poco) diverse ci aiuti a mettere a fuoco quello che pensiamo.

              identificando il pensiero religioso proprio con la fede come atteggiamento mentale, io lo riconduco al mondo soggettivo della fantasia, nel quale si colloca però anche come una manifestazione della volontà: la fede infatti è la volontà che la realtà sia come vogliamo che sia.
              in questo senso anche la scienza positivistica dell’Ottocento in cui credeva anche Marx mi appare come una forma di fede: la certezza, soltanto soggettiva, che il mondo sia assolutamente razionale e dominabile: il progetto di “cambiare il mondo”.

              questa fantasia del mondo come lo vogliamo diventa anche un insieme di riti, credenze, rappresentazioni collettive e dunque in qualche modo obbligate e inibitrici della libera fantasia individuale, come giustamente dici tu. ma questo carattere oppressivo del pensiero religioso è secondario, non primario, secondo me. perché il singolo ha sempre la possibilità di distaccarsi dalla religiosità di gruppo in nome di di una sua propria (se ne ha le capacità).
              in alcuni casi il singolo può perfino rifiutare ogni forma di fede, cioè di convinzione che la realtà sia modellata sui suoi bisogni mentali, e scoprire invece l’universo inquietante del dubbio, della mancanza di certezze, del nulla: e la forma del pensiero scientifico nasce, secondo me, quando si arriva a questo stadio dove la religiosità non è più pensiero religioso, ma soltanto emozione e inquietudine su quella che ci appare come mancanza di senso del tutto, quando scopriamo che la realtà ha una esistenza propria, indipendente da quello che pensiamo e sentiamo – pure se resta una creazione della nostra mente, strano paradosso!

              anche questa è una forma di religiosità, cioè una raffigurazione del mondo, ma senza fede e come rifiuto del pensiero religioso; è quello che io chiamo nichilismo positivo: un modo di raffigurarsi il mondo che accetta la religiosità come pura emozione e non come sistema di pensiero.

              – no, non sono medico; oggi non ho più una professione, salvo quella dell’asino sapiente ;-), ma fino a qualche anno fa sono stato insegnante – con l’aspirazione di essere un maestro vero, come Caproni… o Manzi – e poi per molti anni ho svolto quella forma di insegnamento diverso che può essere fare il preside.

              tranquilla: questo dialogo non finirà nella rubrica settimanale – ma questa volta quindicinale – del fuoriblog, ma per la semplice ragione che si sta svolgendo in casa, per così dire.

              non credo però che l’esposizione delle proprie idee, se serena e tranquilla, dovrebbe mai urtare nessuno, salvo i rozzi che rifiutano il confronto per paura che possa incrinare le loro certezze; ma un blog è bello per questo, che non obbliga nessuno ad ascoltarci e parla soltanto a chi ci viene a cercare.

              ciao! buona giornata.

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    • ahaha. bellissima metafora…

      mi hai fatto ricordare che l’anno scorso in Sri Lanka ho dovuto salvare una vaccherella che era finita in una situazione simile, con l’aiuto di un contadino di passaggio… – nessuna metafora, allora. 😉

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        • sto cercando di ricordarmi la mia vaccherella cingalese… – mi pare che fosse esausta e poco disposta a fare salti una volta salvata: chissà da quanto era in quel condotto aperto di cemento sotto il sole, credo che fosse vicina a morire. però purtroppo ho perso foto e filmati anche di questo viaggio, come sai.

          però sono troppo pessimista, perché le foto pubblicate sul blog invece sono sopravvissute; e tra queste ce n’è una anche sua, eheh…

          https://corpus15.wordpress.com/2020/03/06/e-a-uppuveli-finalmente-un-cane-mi-ha-morso-bortolindie-23-92/

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            • i miei ricordi attuali sono molto vaghi, ma la cronaca di un anno fa è invece molto precisa: neppure in due ci riuscimmo e io la lasciai al contadino che era sopraggiunto e che aveva chiamato alcuni amici in soccorso, prima che questi arrivassero.

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              • Resta la curiosità se fossero riusciti a tirarla fuori. Erano problemi d’altri tempi. Ora devono ben guardarsi dalla vicina India per evitare l’ecatombe.

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                • secondo me l’hanno tirata fuori e se la sono anche mangiata: ci sono vacche randagie, a volte, anche in Sri Lanka, come in India, anche se molte di meno, e per il motivo che gli indù sono una minoranza (i tamil!) e quindi le vacche qui non sono affatto sacre, per i più.

                  gli amici singalesi dell’anno scorso, che continuano a messaggiarmi su whatsapp, in quell’isola beata, vivono senza sapere più nulla del covid e senza vaccinazioni; e la loro vita sarebbe del tutto normale se fossero tornati i turisti.
                  e infatti mi scrivono soprattutto incuriositi dalla nostra situazione e per sapere se sono ancora vivo, ahaha.,

                  per fortuna i collegamenti con l’India sono quasi soltanto via aereo, anche perché i rapporti non sono troppo buoni, proprio per via dei tamil, oggi definitivamente sottomessi dopo vent’anni di sanguinosa guerra separatista.

                  per la gente comune c’è soltanto un piccolissimo traghetto da un piccolo porto a nord ovest, e costeggia il cosiddetto ponte di Adamo (che non è affatto un ponte, anche se si favoleggia che siano i resti di un immane ponte preistorico), ma penso che potrebbe essere chiuso: io l’anno scorso non riuscii a procurarmi il permesso di passarci, prima che venisse chiuso tutto.
                  c’erano voluti decenni per riaprirlo e credo che l’occasione per fermarlo di nuovo sia stata presa al volo…

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                  • Chissà cosa faranno ai turisti una volta che potranno andare di nuovo da loro. Molte cose cambieranno anche se tornasse la normalità, e se facessi il primo viaggio da loro sono curioso di quello che vedrai facendo il confronto.

                    Il problema di questo ignorare il virus perché da loro è tutto tranquillo credo sia quello che è successo sia in India che Brasile, varianti a parte.

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                    • purtroppo, col ritorno dei turisti, già iniziato in numero ristretto e in selezionatissimi e costosissimi alberghi, il virus ritornerà inevitabilmente, per quanti controlli si facciano. non credo che di turisti indiani ce ne siano molti: anche se lo Sri Lanka è indubbiamente più bello, nel Kerala, che sta lì vicino, si trovano paesaggi abbastanza simili da giustificare che si resti in patria.

                      da novembre hanno avuto un certo numero di morti anche in Sri Lanka (22 milioni di abitanti) fino a un massimo di 12 al giorno e un totale di 620 da inizio pandemia.
                      attualmente sono stati distribuiti quasi un milione di vaccini.
                      non ignorano affatto il virus: hanno avuto mesi tranquillissimi, assolutamente senza morti, ma hanno mantenuto lockdown duri…
                      quanto al clima generale, questo articolo è illuminante: https://www.ilgiornale.it/news/mondo/sri-lanka-cristiani-e-musulmani-morti-covid-verranno-1928038.html

                      stai stuzzicandomi un poco maliziosamente, ma ti sorprenderò: sarei incoerente se mi muovessi adesso, e comunque il pass non potrò averlo.
                      comunque, se tu volessi prendere il mio posto :-), le regole per andarci le trovi qui: https://visti.it/sri-lanka/corona

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                    • … infatti. Io non ho mai capito per quale disegno astrale tu sia finito tra le montagne. Sicuro di non averlo fatto apposta per trovare scuse e viaggiare altrove?

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                    • ahah, che commento malignetto… 🙂
                      ma se io sulle montagne ci finisco anche quando viaggio…
                      posso confermarti comunque che nel mio quadro astrale personalizzato la spiccata propensione per i viaggi c’è e molto chiara.

                      indubbiamente però si è portati a viaggiare molto di più a partire da un posto solitario, che da uno affollato.

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                    • a questo punto potresti procedere accusando direttamente l’entropia. Infatti l’acqua scende dalle montagne…

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