recoveryamoci – 169

quindi neppure Draghi ha veramente risolto le perplessità diffuse che in Europa suscita il sistema politico italiano e ha dovuto buttare sul campo tutto il peso della sua personalità per sbloccare la possibilità di ricevere i fondi del Recovery, perfino se è soltanto generica, al momento.

l’Unione Europea non si fida affatto che l’Italia faccia alcune riforme che richiede, tanto meno nei tempi rapidissimi che sono necessari.

e siccome pochi mesi fa l’Unione ha destinato a noi una quota addirittura debordante dei fondi europei per la ricostruzione post-covid dei diversi paesi, la cosa suscita qualche domanda, capace di spezzare le spiegazioni della propaganda dominante.

vediamone alcune.

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il governo Conte, che ottenne quei fondi, era giudicato più credibile del governo Draghi, che si trova a dovere battagliare per conservarli?

la risposta sembra sì, anche se la classe dirigente di questo paese e i media che ha al suo servizio completo, senza vere alternative valide, hanno fatto passare in queste settimane il messaggio opposto.

sto parlando di credibilità del governo e non delle persone, dato che è evidente che la credibilità personale di Draghi è molto maggiore di quella di Conte.

però l’Unione Europea credeva che un governo di centro neo-democristiano come quello di Conte (che qualcuno vorrebbe far passare per centro-sinistra) potesse fare quelle riforme più incisive che l’Europa ritiene necessarie per toglierci da una stagnazione pluridecennale; invece un governo di centro- destra, ritengono a Bruxelles, giustamente, avrà delle difficoltà molto maggiori, in quanto dovrà mediare con la forza degli interessi consolidati rappresentati dalla destra, che sono la causa principale di questa stagnazione.

le ultime bordate di Salvini contro il governo di cui fa parte devono avere subito costituito un motivo di grande allarme in Europa, dato che un conto è che la destra spari a palle incatenate contro il governo stando all’opposizione; un conto ben diverso è che si spari essendone dentro.

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seconda domanda: ma allora, anche la grande manovra politica di Renzi per sostituire il governo che aveva messo in piedi lui solo un anno prima che senso ha avuto?

evidentemente quello di rischiare di farci perdere i fondi che avevamo ottenuto con la promessa di interventi contro il marciume della nostra vita politica, come la prescrizione?

a me pare di sì.

e allora a favore di chi ha lavorato Renzi e col favore di chi?

della nuova America demokrat, evidentemente, ma non dell’Europa.

e quindi Renzi ha condotto una manovra politica anti-europea e rischia di farci perdere i fondi europei?

evidentemente sì, ma questa osservazione ovvia non si può certo fare, visto che la nostra classe padronale era tutta con lui, col suo killer prezzolato dei governi che stanno antipatici a chi conta.

il rapporto dell’Unione Europea con gli USA rimane problematico, anche con Biden: questo prosegue in sostanza la politica estera trumpiana nei suoi aspetti più sovranisti, solo in modo più diplomatico e soft, e il governo Draghi appare più come la longa manus americana sul continente che come l’espressione di una nuova leadership europea nascente.

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terza osservazione: alla prova dei fatti il progetto di Recovery Fund scritto da Draghi nella più grande segretezza non è risultato più convincente di quello di Conte.

segno evidente che questa difficoltà progettuale non è di questo o quel governo, ma del sistema Italia nel suo complesso.

ma crolla in questa maniera anche la versione, che sembrava consolidata, di un progetto scritto male da Conte e dai suoi ministri, per cui occorreva un nuovo governo più capace.

in realtà Draghi non è stato capace di cambiare radicalmente le cose, ed ora è uscito dal clamoroso rischio di una bocciatura (che correva anche Conte) solo buttando in campo tutta la sua credibilità personale (che Conte, evidentemente, non aveva), ma non basterà.

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i prossimi mesi saranno tremendi per Draghi, e anche per tutti noi (covid a parte) perché dovrà convincere la destra a farsi piegare.

non sono sicuro che possa farcela: avrà in mano un’arma di ricatto della potenza di oltre 200 miliardi, ma non è detto che basti.

in caso negativo, assisteremo al tramonto fulmineo della sua stella e l’unica alternativa credibile diventerà quella di un novo governo che faccia uscire l’Italia dell’Unione Europea e la ri-trasformi però in una portaerei AMERICANA nel Mediterraneo.

l’unica che potrà farlo sarà allora la Meloni, piuttosto che quel guitto di Salvini, troppo compromesso con la Russia, da cui la Meloni, astutamente, si è tenuta ben lontana, restando su posizioni filo-americane classiche per la nostra destra.

ma qualunque previsione è impossibile, dato che non pare che gli USA siano però in grado di sostituire l’Unione Europea nei finanziamenti necessari a impedire il fallimento dello stato italiano; e punteranno piuttosto a servirsi anche di noi per uno spostamento globale dell’Europa su posizioni filo-americane, complice anche la prossima uscita della Merkel dalla politica.

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in queste mani siamo e resteremo: il paese è marcio e scivolato verso il Terzo Mondo o in qualche variante politica di tipo sud-americana; non potrà essere risanato da un uomo solo e, temo, neppure da un’Unione Europea sentita come oramai irrimediabilmente lontana dai nostri standard di inciviltà, approssimazione, privilegio.

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