e Fauci rispose – 175

un giovane e valente amico, Fabio Mombelli, ieri sera ha scritto al prof. Fauci, il Direttore dell’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive degli USA, che tutti abbiamo imparato a conoscere in questi tempi di pandemia:

Dear Professor Fauci, – traduco il resto aiutandomi col traduttore automatico DeepL:

sono uno studente italiano di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano, ma sono anche appassionato di Medicina, che cerco di coltivare nel mio tempo libero cercando pubblicazioni scientifiche recenti che siano di mio interesse. Ho avuto modo, in questi mesi difficili, di apprezzare la qualità della Sua presenza sia nelle televisioni internazionali che in quelle italiane e – in virtù del mio sentito apprezzamento per Lei e per la Sua notevole carriera scientifica – La disturbo per una domanda per la quale non sono ancora riuscito a trovare una risposta soddisfacente.

Tra le critiche che vengono mosse ai vaccini di nuova generazione (tra i quali troviamo sia i vaccini a mRNA che quelli a vettore virale), una delle più notevoli è la mancanza di conoscenza dei possibili effetti collaterali a lungo termine, visto che vengono implementati massicciamente per la prima volta in questa specifica occasione. – Tuttavia, mi chiedo se ci sono delle ragioni realistiche per aspettarsi delle “sorprese” future, o si tratta solo di una speculazione non fondata. In altre parole, è possibile identificare alcuni meccanismi biochimici specifici attivati da tali vaccini che potrebbero essere davvero in grado di “scatenare il caos”?
O è più come “non vado a camminare all’aperto perché un meteorite potrebbe cadere e colpirmi”? Non riesco a capire quantitativamente l’entità di tale “scommessa”. – Se non mi sbaglio, siamo continuamente soggetti all’iniezione di materiale genetico esterno alle nostre cellule, per esempio da parte degli agenti patogeni con cui conviviamo. Pertanto, mi sembra abbastanza difficile che un vaccino anti-Covid (che induce le nostre cellule a produrre alcune copie della proteina spike) possa effettivamente suscitare più preoccupazione per i possibili effetti a lungo termine rispetto al virus stesso, che sfrutta un meccanismo simile basato sull’RNA per infettarci.
Tenderei a dire che i possibili effetti a lungo termine del vaccino sono in ogni caso inferiori (o uguali, nel peggiore dei casi) a quelli associati al virus stesso.

Aggiungo anche un’altra domanda relativa al vaccino Novavax a base di proteine, cosa ne pensa? Può prevedere quando sarà disponibile su larga scala?

La ringrazio molto per la sua attenzione, Cordiali saluti, – Fabio Mombelli

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Wow, non so se ammirare di più il coraggio di Fabio o la disponibilità di Fauci.

perché potrà sembrare incredibile, ma Fauci gli ha risposto, stamattina – esempio di una civiltà che non posso definire altro che superiore:

Grazie per la tua nota. Hai valutato abbastanza correttamente la situazione. Credo che le possibilità che ci siano effetti negativi significativi a lungo termine del vaccino mRNA siano molto, molto basse. Certamente, gli effetti del virus e la sua capacità di avere effetti a lungo termine superano di gran lunga quelli del vaccino stesso. L’mRNA viene degradato piuttosto rapidamente dopo aver codificato la proteina spike. Non c’è alcuna possibilità che entri nel genoma delle vostre cellule e quindi non c’è alcuna ragione per aspettarsi che possiate avere un effetto avverso a lungo termine. Lei ha ragione nel dire che siamo costantemente esposti a virus di tutti i tipi, alcuni dei quali ci fanno ammalare e altri non hanno conseguenze. Pertanto, è estremamente improbabile che la brevissima esposizione a un mRNA degradabile possa causare un problema.
Per quanto riguarda il vaccino Novavax a base di proteine, è probabile che avremo alcuni dati su di esso il mese prossimo. I dati degli studi in altri paesi indicano che avrà un alto grado di efficacia e probabilmente sarà molto sicuro.
Spero che abbiate trovato utili questi commenti. Si prenda cura di sé e stia al sicuro.
Cordiali saluti,
Tony – Anthony S. Fauci, MD

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Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

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sia la domanda di Fabio sia la risposta di Fauci sono molto corrette: il rischio di conseguenze sia a breve sia a lungo termine di un vaccino a m-RNA è molto basso, in base alle nostre conoscenze scientifiche attuali.

tuttavia vi è un passaggio logico non totalmente chiaro quando si paragona il rischio alto rappresentato dal virus col rischio molto basso rappresentato dal vaccino: non si considera che il vaccino si è assolutamente sicuri di farlo, mentre il virus non si è assolutamente sicuri di prenderlo.

se in Italia, per esempio, finora si sono ammalati di covid 4 milioni di persone su 60, questo significa che il rischio di ammalarsi corrispondeva in questo periodo ad un rapporto 1:15.

quindi, se si vogliono paragonare correttamente i due tipi di rischio, il rischio molto basso di conseguenze negative per il vaccino va comunque moltiplicato di un fattore 15, ad esempio.

lo dico per spiegare meglio anche a me stesso il motivo per cui tanta gente è comunque restia a vaccinarsi, sia in questo caso che in altri, e non per giustificare questo atteggiamento, se dovuto ad una paura che non è completamente razionale.

questo infatti non basta certamente a rendere il rischio del vaccino neppure lontanamente paragonabile a quello della malattia; il rischio rappresentato dalla malattia rimane nettamente più alto.

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però quel valore di 1:15 è un valore medio calcolato su una popolazione che ha avuto ed ha comportamento eterogenei nella protezione dal virus, ed è ragionevole pensare che, se qualcuno ha comportamenti particolarmente accorti, il rischio di ammalarsi possa ridursi di un ulteriore fattore, per esempio pari a 6 o 7.

in questo caso potrebbe essere che il rischio di infettarsi del virus sia pari ad un fattore 1:100 circa, rispetto ad un rischio di conseguenze avverse col vaccino non quantificabile esattamente, ma certamente comunque sempre molto più basso.

certo, se qualcuno calcola di avere anche soltanto una probabilità su 100 di infettarsi col covid, qui subentra il bias cognitivo che possiamo riassumere bella domanda: e vuoi che succeda proprio a me?

ma ovviamente questa presuntuosa domanda è stupida.

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tutto risolto, allora, tutto chiaro? fino a questo momento, direi di sì.

ma in realtà secondo me rimane aperta comunque la scelta soggettiva di che cosa fare di fronte al virus sulla base di considerazioni completamente diverse.

il problema, che certamente non si pone per la stragrande maggioranza delle persone, è se vaccinarsi con questi vaccini e nel contesto attuale che vede il loro uso come una inedita guerra fra potenze oppure fare obiezione di coscienza solitaria e non capita.

un calcolo grezzo dei rischi comporta senza alcun dubbio la preferenza della scelta di vaccinarsi, mentre un diretto ed ineliminabile coinvolgimento nella vita sociale attiva a stretto contatto quotidiano con gli altri la rende praticamente obbligatoria moralmente ed anche fisicamente come precauzione.

chi non si trova in questa condizione, può tuttavia valutare serenamente se il rischio legato alla propria personale scelta del momento, che indubbiamente c’è, anche se si può considerare contenuto, sia giustificato dal bisogno di dare una testimonianza contro la speculazione vaccinale in corso e il conformismo di gregge.

è questo che può rendere ragionevole, anche se non del tutto privo di rischi, per chi se la sente, aspettare vaccini con impostazioni più consolidate o, meglio ancora, medicinali specifici antivirali in grado di contrastare efficacemente la malattia al suo eventuale manifestarsi.

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Aggiornamento del pomeriggio:

Caro professor Fauci, – Sono letteralmente onorato dalla sua gentile e stimolante risposta, la ringrazio molto per i suoi interessanti commenti. – Tuttavia, sperando di non abusare della sua bontà, approfitto della sua competenza un’ultima volta per chiederle se ci sono già prove sulla possibile immunità sterilizzante favorita dai vaccini disponibili. In altre parole, è chiaro se tali vaccini sono anche in grado di ostacolare la trasmissione del virus? – La ringrazio molto per la sua attenzione, – Cordiali saluti, Fabio Mombelli

Stiamo ancora raccogliendo dati sul suo punto. – Anthony S. Fauci

Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

21 commenti

  1. “se in Italia, per esempio, finora si sono ammalati di covid 4 milioni di persone su 60, questo significa che il rischio di ammalarsi corrisponde ad un rapporto 1:15”

    Scusa, ma il tuo calcolo delle probabilità mi pare sbagliato. Non contano quante persone si sono ammalate in un dato territorio da inizio dell’epidemia ad oggi, ma quante sono le infezioni attive ora e qual è l’indice di contagio RT(che purtroppo non conosciamo in tempo reale, e possiamo basarci su una stima approssimativa), in rapporto alla popolazione di una zona delimitata.

    Per esempio mettiamo che oggi in provincia di Brescia ci sono stati circa 300 nuovi positivi( i numeri giornalieri di questo periodo sono questi all’incirca), e mettiamo che l’RT sia davvero circa 0,85(con le riaperture secondo me può darsi che sia già tornato vicino a 1, o forse anche sopra ad 1) come dicono i dati ufficiali.
    Perciò i 300 infetti, prima di scoprire di esserlo e mettersi in quarantena, avranno infettato mediamente altre 255 persone.
    Ergo il rischio medio giornaliero attuale, per un abitante della provincia di Brescia è di 255/1 247 583 abitanti(a cui andrebbero sottratti i vaccinati e i guariti. Non sono riuscito a trovare il numero dei guariti, mentre i vaccinati con almeno una dose sarebbero circa il 25%)
    Perciò, 255/953.000(ho arrotondato per difetto sui vaccinati, senza calcolare i guariti)= 0,00026% di rischio giornaliero medio.

    Correggimi pure se ho sbagliato i conti.

    Rischio giornaliero apparentemente molto basso, ma visto che tutti i giorni si partecipa volenti o nolenti a questa triste “lotteria”, e visto che la situazione è in continuo divenire(basta che l’indice RT vada sopra a 1, e le probabilità subiscono un’impennata esponenziale nel giro di poche settimane) e che di strategia “zero covid” pare che nessuno voglia sentirne parlare, a lungo termine il rischio potrebbe essere parecchio alto.

    Io sono convinto che alla lunga quasi tutti si infetteranno, come succede con l’influenza, che praticamente tutti se la beccano almeno una volta nella vita!

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    • Rileggendomi mi sono accorto che nei miei conti mancano gli asintomatici contagiosi, di cui purtroppo non conosciamo esattamente l’entità.

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    • Perciò, 255/953.000(ho arrotondato per difetto sui vaccinati, senza calcolare i guariti)= 0,00026% di rischio giornaliero medio.

      Correggimi pure se ho sbagliato i conti.

      Mi devo correggere da solo togliendo 2 zeri di troppo, 0,026% di rischio giornaliero!

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      • le tue osservazioni sono giustissime, io ho fatto un calcolo molto grossolano, per dare un’idea di massina, non soltanto perché sono laureato in lettere classiche, ma anche per la leggibilità delle mie considerazioni.

        e la tua critica più giusta è che non conta quante persone si sono infettate finora, ma quante se ne infetteranno in futuro: un calcolo preciso e meno grossolano del mio è difficilissimo, per i motivi che hai già illustrato bene.

        comunque alla fine tu hai calcolato un rischio giornaliero di infezione pari allo 0,026%, ossia a 26 persone ogni 100mila.
        se rapportiamo, sempre un po’ grossolanamente, questa cifra ad un anno, il rischio di infettarsi teorico, a parità di condizioni, diventa pari a 9.360 su 100mila, cioè un po’ meno di 1 su 10.

        è una bella differenza dal calcolo di 1 probabilità su 15 che avevo calcolato io in prima battuta; direi che l’ordine di grandezza è abbastanza vicino.
        estrapolata su 60 milioni di abitanti, ci porterebbe a dire che in un anno dovrebbero infettarsi quasi 6 milioni di persone.
        la cifra è abbastanza realistica, come punto di riferimento, considerando che nell’anno passato si sono infettati, pare, quattro milioni di persone, ufficialmente, e realmente anche di più.

        su questo io ho introdotto, del tutto arbitrariamente, ma non credo in maniera illogica, un ulteriore fattore di correzione legato alla scarsità di contatti sociali e alla scrupolosa osservanza delle misure sociali, che ho fissato in una riduzione del rischio di un fattore 6 o 7.
        se accetti questa ulteriore riduzione del rischio arriviamo ad un risultato che sta bene all’interno di un range di oscillazione probabilistica accettabile: diremo non 1 probabilità su 100, ma 1,5 probabilità su 100, ma non mi pare che questo possa cambiare la natura del ragionamento.

        ciao, e grazie delle osservazioni, precise come sempre!

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          • Hai ragione, il mio non voleva essere un calcolo preciso, era solo una semplificazione molto approssimativa per spiegare che la probabilità non si calcola sul numero di contagi passati, ma su una previsione di quelli futuri, che però è influenzata anche da tante altre variabili (mutazioni del virus più o meno contagiose, comportamenti individuali e di massa, scelte politiche sulle restrizioni, velocità della campagna vaccinale, ecc…ecc..) oltre al numero di infetti attuali.

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            • in buona sostanza, le previsioni sull’andamento di un’epidemia sono come quelle del meteo: solo probabili; non ci muoviamo fra certezze e il numero delle variabili, che sono anche in parte casuali, non consente previsioni certe.
              vale per il singolo che valuta se vaccinarsi o no, ma vale anche per i gruppi sociali. le vaccinazioni dovrebbero diminuire l’impatto funesto dei contagi, fatte malamente (come le stiamo facendo in Italia) potrebbero anche agire come stimolo alle mutazioni del virus e peggiorare la situazione a media scadenza.
              tra l’altro sono vaccini piuttosto strani, dato che al momento attuale non sappiamo se bloccano l’infezione -come fanno tutti i vaccini – o impediscono soltanto le sue manifestazioni più gravi e visibili, come conferma anche Fauci.
              più che di vaccini veri e propri, si dovrebbe dunque parlare di una cura preventiva fatta a sani e malati indiscriminatamente (mi pare, in Italia, almeno), ma che ha la capacità di fare molto male a chi è già malato davvero.

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          • ha ragione andrea c. qui sopra e anche tu; ma il calcolo che ho fatto io è come dire: siamo in maggio e domani dovrebbe esserci bel tempo…
            è solo probabile.
            ma nel caso specifico, le previsioni ufficiali davano piogge torrenziali, ci siamo tenuti alle previsioni e il figlio è rimasto a casa in città…, e invece c’è appunto un sole bellissimo, ahaha.

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        • Certo, anche prendendo per buoni questi calcoli dilettantistici e molto approssimativi, il rischio individuale poi dipende in buona parte dai comportamenti soggettivi, dai luoghi e dalle persone che si frequentano fisicamente, dal lavoro che si svolge, ecc… se fai una vita da quasi-eremita il tuo rischio personale di contrarre il Covid (ipotizzando uno scenario ottimista, in cui l’epidemia in Italia non si aggravi di molto, e vada gradualmente migliorando grazie alle vaccinazioni) potrebbe anche essere inferiore all’1% che ipotizzi.

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          • Scrivo questa risposta senza calcolare in anticipo. Per cui il risultato sarà una sorpresa anche per me. 

            Gli esseri umani sono organizzati in comunità, supponiamo per semplicità di 20 persone. 

            935000 sarebbero circa 46.750 gruppi. 

            4000 tamponi giornalieri servono a identificare 300 infetti. Il 50% dei nuovi infetti è nello stesso gruppo. Quindi avremo 75+150 gruppi infetti al giorno =225. 

            La probabilità che il virus colpisca il mio gruppo è 225/46750 = 0,0048128342. Quindi il mio gruppo sarà colpito con certezza da almeno un caso in 208 giorni. 

            Ora andiamo a vedere il gruppo colpito da 1 caso.
            Il primo giorno 1/20 è positivo. La probabilità degli altri è 1/19*0,9 potere infettivo. Quindi avremo. 
            1/19*0.9 = 0,0473684211
            2/18*0.9 = 0,1
            3/17*0.9 = 0,1588235294
            4/16*0.9 = 0,225
            a questo punto ce ne accorgiamo e la comunità va controllata e messa in lockdown o quantomeno le persone si evitano tra loro. 

            Quindi al secondo giorno ho il 5% di essere il secondo del gruppo positivo.
            1o giorno = 4%
            2o giorno = 10%
            3o giorno = 16%
            4o giorno = 23%

            Combinando e considerando che la maggior parte dei cluster vengono scoperti al 3 o 4 giorno possiamo dire:

            0,0048128342*0,1588235294 previsione conservativa = 0,0007643913 (0,07%)con una certezza di contagio tra 1308 giorni. 

            0,0048128342*0,225 previsione peggiorativa = 0,0010828877 (0,1%) con una certezza di contagio tra 923 giorni. 

            Cosa posso dedurre? Siamo in sicurezza? Non direi. È vero che il virus fatica a entrare nel mio gruppo ma una volta entrato senza precauzioni in 1 o 2 settimane sono positivo. Non ho considerato però che i gruppi non sono isolati ma interconnessi tra loro. Il che può almeno raddoppiare la probabilità di contagio.

            Caso più interessante è una famiglia di 3 persone. Il contagio è quasi certo dopo 3 giorni. 

            Scusate mi sono sbizzarrito un po’ nei calcoli 🙂

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            • vedi che cosa vuol dire essere un ingegnere! ed adesso non aspettarti che io ti segua per bene.

              lo lascerò fare ad andrea, se mai ti leggerà, dato che mi pare che venga da studi simili.

              io mi limito ad osservare che è acuta l’idea di calcolare il contagio a partire dai gruppi sociali e non dai singoli, anche se non riesco a capire che utilità possa avere dal punto di vista applicativo, considerando la grande variabilità di condizioni individuali.

              se il 50% degli infetti è nello stesso gruppo, o meglio condivide un gruppo con qualcun altro, questo non significa però che si distribuiscano tutti in gruppi diversi, a coppie; quindi possiamo dire che il 50% degli infetti è l’unico infetto del suo gruppo, ma non possiamo dire che gli altri infetti sono distribuiti in altri 75 gruppi: potrebbero essere di meno, se ci sono dei gruppi che hanno più di 2 infetti ciascuno; quindi il numero di 150 + 75 gruppi è sbagliato; sarebbe più plausibile un numero approssimativo di 150 + 50 gruppi.
              lascio correggere i calcoli successivi a te.

              sulle tue conclusioni ho sott’occhio tre casi di infezione familiare tra i vicini:

              1o caso: un solo membro si è ammalato, in contemporanea con suo fratello, che però non faceva parte dello stesso nucleo familiare: evidentemente i due fratelli si sono infettati assieme (ad una cena, risulta): però nessun altro nei due nuclei familiari si è infettato.

              2o caso: si è ammalato prima il figlio, un quarantenne, in forma grave, ed è stato ospedalizzato; poi si sono ammalati i due genitori e sono morti entrambi.

              3o caso: si è ammalata la moglie di uno dei fratelli che si era infettato tre mesi prima…, ma nessun altro della cerchia, almeno a quanto se ne sa.

              mi pare molto difficile ricavare una qualche spiegazione coerente di questi tre fatti.

              mi sembra che ci sia ancora una variabile che sfugge, da considerare: la pericolosità del virus o la potenza dell’infezione, che non riusciamo a misurare.

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              • Le variabili sono molteplici. A partire dai gruppi – che io ho considerato composti da 20 persone. Sono sicuro che ci siano gruppi più grossi e altri meno numerosi se le persone sono più riservate. Il background educativo e la capacità di percepire un rischio (in alcuni ho notato che sia pari a 0) contano. La suddivisione dei tamponi è di nuovo una variabile incerta. Ma in genere la prima volta viene scoperto 1 caso, poi i giorni dopo vengono scoperti gli altri e nel frattempo tutti li evitano. A volte vengono testati in 2. L’ambito famigliare poi ha tante dinamiche. Ma poi ci sono pur sempre il 50% asintomatici, 30% sintomatici lievi. Poi abbiamo il 20% in ospedale di cui 5% in terapia intensiva e il 2% che muore (a occhio). Quindi non so se negli esempi che hai fatto sono stati testati tutti. Addirittura in Italia, se il tampone ti esce positivo 4 volte (non ricordo bene) nelle settimane, vieni liberato pur essendo positivo.

                La cosa interessante che credo venga fuori è il ruolo delle persone che fanno da connessione tra gruppi. Chi sono? Sarebbero i primi da vaccinare. Invece perseguiamo una scelta emotiva che magari abbasserà i morti giornalieri ma non fermerà l’epidemia e nel complesso ci porterà ad avere un totale di morti ancora più alto.
                I lockdown di fatto non bloccano il contagio nei gruppi, semmai dovrebbero peggiorarlo perché se c’è un infetto lo costringono a stare con gli altri. Il loro ruolo è bloccare queste persone che fanno saltare il virus da un gruppo all’altro e che sono la chiave della soluzione.

                Ricordo uno studio che stimava in 25% la probabilità dell’epidemia di scoppiare a partire dal paziente 1, facendo varie simulazioni. Infatti al 5 giorno in un gruppo di media dimensione la probabilità dei componenti di prendere il virus è del 23%-30%. Siamo stati sfortunati.

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                • distinguo per punti.

                  1. occorre capire di che gruppi stiamo parlando, perché se parli di gruppi di una ventina di persone, lì dentro ci sono sottogruppi più interni, che sono le famiglie, e gruppi più vasti che sono gli amici che si frequentano abitualmente. e le dinamiche non sono le stesse. misteriosamente, in alcuni casi in famiglia ci si infetta, in altri no, come risulta dagli esempi che ho fatto. la differenza può stare nella tempestività dei tamponi? o anche soltanto delle misure di distanziamento…
                  tra gli esempi non ho ricordato quello di mia figlia l’anno scorso: il marito si ammalò, ma lei e le due bambine no; nessuno gli fece dei tamponi, ma avevano la fortuna di un secondo appartamento loro libero di fianco a quello dove abitano e lui si trasferì subito lì ai primi sintomi e si mise in quarantena. anche giomag59, il blogger che ha raccontato il suo covid l’estate scorsa, ha vissuto un’esperienza simile: si è isolato in una stanza, dentro casa sua.
                  in questo caso quello che può fare la differenza sono anche le dimensioni delle case e la possibilità o no di isolare completamente un sospetto infetto dagli altri membri della famiglia; in questo caso, conta dunque il reddito e il virus è classista.
                  poi conta anche la prontezza dell’auto-isolarsi, che nasce anche da una consapevolezza complessiva; e anche qui il virus è tendenzialmente classista (questo aspetto non mi pare che venga abitualmente considerato).

                  2. il tampone quindi è un fattore, ma non decisivo: en più importante l’autoconsapevolezza del gruppo e la prontezza, oltre che la possibilità, dell’isolamento del membro sospetto infetto.
                  in ogni caso il tampone di per sé non elimina il contagio; qui in questo paese c’è stata gente positiva, con tampone certificato, per dire così, che è andata in giro per il paese lo stesso, sbattendosene degli altri, e magari ha anche qualche morto sulla coscienza.

                  3. la scelta delle priorità tra le vaccinazioni in Italia è stata di carattere misto: prima i vecchi, i fragili e ALCUNI dei più esposti per lavoro, ma, ad esempio, non gli operai, che sono tra i più esposti vivendo ore in ambienti chiusi a contatto con altri.
                  anche qui c’è del classismo, ma non nel virus, ma in chi lo combatte.
                  sappiamo già di essere d’accordo su questo: io avrei imposto un lockdown duro, durissimo, a vecchi e fragili (che stessero chiusi in casa a tutelare se stessi!), e avrei vaccinato prima, oltre a insegnanti e operatori sanitari, anche gli operai e gli impiegati.
                  ma su questo vedo che siamo d’accordo.

                  4. se i lockdown bloccano o no i contatti nei gruppi, dipende: li bloccano certamente fuori dai gruppi familiari (e non è poco) e anche nei gruppi familiari se vi è una possibilità di isolamento all’interno dell’abitazione. per questo, in uno stato civile e bene organizzato si dovrebbero offrire possibilità di alloggio alternativo gratuito a coloro che non possono isolarsi dai familiari nella loro abitazione. con una misura simile il lockdown funzionerebbe benissimo anche in tutti i gruppi familiari, e resta la misura principale di prevenzione.

                  5. lo studio di cui parli alla fine del tuo commento non mi convince per niente: la mia diretta modesta esperienza lo smentisce.

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                  • Non volevo mica dire che il mio calcolo è perfetto. L’intenzione era soprattutto quella di inserire l’idea della progressione a container (gruppi più o meno numerosi) e di approssimare meglio la vostra stima.

                    Riguardo a tua figlia io sarei stato curioso di sapere se ha fatto poi il sierologico. Ora però se non sbaglio si è anche vaccinata quindi sarebbe inutile.

                    Bisogna però dire che dipende molto anche dalla sintomatologia del momento e volendo anche da quello che si fa ai primi sospetti. Dopotutto nei primi giorni la probabilità è pari al lancio di una monetina. E può capitare che per 2 o 3 volte di fila si prenda sempre Testa… e non Croce…

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                    • non contesto i tuoi calcoli, perché non sono in grado di valutarli; tutto quello che ho detto va comunque letto alla luce del giudizio in premessa del primo commento che apprezza l’impostazione dell’analisi per gruppi.
                      però dico che i risultati finali non corrispondono alla mia grossolana esperienza.
                      questo a dimostrazione del fatto che anche calcoli impostati meglio non danno nessuna certezza precisa e dunque soltanto approssimazioni.
                      totalmente d’accordo dunque con le tue conclusioni.

                      chi vuole attribuire certezze alla scienza la violenta; la scienza non è la patria delle certezze, ma dei dubbi e della fatica della ricerca.

                      mia figlia non ha fatto tampone, se ricordi a marzo 2020 non usava; li ha fatti lui, dopo, e ha avuto gli anticorpi per circa un anno.

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                    • Non il tampone. Il test sierologico per vedere se ha avuto il virus. Magari l’ha fatto e non glielo hai chiesto. Infatti mi sembra di capire che il marito l’ha fatto mesi dopo.

                      Per quanto riguarda il sapere scientifico credo che si basi su stime e modelli tutti da migliorare. Al di là dei limiti nei calcoli ho nascosto anche un errore perché non avevo voglia di complicare troppo i calcoli, dopotutto ho scritto tutto quello dal cellulare… e sono ancora impressionato. Ma in fondo se volevi calcoli esatti devi andare da un matematico haha.

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                    • sì, hai ragione: lapsus mio.

                      ma io non volevo calcoli esatti: perché ostinarsi a chiedere l’impossibile? 🙂

                      sì, anche io sono rimasto impressionato, ora poi che so che hai fatto tutto dal cellulare,starei per gridare al miracolo (per quanto mi riguarda, da lì non posso andare troppo oltre un Bye bye, un like o una faccina).

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