le mie Indie, che diventano anche vostre – 183

mi arriva un whatsapp angosciato da uno degli amici di un giorno nello Sri Lanka, così costanti e solidi come non mi sarei mai immaginato: è Asoka, di Badulla, un piccolo paese non troppo turisticizzato dove sono passato quindici mesi fa.

e mi grida: Big covid 19 in Sri Lanka!

con una stretta al cuore vado a controllare: in effetti ecco una improvvisa impennata dei contagi in questo paese di 22 milioni di abitanti: un terzo dell’Italia.

il grafico dice bene come sono andate le cose: il paese è rimasto sostanzialmente intatto dalla pandemia fino all’autunno, anche grazie ad un lockdown tempestivo e alla fine del turismo; poi vi è stata una ripresa di contagi, che a noi non può che sembrare abbastanza contenuta; ma negli ultimi giorni la situazione sta diventando esplosiva.

più nelle prospettive, per ora, che nella realtà: perché i contagi sono risaliti rapidamente a più di 1.700.

ma capite che a noi italiani una cifra simile fa un baffo: pensate che ora, nel momento più critico, i morti giornalieri lì sono addirittura 9, rispetto ai nostri, che sono calati a poco meno di 150, con una popolazione di meno di tre volte tanto.

noi italiani siamo educati al virile e fascista sprezzo del pericolo, al culto superstizioso della nostra buona stella (anche San Gennaro, dopo essersi rifiutato di sciogliere il sangue, uccellaccio del malaugurio, alla fine ha fatto la piega o per meglio dire il miracolo, per darci un messaggio di speranza; qualcuno deve essersi lamentato col Padreterno e insinuato il dubbio che fosse diventato un poco no-vax); in poche parole abbiamo molto pelo sullo stomaco.

in Sri Lanka, che aveva appena cercato di riaprire ad un turismo selezionato e danaroso, la fine dei viaggi dall’Occidente comporta letteralmente la fame vera e propria per centinaia di migliaia di persone – alcune delle quali conosciute personalmente.

da noi, troppo viziati, sarebbe una riduzione di reddito certamente dolorosa, ma non ancora totalmente catastrofica per una categoria di operatori turistici che, quando lavoravano in proprio, hanno di sicuro usufruito anche dei vantaggi di una certa evasione fiscale, per cui appare loro scandalosa una forma di sostegno che faccia semplicemente riferimento alle loro dichiarazioni dei redditi, per individuare i livelli di aiuto necessari a impedire il crollo economico delle loroattività.

. . .

forse sbaglio, ma temo che l’aggravarsi della situazione lì in Sri Lanka, pur se molto relativo rispetto a noi, dipenda dalla variante indiana.

sulla quale vorrei concludere questo mio intervento abbastanza sconsolato.

New Dehli: si bruciano i cadaveri per le strade, secondo il rito hindu

«In India pochi casi e un’ipotesi: immunità di gregge raggiunta»: era solo poche settimane fa che si diceva questo (anche io: covid: India e Africa, perché? – 83); erano meno di 10mila contagi e 86 morti al giorno in un paese di 1.340 milioni di abitanti, 24 volte l’Italia.

ma la pandemia sembra che ce la stia mettendo tutta per dimostrarci che i nostri poveri tentativi di interpretazione razionale di quello che sta succedendo sono soltanto ridicoli.

non parlavo comunque di immunità di gregge neppure allora per il semplice motivo che per un coronavirus questa è semplicemente una bufala.

vi risulta che ci sia mai stata una immunità di gregge per l’altro coronavirus, quello del raffreddore? i coronavirus cambiano continuamente; ed è per questo che neppure una vaccinazione di massa garantisce a priori una immunità di gregge.

la scommessa è piuttosto che una vaccinazione di massa renda di fatto il virus inoffensivo o quasi, anche se continuerà a circolare; ma quante volte ci si dovrà vaccinare per questo? per tutta la vita?

ma occorre stare a vedere che cosa succede. per ora l’immunità di gregge non c’è.

. . .

una delle poche giornaliste oneste che si leggono su questo tema, Antonella Boralevi, Lato Boralevi, fa alcune considerazioni, nel testo di un articolo che pure rimane piuttosto ambiguo: Quello che non vi dicono sui contagi nei paesi vaccinati.

Il dato che vorrei darvi riguarda gli Stati Uniti. Pochi lo citano. Gli Usa hanno  vaccinato con 2 dosi il 30% della popolazione. E con 1 dose il 48%. 78 milioni + 124 milioni. Sono dati del Cdc, Center for Disease Control and Prevention. Certi. Dice l’immunologo Fauci che, con 3 milioni di dosi al giorno, l’immunità di gregge arriverà a giugno. Gli abitanti degli Stati Uniti sono 329 milioni (dato del 2018). Di questi, la maggioranza (il 40%) ha tra i 25 e i 54 anni. I ragazzi under 14 sono il 19%. Dunque, un paese ancora giovane. Bene. Nel Michigan, la vaccinazione procede a ritmo serrato e la maggioranza degli abitanti è stata vaccinata. Ma, eccolo il dato fondamentale, da due settimane i contagi sono in crescita. +8%. Aumentano i ricoveri e le terapie intensive. Perché? Il Michigan, da ormai un mese, ha riaperto e la circolazione di persone è tornata a livelli pre-pandemia. La variante che più circola, oltre la metà dei malati, è quella inglese. La più contagiosa.

Cosa significa questa notizia per noi italiani? A me pare che ci dica forte e chiaro che riaprire con vaccinazioni ancora non completate (prime dosi 11 milioni e 240.000,  doppia dose 4 milioni e 654.000) significa dover “ragionare”. Ragionare con attenzione. Dando agli italiani informazioni dure e efficaci. Abbiamo vaccinato con 1 sola dose  non il 48% come negli USA, ma il 18%. È ragionevole aspettarsi che con riaperture di bar ristoranti, palestre, piscine, fiere, eventi, con il ritorno alla piena circolazione delle persone, i contagi tornino a crescere? Cosa possiamo fare per impedirlo? Il contagio avviene senza mascherina, con aeresol che resta sospeso in aria (come a suo tempo le nuvole del fumo di sigaretta). Come possiamo frequentare bar e ristoranti e palestre e piscine e fiere e eventi, in sicurezza reale? A me pare che la frase ricorrente in politica e nelle categorie produttive “riaprire in sicurezza” sia un mantra. A cui serve dare contenuto specifico e certo. O no?

. . .

ma torniamo all’India piuttosto.

che cosa è successo lì? da fine marzo a metà aprile, l’India è passata da meno di 15 mila nuovi casi al giorno a oltre 400mila, anche se i morti, 3.500 restano ben al di sotto, in proporzione, di quelli italiani, e ci dobbiamo consolare pensando che molti sfuggano ai conteggi, come capitava anche da noi l’anno scorso all’inizio della catastrofe.

occorre riflettere su questi fatti:

1. A fine febbraio è partita una campagna elettorale, con comizi oceanici (e poche mascherine), in vista del voto che sta coinvolgendo 186 milioni di cittadini in cinque stati. Il 6 aprile, per esempio, 800mila persone hanno assistito in West Bengala a un comizio del premier Modi, e tra loro ben pochi indossavano la mascherina.

2. ci sono stati grandi raduni sportivi e religiosi: dalla sfida di cricket tra India e Inghilterra in Gujarat con oltre 130mila tifosi ammassati, per lo più senza mascherina, ai milioni di pellegrini che si immergono nel Gange per il Kumbh Mela: per quasi due mesi e mezzo, con punte di 2,5 milioni di persone confluite in un solo giorno in una sola città, ad Haridwar, nelle date clou.

3. nel frattempo è arrivata la variante indiana, ritrovata, secondo una ricerca, nel 24% degli infetti indiani tra febbraio e marzo, assieme al 13% della variante britannica.

. . .

e qualcuno pensa che questa loro variante possa essere contenuta in India? non più di quanto la variante inglese si sia potuto contenerla in Inghilterra o quelle brasiliana e sudafricana nei loro paesi!

io temo che sia già arrivata anche nel vicino Sri Lanka, che ha sempre fatto parte del resto dell’Impero dell’India, quando era ancora inglese e si chiamava Ceylon.

4 commenti

  1. Ma come ignorare cosa sta accadendo. Come continuare a dire che a vaccinazione completata tutto andrà meglio. È come dire che la sera la notte e l’alba avvengano in un istante e no! Non è così che va! I tempi sono più lenti. Eppoi al giorno segue sempre la notte…
    Guai ad andare contro corrente. Il mio medico di base l’ha postata questa storia che a fine vaccinazione tutto andrà meglio. Vaccinatevi, ripete!
    In India è un disastro, è una pena immensa… A chi interessa? Accidenti che mondo di matti! Eppure ci riguarda, e come…
    Come va nel tuo borgo? Pollaio, anitre, faine orto botanico? E tu?
    Ciao

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    • c’è chi non riesce a interessarsi al disastro che ha intorno a sé, in Italia, e che al momento è ancora peggiore di quello indiano, e tu vorresti che si preoccupasse degli indiani? che, oltretutto, sono stranieri…
      la vaccinazione potrà migliorare le cose, indubbiamente, ma non sappiamo ancora se potrà essere risolutiva; molte cose fanno pensare di no; ma un atteggiamento di valutazione obiettiva, in base a dati solidi, sembra oramai estraneo a molta gente che si fa guidare emotivamente dai media, senza riuscire a ragionare.
      quel che mi meraviglia è che, parlando comunemente con molti, questi dubbi sono diffusi molto ampiamente.
      non credo sia male dare voce a questi dubbi, che non sono certezze negative, ma impediscono di aderire acriticamente alle certezze positive in circolazione.

      il pollaio nulla sa del covid, e se la spassa, ahhah. la faina forse invece se l’ beccato perché non lascia più traccia. gli unici che prosperano sempre sono i topi, ladri di uova… ;-(

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  2. Acci…denti ho cliccato mi piace, ah l’ho tolto .
    Il mio commento sarebbe un ribadire le tue considerazioni. C’è un tempo per tutto, Mauro. Tornerà il tempo buio! Questo è l’Enorme Guaio. Ci sarà davvero la tregua estiva?!

    Ieri pomeriggio mentre aspettavo il “boss “simpatico del campeggio, di cui non condivido le idee politico-aziendali anche se sul piano relazionale siamo abbastanza allineati… si avvicina il figlio, venti o ventuno anni, corso di economia aziendale. Bravo giovane studioso.
    Mi dice:
    – Crisanti ha sbagliato, ha fatto ipotesi senza dati in mano, per la variante indiana sui vaccini; ultimamente non è stato corretto per me… Lo era stato prima. Ho seguito una sua lezione on line –
    – D’accordo M. sei rimasto deluso… Ma non è sceso mai a compromessi, a parte i vari burattini della scienza, lascio stare ora… –
    – Questo è il guaio – afferma -: tocca scendere a compromessi, pure Einsten infine… ecc.-
    – Costretto, mi pare, e pentito come altri –
    – DOVREBBE FARLO! – ribadisce
    – Te lo insegnano all’Università?-
    – No, lo penso io –
    – Secondo me sbagli! Ma è un tuo diritto, i doveri verranno presto –
    Poi arriva il “boss”, ben piazzato e muscoloso, vicino a lui, mingherlino e dinoccolato
    Fine del racconto dopo un’ora di attesa. Concordiamo abbastanza bene e Ciao ciao
    Il resto?!
    Gli ulivi poi il mare, le onde leggere, soffiava il maestrale, il Conero e la spiaggia, i gabbiani, quasi in esclusiva! Una meraviglia. Ciao

    "Mi piace"

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