due modi diversi di essere contro l’omofobia e di intendere la famiglia – 194

c’è un disegno di legge Zan che allarga il campo dell’art. 604 bis del Codice Penale, Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, anche alle discriminazioni fondate sul sesso, sul genere, sull’orienta­mento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

chi afferma che così si mette in pericolo la libertà di opinione dovrebbe spiegare meglio perché incitare a bruciare gli ebrei o i negri è già un reato, mentre metterebbe a rischio la libertà di opinione rendere reato anche l’incitamento a bruciare i froci oppure gli handicappati mentali.

ho già detto qui di considerare, comunque, ridicolmente bizantina la complicata classificazione categoriale riportata sopra, ma questo non toglie affatto che un allargamento di quell’articolo del Codice Penale sia giusto.

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ora, la destra ha presentato una propria proposta di legge alternativa che interviene soltanto su un altro articolo del Codice, quello che riguarda le aggressioni, e quindi afferma sostanzialmente di non considerare delittuosa l’istigazione alla violenza in questo campo; anzi, probabilmente, se potesse la nostra destra cancellerebbe del tutto questo tipo di reato anche per altri aspetti, visto che vive proprio sfruttando queste forme di violenza verbale e vorrebbe che dimenticassimo volentieri che le parole sono pietre, anche nel senso che facilmente lo diventano.

quanto all’agitazione contro il disegno di legge Zan, si tratta quindi di una polemica di destra da dimenticare; l’unico aspetto positivo della proposta della destra è l’allargamento proposto delle aggravanti alla violenza anche alle discriminazioni dovute all’età, e forse la sinistra farebbe bene ad accettare il suggerimento.

ma bene ha fatto, invece, ad escludere che questo nuovo progetto andasse ad interferire nella discussione sul progetto Zan.

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quindi, tutto bene, nella proposta di legge Zan? possiamo sostenerla tutti assieme appassionatamente?

per niente, a mio parere, e non soltanto perché è scritta in modo macchinoso e sofistico, ma anche perché si può essere contrari alle discriminazioni dell’omosessualità o di altre forme di sessualità non omologata alla riproduzione per due motivi profondamente diversi.

e qui mi gioco quel tanto di popolarità da contare sulle dita di una mano che posso avere acquistato su questo blog, ma devo fare una chiara distinzione: si può essere contrari alle discriminazioni dei comportamenti sessuali minoritari in nome dei diritti dell’individuo oppure nel nome dei diritti della società, e non è proprio la stessa cosa.

la mia posizione è forse difficile da capire: la difesa dei diritti individuali è certamente apprezzabile e positiva, e va sostenuta, ma non è un valore assoluto; l’individuo va difeso da ogni forma di oppressione del potere dello stato, ma i suoi diritti non possono e non devono essere anteposti a quelli sociali.

i diritti della società possono essere identificati molto male dal potere politico, e in questo caso la lotta per difendere l’individuo dall’oppressione dello stato è giusta; ma non ogni lotta a favore dell’individuo è giusta; in molti casi i diritti dell’individuo si scontrano con quelli della comunità, e quindi vanno sottomessi ad essa.

faccio il primo esempio che mi viene in mente: Elon Musk non ha alcun diritto di lanciare razzi su Marte per manipolare quel pianeta; è un suo diritto individuale di farlo soltanto in una società male organizzata che riconosce ad ogni individuo di fare tutto quello che la sua ricchezza individuale gli consente di pagare.

ma in una società organizzata in modo responsabile sarebbe la collettività a decidere se Musk può lanciare o no i suoi razzi dove vuole, tanto ha i soldi per farlo.

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l’autonomia dei comportamenti sessuali è una delle manifestazioni maggiori della necessaria libertà dell’essere umano, ma questo non significa che la società debba necessariamente accettare per principio ogni forma di autodeterminazione in questo campo.

è, ad esempio, un compito sociale, e non individuale, assicurare la riproduzione della specie; il singolo non ha in nessun modo il dovere di realizzare questo compito, ma la società invece sì, deve assicurare che la somma dei comportamenti sessuali dei singoli non le impedisca di estinguersi; nel caso si verifichi un rischio di estinzione, occorre intervenire per cercare i rimedi più adatti.

intendiamoci: neppure questo è un dovere sociale assoluto, però la società che evita di farlo, semplicemente si estingue darwinianamente.

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non mi aspetto affatto che queste considerazioni siano condivise dalle mie lettrici e dai miei lettori, ma ritengo una autentica deformazione mentale, totalmente irrealistica, la pretesa che la vita sociale si svolga in funzione della somma dei diritti individuali, comunque definiti.

nel dominio indiscusso del narcisismo contemporaneo va da sé che si pensa che ciascuno ha diritto di realizzarsi come meglio gli aggrada e verrebbe considerata liberticida l’idea che questo possa avvenire soltanto fino a che è socialmente utile.

ma il fatto è che i comportamenti sessuali non riproduttivi sono considerati favorevolmente solamente per ché viviamo in un ‘epoca in cui sono venuti a mancare altri strumenti più dolorosi per il controllo delle nascite, come la guerra o il celibati ecclesiastico imposto ad una parte della popolazione.

la limitazione della popolazione è oggi diventata un valore principalmente perché assicura più facilmente un tenore di vita più elevato e consumistico; ciò tuttavia non toglie che svolga anche una funzione positiva dal punto di vista degli equilibri demografici; anzi, talmente positiva, da essere addirittura controproducente, in alcune realtà di capitalismo avanzato, cosicché la necessaria contropartita per impedire il collasso sociale è l’immigrazione.

e così chi contrasta l’immigrazione, in questi contesti, deve necessariamente contrastare la libertà delle minoranze sessuali, perché ostacola l’equilibrio demografico.

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conclusioni controcorrente: io sono quindi per la libertà sessuale dei singoli perché converge con lo scopo sociale di contenere l’esplosione demografica, e sono consapevole che, se la riproduzione sociale diventasse problematica per qualche motivo, la liberazione sessuale morirebbe rapidamente, sostituita da nuovi codici di comportamento obbligatori.

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chiudo con una dichiarazione ulteriormente provocatoria: ha suscitato clamore e dissensi una recente dichiarazione a destra che si debba parlare di famiglia solamente dove esistono dei figli; per quel che vale, sono assolutamente d’accordo, senza volere svalutare per questo altre forme di unione e di condivisione di vita.

sinceramente capisco poco coloro che si indignano perché la loro relazione del momento non viene assimilata ad una famiglia, ma poi sono prontissimi a scioglierla alla prima occasione senza problemi e sempre in nome della potenza indiscutibile dell’amore.

vogliono a tutti i costi sentirsi famiglia, anche se il loro gruppo familiare è formato soltanto dall’aggiunta di un partner? prego.

ma secondo me, effettivamente, solo la presenza dei figli dà forma ad una struttura profonda, che è quella di una famiglia, fondata su maternità e paternità, possibilmente, o comunque su altri liberi ruoli parentali e filiali.

fermo restando il rispetto di chi si indigna subito e si dichiara discriminato perché una coppia non è una famiglia vera e propria, le forme di facilitazione socialmente destinate a questo secondo nucleo, con figli, dovrebbero indiscutibilmente essere più forti di quelle riservate ad unioni sterili, certamente positive, ma di meno rilevante utilità sociale.

poi, se vogliamo chiamare famiglie anche le prime, per evitare si offendere suscettibilità facilmente vulnerabili, non mi oppongo, ma rimane il fatto che la lingua comune stessa distingue due casi: la coppia e la famiglia, in cui oltre alla coppia ci sono anche dei figli.

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to’, ho scritto, senza volerlo, un post per la Festa della Mamma.

o forse no?

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