rileggere Max Weber: la politica come monopolio della violenza – 200

poco più di un secolo fa, nel 1919, Max Weber teneva una conferenza all’università di Muenchen, nota in Italia col titolo La politica come professione.

ma tradurre il concetto tedesco è impervio: infatti la parola Beruf, che indica in tedesco la professione, deriva dal verbo berufen, chiamare, nominare e Beruf è anche la chiamata, intesa come vocazione.

in tedesco dunque svolgere una professione e adempiere ad una vocazione, ad una chiamata, sono due concetti che si sovrappongono; in italiano no; il lavoro risale alla parola latina labor che indica la sofferenza.

. . .

parlando di politica come vocazione/professione, Weber introdusse l’argomento con una definizione semplice e certamente da rileggere in tempi di politically correct, non perché sia nuova, ma perché è autentica e demistificatrice:

la politica ha a che fare con la violenza, è il preteso monopolio della violenza; l’uomo politico è colui che la esercita a nome di un gruppo e che ne pretende l’esclusiva.

le società moderne vorrebbero eliminare la violenza dai rapporti sociali, ma soltanto per riservarla a chi la svolge come sua principale occupazione per raggiungere scopi sociali.

stiamo infatti parlando della violenza nella sua dimensione collettiva, rivendicata dai politici come forma esclusiva di violenza ammissibile, e non della più modesta violenza come modo di gestire rapporti interpersonali, che non dovrebbe avere una valenza politica.

. . .

la violenza politica è anche fisica, in alcuni casi estremi, ed esercitata con apparati costruiti allo scopo, come la polizia e l’esercito, ma perlopiù ha una dimensione psicologica.

ed è per questo che Weber afferma, in modo illuminante, che la figura più tipica ed autentica dell’uomo politico è il demagogo, colui che incarna il bisogno di violenza psicologica del gruppo sociale che rappresenta.

esistono certo altre forme di svolgimento dell’attività politica come professione e/o vocazione, e in particolare Weber esamina quelle degli apparati burocratici statali, dove svolgono la loro attività funzionari di grado minore, che, per realizzare i loro scopi, si servono delle leggi e dei regolamenti e non degli appelli agli istinti che sono lo strumento di lavoro del demagogo.

in questo senso anche loro appartengono alla categoria di chi svolge attività politica, cioè coercitiva, in senso lato, ma questi grigi esecutori – che hanno caratteristiche psicologiche personali completamente diverse dal leader politico – lavorano comunque di solito alle dipendenze del leader, che trova nella demagogia la leva della sua forza.

però non sempre chi esercita il potere al vertice è un demagogo: l’apparato professionale politico guarda sempre ai demagoghi con diffidenza e senso di estraneità e, quando può, cerca di esercitare direttamente il potere in nome di una autorità diffusa e non del fascino demagogico del leader.

si hanno in questo caso dei governi opachi, guidati da personalità grigie e abituate a lavorare senza esporsi troppo dal punto di vista relazionale.

. . .

Weber indicava profeticamente le dinamiche politiche del Novecento, il secolo breve che era appena iniziato veramente con la fine della prima guerra mondiale, e precorreva inconsapevolmente l’avvento dei fascismi.

non troppo fortunato nelle profezie, comunque, almeno sul piano personale, perché nella conferenza diede appuntamento ai propri ascoltatori dieci anni dopo; peccato però che morì l’anno dopo, nel giugno 1920, a soli 56 anni, vittima dell’epidemia della spagnola.

ma quella una verifica sarebbe stata indubbiamente una eccezionale conferma delle sue tesi: avrebbero infatti trovato la grande crisi del 1929 e un sorprendente successo dal nulla del Partito Nazionalsocialista Tedesco, guidato da un certo Adolf Hitler, nelle elezioni del 1930, le prime svoltesi nel pieno della grande depressione.

. . .

la lettura di questo testo denso e concentrato è stata per me l’occasione di un paio di riflessioni:

l’idea della politica come esercizio della violenza non è nuova e noi italiani la possiamo facilmente far risalire a Machiavelli; il pregio di Weber è la sincerità nel riconoscerlo, a fronte di ogni mistificazione propagandistica che vorrebbe negarlo; nuovo è però per me il connesso rendersi conto che il politically correct, che vorrebbe bandire la violenza dalla vita sociale in tutte le sue forme, è quindi la voce prepotente e violenta del potere politico, che vuole mantenerne l’esclusiva.

nuova a me pare invece l’identificazione profetica della necessità insostituibile del leader/demagogo nelle nuove forme politiche nate dalla guerra mondiale (anche qui viene spontaneo pensare a Machiavelli e al suo principe, ma il quadro di riferimento è completamente cambiato, sia per Weber 400 anni dopo, sia per noi, dopo un altro secolo in più).

la distinzione fra movimenti politici che si affidano al leader demagogo, che stabilisce un rapporto empatico con le masse che rappresenta, e quelli che invece intendono governare con apparati di funzionari burocratici è oggi chiaramente la distinzione fra destra e sinistra e condanna di per se stessa la sinistra alla sconfitta, vista la sua incapacità strutturale di darsi un leader riconoscibile e trascinatore.

in Italia negli ultimi anni Prodi, Bersani, Gentiloni, Draghi, Letta, oppure Biden in America, sono tutti personaggi della sinistra moderata che esprimono una politica del buon senso opaco, incapace di suscitare emozioni; Berlusconi, Grillo, Renzi (a suo modo e per un breve periodo), Salvini, Meloni, e Trump negli USA, sono leader demagoghi, che stabiliscono un rapporto empatico e vincente con le masse, e sono di destra.

. . .

l’ultima considerazione riguarda le forme della politica: Max Weber trova naturale riferirsi ai partiti politici sviluppatisi dal secolo precedente, come associazioni di persone che perseguono gli stessi obiettivi, o almeno credono di farlo.

un secolo dopo sembra evidente che il sistema mediatico e internet in particolare sono stati gli strumenti che hanno distrutto in larga parte la partecipazione politica fisica autentica, cioè la collaborazione degli esseri umani in gruppi concretamente raccolti, e l’hanno sostituita con la sterile convergenza via rete per uno scambio affermazioni del tutto improduttive politicamente, anche se tutto l’apparato mediatico cerca di farle risuonare, per convincerci che contino qualcosa.

ma se la politica è violenza, il potere politico si contrasta su questo piano, non cliccando sulle tastierine; se la politica è violenza, la lotta politica si può fare solo con i corpi.

se le relazioni diventano virtuali, anche la politica diventa virtuale e dunque il potere fisico della violenza statale si trasforma in un moloch inattaccabile.

Genova 2001 rimane stampata nelle menti forse perché fu l’ultimo canto del cigno della politica vera e vissuta col corpo, proprio ad inizio secolo e pochi giorni prima dell’11 settembre.

dopo di allora la volontà di azione politica è stata felicemente trasferita sui social (col rischio di farsi molto meno male fisicamente): ma la democrazia si può costruire con i like?

. . .

fu scioccante per me sentirmi accusare, vari anni fa, di essere stato un cattivo maestro di violenza politica; erano parole molto ingiuste, che nascevano da una mancanza di comprensione; ma a questo rischio siamo sempre esposti, visto che la madre degli ottusi è sempre incinta.

non vorrei che lo stesso destino toccasse a questo post: ma un’analisi, spassionata e cinica quel che basta, di come stanno le cose – almeno secondo le osservazioni di Weber e del suo lontano maestro Machiavelli – non è affatto un’apologia della violenza politica di strada, ben rappresentata dalla foto qui sopra.

spero che mi leggano solo persone che hanno l’intelligenza per capirlo.

quanto alla violenza politica reale da usare eventualmente nella lotta va attentamente valutata ogni volta e nella maggior parte dei casi è da disapprovare, se non altro per motivi pratici e concreti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...