Marx e la religione della scienza – borforismi 35

tutto sarebbe più chiaro se soltanto fossimo in grado di vedere che alla metà dell’Ottocento fu fondata una nuova religione che prese il nome di socialismo scientifico e, in modo indubbiamente originale, si fondava sulla fede dell’inesistenza di dio.

il posto che nelle religioni precedenti aveva la fede in Dio, col suo corollario di miracoli e superstizioni, fu preso dalla Scienza, portatrice di una nuova verità assoluta.

poiché il fondatore di questa religione, Marx, era di cultura ebraica, l’attesa millenaria di un mondo radicalmente nuovo e perfetto, che era caratteristica del cristianesimo originario nato da quello stesso sistema di pensiero, fu riaggiornata nelle forme adeguate: dittatura del proletariato e comunismo.

come ogni altra religione che viene prodotta dalle particolari caratteristiche deliranti del pensiero umano, anche questa si è macchiata di ogni tipo di delitti: persecuzione degli eretici, repressione violenta e sanguinosa del dissenso, veri e propri genocidi.

questa religione è tramontata ad opera stessa della scienza vera, che ci ha rivelato che il mondo che ci circonda è terribilmente confuso, incerto e non può darci nessuna certezza, salvo quelle che nascono dalla nostra condizione esistenziale di meteore.

per questo è tramontata nella sua forma originaria, ma questa sopravvive ancora nell’ombra di qualche conventicola di irriducibili.

un confuso e stravolto residuo del pensiero originario sopravvive, invece, in una forma evoluta e trasformata, adattatasi all’impero del post-capitalismo isterico – come il cristianesimo si adattò a suo tempo all’impero romano.

ed è diventata, per paradosso, la religione stessa del capitalismo scientifico, il nuovo potere che domina il mondo, creando continuamente la prospettiva di una catastrofe planetaria a cui esso stesso pone rimedio, fino a che sarà possibile (non per molto, si direbbe).

è la religione anti-scientifica della scienza come verità assoluta: altrettanto intollerante, faziosa, fanatica, della fede originaria e delle altre religioni, che tutte nascono dalla paura insopportabile che giustamente circonda l’uomo singolo, i gruppi sociali più vasti e l’umanità tutta intera, per il semplice fatto di stare al mondo.

6 commenti

  1. Mi verrebbe di fare a me il bastian contrario a me, adesso 😀, ma mi astengo perché ho capito il senso di ciò che hai scritto. E che poi mi riporta ad uno dei più marxiani degli scienziati del secolo scorso, Kapitsa (bellissimo il suo “La scienza come impresa mondiale”, tradotto in Italia con la prefazione di Giovanni Lombardo Radice), che dalle pagine della Pravda, in pieno stalinismo, bacchettava per quella sorta di dittatura protoscientifica il pessimo Lisenko che Stalin aveva preteso guidasse la scienza di stato, preferendone la pedissequa obbedienza al regime, alle vette vertiginose del nostro o di altri scienziati marxiani quali Oparin e Pavlov.

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    • posso dire che dentro di me, scrivendo il post, camminava la domanda: chissà che cosa ne dirà chiedoaisassichenomevogliono? (e anche un altro blogger attendo al varco).

      ed ecco un tuo commento un poco diplomatico che mi rimanda ad un autore che non conosco, questo Kapitsa.
      che pure è una figura notevole – a quel che leggo ora – della fisica del Novecento ed ebbe anche il nobel.
      quanto si è ignoranti! incredibile anche la sua vicenda biografica con la fuga in Inghilterra nel 1920 e la revoca del permesso di espatrio nel 1923, alla fine di una visita in URSS del 1934, per metterlo a capo delle ricerche sull’atomica sovietica!

      ma hai fatto benissimo a ricordarlo: non tutti i marxisti hanno accettato il marxismo come nuova religione della scienza deterministica e dogmatica (Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin!) – successe anche nel cristianesimo nascente, anche lì ci furono gli gnostici che si opposero (invano) all’involuzione politica del cristianesimo come supporto dell’impero in declino (questo parallelismo col tempo presente è TROPPO impressionante!).

      mi rimane soltanto la curiosità e il rammarico che tu abbia rinunciato a fare direttamente il bastian contrario, ma spero che tu possa ancora rimediare… 😉

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      • 😃😃 Dai, allora mi ci provo. Ma in realtà non mi riesce a contestare quello che tu scrivi rispetto ad una scienza dogmatica e religiosa (che, tra l’altro, per me che ho una formazione scientifica molto convenzionale – studi suggeritimi da Ludovico Geymonat – appare come un ossimoro), solo non sono sicuro che molte delle cose che s’attribuiscono a Marx siano completamente ed integralmente sue. Il PCI cassò una poetica traduzione dell’Internazionale fatta da Franco Fortini perché la riteneva troppo poco convenzionale alla disciplina del partito, che peraltro nemmeno veniva nominato (orrore). Figuriamoci come non potesse essere piegato Marx alle esigenze di burocrazie oppressive. Ci sono alcune opere di Marx in cui egli stesso nega il carattere dogmatico della scienza, né v’è traccia in altre (se si esclude qualche traduzione piuttosto strumentale e decontestualizzante) di alcune cose che gli vengono attribuite come l’ineluttabilità della dittatura del proletariato o la chiamata alla rivoluzione come epilogo fondamentale della storia dell’umanità. In alcune pagine del Capitale (assai poco lette e molto rapidamente archiviate) lui stesso ammette che i suoi sono studi parziali e non certo definitivi, e che ancora molto occorrerà lavorarci su, a gentile discrezione di chi lo seguirà. Dunque, considera la sua opera come qualcosa in divenire e per nulla completa, affermazione, se vogliamo, che toglie un po’ di patina liturgica ai suoi scritti. In un’opera poco trattata nelle scuole di partito, “Il carattere della Comune”, si spinge a dire che ogni rivoluzione non potrà che sostituire un gruppo dirigente con uno di analoga ferocia, un boa constrictor, lo definisce (semplifico, ma il senso è quello). Lenin, che aveva ben letto Marx, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, ammette che non c’era stata la rivoluzione socialista o comunista (era, appunto, impossibile), ma che loro avevano semplicemente preso il potere in una condizione in cui, a suo dire, era necessario farlo. Ma ad altri sarebbe toccato quel processo di transizione verso una società nuova e più giusta. Aveva tra i suoi collaboratori più stretti, oltre al già citato Kapitsa, degli straordinari esempi di scienziati non “religiosi” come Oparin (che fu espropriato da Miller della teoria del brodo primordiale) e Pavlov. Non è un caso che quegli scienziati, formatisi politicamente sul ruolo della scienza con Marx, furono sostanzialmente soggiogati o fatti fuori da Stalin che preferiva affidarsi ad un sacerdote officiante come Lisenko, con le cui sciocchezze invereconde si potrebbero fare autentici pezzi di cabareth. Persino chi ritiene Marx come acritico apologeta dei destini luminosi del proletariato (in certe scuole di partito questo era il dogma, la liturgia ufficiale ed incontestabile, e c’erano fior fiore di dirigenti e filosofi pronti a testimoniarlo con giuramento di sangue), dovrebbe andarsi a rileggere cosa scriveva degli operai inglesi, di quanto fossero gretti protestando contro gli irlandesi che “gli rubavano il lavoro” (corsi e ricorsi storici, sembrerebbe). Credo che l’opera di Marx sia molto vasta, e, posto che Marx non è un dio né un profeta, vada letto nella sua complessità. In fondo il Capitale non riuscì a completarlo, ed il Manifesto è poco più di un libercolo agitprop, che poco ha a che vedere con cose assai più profonde e luminose come “Il Programma di Gotha” o “L’ideologia tedesca”.

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        • ottimo contributo, grazie.

          anche Marx era ambiguo? certamente: anche Jeshuu lo fu e sembra il destino dei fondatori di religioni.

          però l’11esima Tesi su Feuerbach, quella dei filosofi che adesso devono cambiare il mondo, è il migliore manifesto del neo-capitalismo scientista, rileggendolo oggi.

          certamente Marx fu meno dogmatico di Engels, e soprattutto di Lenin, il san Paolo del marxismo, che lo stravolse del tutto cancellandone ogni margine di ambivalenza e pose le premesse per trasformarlo in un dogma, processo che si concluse a pieno con Stalin.

          forse dissentiamo un poco su Lenin, ma lui a me sembra la tappa di un processo inevitabile che conduce a Stalin.

          ma è proprio con la morte di Stalin, che il marxismo, diventato marxismo-leninismo, inizia il suo crollo storico, come se non potesse vivere in altra forma che in quella autoritaria, dogmatica, sanguinaria, autodistruttiva.

          so bene dei tentativi di recuperare il meglio di Marx (in Italia il Manifesto); ne ho anzi fatto parte in anni lontani; ma l’onestà intellettuale mi costringe a dire che sono falliti, segno che vi era qualcosa di bacato in quel pensiero che lo rende globalmente inadeguato a comprendere la realtà attuale, nonostante le molte profonde illuminazioni azzeccate.

          io non so se possa esistere una base diversa per un pensiero di opposizione al presente: certo, se c’è, parte dalla fisica quantistica e dal carattere probabilistico della realtà, e deve quindi calare il sipario su Marx, fondatore senza colpa del marxismo-leninismo che propone il comunismo come un esito determinato del processo storico.

          opinioni molto soggettive le mie, naturalmente. e le tue non sono meno convincenti.

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          • Credo che la questione centrale sia proprio che non è possibile, ad oltre duecento anni dalla nascita di Marx, proporre un ragionamento su di lui, che ponga al centro la questione se farne a meno oppure no. Penso che tu abbia ragione – pure da vendere – quando poni la questione del “che fare” (cito Lenin per celia) oggi, su come costruire un alternativa autentica, e che sia umana ed umanizzante, ad un sistema che non ha queste caratteristiche, anche nella assoluta evidenza che le esperienze di rottura rispetto ad esso non sono state d’esito felice. Ripartire da una base teorica di ricostruzione di un pensiero eversivo (nel senso latino del termine, e-vertere, cambiare direzione) sia l’unica che ci tocca. Ma c’è una sorta d’affanno nei quadri dirigenti della sinistra a ricercare compatibilità sistemiche, a mostrare la maturità nell’aver preso le distanze dai fallimenti della storia. Non c’è, al contrario, nessuna voglia (penso nemmeno la capacità) per riscriversi alla luce dell’oggi come alternativa sistemica sostanziale oltre che formale.

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            • hai messo parecchia carne al fuoco, in modo molto sintetico. non credo si possa fare a meno di Marx, come non si può fare a meno di Darwin, di Freud o di Einstein: hanno posto le basi di una rivoluzione mentale che continua, anche se le loro scoperte o teorie si sono rivelate parziali a fronte della ricerca successiva. però è evidente che non è possibile fondarsi su di loro: la loro visione complessiva della scienza non regge, va cambiata. per farlo servirebbe qualche altra certezza, ma le scoperte che si susseguono allargano via via il campo dell’incertezza; non tutti si adeguano, ma la scienza di oggi è conoscenza dell’incertezza, col tentativo di orientarvisi dentro tra probabilità e ricorrenze statistiche. il pensiero eversivo, o piuttosto direi diversivo, fa fatica a rifondarsi come pensiero del dubbio e dell’incertezza; e poi l’essere umano si fa coinvolgere e trascinare dalle sbandierate certezze, rifugge dal dubbio. non esiste sinistra in Italia, ma solo neo- democristiani senza più neppure cristo.

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