Gianfranco Nuzzo: sui rischi delle traduzioni (nei testi cristiani e altrove) – con repliche – 215

gianfranco nuzzo 18 mag 2021, 19:22

Caro Mauro,
premessa la mia conferma dell’assoluta irrilevanza del tormentone pilatesco (procurator o praefectus?), vorrei permettermi di darti alcuni modesti consigli di carattere metodologico che potrebbero rafforzare la consistenza scientifica delle tue ricerche e delle relative conclusioni.
Il consiglio di fondo è quello di non fidarsi mai delle traduzioni italiane di un testo originariamente scritto in un’altra lingua, e ciò vale sia per le lingue antiche sia per quelle moderne.
Ti faccio alcuni esempi.
Bulgakov scrive in russo: chi ti garantisce che il «procuratore» della traduzione italiana del suo romanzo corrisponda a un analogo vocabolo russo e, in ogni caso, che tale vocabolo corrisponda a sua volta al procurator latino e non a qualche carica di epoca zarista in certo modo assimilabile al termine originale? Essendo mio coetaneo, tu sai benissimo che fino a non molti anni fa si parlava comunemente di “presidenti delle regioni”, mentre oggi viene quasi sempre adoperato il pomposo termine di “governatori” (forse per la solita mania americaneggiante): come se la caverebbe uno studioso del XXIII secolo che volesse capirci qualcosa? Forse arriverebbe alla conclusione cui sei arrivato tu con Pilato e discetterebbe sulla questione se Fontana, Zaia e Musumeci fossero in realtà presidenti o governatori, e magari se fossero realmente esistiti.
Analogamente, la stessa anglofilia tende talvolta a definire “primo ministro” (come Boris Johnson) quello che si è sempre chiamato “presidente del consiglio” (come Draghi), per non parlare della sottile distinzione fra “sottosegretari” e “viceministri”, sconosciuta nella cosiddetta “prima Repubblica” e oggi molto in voga nella “Repubblica delle poltrone”. Forse, se i Tedeschi e non gli Anglo-americani avessero vinto la guerra, Conte o Draghi sarebbero chiamati “cancellieri” di una provincia del Reich! Perfino nell’ambito degli studi classici si continuano a perpetuare simili equivoci terminologici: così in certi manuali di letteratura latina Verre continua spesso a essere definito “governatore” della Sicilia (in realtà era legatus pro praetore designato dal senato), il povero Cornelio Gallo “governatore” dell’Egitto (in verità era praefectus di Augusto), e “governatore” della Bitinia Plinio il Giovane (anch’egli legatus pro praetore stavolta nominato
dall’imperatore), inventando una inesistente carica di gubernator, forse adatta a Mao Tse Tung (o Ze Dong), definito “Grande Timoniere”!
Altro esempio. Tu ironizzi sulla Vulgata di Lc. 3, 2, nella quale affermi che Anna e Caifa sono considerati una sola persona (sub principe sacerdotum Anna et Caipha), probabilmente per dimostrare che chi ha scritto quel vangelo non solo è un falsario, ma anche un cretino o un semi-analfabeta. In verità nella versione greco-latina in mio possesso, che è quella ‘ufficiale’ a cura di Merk (IMPRIMATUR e Vicariatu Urbis, die 13 febr. 1964) nella parte latina si legge sub principibus Anna et Caipha. Non so da quale versione tu leggi sub principe, ma se possedessi anche quella greca ti accorgeresti che l’equivoco deriva da un codice in cui c’è scritto epì archierèos Anna kaì Kaiàpha, – al singolare in greco – mentre altri tramandano la corretta lezione epì archierèon] – al plurale –: una banale svista del copista che ha trascritto l’ultima lettera come sigma e non come ni, trasformando un genitivo plurale in singolare. Forse la filologia non sarà una scienza esatta (ma non lo è nemmeno la fisica dopo Heisenberg e Einstein), però procede in base a dati concreti e inoppugnabili e anche quando giunge a formulare delle ipotesi (le congetture testuali) non lo fa abbandonandosi alla fantasia (eccezion fatta per qualche filologo francese), ma ragionando sulla lezione tràdita e sui processi meccanici (aplologia, aplografia, ecc.) per cui essa è stata stravolta nel corso della tradizione manoscritta.
Per quanto riguarda il tuo amato Profeta Egiziano di flaviana memoria, purtroppo io possiedo la Guerra Giudaica (due volumi dell’ottima collana mondadoriana intitolata a Lorenzo Valla, con testo greco, traduzione italiana, apparato critico e note di commento), ma non le monumentali Antichità Giudaiche, di cui esiste solo (che io sappia) un’edizione in due volumi-cofanetto dell’UTET (a cura di L. Moraldi), che costa solo 28,50 euro, ma che io non compro perché ha soltanto la traduzione italiana, della quale non mi fido senza il testo greco a fronte. Dovrei andare all’Università e consultare l’edizione delle Belles Lettres (con testo greco, apparato critico e traduzione francese), ma per adesso, Covid imperante, le biblioteche sono di non facile accessibilità. Ergo non posso dirti nulla sul «si dileguò» riferito alla misteriosa fine del tuo super-eroe, anche se prima facie l’ipotesi che tu ventili mi sembra a dir poco fantascientifica.
Talvolta una traduzione palesemente errata può essere frutto di una scelta volontaria dettata da certe valutazioni ‘politiche’. Stavolta (incredibile auditu) parlerò di una falsificazione attuata dalla Chiesa cattolica post-conciliare, in ocasione della sciagurata riforma liturgica voluta da Paolo VI, un crimine contro la cultura che Guido Ceronetti (un intelligente “rezionario”) ebbe a paragonare alla distruzione delle immagini di Buddha fatte saltare in aria dai Talebani dell’Afganistan. A parte il fatto che è una diffusa fake news l’affermazione che a decretare l’abolizione del latino sia stato il Concilio Vaticano II (non so se la cosa a te freghi più di tanto, ma potremmo aprire una discussione sull’argomento), ci si sarebbe aspettato che la traduzione italiana del rito della Messa rispettasse fedelmente l’originale testo latino, e invece così non è stato, e non per ignoranza dei traduttori (che in fondo potrebbe anche essere perdonabile) ma per discutibili motivazioni che non hanno niente a che fare né con la filologia né con la religione. Ti faccio solo due esempi significativi, anche per non tediarti su un argomento che – lo ripeto – non penso ti interessi molto, visto che non mi pare tu sia un assiduo frequentatore delle chiese.
Nella preghiera del Sanctus (che precede il rito della Consacrazione) il testo latino recita: Sanctus sanctus sanctus Dominus Deus Sabaoth, in cui l’ultimo vocabolo (l’unico in ebraico insieme ad amen) allude al “Dio degli eserciti”, espressione frequentissima nel Vecchio Testamento. Ebbene, tutta l’espressione nella nuova liturgia è diventata “il Signore Dio dell’universo”. Perché?, chiederai tu: perché siamo alla fine degli anni ’60 (la guerra del Vietnam, il ’68, la teologia catto-marxista della liberazione, ecc.) e la Chiesa, divenuta ‘progressista’, non vuole più sentir parlare di “eserciti” (in realtà c’è stata un’ipocrita fase intermedia con “il Dio delle schiere celesti”, ma forse ricordava troppo gli elicotteri americani di Apocalypse now!). La cosa comica (o tragica) è che nessuno ha pensato di cambiare l’espressione nella traduzione dei Salmi biblici che vengono letti prima del Vangelo, dove Dio è sempre quello “degli eserciti”, con la paradossale conclusione che esisterebbero due dèi: il Jahvè biblico “degli eserciti” e quello cristiano “dell’universo”!!
Altro esempio. Nella formula della Consacrazione Gesù, parlando del suo sangue, dice «… qui pro vobis et pro multis effundetur», inspiegabilmente divenuto in italiano «… che sarà sparso per voi e per tutti». Vediamo il testo greco. La cosiddetta Ultima Cena si trova nei tre vangeli sinottici e non in Giovanni: in Mt. 26, 28 si legge perì pollòn], in Mc. 14, 24 hypèr pollòn], in Lc. 22, 20 hypèr hymòn]. Evidentemente la formula della Consacrazione è una contaminatio fra i tre vangeli, ma in nessuno di essi si legge perì pànton, cui corrisponderebbe il «per tutti» della traduzione italiana, parzialmente giustificata se il pollòn fosse almeno preceduto dall’articolo tòn, visto che in greco [hoi pollòi] significa «la moltitudine», «la stragrande maggioranza». Anche qui il falso ha una spiegazione ‘politica’ dovuta all’apertura ecumenica verso le altre religioni: il sangue di Cristo non viene sparso per i “molti” cristiani, ma per “tutti” gli uomini, anche di altre fedi. Ovviamente non sto entrando nel merito dottrinale di tali cambiamenti (che qualche cattolico ‘progressista’ potrebbe anche giustificare), ma di una mistificazione inaccettabile sul piano filologico.
Infine, la tua spiegazione del Cristianesimo come un episodio della “follia” della storia, mi sembra più adatta al Nazismo (ma anche qui ci sarebbe da discutere) o al Corano dettato dall’arcangelo Gabriele allo schizofrenico e pedofilo Maometto/Muhammad e oggi testo sacro di milioni di fedeli in gran parte fanatici. Se non ricordo male, a suo tempo hai lodato la mia ricostruzione dell’ambiente storico-culturale del mondo pagano in crisi all’epoca di Gesù, che feci in una mia vecchia mail, ma non mi pare che tu abbia proposto ipotesi alternative, se non ora quella della sullodata “follia”, che spiega tutto e niente.
Un affettuoso abbraccio
Gianfranco
P.S. L’unico esempio del verbo procurare usato nel senso di «governare una provincia», oltre che in Tacito, si trova in Plinio il Giovane (Epist. 3, 5, 17), il quale, parlando di suo zio Plinio il Vecchio, inviato da Vespasiano a governare la Spagna, lo usa in senso assoluto: cum procuraret in Hispania.

. . .

caro Gianfranco, come non essere d’accordo con la maggior parte di quello che scrivi e col principio generale dei rischi delle traduzioni?
bisogna risalire ai testi originali, ovvio!
io non sempre li ho e me la cavo come posso, sapendo bene che, fino a che non lo faccio, non posso pensare di arrivare a risultati non dico certi (perché questi li ritengo impossibili), ma almeno seriamente documentati.
però è chiaro che esiste un limite a questo richiamo metodologico: quale studioso mai sarà in grado di conoscere anche il russo e di certificare che la traduzione italiana procuratore corrisponda al termine russo usato da Bulgakov per Pilato nel Maestro e Margherita? alla fine dobbiamo pur fidarci, almeno fino a prova contraria.
ma c’è ben di peggio, come ben sappiamo noi che abbiamo a che fare con lingue straniere, sia morte che vive: che nessuna lingua è mai perfettamente traducibile in un’altra, perché corrisponde ad un diverso sistema di pensiero, ed ogni traduzione è un tradimento almeno parziale, del significato originario (ammesso poi che questo esista e sia uguale per tutti gli utenti; ma non mi dilungo su questo).

vediamo i singoli punti dove hai ragione:

1) la definizione delle cariche di quelli che oggi modernamente chiameremmo i governatori romani era variabile; l’uso di un termine certamente improprio (procurator) invece che praefectus nel Vangelo secondo Luca dimostra soltanto che non è una fonte storica rigorosa; lo stesso uso da parte di Tacito quando parla delle persecuzioni dei cristiani fatte da Nerone (escludendo l’ipotesi della manipolazione cristiana) fa sospettare che si stesse riferendo alla stessa tradizione cristiana e non a fonti ufficiali, dove l’errore non sarebbe stato certamente compiuto.

2) tu riscontri la forma plurale sub principibus Anna et Caipha nell’edizione ufficiale Merk della Vulgata, la traduzione latina di Girolamo; io ho trovato la forma assurda al singolare sub principe Anna et Caipha: assurda per modo di dire, poi, perché la carica di sommo sacerdote non era divisibile fra due (nessun caso simile a quello di Ratzinger e Bergoglio nell’ebraismo del primo secolo!).
le citazioni con la forma che ho indicato io sono numerose in internet e non mi sono annotato quella che ho usato nella prima risposta, ma te ne indico una che mi pare abbastanza autorevole : http://www.intratext.com/IXT/LAT0669/_PV1.HTM.
è inutile che citi ad un esperto come te il criterio della lectio difficilior: si capisce fin troppo bene come mai un copista che si trova davanti l’espressione insensata al singolare la corregga nel plurale, ben più difficile immaginare il contrario.
ma siccome fare ipotesi non costa nulla, è anche facile ipotizzare – considerando che i testi cristiani delle origini erano continuamente riscritti, come dice l’attendibilissimo Celso, e l’analisi, conferma – che inizialmente qui ci fosse il nome di un sommo sacerdote solo (come del tutto logico) e che un secondo nome sia stato aggiunto solo in un secondo momento, prima come glossa e poi entrato nel testo.
perché? i motivi possibili li ho indicati a suo tempo, ma non è il caso di divagare.
in conclusione prendo nota delle tue utili puntualizzazioni, ma un’edizione ufficiale, perdonami, non è per ciò stesso, una edizione del testo originario, considerando anche l’uso liturgico che se ne fa.
ma mi aspetto altre utili obiezioni su questo.

3) sul profeta egiziano di Giuseppe Flavio mi pare che tu abbia preso atto dell’impossibilità purtroppo, al momento, di rispondere alla mia richiesta di conoscere il testo greco originario del passo che lo riguarda e in particolare della criptica espressione resa in italiano con “si dileguò” (come vedi diffido un poco anche io delle traduzioni, soprattutto quando riguardano punti tanto fondamentali).

4) sui due esempi che fai di adattamenti sostanzialmente falsificanti di recenti traduzioni di passi abbastanza imbarazzanti del messale non posso che darti ragione; mi viene anzi il dubbio che tu ti stia facendo inconsapevolmente contaminare un poco dal mio spirito critico e dissacrante.
detto questo, sul piano della verità fattuale, devo peraltro ammettere che la forza del cristianesimo, rispetto all’islam, ad esempio, sta proprio nella sua capacità di manipolare, re-interpretare e allegorizzare il testo sacro, facendolo evolvere con lo spirito dei tempi.
quindi il giudizio storico e il giudizio fattuale qui divergono, almeno per me: sì, i testi sono manipolati (come è sempre avvenuto nei duemila anni della storia cristiana), ma per fortuna, così dalla rivoluzione cristiana è nato un mondo aperto che nessun tentativo di fossilizzazione è riuscito a chiudere del tutto.

5) la tua osservazione finale è la più importante: il cristianesimo è stato un episodio della “follia” della storia? mi domandi contestando questa mia definizione.
la mia risposta è: anche.
sarebbe assurdo negare tutto il positivo che il cristianesimo ha rappresentato e rappresenta, ma è altrettanto assurdo negare che questo positivo si è affermato attraverso il dilagare di quello che ai razionali e colti esponenti della cultura antica, che tu ed io ben conosciamo, è apparso come un fenomeno assurdo, appunto un incredibile dilagare di cose senza senso, di uno stravolgimento del senso comune e di ogni razionalità.
e non c’è bisogno che ti ricordi che Tertulliano rivendicava appunto questa rivoluzione della follia, col suo credo quia absurdum.
e non oso pensare a che effetto dovesse fare la scelta di Origene di auto-castrarsi per amore di Dio, se non fosse che riti simili si erano diffusi in quegli anni anche al di fuori del cristianesimo.
certo, il cristianesimo non è stato e non è soltanto questo. ma non posso pretendere che tu aderisca a questa visione.
mi dispiace un poco, però, che tu lasci a me il ruolo di difensore della maggiore ragionevolezza complessiva della mitologia pagana rispetto a quella cristiana.
ma l’impazzimento della cultura antica nella sua fase finale fu generale e non dovuto soltanto al cristianesimo, come sai meglio di me; e questo tra l’altro getta una luce di inquietudine sul nostro presente, che vede dilagare fenomeni simili.

su questo resteremo certamente in disaccordo, ci mancherebbe; ma mi permetto di rinviarti a questo piccolo e stravagante contributo (avrai certamente colto l’allusione alle Pagine stravaganti di Pasquali) che sintetizza, tra qualche divagazione, il mio punto di vista sulla cultura dell’impero romano nella decadenza.
https://bortocal.wordpress.com/2013/09/15/418-i-vangeli-linternet-populista-del-primo-secolo-d-c-cdmc-1/

ciao! e grazie.

ti pubblicherò di nuovo, naturalmente, solo rammaricato di non poterti offrire sede più degna del mio blog…

. . .

fine della mia mail di risposta a Gianfranco Nuzzo; aggiungo ora qualche altra considerazione.

l’amico blogger ricco&spietato ha richiamato la mia attenzione sul fatto che qui sopra si definisce Maometto schizofrenico e pedofilo sulla base di comportamenti che nella nostra visione culturale portano ad esprimere questi giudizi (sentire delle voci interiori e farsene guidare; sposare una bambina).

non ho ritenuto di ripetere subito qui quello che ho affermato altre volte, ma lo faccio ora: ritengo sbagliato applicare i nostri criteri morali ad altre culture, e a maggior ragione se questo si risolve in un atteggiamento svalutativo di mondi altrui.

questa è una premessa della cancel culture che sta dilagando, così malamente applicata alla storia.

Mohammed non era un pedofilo nella cultura del suo tempo, e tanto ci dovrebbe bastare.

e non dovremmo mai confondere il bisogno di superare i valori storici di quella cultura col giudizio morale su chi ne ha fatto parte e li ha condivisi.

se Mohammed era schizofrenico (secondo la mentalità di oggi), anche Giovanna d’Arco e altri santi cattolici lo erano, per non dire di Omero (o chiunque fosse) che cantava i versi dettati dalla Musa nella sua testa; se Mohammed era pedofilo, che dire di tutti gli antichi greci, di un’epoca in cui i rapporti tra uomini adulti e ragazzini prepuberi erano considerati addirittura un segno di nobiltà e di distinzione sociale?

la storia e la vita dell’umanità sono ben più complessi delle nostre paturnie moralistiche.

e quindi no, da parte mia alla definizione di Mohammed come schizofrenico e pedofilo nella sua componente insultante.

. . .

da un’ulteriore mail di Gianfranco Nuzzo del 21 maggio:

Caro Mauro,
riconosco che le mie parole su Maometto erano assolutamente inappropriate: mi sono lasciato trascinare dalla foga polemica, anche perché non ho riflettuto sul fatto che la mia risposta avrebbe trovato posto sul tuo blog, suscitando le giustificate ire di qualcuno.

. . .

ho cercato invano di identificare l’altra mail di cui parla Gianfranco per poterla allegare qui, ma non ci sono riuscito.

certamente la discussione non è finita qui e arriverà una replica; segnalerò in qualche modo l’aggiornamento del post quando verrà fatto.

10 commenti

  1. sempre dalla mail di Gianfranco Nuzzo del 21 maggio:

    Quanto alla reazione di Ricco&Spietato, non ho letto la sua risposta originale, ma solo quella ‘censurata’, per cui non so esattamente qual era l’insulto rivolto a me: sappi comunque che l’unico insulto al quale potrei reagire anche facendo a pugni è “figlio di puttana”, ma solo perché offende il ricordo di mia madre; mi va bene anche “figlio di un cane”, perché amo gli animali, anche se preferirei “di un gatto”!
    In ogni caso – ma non è la prima volta – sulla risposta (anche ‘censurata’) non ci ho capito granché, perché (almeno per me, digiuno del lessico-blog) è scritta in un linguaggio criptico: si è risentito solo per Maometto o anche perché mi ritiene un saccente che fa sfoggio della sua conoscenza del greco e della filologia?
    Nel primo caso – lo ripeto – chiedo scusa e faccio ammenda, nel secondo … “non ti curar di lor, ma guarda e passa”. […]
    Quanto alla tirata sulla Madonna, gli farei osservare che, a differenza di Maometto, Maria di Nazareth non ha scritto alcun testo ispirato posto a fondamento di una religione, fermo restando che all’Annunciazione si può credere o no, ma bisognerebbe prendersela con gli Evangelisti (resta il fatto che il Magnificat è uno dei testi antichi più belli).
    Confermo invece i miei giudizi su Enrico VIII, fondatore di una ‘religione’ basata sui suoi capricci da alcova e inspiegabilmente ancora praticata dagli Inglesi e dagli abitanti di qualche loro ex colonia: se tu volessi convertirti al Cattolicesimo (ipotesi remota) dovresti riconoscere il Papa come capo spirituale, ma sempre meglio che farlo con la regina Elisabetta o col suo scialbo figlio Carlo.
    Ti aspetto su Goering e il “Fasciocomunismo” (anche se prevedo violente le reazioni del solito Ricco&Spietato).
    Un abbraccio
    Gianfranco

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    • caro Gianfranco quello che mi hai scritto su Goering e il fasciocomunismo non l’ho ancora pubblicato e lo farò presto, non so ancora in che forma; solo il tempo di articolare una risposta.

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  2. molto istruttivo.

    spiega la genesi e l’evoluzione dei testi sacri. distratti copisti? indifferenti e un po’ ignoranti? o pavidi propagandisti?

    ti intimo di restituirmi ciò che è mio – e ti assicuro che mastico poco la lingua, ma abbastanza da conoscere qualche sinonimo di “credulone”; e quello che avevo scritto io non lo è.

    …sotto pena -risibile, ne convengo – di ottenere il mio silenzio sul tuo blog.

    (ma stai a fa’ il maestrino co’ me? guarda che io non sono abbastanza giovane da essere uno dei tuoi studenti…)

    (resta, naturalmente, il fatto che sei padrone assoluto in casa tua)

    [ah cioè tu dici che dare del pedofilo e dello schizofrenico a un cialtrone morto (anzi, diciamola tutta: all’ennesimo cialtrone forse mai esistito) non è un insulto, ma dare del cialtrone a qualche* cialtrone vivente invece lo è? altro interessante ammaestramento.
    * ti prego di notare che nessuno ha scritto “tal dei tali è un cialtrone”]

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    • prima parte del tuo commento: genesi dei testi sacri.
      molte entusiaste tradizioni orali; poi, nelle trascrizioni scritte, copisti in parte normalmente esposti ad errore, in parte ignoranti, in parte entusiasti o fanatici, in parte, più avanti nel tempo, propagandisti anche pavidi.
      risultato: un guazzabuglio inestricabile di versioni contrapposte.
      e poi, la ciliegina sulla torta: la trasformazione di questi propagandisti di “vangeli” diversi e di diversi cristianesimi in una melassa unica, inevitabilmente incoerente, ma secoli di propaganda e di manipolazioni mentali hanno realizzato l’impossibile: creare una narrazione standard, che non sta da nessuna parte nei testi, ma è nella liturgia e nell’immaginario popolare.
      Mohammed, ma piuttosto i suoi seguaci, impararono la lezione e resero il testo sacro e immodificabile per dogma: con i risultati catastrofici che vediamo.
      ma criticamente è pure certo che non ci riuscirono del tutto.

      seconda parte del tuo commento: la protesta per un mio intervento sul tuo primo commento.
      su un punto hai totalmente ragione e mi cospargo il capo di cenere: ho lasciato passare senza modificarli gli insulti a Maometto; vero che se ne leggono di simili sulla stampa di destra, e questo mi ha distratto.
      d’altra parte possono essere letti sia come insulto sia come definizioni storiche di comportamenti accertati.
      ho anche pensato un attimo, in verità, se cominciare la mia “censura” da lì, anche perché l’amico si mette nei guai e rischia, dicendo cose simili.
      poi ho lasciato perdere, perché si perdeva tutto il senso dell’argomentazione.

      tra parentesi: dell’esistenza storica di Jeshuu si può dubitare e di quel che se ne racconta, secondo me, si deve: ma la figura di Moahammed è assolutamente ed integralmente storica (anche se non priva a sua volta di qualche abbellimento leggendario).

      tu ti sei sentito legittimato a usare parole altrettanto pesanti, che in questo caso coinvolgevano però una persona in carne ed ossa, e sono esclusivamente sul piano dell’offesa priva di riscontri.
      non è molto bello insultare chi non la pensa come noi, almeno fino a che le sue opinioni espresse non sono lesive di qualcun altro; ma questa è una valutazione tua, non mia.
      però, se la cosa avviene sul mio blog, la valutazione diventa anche mia e io trovo che rischiavano di portarci verso il modello facebook o social della rissa in rete.
      so anche io che la parola che ho impiegato nella sostituzione non è un sinonimo di quella che hai usato tu. ma, se lo fosse stata, l’insulto sarebbe rimasto!

      tu rivendichi adesso il ripristino, e come posso negarti questo diritto?
      d’altra parte per me è una regola rigida qui dentro evitare le risse virtuali.

      quindi al momento non trovo altra soluzione che ripristinare effettivamente l’espressione che hai usato.
      nello stesso tempo, però, renderò il post privato, cioè leggibile soltanto per me e per chi avrà la password per accedervi. ovviamente la darò anche a te, se la vorrai.

      spero che questa soluzione possa andarti bene.
      nello stesso tempo renderò il post accessibile anche a Gianfranco e sentirò anche la sua opinione.
      se ben lo conosco potrebbe dare il via libera alla versione originaria, senza sentirsene toccato più di tanto, anche se rimane la mia difficoltà di dare via libera a commenti insultanti in pubblico, vedremo.

      spero che tu mi legga presto e di poter procedere; mi spiacerebbe perderti come lettore e commentatore.

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        • francamente, ho riletto il mio ultimo commento, un po’ preoccupato per la tua accusa, ma tutto mi pare tranne che prepotente.

          la mia era soltanto una proposta e ti avevo soltanto il tuo parere. ma forse devo pensare che il prepotente sei tu, visto che non ti ricredi sul termine offensivo che hai usato.

          a questo punto farò quello che ritengo più giusto, senza chiedere più che cosa ne pensi.

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  3. “…o al Corano dettato dall’arcangelo Gabriele allo schizofrenico e pedofilo Maometto/Muhammad e oggi testo sacro di milioni di fedeli in gran parte fanatici.”

    persino io ho imparato qualcosa da questo impervio ma magnifico post! io, io che non padroneggio nessuna lingua, manco la mia.

    ho imparato che se l’arcangelo compare al pedofilo e schizofrenico è follia; mentre se appare alla sedicente verginella ahilei incinta e le dice non ti preoccupare, sistemo tutto io, e …che è??? e i fedeli che sono, gravi e riflessivi ermeneuti?

    insomma, per essere creduloni – sembra – non c’è mica bisogno di non sapere il greco…

    NOTA: il termine “creduloni” è correzione mia di altro termine un po’ più offensivo usato da ricco&spietato. purtroppo lo stile ne risente e non è più il suo.

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