non essere troppo creativo – borforismi 41

qualcuno mi riferisce da tempo un giudizio di una persona molto stimabile: dice che sono la persona più intelligente che ha conosciuto, suppongo che intenda dire di persona.

io non sono tanto d’accordo: non dico di non considerarmi abbastanza intelligente, ma non così eccezionale.

sono convinto, invece, di avere una mente piuttosto creativa (anche qui, senza eccedere, ma ben più della media).

quindi si confonderebbe la creatività con l’intelligenza, che sono invece due categorie ben distinte.

però è proprio la troppa creatività il mio difetto principale: infatti mi trascina continuamente da un argomento all’altro, da una curiosità all’altra.

tutta la mia vita intellettuale è trascorsa (o quasi, oramai) soltanto accumulando spunti, che però non sono stati mai organizzati, rifiniti, resi coerenti e leggibili, cioè tradotti in opere concluse.

. . .

metto questa confessione nella categoria dei borforismi, perché non è difficile ricavarne la morale espressa nel titolo.

morale che non serve a nulla, peraltro, perché – mi scusino i cristiani – nessuno di noi decide di essere quello che è: se vi fosse un libero arbitrio, io deciderei di essere un po’ meno creativo e un po’ più realizzativo.

che poi nella morale cristiana un dio infinitamente buono punisca gli uomini dopo averli accusati di essere liberi è uno dei controsensi della sua visione del mondo.

che Allah il misericordioso faccia altrettanto nell’islam è forse più assurdo (o forse meno), perché non mi pare che questa religione preveda il libero arbitrio, ma egualmente punisce gli esseri umani per essere come Dio l’onnipotente lo ha voluti.

8 commenti

  1. Vado controcorrente e spero di non offenderti ma non ti stimo persona creativa. Intelligente ovviamente sì, molto più di me ad un livello a cui non posso aspirare, ma non riesco a vedere in te la scintilla della creatività. Curioso si e comunque non curiosissimo ma la curiosità non è sinonimo di creatività.
    Adesso potrei infognarmi nella definizione di creatività per essere sicuri che parliamo della stessa cosa però per questa volta passerei oltre.
    Ho conosciuto sia persone creative che persone creative ed intelligenti ma queste ultime sono veramente rare e penso di potere affermare che oltre ad un certo livello l’intelligenza diventa un peso ed un’ancora per le persone creative. E che le persone creative con un non eccelso QI sono capaci di cose impensabili ai piu. Se pensi alla storia dell’arte ti puoi fare infiniti esempi di questo.

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    • accolgo con sollievo la negazione della creatività in me, forse mi libero di una zavorra o di una falsa presunzione.
      però stiamo parlando della creatività nello stesso senso? forse no: io l’ho intesa in un senso molto pratico e un poco terra terra, forse tu la identifichi con la capacità artistica. in questo caso, ti do ragione, mai preteso di averne parte. 🙂

      condivido il resto, e non faccio fatica, perché siamo sulla stessa linea di pensiero, mi pare.
      anche io penso che l’intelligenza, oltre un certo grado, diventi un ostacolo alla creatività, salvi casi rarissimi.

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  2. Si, anche i lavori del Prof. Cavalli Sforza indurrebbero a questa conclusione, che, in definitiva esclude i tratti “razziali” dell’intelligenza (non solo quelli, invero). Ma m’approfitto della tua creatività, così t’ho lanciato una “provocazione” nel post sugli Arabi di Sicilia. M’approfitto è il caso di sottolinearlo. ahahah!

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  3. C’era un incipit che ho letto, molto tempo fa, da qualche parte – credo di Benni – che diceva “Non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa più bella figura”.
    Però, ho idea, che la creatività e le esplorazioni, se non direttamente collegate con l’intelligenza, certo la stimolano. Ho memoria dei miei studi genetici – che non ho rinnegato, semmai mi sono rinnegato io in quell’ambito – in particolare di quelli di genetica di popolazione. In un vecchio testo americano (ancora la memoria non m’aiuta su dettagli più precisi) erano riportati due studi a confronto, riguardanti il Q.I. Ora, di quello abbiamo discusso in passato, e sappiamo bene come sia efficace – nemmeno in modo così categorico – per misurare solo alcune, parzialissime, intelligenze. Comunque, sia pure in modo approssimativo te ne riporto il contenuto.
    Nel primo studio – che aveva, come comprenderai, qualcosa di subdolo – era stato somministrato il test ad un campione apparentemente omogeneo, quello dei proscritti alla leva dell’esercito americano. Ebbene , veniva fuori che i militari di religione ebraica erano i più intelligenti, seguiti dai bianchi caucasici, quindi dai neri. Come dire, esiste un’intelligenza di razza (allora gli studi di Cavalli Sforza, cui io mi sono molto ispirato per i miei, non erano che embrionali).
    Nello studio parallelo veniva cambiato il campione, e l’analisi era condotta sui bambini adottati da famiglie tedesche. Risultato ribaltato ed i neri erano i più “intelligenti”. Sul podio non ricordo l’ordine d’arrivo degli altri due, credo tuttavia ad un ex aequo. Il secondo studioso, molto laicamente, però, sosteneva che quello strumento non era affatto efficace per misurare le intelligenze, poiché queste sono funzionali all’ambiente vissuto.
    E se nel primo caso si può ammettere che chi si arruola nell’esercito americano lo faccia perché ci crede, tra i neri quella diventa invece un’esigenza che nasce dalla propria condizione sociale, dunque, per taluni, è quasi una scelta obbligata. Da ciò (e non solo da ciò) si desume – perdona se mi dilungo ed approfitto della tua ospitalità – che i neri, provenendo da un contesto meno stimolante, potrebbero risultare “meno intelligenti”.
    Di converso, una famiglia tedesca che adotta bambini di colore ha una visione del mondo “assai aperta”, dunque fornirebbe ai propri figli un ambiente socio-culturale avanzato, stimolandone talune – se non tutte – intelligenze.
    Vengo finalmente al dunque, supponendo che l’intelligenza, seppure ne possiamo ammettere una componente genetica (personale e non di liea filetica), sarebbe senz’altro stimolata ed esercitata da altre componenti la nostra personalità, e permettimi di dire che la creatività, se non è intelligenza in quanto tale, a quella mette il turbo.

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    • sì, c’è un rapporto fra creatività e intelligenza, nel senso che la prima stimola la seconda, mentre non credo che la seconda stimoli necessariamente la prima. però anche lo stimolo deve cadere su un terreno fertile: conosco, e credo anche tu, persone creative che non sono affatto intelligenti. sentono il bisogno di creare e non possono farne a meno, ma le loro creazioni sono opache, convenzionali, in una parola a volte stupide.

      le tue riflessioni sul rapporto fra ambiente e sviluppo dell’intelligenza individuale sono utili e importanti. ovviamente le sottoscrivo. il rischio di attribuire a fattori genetici variabili culturali e quindi anche ambientali è molto forte.

      per quel che valgono certe ricerche, peraltro, i cinesi risulterebbero molto più intelligenti, in media, anche di noi caucasici; merito dell’ambiente in cui vivono?
      d’altra parte, per gli ebrei, una tradizione più che millenaria di persecuzioni, la ghettizzazione con l’obbligo di darsi a professioni di concetto, può avere indotto una certa selezione genetica in direzione dell’intelligenza astratta.
      però sono sicuro che se esaminassimo l’andamento dell’intelligenza per gli ebrei stabilitisi in Palestina vi sarebbe un primo quasi insensibile declino.

      e del resto, come spiegare la crescita, quasi esponenziale dell’intelligenza media fino agli anni Ottanta e il suo successivo attuale declino?

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      • Quello che dici (in particolare sulle propensioni concettuali degli Ebrei alle cose, che li faciliterebbero, e non per predestinazione genetica, ad approcci efficaci a cose come i test Q.I.) è proprio il senso della ricerca che ti sottoponevo. Per il resto sottoscrivo, la creatività senza intelligenza (anche se potenzialmente capace di stimolarla) conduce a realizzazioni piatte ed omologate.

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        • vi sono diversi temi connessi.

          1. l’intelligenza è un tratto genetico oppure epigenetico, o infine una mescolanza dei due tratti? (senza considerare le pur determinanti influenze ambientali, che comunque ci riportano alla componente epigenetica).
          sembra che le ultime ricerche abbiano evidenziato una parziale trasmissibilità anche di alcuni tratti epigenetici; insomma l’idea di qualche tratto razziale rigorosamente trasmissibile che determinerebbe le caratteristiche individuali invia preponderante è proprio definitivamente tramontata.

          2. andrebbero approfonditi i casi in cui l’intelligenza agisce per spegnere la creatività e la ostacola, per condizionamenti culturali o ambientali o per semplice propensione personale.
          il tema un poco mi affascina perché sono cresciuto in una famiglia che (soprattutto sul lato materno) ha attivamente ostacolato in tutti i modi possibili una creatività che sembrava debordante e ha cercato di piegare allo scopo anche quel tanto di intelligenza che avevo.
          credo che il mio rifiuto di ogni forma di realizzazione finale delle mie “creazioni” – tipo pubblicazione o simili – sia legato anche a questa inibizione mal riuscita, ma sempre efficace, della mia creatività.

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