fuoriblog dal 22 al 28 maggio 2021 – 232

inizia con una piacevole sorpresa la mia settimana fuoriblog (fuori da questo blog, intendo): la scoperta, con un giorno di ritardo, della ripresa di una discussione su un post di sei anni fa (pubblicato sul nonno blogghistico del mio blog attuale, qui: TEGMARK, MA INSOMMA, QUANTI SONO I MULTIVERSI? – 315., un post del 23 aprile 20914, che il nostro Krammer aveva commentato quasi un anno dopo: questa volta interviene gabriele e troverete il suo commento in fondo alla lista dei commenti della settimana, perché al solito sono distribuiti in senso anti-cronologico.

poi alcuni appuntamenti fissi o quasi di questa rubrica settimanale: discuto con: 2. Rossatinta sulla stagione felice dei blog, 3. chiedoaisassichenomevogliono, ancora su Battiato, 9. gaberricci, su lingua e dialetti.

da segnalare inoltre: 5. wanderingitalia – 6. inerro.land (due diversi blog dello stesso Manuel), 7. Francesca, 8. mcc43

e soprattutto 😉 il mio post sull’India a Londra, dimenticato la settimana scorsa, anticipato già dalla foto di copertina.

(questo blog ieri ha superato i 50mila contatti, che non sono poi troppi in due anni e due mesi di vita).

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9. gaberricci, Stasera si recita a registro May 26, 2021

corpus2020 May 26, 2021 at 9:13 am
ciao, ho letto con molto interesse il tuo pezzo, molto stimolante, come quasi sempre sono i tuoi.
da veneto di nascita, che non parla il veneto (purtroppo), penso che tutte le tue considerazioni sono giuste, ma manca il punto centrale e veramente decisivo (a parte un giudizio sul colonialismo di Venezia, che credo sbagliato, almeno per quanto riguarda le aree italiane e quelle dell’Istria e della Dalmazia – ma non per il resto dei possedimenti veneti nell’area greca).
quello che si parla in Veneto, infatti, non è un dialetto, ma una vera e propria lingua, perfino con una sua storia letteraria distinta, che poi per comodità facciamo confluire nella letteratura “italiana”; il Veneto condivide questa caratteristica con altre Regioni italiane a statuto speciale (Sardegna, Sicilia, Friuli e l’indiscutibile Sued Tirol), ma senza questo riconoscimento formale a livello politico-amministrativo.
in qualche modo il Veneto sta all’Italia come la Catalogna sta alla Spagna (e con lei i Paesi Baschi e forse l’Andalusia).
non è strano quindi che i veneti parlino la loro lingua molto di più di quanto nelle altre regioni non si parlino i dialetti locali; perché, ad esempio, se vai in Germania tu non chiedi a un tedesco di parlare in inglese normalmente…
poi ci sta anche tutto quello che, giustamente, dici tu. ma prima viene che il veneto è una lingua, non un dialetto.
e adesso non dirmi che sono un nazionalista veneto, per favore! 😉

gaberricci May 26, 2021 at 10:47 am
Assolutamente no, ed infatti in questo pezzo nell’unica occasione in cui ho chiamato il veneto “dialetto” l’ho fatto come qui, cioè tra virgolette. So bene che il veneto è una lingua… e per altro credo si possa dire lo stesso di molte (praticamente di quasi tutte, anzi) parlate locali italiane. A L’Aquila, ad esempio, si parlava un rarissimo esempio di idioma di diretta derivazione sabina.

corpus2020 May 26, 2021 at 8:11 pm
grazie, tiro un sospiro di sollievo… 😉
però io non direi che tutte le parlate locali sono lingue, altrimenti lo sarebbe ogni dialetto di ogni piccolo borgo, un poco diverso da quello vicino. perché lo siano, occorrono delle condizioni particolari, e non sono nemmeno ben sicuro di saperle dire: ma, ad esempio, direi: una produzione letteraria in quella lingua ed un riconoscimento politico, magari anche soltanto amministrativo (ma mi rendo conto dell’arbitrarietà di queste definizioni, che credo farebbero inorridire un linguista puro).
vero che l’Italia è la patria di differenze dialettali così forte da impedire spesso la comprensione tra parlanti solo dialettali di paesi diversi.
questo ha reso praticamente bilingui intere generazioni di italiani che hanno imparato l’italiano standard della televisione (vero strumento di unificazione linguistica del paese, come disse De Mauro); e il bilinguismo è associato ad una maggiore plasticità cerebrale e ad una maggiore facilità al pensiero divergente.
il calo verificato sperimentalmente dell’intelligenza media degli italiani degli ulti due-tre decenni potrebbe essere associato al fatto che sono diventati prevalentemente monolingui, salvo coloro che hanno sostituito l’inglese al dialetto come effettiva seconda lingua.

rinoceronteobeso May 29, 2021 at 12:01 am
Scusa, ma qual’è la definizione di “lingua” e “dialetto” che stai usando?

corpus2020 May 29, 2021 at 6:20 am
grazie della domanda: veramente non ne sto usando nessuna di precisa, anche perché penso che il confine tra i due fenomeni sia molto difficile da definire.
mi pare che definire che cosa sia una lingua non sia un problema tanto linguistico, quanto politico: comunque, come accennato nel secondo commento a gaber, direi che una lingua è un sistema organico e coerente di comunicazione verbale usato da una comunità che la riconosce come tale. un dialetto è un sistema di comunicazione verbale che può essere considerato una variante di una lingua ed è usato da una comunità che lo considera tale e che è parte di quella più ampia che usa la lingua di riferimento.
mi rendo conto del carattere totalmente arbitrario di queste “definizioni”.
ma è come quando si cerca di definire che cos’è l’arte: anche l’arte, alla fine, è tutto ciò che viene considerato tale, mi pare molto difficile trovare definizioni più stringenti.

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8. mcc43, Guerra degli Undici Giorni fra Israele e Gaza: perchè? e poi? 25 maggio 2021

da leggere…

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7. Francesca, Non è mai troppo tardi 25 maggio 2021

da leggere anche questo…

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6. inerro.land, Errore fatale… o fatato? / Fatal or fairy mistake? 24 maggio 2021

corpus2020 24 maggio 2021 alle 22:08
foto fantastiche!

inerro.land 25 maggio 2021 alle 18:53
Grazie mille Mauro!

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5. segnalo http://www.wanderingitalia.it/alleggerirsi/

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4. chiedoaisassichenomevogliono, Punto – forse – a capo (e fortunato chi non ha capito, parte seconda) 24 maggio 2021

corpus2020 24 maggio 2021 alle 12:14
ahaha, il punto è arrivato, alla fine: lo stavamo aspettando. in apnea. 🙂

chiedoaisassichenomevogliono 24 maggio 2021 alle 12:57
Era per produrre esercizi di stimolo alle capacità polmonari. 😂

corpus2020 24 maggio 2021 alle 13:03
test anti-covid, praticamente.
potrebbero sostituire i tamponi con una prova di lettura di questo post… 😉 😉

chiedoaisassichenomevogliono 24 maggio 2021 alle 13:08
Non è una cattiva idea, mi pare pure meno invasivo.

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3. una prosecuzione del dibattito su Battiato avviato nel blog di chiedoaisassichenomevogliono su quel blog e riportato nella sua prima parte qui: Nach Italien mit [verso l’Italia con] Franco Battiato – Youtube mio – 213

2. vengodalmare 23 maggio 2021 alle 18:26
Mai amato Battiato, sopportato a volte quando volevano a tutti i costi farmi capire quanto fosse grande artista. Niente da fare. Bella veramente l’associazione con Carducci, poeta però che ha scritto anche tante belle cose.

chiedoaisassichenomevogliono 23 maggio 2021 alle 18:28
Beh, anch’io non mi sono mai strappato le vesti per Battiato. Il musicista ha tirato fuori qualche chicca interessante, più come cantautore che come autentico sperimentatore. Per il resto non sono riuscito a tacere.

vengodalmare 24 maggio 2021 alle 3:29
Fatto bene.

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2. anche il dibattito su I blog dei vecchi tempi è proseguito questa settimana:

Rossatinta 24 maggio 2021 alle 6:26 am
ho letto il commento, mi ritrovo in molte delle riflessioni che fai e prima o poi costruirò un post decente che riassuma un po’ la mia esperienza attorno ai social, tenendo ben presente che si tratta di una visione di parte, minima, riduttiva e sicuramente non esaustiva. – non mi sarò spiegata bene circa la faccenda della maschera da intellettuale: non lo sono, non mi millanto tale e manco riuscirei a reggerla, alla lunga. tutto qua. non estenderei mai una definizione del genere a chicchessia. se ti sei sentito colpito mi spiace, non era mia intenzione. – alla prossima, arrivederci e grazie.

corpus2020 24 maggio 2021 alle 10:40 am
no, non intendevo che TU mi avessi attribuito la maschera di intellettuale, era soltanto una percezione soggettiva, una specie di coda di paglia. per tutta la vita, gente che mi conosceva per la prima volta, invece di chiedermi che lavoro faccio, ha punta il dito dicendomi: insegnante? che è quasi la stessa cosa. per fortuna, nella seconda metà della mia vita ho potuto rispondere: no, preside, che – ammettiamolo. come lavoro fa molto meno “intellettuale”.

benissimo per la tua promessa: aspetto!

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.1. Gabriele, 21 maggio 2021 alle 21:35, qui: TEGMARK, MA INSOMMA, QUANTI SONO I MULTIVERSI? – 315.

Come non dare ragione a Krammer… Anche io ho interpretato in questo modo il libro di Tegmark, che è a mio parere uno dei più illuminanti nella divulgazione scientifica della fisica cosmologica. Ho amato Lawrence Krauss e poi Brian Greene, ma con Tegmark si va oltre, a prescindere che le estreme conseguenze delle Attuali teorie ritenute adatte a descrivere i fenomeni della fisica delle particelle e cosmologica, possano sembrare ‘eretiche’ al pensiero comune, ed anche a certo pensiero scientifico.
A mio parere uno dei problemi, non detti da Tegmark, è che ci stiamo scontrando in alcuni punti con i limiti propri della capacità umana di comprendere. Un esempio pratico, a prescindere se la teoria delle superstringhe sia corretta o meno, è la nostra incapacità, a prescindere dalla capacità computazionale che potremmo raggiungere grazie ai calcolatori, di descrivere tutte le possibili vibrazioni, in numero variabile di dimensioni, all’interno degli spazi di Calabi Yau. Temo che la Realtà sia a strati, e possiamo togliere strato dopo strato ma, arrivati ad un certo punto ci scontriamo con la nostra incapacità intellettiva, il caso delle singolarità è di scuola. Esistono, non esistono, lo spazio è discreto, le particelle non sono di dimensioni zero, ma abbastanza ‘grandi’ da poter domare gli infiniti che altrimenti ne deriverebbero?
Di sicuro Tegmark ci porta a pensare, a pensare che la Realtà, qualunque cosa significhi ‘Esistere’ e percepire come osservatore facendo parte dello stesso sistema osservato, è qualcosa di molto più complesso della nostra vita quotidiana per cui ci sbattiamo, qualcosa di più complesso, probabilmente, di qualunque cosa possiamo anche solo provare ad immaginare.

corpus2020 23 maggio 2021 alle 7:09
ciao, bello che arrivi questo commento così approfondito sei anni dopo! – non so se hai cliccato prima di mandarlo sulla richiesta di notifica della risposta e se dunque la leggerai :mi auguro che in qualche modo comunque tu possa tornare qui per la risposta

il tuo commento mi risulta riferito a quello di Krammer del 9 febbraio 2015, che diceva di non seguirmi bene sul punto 2, ma contiene anche delle riflessioni sul punto 3.
ma nella discussione successiva sul punto 2, poi ci siamo spiegati e Krammer ha capito che parlavo di teoria scientifica di Tegmark usando il linguaggio scientifico e non quello comune, e dunque non per dire che non fosse vera. devo quindi pensare che tu stia dando ragione a Krammer per quel che dice nel punto 3, piuttosto?

a parte questo piccolo dubbio irrisolto, il tuo commento è molto approfondito ed illuminante e condivido completamente che “la Realtà, qualunque cosa significhi ‘esistere’ e percepire come osservatore facendo parte dello stesso sistema osservato, è […] qualcosa di più complesso, probabilmente, di qualunque cosa possiamo anche solo provare ad immaginare”.

credo che dobbiamo proprio approfondire preliminarmente che cosa significa realtà e che cosa significa “esistere”: provare ad arrivare alla vertiginosa ipotesi che l’esistenza sia soltanto una delle categorie con cui la mente umana interpreta l’esperienza, che possa essere una forma di bias cognitivo.

non solo il tempo sarebbe dunque una categoria del pensiero e non della forma in cui percepiamo la realtà, ma l’essere stesso. perché la realtà potrebbe stare oltre.

ti posso segnalare che le discussioni con Krammer e altro continuano su questi temi anche sei anni dopo?

ecco l’ultima: https://corpus2020.wordpress.com/2021/05/18/a-proposito-di-collassi-di-funzioni-donda-fabio-mombelli-210/

non metto altri link qui per non finire nello spam

e grazie ancora di questo brillante aggiornamento del dibattito!

corpus2020 23 maggio 2021 alle 7:11
ti mando anche un ulteriore link per poter seguire i diversi interventi di Krammer sul mio ultimo blog:
https://corpus2020.wordpress.com/?s=Krammer

alcuni riguardano il covid e forse potranno interessarti di meno.

corpus2020 23 maggio 2021 alle 7:14
questi invece sono interventi di Krammer (quelli col suo nome tra parentesi quadra) nel mio penultimo blog, intermedio tra questo e quello che ti ho segnalato col commento precedente.

https://corpus15.wordpress.com/?s=Krammer

naturalmente è solo per darti la possibilità di approfondire quel che ti pare, se credi. – ciao!

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ed ora rimedio ad una dimenticanza della rassegna di settimana scorsa, segnalando un nuovo post mio sul mio blog bortoround: integra la serie dei post e video dedicati al mio viaggio a Londra del 2004.

lo Shri Swaminarayan Mandir, tempio hindu – quando si poteva viaggiare. Londra 2004.22 – 16 aprile

nessuno si meravigli troppo se a Londra si trova il più grande tempio hindu fuori dall’India.

2 commenti

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