referendum Radicali e Lega contro le leggi contro la corruzione – 248

le dispute interne al mondo dei radicali, dopo la morte di Pannella nel 2016, sono appassionanti quasi quanto quelle dell’ultra-sinistra italiana: una sequela infinita di polemiche interne, di scissioni due contro tre e via dicendo, come in qualunque combriccola, cricca o setta iniziatica; se ne è andata perfino Emma Bonino, una dei 71 senatori ai quali abbiamo dovuto l’inqualificabile tentativo di opporsi al taglio dei parlamentari con l’imposizione di un referendum costituzionale, tenutosi poi in piena ripresa del covid, per doppia malasorte.

so solo che i Radicali Italiani sono stati espulsi dal Partito Radicale Transnazionale fondato da Pannella, e ultimamente alcuni di loro – non chiedetemi chi – si è fuso (l’aggettivo giusto al posto giusto) col movimento politico creato da quell’altro sfegatato di Calenda.

ora hanno presentato sei quesiti per sei referendum sulla giustizia e inizieranno la raccolta di firme; giusto a segnalare il loro ritorno alle lontane origini di destra (un po’ come poi ha fatto il più abile imitatore Beppe Grillo), ai loro referendum ha dato l’adesione la Lega di Salvini e questo potrebbe far riuscire la raccolta delle firme popolari, perché altrimenti si potrebbero dormire sonni tranquilli.

intanto in quell’ircocervo che è il Partito Demokrat si discute, con voglia di scissioni, su che posizione prendere, capite?

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per una strana anomalia legislativa, la Corte di Cassazione si esprimerà sulla legittimità dei referendum soltanto se raggiungeranno l’obiettivo delle 500mila firme necessarie, altrimenti non si scomoda.

prima, si diano da fare i proponenti a raccoglierle in tre mesi, banchetti e notai; poi la Cassazione dirà se i referendum sono sensati e si possono fare.

intanto che la Cassazione aspetta, proviamo a pensarci noi?

prima osservazione: l’art. 75 della Costituzione dice: E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge.

ma solo due dei quesiti rispondono effettivamente al requisito posto dalla Costituzione nel senso che abrogano una legge (e che legge!) o una parte di una legge.

vediamo prima questi due.

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quarto quesito: questo è l’unico quesito bello chiaro e ammissibile, ed è l’abrogazione in blocco della Legge Severino contro la corruzione del 2012.

qui la Lega di Salvini, con le sue code di paglia dei vari processi in corso, e i Radicali gettano la maschera!

Volete voi che sia abrogato il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, recante «Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190»?

è la legge che esclude dalla vita politica i condannati con pene superiori ai due anni: figuratevi le grida contro il giustizialismo.

questa abrogazione è il vero centro del referendum, indubbiamente: ma siccome è indegna e impresentabile, la si è messa soltanto al quarto posto, sperando che non dia troppo nell’occhio.

c’è un evidente tentativo di rivincita dei politici maneggioni e corrotti contro la magistratura: quasi non credono ai loro occhi che il popolo oramai condizionato totalmente dai social, sia diventato così boccalone, e si spingono più avanti ogni giorno, quasi increduli del punto a cui possono arrivare.

dai, aboliamo la Severino, si sono detti e mettiamoci intorno qualcosa per fare confusione…

. . .

il sesto quesito è pure effettivamente abrogativo, ma di una quisquilia:

Volete voi che sia abrogato l’art. 16 (Composizione dei consigli giudiziari in relazione alle competenze) del Decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 che reca “Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell’articolo 1, comma 1, lett. c) della legge 25 luglio 2005 n. 150?

si tratta di fare in modo che avvocati e professori universitari che fanno già parte dei consigli giudiziari vi abbiano anche pieno diritto di voto abrogando questo comma dell’Art. 16 della legge citata: Composizione dei consigli giudiziari in relazione alle competenze. 1. I componenti designati dal consiglio regionale ed i componenti avvocati e professori universitari ((. . .)) partecipano esclusivamente alle discussioni e deliberazioni relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a), d) ed e).

ma l’idea di chiamare 40 milioni di italiani a votare per far votare avvocati e professori universitari su tutto nei consigli giudiziari, eliminando questo comma, può nascere solo da una mente fuori dalla realtà.

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e per gli altri quattro quesiti? devo fare una premessa.

si è diffuso il gusto da tempo di usare i referendum non per provare ad abrogare una legge approvata dal Parlamento, ma sgradita al popolo, come prevede la Costituzione, ma per scriverne sostanzialmente un’altra mediante giuochi di parole fatte su una legge che esiste già: togli una parolina qua e una parolina là (perché il referendum può essere soltanto abrogativo), ed ecco che la legge che esiste non viene abrogata, ma cambia di significato.

mi sono convinto che questa è una vera follia.

nonostante gli equilibrismi verbali, il giochino descritto sopra non dovrebbe essere considerato possibile: si può abrogare una legge intera, un suo articolo, un suo comma; non qualche parola qua e là per far cambiare il senso a una legge.

questo è il mio rozzo punto di vista, e credo che andrebbe stroncato l’andazzo iniziato non so quando, una follia che può nascere soltanto nella mente bizantina della cultura avvocatesca italiana degli Azzeccagarbugli.

quindi ecco già un primo motivo per rifiutarsi di andare votare su referendum del genere.

in secondo luogo, una nuova legge che nasce in questo modo, per equilibrismi verbali, sarà necessariamente scritta male.

terzo motivo; un referendum su quesiti scritti così è necessariamente la negazione della sovranità popolare, perché nessuna persona, neppure mediamente informata, può essere davvero consapevole del significato e delle implicazioni di quel che vota, quindi seguirà soltanto le indicazioni che prende a riferimenti; i leghisti voteranno sì perché lo dice Salvini e a sinistra o al centro si voterà come al solito ciascuno seguendo le indicazioni di questo o di quello, certamente contrastanti fra loro, come del resto anche nell’ultimo referendum costituzionale.

ma vorrei conservare l’abitudine di decidere in modo documentato. quindi, dimenticate quello che ho detto, e vediamo nel merito, se ci riusciamo.

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primo quesito: Volete Voi che sia abrogata la l. 13 aprile 1988, n. 117 (“Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati”), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 2, comma 1, limitatamente alle parole “contro lo Stato”; art. 4, comma 2, limitatamente alle parole “contro lo Stato”; art. 6, comma 1, limitatamente alle parole “non può essere chiamato in causa ma”; art. art. 13, rubrica, limitatamente alle parole “per fatti costituenti reato”; art. 16, comma 4, limitatamente alle parole “in sede di rivalsa”; comma 5, limitatamente alle parole “di rivalsa ai sensi dell’articolo 8”?

ovviamente il quesito è incomprensibile, ma, provando a dirla in soldoni, attualmente è lo stato che risponde di un eventuale errore giudiziario commesso dal giudice con dolo o colpa grave e anche il giudice personalmente solo per azioni sue costituenti reato; eliminando le misteriose paroline di sopra, il magistrato risponde personalmente dei danni provocati da un errore e non può più essere chiamato a risponderne personalmente soltanto per fatti costituenti reato, come prevede la legge attuale.

da aggiungere che, secondo la legge attuale, il magistrato è tenuto a corrispondere allo stato il risarcimento che questi ha dovuto prestare a chi è stato condannato ingiustamente, se l’errore è derivato dall’inosservanza di obblighi di sua specifica competenza.

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be’, direte voi e in prima battuta dico anche io, benissimo! il magistrato non può essere un impunito che agisce al di sopra della legge.

ma anche se l’errore è commesso in buona fede? anche, mi verrebbe da dire; ne abbiamo viste e ne vediamo troppe, ed è giusto che il magistrato negligente, prepotente, corrotto paghi per le malefatte che provoca.

e vorrei fare un esempio extra-giudiziario, indicando il Pubblico Ministero del caso della funivia caduta per incredibile negligenza del gestore, che tuttavia ha rilasciato dichiarazioni di fuoco totalmente inappropriate alla dignità di un magistrato, preannunciando accuse gravissime ed esorbitanti, pur nella obiettiva gravità del caso; smentito dal giudice successivo, eppure troverei giusto che già solo per questo risarcisse i danni morali provocati da un comportamento improprio.

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eppure, riflettendoci sopra anche solo un momento, non si fa troppa fatica a capire che una legge trasformata in questo modo costituisce un enorme ed ingiusto privilegio a favore dei potenti, cioè soprattutto di chi è potente economicamente: dovendo giudicare un potente, il giudice sarà terribilmente intimidito dal rischio di dover risarcire anche per piccoli e veniali errori, o per comportamenti che verranno presentati come tali, costringendolo personalmente a cause defatiganti e costose in se stesse, per somme enormi, mentre sarà più tranquillo di fronte al minimo risarcimento che sarà dovuto a un poveraccio; in poche parole, ecco una giustizia ancora più di classe.

insomma, il giudice rischia di dover passare più tempo a rispondere personalmente alle accuse di errori che a giudicare altri.

però questa è l’astuzia di chi inventa questi meccanismi per ingarbugliare le menti degli elettori: trovare qualcosa che sembri chiaro e giusto e che si riveli un imbroglio soltanto riflettendoci su; tanto la maggioranza non lo farà e il pasticcio passa…

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è vero che attualmente i giudici godono di un privilegio assurdo di impunità che è in se stessa anti-giuridica; ma dove si trova la giusta soluzione, allora?

non caricando al giudice personalmente l’onere del risarcimento, come prevede il referendum, ma stabilendo, con una nuova legge, procedure precise di valutazione degli errori dei giudici e procedimenti disciplinari ben definiti – da affidare ad un organo esterno alla magistratura stessa.

in poche parole, se un giudice commette errori esattamente riconoscibili e gravi, la punizione che gli va attribuita non tanto è il risarcimento in denaro del danneggiato (che deve restare in prima battuta a carico dello stato), ma la sospensione dalla funzione, a termine per le mancanze più lievi, definitive, col passaggio ad altro tipo di impiego pubblico, per i casi più gravi o ripetuti.

ma quanti lo capiranno?

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il secondo quesito riguarda la separazione delle carriere di Pubblico Ministero e magistrato giudicante.

è talmente tecnico e specifico che perfino chi pubblica il testo è costretto a farne un estratto e anche questo estratto è totalmente indigeribile, tanto che allego l’estratto alla fine del post.

chee non vorrei facesse stramazzare qualche ipotetico e incauto lettore, ed io trovarmi davanti a una richiesta di risarcimento.

impossibile comunque per me esprimere un giudizio documentato.

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terzo quesito: Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica del 22 settembre 1988 n. 447, “Approvazione del Codice di Procedura Penale” e successive modificazioni, limitatamente all’articolo 274, comma 1, lettera c), limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali é prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni.”’?

be’, curioso che si elimini la custodia cautelare nel caso di rischio di ripetizione del reato o di finanziamento illecito ai partiti: e voglio vederli i leghisti non accecati a votare con i Radicali su questo.

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quinto quesito: Volete voi che sia abrogata la Legge 24 marzo 1958, n. 195 (“Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura”), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, all’articolo 25, comma 3 limitatamente a “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’articolo 23, né possono candidarsi a loro volta”?

riguarda le modalità di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura, roba da iniziati.

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insomma, ribadisco: un po’ di inchiostro di seppia con quesiti a ritaglio dal significato spesso poco chiaro; lo specchietto per le allodole leghiste, messo al primo posto, è quello del giudice che paga i danni di tasca sua al condannato sbagliato.

poi viene la sostanza: il pieno reintegro nella vita politica dei condannati per corruzione, evasione fiscale ed altro, con un po’ di riduzione della carcerazione preventiva per nascondere il sapore di tutto il resto.

piacerà agli elettori leghisti, se riusciranno a capirlo?

certo, se la Cassazione giudicasse inammissibili i quattro che fanno gli origami con le leggi e lasciasse in vita solo il referendum contro la legge Severino, forse ci arriverebbero pure loro…

. . .

ed ecco l’estratto del testo del secondo quesito:

Volete Voi che siano abrogati: il r.d. 30 gennaio 1941, n. 12, di approvazione dell’“Ordinamento giudiziario” nel testo allegato al medesimo regio decreto e altresì risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 192, comma 6, limitatamente alle parole: “, salvo che per tale passaggio esista il parere favorevole del consiglio superiore della la magistratura”; la l. 4 gennaio 1963, n. 1 (….) nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 18, comma 3: “La Commissione di scrutinio dichiara, per ciascun magistrato scrutinato, se è idoneo a funzioni direttive, se è idoneo alle funzioni giudicanti o alle requirenti o ad entrambe, ovvero alle une a preferenza delle altre”; il d. lgs 30 gennaio 2006, n. 26 (…) nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: Art. 23, comma 1, limitatamente alle parole: “nonché per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa”; il d. lgs. 5 aprile 2006, n.160 (….), della legge 25 luglio 2005, n. 150) nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 11, comma 2, limitatamente alle parole: “riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti”; art. 13, relativamente alla rubrica del medesimo, limitatamente alle parole: “e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa”; art. 13, comma 1, limitatamente alle parole: “il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti”; art. 13 comma 3: “3. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non e` consentito all’interno dello stesso distretto, ne´ all’interno di altri distretti della stessa regione, ne´ con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall’interessato, per non più di quattro volte nell’arco dell’intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario.

15 commenti

  1. L’unica volta in cui i radicali hanno fatto (forse) qualcosa di sinistra è stato quando hanno fatto approvare una legge che consentiva di abortire anche alle donne che non potevano permettersi un viaggio all’estero. Per il resto, tra la metà degli anni Novanta e la fine degli anni Zero sono stati al governo praticamente SEMPRE. Non penso serva aggiungere altro.

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    • hai perfettamente ragione, ma direi ancora prima, dall’età di Craxi. ricordo ancora bene una visita alla Camera in quegli anni durante una gita scolastica e la visione del monumentale Pannella che si aggirava nell’aula come il vero padrone del parlamento: immagine indimenticabile.
      i radicali ebbero il merito storico di realizzare la legge sul divorzio, imponendola al PCI, come sempre titubante allora nella difesa dei diritti della persona contro la chiesa cattolica (ed oggi ancora confuso nel difenderli in una visione lobbistica, per mancanza di una tradizione al riguardo): vissero poi di rendita di questa battaglia e di quella sull’aborto, che ricordi tu, per quasi mezzo secolo, governando a turno sia con la destra sia col centro-sinistra, a seconda dei momenti

      oggi mi paiono diventati però abbastanza irrilevanti e diciamo pure che sono stati i 5Stelle a prendere il loro posto con la stessa esatta funzione di pendolo politico tra destra e sinistra.

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  2. La separazione delle carriere e la responsabilità penale dei giudici sono vecchi cavalli di battaglia radicali, se non sbaglio. L’obiettivo è la legge Severino, sarà curioso vedere gli schieramenti… Gaber ha già detto tutto, inutile aggiungere altro.

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    • bella sintesi.

      la separazione delle carriere è la necessaria premessa perché il pubblico ministero che le promuove sia messo sotto il controllo della politica; modello americano, di un paese fondato dai puritani, ma in un paese ad alta densità mafiosa. un controsenso puro.

      gli schieramenti contro la Legge Severino? te li dico subito: Europa per mantenerla, Italia per toglierla, tutti d’accordo, salvo qualche distinguo peloso nel PD. ma ci giochiamo i fondi europei; figurati se in Europa sono disposti a mollarci i miliardi perché se li mangino le solite bande fameliche di politicanti che ci troviamo. Conte è stato buttato giù per questo: era un argine, in qualche modo; e l’assalto alla diligenza comincia in questo modo.

      ma non aspettarti che la stampa illustri questo lato del problema…

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      • I giornali che si possono ancora leggere in Italia sono solo due, facendo la tara a entrambi: il Manifesto e l’Avvenire. Gli altri sono carta sprecata (anche troppa carta). I 5S non penso possano essere favorevoli, va bene che si stanno trasformando in partito moderato, ma accodarsi a questo mi pare un po’ troppo… il PD avrà i suoi travagli, qui ci vorrebbe che Letta fosse subito netto e dire che chi vuol togliere la Severino è fuori, ma temo che non lo farà; comunque può anche darsi che sia la solita supercazzola, bisogna anche vedere se riescono a raccogliere le firme. A proposito dei giornalisti, oggi il TG ha passato la notizia della tassa del 15% ai giganti del web: ma non hanno letto il tuo articolo mi sa, se no avrebbero dovuto dire quanto ne rimane davvero di quel 15%…

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        • che non leggano me, pazienza, direi che è da mettere nel conto; ma è censura di regime che non riferiscano delle critiche di Piketty, che è più moderato di me nelle prospettive politiche di fondo, e quindi può permettersi di essere molto più secco:
          “Parlare di un grande risultato è disdicevole, ci prendono per imbecilli?”. “Alla proposta degli Stati Uniti di un’aliquota del 21% i paesi Ue hanno risposto nascondendosi dietro all’alibi di dover mettere tutti d’accordo, sapendo già che l’unanimità non c’era. Un modo per dire no a una proposta un po’ più coraggiosa dell’accordo siglato ora in Europa.” “Se tutti pagassero il 15 per cento andrebbe bene, ma sappiamo che non è possibile, se vogliamo avere trasporti, scuole, sanità pubblica. A finanziare queste cose rimane ancora una volta la classe media, mentre a chi può permettersi sedi distaccate in paradisi fiscali facciamo lo sconto”.

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  3. Cosi, a primo acchito, mi viene di soprassalto, che poi ho bisogno della magnesia bisurata aromatic, ch’è da tempo il mio alimento preferito, una cosarella di Gaber, utilmente obnubilata in illo tempore, che recitava, se la memoria non m’inganna:
    “Compagno radicale,
    la parola compagno non so chi te l’ha data,
    ma in fondo ti sta bene,
    tanto ormai è squalificata,
    compagno radicale,
    cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
    ti muovi proprio bene in questo gran casino
    e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio
    e dall’altra si riempiono le galere
    di gente che non centra un cazzo!
    Compagno radicale,
    tu occupati pure di diritti civili
    e di idiozia che fa democrazia
    e preparaci pure un altro referendum
    questa volta per sapere
    dov’è che i cani devono pisciare!”

    (Giorgio Gaber, “Io se fossi Dio”, che è roba di una quarantina d’anni fa)

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