a Gaino, introduzione alla Valle delle Camerate. senza greenpass 2.1 – 258

è mercoledì quando decido una nuova piccola escursione senza greenpass in luoghi non troppo lontani da casa: torno dunque facilmente a Toscolano in poco più di mezzora d’auto (come l’altra volta, approfittando di usarla per andare dal medico alla ricerca ancora inutile della soluzione del dubbio sulla natura della macchia scura sotto l’unghia del pollice sinistro, che continua dolcemente a svilupparsi, senza decidersi a dire se è l’innocua conseguenza di qualche ematoma della cui origine non mi sono accorto, oppure qualcosa di peggio; e neppure la dermatologa consultata sinora ha saputo dare risposta e non mi rimane quindi che andare a pagamento da un altro).

ma stavolta, invece di parcheggiare vicino al ponte sul fiume, in basso, proseguo un poco risalendo per un paio di tornanti, appena passato il fiume; è la stessa strada che porta a Cecìna e che ho fatto settimana scorsa; solo che oggi, prima di arrivare a questo splendido paesino, giro a sinistra e raggiungo il modesto altopiano tra il paese di Gaino, che sta un poco più in alto verso la montagna, e quella che – vista da qui – è una modesta altura, caratterizzata dalla chiesa, san Michele, che si affaccia sul lago.

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parcheggio in questa conca, un poco disturbato da massicci lavori di asfaltatura che danno al paesaggio l’aspetto di un cantiere e, aldilà di questo inconveniente transitorio, che comunque provoca rumore e puzza, da una strisciata di residence che tagliano la montagna, come sollevati in punta di piedi o appesi ad una stanga, per affacciarsi giusto a vedere una strisciolina dell’azzurro là sotto e potersi vantare di una vendibile vista lago, da vantare ad amici e conoscenti.

capisco da me di essere troppo snob in questo fastidio, perché insomma mi disturba questa doppiacasa da classe media pretenziosa con inevitabile annesso pessimo gusto; sono consapevole delle mie contraddizioni, ma non lo amo, questa piccola borghesia collaboratrice attiva della speculazione e portatrice dell’insopportabile cattivo gusto del lusso economico.

insomma, siamo a due passi da Cecìna, che è solo un paio di km più avanti, ma il contesto è completamente diverso e per niente attraente; e occorre dirlo, perché non tutte le escursioni sono una successione di meraviglie, come vorrebbe certamente chi impiega tempo a leggere con la voglia di sognare, e oggi anche il cielo è un poco velato e toglie smalto alle vedute.

. . .

salgo tuttavia il declivio modesto che porta alla chiesa, togliendomi da queste viste fastidiose ritrovando subito quei paesaggi bucolici che amo tanto fotografare, anche a prezzo di una visione un poco artificiale e soggettiva della realtà, che è poi l’arte dell’inquadratura:

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eccola, la chiesa, raggiungibile da un sentiero selciato, che subito distacca da quello che ci si lascia alle spalle: è un normale tardo Rinascimento, un poco pretenzioso, ma spoglio, ed è chiusa, risparmiandomi l’interno, che immagino convenzionale.

solo una coppia di tedeschi, più o meno coetanei percorre questi luoghi trascurati dagli italiani: siamo un popolo intossicato dalla troppa bellezza e non sentiamo più il fascino di questi luoghi considerati minori; oppure siamo condizionati dalla convenzionalità delle mete turistiche pre-definite, chissà.

conosco blogger su questa piattaforma che stanno facendo un’azione straordinaria per rompere l’intelaiatura del turismo di massa, ma è un’opera lunga e non avrà successo se non si crea una generazione capace di pensare con la propria testa anche soltanto nel camminare – che è a sua volta attività piuttosto sgradita alle masse, per il momento…

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ma ovviamente sono le vedute che da qui si colgono, che restano eccezionali, per quanto deteriorata sia la nostra abitudine a meravigliarci dal fatto di vivere in un paese dove la bellezza è comune.

da un lato la sponda bresciana del basso lago di Garda, col panorama di Toscolano, poi la rocca di Manerba e perfino, lontana, Sirmione.

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dall’altro lato la punta di san Vigilio, sul lato veronese.

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sotto, la chiesa ha un piccolissimo borghetto, dove c’era una chiesetta più antica, ora sconsacrata e trasformata in abitazione; ne resta solo un suggestivo campanile medievale, che fungeva anche da torre di avvistamento, visto che il luogo sacro era anche fortificato.

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c’è perfino, incassata sotto un volto, una lapide romana che trovo associata all’imperatore Marco Aurelio: mi trasporta subito mentalmente nell’incredibile ricchezza artistica e nello spessore storico dei nostri borghi, anche minimi.

l’imperatore filosofo non appare direttamente nominato, ma si parla del figlio (adottivo) di Antonino Pio, ma anche lo si definisce N[…], NEPOS, nipote di Adriano, ricostruendo così la successione imperiale.

l’ammirevole Adriano, immortalato dalla Yourcenar, aveva adottato Marco Aurelio come nipote, e lo aveva fatto nominare questore a 17 anni e console a 18; ed è davvero incredibile che in questa pietra smozzicata risuonino gli echi della grande storia imperiale, in un luogo così apparentemente appartato.

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ma ormai non mi resta che tornare a scendere nella bolgia cantieristica sottostante, attraverso un deprimente percorso di villette, litigare con gli operai asfaltatori che mi inveiscono contro, perché passando con l’auto gli rovino il fondo stradale (ma non c’è nessun divieto di transito!) e, parcheggiando all’ingresso del borgo, cercare di entrarvi.

solo che anche mezzo borgo è un cantiere, i vicoli sono sbarrati, occorre tornare a scendere e prendere a piedi la via principale accessibile alle auto; e scattare una foto di routine della veduta dell’ingresso in paese, giusto per dire sono stato qui.

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ora mi preparo finalmente alla camminata nella gola selvaggia della Valle delle Camerate, che è la mia meta principale.

ma mi rendo conto, adesso, che questa semplice introduzione ha superato la giusta misura della lettura che si può chiedere ad un lettore di internet, smentisco il titolo del post che avevo immaginato e lo rinvio al prossimo; per ora mi fermo qui; il resto alla prossima puntata.

4 commenti

    • a proposito della sorprendente lapide romana fotografata, credevo di avere ripreso per promemoria anche la targa con le informazioni relative al piccolo borgo aggregato alle due chiese, una medievale, una post-rinascimentale, che si trovano alle spalle del borgo di Pulciano, ma era un falso ricordo. ti mando dunque quel che ho spulciato in internet dalla voce dedicata la paese di Gaino nell’Enciclopedia Bresciana.

      “Vi furono trovate tre epigrafi romane, due pubblicate dal Mommsen e l’altra a lui sconosciuta e che si trova alla base della croce posta accanto alla casa canonica e purtroppo non ricostruibile. Importantissimo monumento romano del secolo è il frammento di lapide che si trova ancora infissa nel basamento della vecchia torre e che ricorda gli imperatori Antonino Pio e Adriano (anni 117-160); questo frammento, adoperato come materiale costruttivo, non era forse solo ma doveva far parte di un edificio romano abbastanza importante. Nel 1957, aprendosi una strada fra la parrocchiale e la frazione di Pulciano, venne rinvenuto uno scheletro custodito da embrici di età romana. Ciò ha fatto pensare a P. Bonvicini che “il bel colle, ove sorge la chiesa parrocchiale ospitasse anche allora delle ridenti villette romane”. Il Fossati con altri ritengono che la stessa chiesa parrocchiale, distante mezzo chilometro dal paese, sul versante del lago, sia stata “innestata” sulle rovine di un sacello pagano”.

      ” Resta ancora in piedi, trasformata in abitazione privata, la vecchia chiesa quattrocentesca di S. Michele col campanile che ha l’aspetto di una torre di difesa e un avamposto portico cinquecentesco che doveva servire da battistero e da cimitero, perchè la culla e la tomba, insieme riunite nell’atrio del tempio, ricordassero ai fedeli la rapidità e la vanità della vita umana. Vi sono qua e là disseminate delle pietre tombali, ma rotte, sconvolte e senza iscrizioni; una sola porta le poche lettere di un frammentario Memor No(stri Domini?).”

      a parte l’accenno che ne ho fatto sul blog (ma non ho fatto epigrafia latina all’università) di più non so dirti.

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  1. Ciao Mauro, il tuo reportage è dettagliato, gradevole nell’ampliarsi a riferimenti storici e momenti di vissuto personale. Anche le foto sono molto belle. Il paesino dall’inquadratura appare assai piacevole. La camminata poi l’hai fatta? Credo di sì.
    Per me è importante sapere anche se ci sono le rondini. Che dici? Grazie

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    • purtroppo niente rondini, sembrano riservate ad altri luoghi; non ne vedo da anni.
      sì, questo è soltanto l’avvio della passeggiata, ma lasciamo n po’ di suspense sui suoi sviluppi, ahaha.
      grazie degli apprezzamenti, fanno sempre piacere ovviamente.

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