Mustafa e il rinascimento saudita; a proposito di diritti umani – 271

giustiziato l’altro ieri nell’Arabia Saudita del nuovo Rinascimento lodato da Renzi, un giovane, Mustafa al-Darwish, per aver partecipato, adolescente di 17 anni, alle proteste durante le rivolte della primavera araba tra il 2011 e il 2012, e accusato di eversione e di “rivolta armata” contro il re, con l’intento di “destabilizzare la sicurezza” del regno, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale saudita.

era stato arrestato nel 2015 e poi detenuto in isolamento e torturato.

le autorità non hanno neppure informato la famiglia di Darwish dell’esecuzione: ne è venuta a conoscenza “leggendo le notizie online”.

aggiungiamo, pur senza conoscere altri dettagli, che era anche sciita, cioè di una minoranza religiosa islamica, vista con particolare sospetto in quel paese, dato che il suo principale punto di riferimento è l’Iran.

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naturalmente forme di repressione di diversa portata si trovano ovunque nel mondo e vorrei dunque sostenere una tesi ereticale: non esiste nessuna forma di potere che possa prescindere dall’uso della violenza da parte dello stato, o tanta o poca.

la Cina arresta e intimidisce gli oppositori di Hong Kong o delle minoranze islamiche o del Tibet; Putin può rinfacciare a Biden Guantanamo, e via dicendo.

è giusto protestare contro queste azioni, quando sono ben documentate, e tuttavia la difesa dei diritti umani nel mondo va incontro a contraddizioni pericolose, se non si chiariscono alcuni punti essenziali.

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indubbiamente la pena di morte come strumento di repressione politica costituisce un salto di qualità assolutamente inaccettabile e deve portare a precise condanne.

forme di repressione minore come il carcere degli oppositori, il licenziamento o forme di violenza fisica non mortali, non eliminano il giudizio di condanna, ma ne riducono la portata.

quando si entra però nel quadro delle violenze piscologiche, occorre essere particolarmente prudenti nella valutazione, dato che i valori psicologici delle differenti culture non coincidono ed applicare i propri criteri di giudizio ad un’altra cultura è puro colonialismo culturale.

non tutti i diritti umani, tali per noi, sono dunque universali.

in questo senso, e nessuno è autorizzato a giudicare inferiore un cultura perché non condivide i valori che sono i suoi.

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ma neppure questa precisazione da sola basta; devo aggiungerne un’altra, che forse mi farà disapprovare da tutti i miei lettori o quas.

nessuna disapprovazione per violazione dei diritti umani in qualche paese giustifica un intervento armato nel medesimo, ma neppure altra forma di rappresaglia.

insomma, bisogna smetterla di usare ipocritamente i diritti umani come strumento di affermazione del potere imperiale di intervento in altri stati, formalmente sovrani.

proprio per quanto detto sopra: che l’uso della violenza di stato è universale, anche se differenziato.

ma in particolare: negli USA vige la pena di morte e persino la pena di morte di fatto applicata senza processo alcuno dalla polizia contro minoranze etniche di quel paese in particolare; questo stato non ha alcuna legittimità morale non solo per criticare la pena di morte applicata altrove, ma tanto meno per intervenire militarmente o economicamente contro quello stato usandola come pretesto per imporre il suo controllo.

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ma, per non entrare in contraddizione con me stesso e per rispondere allo sdegno eventuale di qualche lettore un po’ meno cinico di me, devo ammettere un’unica eccezione:

è possibile e giustificato un intervento in un altro stato in un caso solo: se vi si stia svolgendo, inequivocabilmente, un genocidio, cioè il massacro plurimo e incontrollabile di gruppi etnici, religiosi o sociali ad opera dello stato medesimo o comunque della maggioranza della popolazione.

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ma dove sta il confine, allora, per individuare il genocidio?

aldilà della gravità obiettiva delle dimensioni, una sola risposta è possibile, ma ha tutte le imperfezioni e i difetti delle risposte concrete: dove lo decide l’Organizzazione delle Nazioni Unite attraverso il suo Consiglio di Sicurezza.

alla fine la distinzione fra il giusto e l’ingiusto passa di nuovo attraverso un organo dove si confrontano i diversi poteri e i loro rapporti di forza.

ma dove si crea una sostanziale unanimità e nessuna grande potenza esercita il suo potere di veto, allora l’intervento va accettato.

con una seconda condizione: che sia anche concretamente multi-nazionale.

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in tutti gli altri casi, continuiamo pure a parlare di diritti umani, a criticare i paesi barbari dove questi sono violati più o meno gravemente, ma ricordiamo che uno dei principali DIRITTI umani è anche il diritto di non intervenire militarmente o in altre forme contro altri paesi per questo.

invio di truppe e sanzioni economiche sono ammissibili soltanto come forma estrema e del tutto straordinaria di intervento contro un massacro di civili in atto, internazionalmente riconosciuto come tale.

al di fuori di casi come questi, mi sono ormai abituato a girarmi dall’altra parte, quando sento parlare di diritti umani e con un notevole fastidio per l’abuso del termine, che mi fa lo stesso effetto che una bestemmia ad un credente…

ma non ci riesco ancora, nonostante tutto, quando sulla forca finisce qualcuno per qualcosa che ha fatto a 17 anni, scusatemi.

4 commenti

  1. “non esiste nessuna forma di potere che possa prescindere dall’uso della violenza da parte dello stato, o tanta o poca.”

    Be’, ma lo stato è appunto quell’entità che, nel sentire comune, è l’unica autorizzata ad usare la violenza.

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    • osservazione acuta e giusta.

      nel sentire comune, però, e soltanto se la violenza lo stato la usa contro altri.

      metti che agli italiani lo stato imponga anche soltanto di mettersi le mascherine, per proteggersi e proteggere dal virus: ecco che tutti diventano seguaci di Bakunin a poco prezzo.

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    • be’, c’è qualcosa di cambiato da allora? se l’avversario era “il comunismo”, il comunismo di nome in Cina c’è ancora; se l’avversario era la Russia, anche la Russia c’è ancora.
      se l’avversario era l’alleanza tra Cina e Russia, mi pare che gli USA facciano il possibile per consolidarla…

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